Speciale - INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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maggio/giugno 1999


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DALLA ROBOTICA AL POST-CYBERPUNK
La possibilità che le macchine sviluppino un'intelligenza propria affascina e preoccupa da tempo noi umani. I progettisti informatici impegnati nella programmazione di nuovi PC in grado di comunicare con l'utente (per esempio scusandosi per eventuali inconvenienti nel loro funzionamento) assicurano che neanche queste macchine, così apparentemente "umane", potranno provare le emozioni e i sentimenti che "dimostreranno", ma l'intelligenza artificiale è uno dei temi di maggior ispirazione per gli autori di fantascienza.

di Annamaria Ferrero


Se siete tra i cultori del genere non vi sarà certo passato inosservato L'uomo di Turing (Editrice Nord), scritto a quattro mani da Harry Harrison, autore di fantascienza avventurosa, e Marvin Minsky, direttore del laboratorio di ricerca sull'intelligenza artificiale presso il Massachussetts Institute of Technology di Boston. Il libro, tanto avvincente quanto rigoroso dal punto di vista scientifico, fornisce una risposta all'interrogativo: le macchine possono pensare?, formulato dal pioniere della cibernetica Alan Turing nel 1950.
E' infatti proprio negli anni '50 che si è cominciato a parlare di intelligenza artificiale, con i robot positronici di Isaac Asimov: servizievoli, logicissime, dotate di humour e potentissime alleate dell'uomo, queste macchine intelligenti funzionano in base alle tre leggi della robotica, citate per la prima volta nell'ormai testo sacro Io, robot e di lì in avanti considerate assiomi della fantascienza.
Prima di Asimov i robot dei libri e dei film (lo sapevate che il primo robot comparve sul grande schermo più di cento anni fa? Era il 1897 e il film s'intitolava Gugusse et l'Automate), erano puri automi meccanici totalmente privi di vita propria o, quando si animavano, ribelli ai loro creatori e pericolosissimi (il primo robot cattivo del cinema risale al 1918, in The Master Mystery). Anche - citando il primo cult-movie - la Maria di Metropolis (Fritz Lang, 1927), nonostante le sembianze umane, era un semplice automa con funzioni limitate all'esecuzione dei comandi dello scienziato pazzo suo inventore.
All'idea del robot intelligente inventato da Asimov si associa subito l'immagine di Robby. Vi ricordate di lui? E' il protagonista del film di Fred M. L. Wilcox, Il pianeta proibito (1956) e possono considerarsi suoi "discendenti" C3P0 e C1P8 del ciclo Guerre Stellari (1977, 1980, 1983).
Sempre dalla penna di Asimov nasce il vero e proprio simbolo dell'intelligenza artificiale: il Multivac, un gigantesco cervello elettronico, un "ammasso di razionalità solidificata" in grado di rispondere a tutti i quesiti dell'umanità purché posti correttamente. Elaboratori simili, dotati di un'intelligenza superiore all'umana, sono quello che governa la megalopoli Alpha 60 in Alphaville (1965, J.-L. Godard), e il mitico Hal 9000, computer di bordo del Discovery in 2001 Odissea nello spazio, che Stanley Kubrick ha realizzato nel 1968 prendendo spunto dal racconto La sentinella di Arthur C. Clarke (il quale ha collaborato alla sceneggiatura di cui poi ha steso la versione romanzata).
Il passaggio da questo tipo di intelligenza artificiale legata alla macchina - sotto forma di robot o computer - al cyborg - creatura a metà fra l'artificiale e il biologico - è segnato ovviamente dal film di Ridley Scott Blade Runner (1982), tratto, pur con molta libertà, dal libro di Philip Dick. I protagonisti, i Nexus 6, sono infatti dei replicanti del tutto identici agli umani, fisicamente superiori e intelletualmente alla pari con gli ingegneri genetici che li hanno creati, capaci di sviluppare nel tempo emozioni proprie e angosciati da questioni esistenziali.
La svolta rappresentata da Blade Runner è ancora più significativa dal punto di vista letterario: il libro di Dick (il cui titolo originale era Do androids dream of electric sheep?), anticipa per stile di scrittura e atmosfere il cyberpunk. Questo movimento letterario è segnato da un'ulteriore evoluzione nella tematica dell'intelligenza artificiale: nell'interazione tra il cervello umano e l'universo cibernetico è l'uomo stesso ad assimilarsi alla macchina, innestando nel proprio corpo protesi meccaniche o informatiche, navigando nella rete e sperimentando realtà virtuali.

Il cyberpunk nasce con l'antologia Mirrorshades - (cioè "occhiali a specchio", un feticcio della moda cyberpunk) curata dall'"ideologo" del movimento, Bruce Sterling, e uscita in edizione italiana a cura di D. Brolli e A. Caronia - e con il fondamentale Neuromante, opera prima del "profeta" William Gibson. In questo romanzo del 1984 Gibson precorre le odierne rivoluzioni tecnologiche, anticipa rete e realtà virtuale coniando la parola cyberspace, indicante uno spazio oggettivo in cui si entra per "cavalcare" usando la tastiera del proprio computer.
Pur trattandosi di un movimento prevalentemente letterario, i temi cyberpunk sono entrati anche nel cinema, con film come Johnny Mnemonic (da un racconto di W. Gibson, con K. Reeves e il rapper Ice-T), Strange Days (della regista K. Bigelow, con R. Fiennes), Nirvana (del nostro Gabriele Salvatores, in cui il pirandelliano Abatantuono-Solo, per colpa di un virus acquisisce una specie di coscienza e chiede di uscire dal video-game di cui è protagonista).
Sui nuovi sviluppi riguardanti questa tematica non è facile esprimersi. Il cyberpunk sembrerebbe già superato secondo quanto afferma Daniele Brolli (curatore tra l'altro della versione italiana della rivista Isaac Asimov's Science Fiction Magazine) nella "prima antologia post-cyberpunk", Cavalieri elettrici (Theoria). A detta di Brolli, già nel giro degli anni Ottanta gli autori cyberpunk, superati dalle trasformazioni tecnologiche e sociali che avevano pronosticato, hanno in parte spostato il loro interesse, concentrandosi principalmente sulla moltiplicazione delle identità e la perdita di centralità del corpo, ormai disperso attraverso la protesi tecnologica, in particolare quella informatica. Le ultime tendenze sono però comprese pure, come appartenenti al genere, nella corposa antologia che porta proprio il titolo Cyberpunk (Editrice Nord), a cura di P. Nicolazzini.
La produzione letteraria e cinematografica è del resto così vasta che non è facile orientarsi e tenersi aggiornati. Per essere sicuri di non aver perso le ultime novità, consultate l'Almanacco della fantascienza, pubblicazione annuale collegata a Nathan Never, tra l'altro uno dei pochi fumetti di fantascienza di produzione italiana, senz'altro interessante anche per quanto riguarda il nostro tema (il protagonista, Nathan Never appunto, è un agente speciale del futuro, che opera in una megalopoli popolata da mutanti con straordinari poteri mentali e uomini bionici).

Altro modo per ottenere informazioni aggiornate è curiosare in internet, e a questo proposito alcuni indirizzi utili sono: www.fantascienza.com (uno dei siti più completi, contenente molti link e un importante motore di ricerca sulla fantascienza inglese);
www.look.it/2001/2001home.htm (dedicato a 2001 odissea nello spazio, con abbondante materiale riguardante l'informatica e l'intelligenza artificiale); www.deepspaceone.com (una specie di enciclopedia letteraria fantascientifica); www.stic.it (partenza per un webring dello Star Trek Italian Club).

SOMMARIO DI QUESTO NUMERO



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