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Un'associazione
intelligente |
http://www.di.unito.it/
~aiia/
In questo sito vengono date tutte le informazione dell'AIIA (Associazione
Italiana per l'Intelligenza Artificiale) che ha lo scopo di promuovere
la ricerca e le applicazioni dell'intelligenza artificiale.
Vengono anche riportate informazioni e le modalità di
partecipazione a Borse di Studio o ad eventi culturali che trattano
il tema dell'intelligenza artificiale. |

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MOLTO INTELLIGENTE,
MA UN PO' ARTIFICIALE
Medici,
matematici, fisici, psicologi. Ma anche filosofi, economisti,
giuristi, linguisti, chimici. Senza ovviamente dimenticare gli
ingegneri e gli informatici, o i logico-matematici: sono questi
i veri protagonisti dei tumultuosi e continui sviluppi dell'intelligenza
artificiale. Abbreviata in "Ai", come vuole la sigla
inglese di artificial intelligence, è in realtà
un'esplosione di ricerche, di dibattiti, di scambi a livello
mondiale.
di Giovanni Monaco
Macchine che pensano e che ragionano come l'uomo (ma l'obiettivo
finale non è affatto a portata di mano) hanno bisogno
di tante teste e tante specializzazioni. Per educarle, insegnare
a microchip e a schede madri come comportarsi nel mondo che cambia,
"crescerle" come si conviene a futuri geni. Ci stanno
lavorando sopra così tante teste, che nemmeno la definizione
di Ai è univoca: oggi la maggioranza degli studiosi ha
tuttavia preso posizione. E pare che per intelligenza artificiale
si debbano intendere tutte quelle facoltà date dai software
alle macchine, che permettono loro di diventare consulenti, di
fornire suggerimenti come un costosissimo esperto. E, soprattutto,
di ragionare sui casi concreti come farebbe un professionista
con parcelle a plurimi zeri.
Lo conferma Pietro Torasso, docente alla facoltà di informatica
dell'Università di Torino e presidente dell'Aiia, l'associazione
italiana di intelligenza artificiale. "Sono molte le professionalità
coinvolte in un simile programma, che procede a livello planetario
- sottolinea Torasso - ma è tuttavia chiaro che la maggior
parte del lavoro viene svolto dagli informatici e dagli ingegneri".
Dov'è
l'intelligenza
L'Italia (sorpresa) è in prima linea in questa sfida.
"Una volta, vent'anni fa - ricorda Torasso - si andava in
America con il cappello in mano, soltanto per imparare. Oggi
siamo rispettati, gli studiosi sanno che in determinati campi,
quelli che tecnicamente si chiamano domini, noi ne sappiamo più
di loro". Pochi ma buoni, quindi, i nostri ricercatori:
circa un quarto rispetto ai colleghi francesi, ottengono risultati
simili nello sfornare novità. Di altissimo livello la
ricerca è anche in Germania, così come in Gran
Bretagna, dove però si sono persi i vantaggi di essere
partiti per primi. I giapponesi? Sono forti soprattutto nel "soft
computing", ad esempio quei marchingegni intelligenti che
regolano la messa a fuoco di una telecamera.
I sistemi
esperti
Sulla nostra Penisola la ricerca vera e propria ha preso il via
all'inizio degli anni '80, salvo qualche rara eccezione precedente.
E tra i fulcri della rivoluzione intelligente, c'è stata
sicuramente Torino. Nel genere dei cosiddetti "sistemi esperti",
uno dei campi di applicazione più gettonati è quello
industriale. All'Olivetti, oltre dieci anni fa, tempi di massimo
splendore, si sono approntati sistemi di configurazione hardware
e software dei macchinari. Il cliente chiedeva determinate prestazioni
e la catena di montaggio (informatizzata) automaticamente preparava
il computer più utile, programmi compresi.
E' recentissimo, invece, il lancio da parte di Fiat di un sistema
di diagnosi automatica dei guasti in auto. Un computer (distribuito
in oltre 1.500 filiali) spiega ai meccanici dove sono i guasti
delle automobili e consiglia loro i migliori provvedimenti da
prendere per ripararli. Ma presto i centri di autodiagnosi saranno
a bordo delle vetture: tutte le parti delle macchine saranno
monitorate e il computer spiegherà al guidatore cosa c'è
di rotto, come aggiustarlo e se è possibile proseguire
in tali condizioni o conviene fermarsi in attesa di carro attrezzi
e soccorsi vari. Lo stanno per presentare colossi quali Daimler
Benz, Volvo, Bosch, Dassault e in Italia Magneti Marelli nonché
Centro ricerche Fiat. Cose simili sono state fatte da Xerox per
le fotocopiatrici e da Alenia per gli aeroplani.
L'intelligenza artificiale trova applicazioni importanti anche
nel mondo della finanza. Il computer di trasforma così
in (spietato) consulente: bisogna o no concedere un certo prestito
a una determinata persona o azienda? Immettiamo tutti i dati
nel calcolatore e i consigli non mancheranno; la risposta non
è soltanto una conseguenza meccanica dei dati immessi,
beninteso, ma una ponderazione, un ragionamento che la macchina
compie, tenendo presente tutte le variabili e sfornando un responso
- freddo, imparziale, precisissimo - dopo complicatissime congetture.
Le prime applicazioni dell'Ai, sono state quelle in campo medico.
"Un settore dove lo sviluppo - spiega Torasso - non è
più tuttavia così promettente". Difficile,
infatti, affidarsi soltanto alle macchine per diagnosi e decisioni
che riguardano la vita umana. Anche se, di fatto, le sperimentazioni
effettuate negli anni '80 hanno dimostrato che i responsi computerizzati
erano paragonabili a quelli dei maggiori luminari. Ma tant'è,
questioni di psicologia molto umana: "Oggi - prosegue il
presidente dell'Aiia - l'intelligenza artificiale è utilizzata
come supporto all'attività del medico. La macchina può
ricordare incompatibilità tra farmaci, suggerire terapie
adatte al caso in esame, rammentare i passi delle procedure.
Ma l'ultima parola, quella definitiva, spetterà sempre
e comunque al dottore".
L'interfaccia
uomo-macchina
Uno dei settori più promettenti per l'intelligenza artificiale
è l'interazione uomo-macchina. A spingere sull'acceleratore
della ricerca in questo dominio, è - manco a dirlo - internet.
La rete delle reti necessita di traduzioni automatiche di testi,
di banche dati con ricerche in linguaggio naturale. Per arrivare,
poi, alla possibilità di chiedere via telefono, semplicemente
parlando, informazioni molto specifiche come l'orario dei treni
o quello dei musei. Sì, anche le banche dati possono essere
'intelligenti'. "Il sistema di ricerca a parole chiave oggi
dominante - chiarisce Torasso - è molto rudimentale. L'obiettivo
è arrivare a Knowledge discovering o Data mining (letteralmente
scavi di notizie), che possano capire cosa vuole l'utente, quali
siano le sue reali intenzioni di ricerca, fornendogli dieci,
venti indirizzi veramente utili e non migliaia di siti o argomenti
all'interno dei quali è facile perdersi".
Una sperimentazione in tal senso la sta portando avanti proprio
il gruppo di Torasso all'Università di Torino. Committente
del lavoro è la Telecom, che ha affidato altri compiti
alle Università di Padova (music on demand) e di Napoli
(teledidattica). Il "cantiere multimediale" torinese
si occupa invece di creare un negozio virtuale che capisca i
gusti e le tendenze dell'utente-cliente, fornendogli i prodotti
(oggi sono telefoni, ma potrebbe essere qualsiasi altro bene
in commercio, meglio se tecnico) che presume preferisca, nell'ordine
per lui migliore, con la descrizione più adatta al suo
livello culturale e tecnico. La sperimentazione è già
al secondo anno di vita e, per il terzo ed ultimo è previsto
di far diventare la macchina ancor più intraprendente:
prenderà iniziative e suggerirà all'utente come
comportarsi, da perfetta venditrice. Tecnicamente si parla di
modellizzazione dell'utente: l'intelligenza artificiale saprà
preventivamente dove "andare a parare".
Apprendimento
automatico
Altro aspetto fondamentale nello sviluppo dell'Ia, è quello
dell'apprendimento automatico. Eterno dilemma: può la
macchina, come l'uomo, imparare e migliorarsi? Oppure bisogna
continuare incessantemente a caricare dentro dati, oltre i quali
il calcolatore non andrà mai? "Esistono le prime
sperimentazioni di apprendimento", chiarisce Torasso. "Sviluppatesi
- precisa - soprattutto nella seconda metà degli anni
'80, quando si è assistito a un boom in questa direzione".
Tuttavia gli scogli da superare sono ancora molti. Per ora si
riesce ad ottenere che, attraverso esempi, la macchina arrivi
ad astrarre concetti base. Tutto tra molte difficoltà,
peraltro. Così, dopo aver immagazzinato centinaia di caratteristiche
di mobili Luigi Filippo, per esempio, è possibile che
il computer riesca a distinguerli da arredi in stile liberty.
Il sistema, in altre parole, può costruire regole e associazioni
logiche significative.
Applicazioni dell'Ai di questo genere, sono studiate in recentissimi
progetti dello Cselt, il grande istituto di ricerca di Telecom
con sede a Torino. Qui hanno quasi completato un programma che
permette di scoprire chi froda la compagnia telefonica, ad esempio
clonando un cellulare, o utilizzando una linea altrui. Dai comportamenti
degli utenti, il computer sarà in grado, con una buona
approssimazione, di indicare chi stia probabilmente frodando
e chi no. Partiranno gli accertamenti e "anche scoprire
un 70% di reali frodatori sarebbe un buon successo".
Coppa
del mondo per intelligentoni
A volte la ricerca ha aspetti bizzarri. Come Robocup, la coppa
del mondo di calcio tra robot, che sta diventando un evento periodico
a cadenza fissa. Una parentesi ludica per i ricercatori di università
di tutto il mondo, dove tuttavia la competizione agonistica spinge
a creare nuovi e importantissimi programmi. Come quelli che permettono
ai robot di interagire e cooperare: sono calcoli complicatissimi,
ma il calcio è un gioco di squadra. L'utilità?
Questi programmi potranno essere utilizzati per far interagire
macchinari per scopi più seri, come ad esempio robot addetti
alla sorveglianza o calcolatori che devono lavorare in rete e
interagire tra loro
I lavoratori
(professionisti) dell'intelligenza
Insomma, con "intelligenza artificiale" si intendono
tante cose. E' per questo che sono così varie le professionalità
coinvolte. Intanto, è bene precisare che ogni volta che
si crea un sistema esperto, i programmatori, gli informatici
e gli ingegneri devono essere affiancati da un esperto del "dominio"
in questione. Così, se si sta lavorando a un programma
per la gestione finanziaria, servirà l'impegno a tempo
pieno, e per parecchi mesi, di esperti nelle materie della finanza
stessa. Se si costruisce un programma giuridico e per la ricerca
di leggi, giurisprudenza e dottrina, non si potrà fare
a meno di avvocati, giudici e professori di diritto. E allora
medici, chimici (l'Eni ha creato sistemi esperti per capire dove
sia più conveniente trivellare, alla ricerca del petrolio),
economisti, aziendalisti (programmi per la gestione aziendale),
agronomi, architetti, fisici. Tutti, da questo punto di vista
possono entrare a far parte della catena di creazione dell'intelligenza
artificiale.
Ma quelli che hanno operato e operano sui principi base dell'Ai,
sono sostanzialmente gli informatici e gli ingegneri. E con loro
gli psicologi, molto importanti nelle questioni di interfaccia
uomo-macchina; i filosofi, che hanno lavorato sui fondamenti
dell'Ai, sulle nozioni di causalità, anche se forse il
loro apporto concreto nello sviluppo tecnico, non è stato
rilevantissimo. Anche i linguisti, ovviamente, sono indispensabili
per la costruzione dell'intelligenza artificiale: la loro influenza
andrà via via aumentando, secondo Torasso. E infine i
logico-matematici, che hanno aiutato a costruire i meccanismi
logici con i quali l'Ai funziona; hanno lavorato anche in rapporto
dialettico con gli informatici.
La complessità dei programmi che si stanno portando avanti
emerge semplicemente elencando i gruppi di lavoro variamente
impegnati. C'è chi si occupa di "apprendimento automatico",
chi di "elaborazione del linguaggio naturale". Non
si tralasciano i "sistemi ad agenti e multiagente",
tenendo conto della "intelligenza artificiale nelle aziende";
si approfondiscono le "interfacce intelligenti" e la
"percezione della macchina". Si arriva infine alla
"rappresentazione della conoscenza" e al "ragionamento
automatico", fino alla robotica.
Buon lavoro. |