Speciale - INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/1999

maggio/giugno 1999




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Un'associazione intelligente
http://www.di.unito.it/
~aiia/

In questo sito vengono date tutte le informazione dell'AIIA (Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale) che ha lo scopo di promuovere la ricerca e le applicazioni dell'intelligenza artificiale.
Vengono anche riportate informazioni e le modalità di partecipazione a Borse di Studio o ad eventi culturali che trattano il tema dell'intelligenza artificiale.





















 

 

 



MOLTO INTELLIGENTE, MA UN PO' ARTIFICIALE
Medici, matematici, fisici, psicologi. Ma anche filosofi, economisti, giuristi, linguisti, chimici. Senza ovviamente dimenticare gli ingegneri e gli informatici, o i logico-matematici: sono questi i veri protagonisti dei tumultuosi e continui sviluppi dell'intelligenza artificiale. Abbreviata in "Ai", come vuole la sigla inglese di artificial intelligence, è in realtà un'esplosione di ricerche, di dibattiti, di scambi a livello mondiale.

 di Giovanni Monaco



Macchine che pensano e che ragionano come l'uomo (ma l'obiettivo finale non è affatto a portata di mano) hanno bisogno di tante teste e tante specializzazioni. Per educarle, insegnare a microchip e a schede madri come comportarsi nel mondo che cambia, "crescerle" come si conviene a futuri geni. Ci stanno lavorando sopra così tante teste, che nemmeno la definizione di Ai è univoca: oggi la maggioranza degli studiosi ha tuttavia preso posizione. E pare che per intelligenza artificiale si debbano intendere tutte quelle facoltà date dai software alle macchine, che permettono loro di diventare consulenti, di fornire suggerimenti come un costosissimo esperto. E, soprattutto, di ragionare sui casi concreti come farebbe un professionista con parcelle a plurimi zeri.
Lo conferma Pietro Torasso, docente alla facoltà di informatica dell'Università di Torino e presidente dell'Aiia, l'associazione italiana di intelligenza artificiale. "Sono molte le professionalità coinvolte in un simile programma, che procede a livello planetario - sottolinea Torasso - ma è tuttavia chiaro che la maggior parte del lavoro viene svolto dagli informatici e dagli ingegneri".

Dov'è l'intelligenza
L'Italia (sorpresa) è in prima linea in questa sfida. "Una volta, vent'anni fa - ricorda Torasso - si andava in America con il cappello in mano, soltanto per imparare. Oggi siamo rispettati, gli studiosi sanno che in determinati campi, quelli che tecnicamente si chiamano domini, noi ne sappiamo più di loro". Pochi ma buoni, quindi, i nostri ricercatori: circa un quarto rispetto ai colleghi francesi, ottengono risultati simili nello sfornare novità. Di altissimo livello la ricerca è anche in Germania, così come in Gran Bretagna, dove però si sono persi i vantaggi di essere partiti per primi. I giapponesi? Sono forti soprattutto nel "soft computing", ad esempio quei marchingegni intelligenti che regolano la messa a fuoco di una telecamera.

I sistemi esperti
Sulla nostra Penisola la ricerca vera e propria ha preso il via all'inizio degli anni '80, salvo qualche rara eccezione precedente. E tra i fulcri della rivoluzione intelligente, c'è stata sicuramente Torino. Nel genere dei cosiddetti "sistemi esperti", uno dei campi di applicazione più gettonati è quello industriale. All'Olivetti, oltre dieci anni fa, tempi di massimo splendore, si sono approntati sistemi di configurazione hardware e software dei macchinari. Il cliente chiedeva determinate prestazioni e la catena di montaggio (informatizzata) automaticamente preparava il computer più utile, programmi compresi.
E' recentissimo, invece, il lancio da parte di Fiat di un sistema di diagnosi automatica dei guasti in auto. Un computer (distribuito in oltre 1.500 filiali) spiega ai meccanici dove sono i guasti delle automobili e consiglia loro i migliori provvedimenti da prendere per ripararli. Ma presto i centri di autodiagnosi saranno a bordo delle vetture: tutte le parti delle macchine saranno monitorate e il computer spiegherà al guidatore cosa c'è di rotto, come aggiustarlo e se è possibile proseguire in tali condizioni o conviene fermarsi in attesa di carro attrezzi e soccorsi vari. Lo stanno per presentare colossi quali Daimler Benz, Volvo, Bosch, Dassault e in Italia Magneti Marelli nonché Centro ricerche Fiat. Cose simili sono state fatte da Xerox per le fotocopiatrici e da Alenia per gli aeroplani.
L'intelligenza artificiale trova applicazioni importanti anche nel mondo della finanza. Il computer di trasforma così in (spietato) consulente: bisogna o no concedere un certo prestito a una determinata persona o azienda? Immettiamo tutti i dati nel calcolatore e i consigli non mancheranno; la risposta non è soltanto una conseguenza meccanica dei dati immessi, beninteso, ma una ponderazione, un ragionamento che la macchina compie, tenendo presente tutte le variabili e sfornando un responso - freddo, imparziale, precisissimo - dopo complicatissime congetture.
Le prime applicazioni dell'Ai, sono state quelle in campo medico. "Un settore dove lo sviluppo - spiega Torasso - non è più tuttavia così promettente". Difficile, infatti, affidarsi soltanto alle macchine per diagnosi e decisioni che riguardano la vita umana. Anche se, di fatto, le sperimentazioni effettuate negli anni '80 hanno dimostrato che i responsi computerizzati erano paragonabili a quelli dei maggiori luminari. Ma tant'è, questioni di psicologia molto umana: "Oggi - prosegue il presidente dell'Aiia - l'intelligenza artificiale è utilizzata come supporto all'attività del medico. La macchina può ricordare incompatibilità tra farmaci, suggerire terapie adatte al caso in esame, rammentare i passi delle procedure. Ma l'ultima parola, quella definitiva, spetterà sempre e comunque al dottore".

L'interfaccia uomo-macchina
Uno dei settori più promettenti per l'intelligenza artificiale è l'interazione uomo-macchina. A spingere sull'acceleratore della ricerca in questo dominio, è - manco a dirlo - internet. La rete delle reti necessita di traduzioni automatiche di testi, di banche dati con ricerche in linguaggio naturale. Per arrivare, poi, alla possibilità di chiedere via telefono, semplicemente parlando, informazioni molto specifiche come l'orario dei treni o quello dei musei. Sì, anche le banche dati possono essere 'intelligenti'. "Il sistema di ricerca a parole chiave oggi dominante - chiarisce Torasso - è molto rudimentale. L'obiettivo è arrivare a Knowledge discovering o Data mining (letteralmente scavi di notizie), che possano capire cosa vuole l'utente, quali siano le sue reali intenzioni di ricerca, fornendogli dieci, venti indirizzi veramente utili e non migliaia di siti o argomenti all'interno dei quali è facile perdersi".
Una sperimentazione in tal senso la sta portando avanti proprio il gruppo di Torasso all'Università di Torino. Committente del lavoro è la Telecom, che ha affidato altri compiti alle Università di Padova (music on demand) e di Napoli (teledidattica). Il "cantiere multimediale" torinese si occupa invece di creare un negozio virtuale che capisca i gusti e le tendenze dell'utente-cliente, fornendogli i prodotti (oggi sono telefoni, ma potrebbe essere qualsiasi altro bene in commercio, meglio se tecnico) che presume preferisca, nell'ordine per lui migliore, con la descrizione più adatta al suo livello culturale e tecnico. La sperimentazione è già al secondo anno di vita e, per il terzo ed ultimo è previsto di far diventare la macchina ancor più intraprendente: prenderà iniziative e suggerirà all'utente come comportarsi, da perfetta venditrice. Tecnicamente si parla di modellizzazione dell'utente: l'intelligenza artificiale saprà preventivamente dove "andare a parare".

Apprendimento automatico
Altro aspetto fondamentale nello sviluppo dell'Ia, è quello dell'apprendimento automatico. Eterno dilemma: può la macchina, come l'uomo, imparare e migliorarsi? Oppure bisogna continuare incessantemente a caricare dentro dati, oltre i quali il calcolatore non andrà mai? "Esistono le prime sperimentazioni di apprendimento", chiarisce Torasso. "Sviluppatesi - precisa - soprattutto nella seconda metà degli anni '80, quando si è assistito a un boom in questa direzione". Tuttavia gli scogli da superare sono ancora molti. Per ora si riesce ad ottenere che, attraverso esempi, la macchina arrivi ad astrarre concetti base. Tutto tra molte difficoltà, peraltro. Così, dopo aver immagazzinato centinaia di caratteristiche di mobili Luigi Filippo, per esempio, è possibile che il computer riesca a distinguerli da arredi in stile liberty. Il sistema, in altre parole, può costruire regole e associazioni logiche significative.
Applicazioni dell'Ai di questo genere, sono studiate in recentissimi progetti dello Cselt, il grande istituto di ricerca di Telecom con sede a Torino. Qui hanno quasi completato un programma che permette di scoprire chi froda la compagnia telefonica, ad esempio clonando un cellulare, o utilizzando una linea altrui. Dai comportamenti degli utenti, il computer sarà in grado, con una buona approssimazione, di indicare chi stia probabilmente frodando e chi no. Partiranno gli accertamenti e "anche scoprire un 70% di reali frodatori sarebbe un buon successo".

Coppa del mondo per intelligentoni
A volte la ricerca ha aspetti bizzarri. Come Robocup, la coppa del mondo di calcio tra robot, che sta diventando un evento periodico a cadenza fissa. Una parentesi ludica per i ricercatori di università di tutto il mondo, dove tuttavia la competizione agonistica spinge a creare nuovi e importantissimi programmi. Come quelli che permettono ai robot di interagire e cooperare: sono calcoli complicatissimi, ma il calcio è un gioco di squadra. L'utilità? Questi programmi potranno essere utilizzati per far interagire macchinari per scopi più seri, come ad esempio robot addetti alla sorveglianza o calcolatori che devono lavorare in rete e interagire tra loro…

I lavoratori (professionisti) dell'intelligenza
Insomma, con "intelligenza artificiale" si intendono tante cose. E' per questo che sono così varie le professionalità coinvolte. Intanto, è bene precisare che ogni volta che si crea un sistema esperto, i programmatori, gli informatici e gli ingegneri devono essere affiancati da un esperto del "dominio" in questione. Così, se si sta lavorando a un programma per la gestione finanziaria, servirà l'impegno a tempo pieno, e per parecchi mesi, di esperti nelle materie della finanza stessa. Se si costruisce un programma giuridico e per la ricerca di leggi, giurisprudenza e dottrina, non si potrà fare a meno di avvocati, giudici e professori di diritto. E allora medici, chimici (l'Eni ha creato sistemi esperti per capire dove sia più conveniente trivellare, alla ricerca del petrolio), economisti, aziendalisti (programmi per la gestione aziendale), agronomi, architetti, fisici. Tutti, da questo punto di vista possono entrare a far parte della catena di creazione dell'intelligenza artificiale.
Ma quelli che hanno operato e operano sui principi base dell'Ai, sono sostanzialmente gli informatici e gli ingegneri. E con loro gli psicologi, molto importanti nelle questioni di interfaccia uomo-macchina; i filosofi, che hanno lavorato sui fondamenti dell'Ai, sulle nozioni di causalità, anche se forse il loro apporto concreto nello sviluppo tecnico, non è stato rilevantissimo. Anche i linguisti, ovviamente, sono indispensabili per la costruzione dell'intelligenza artificiale: la loro influenza andrà via via aumentando, secondo Torasso. E infine i logico-matematici, che hanno aiutato a costruire i meccanismi logici con i quali l'Ai funziona; hanno lavorato anche in rapporto dialettico con gli informatici.
La complessità dei programmi che si stanno portando avanti emerge semplicemente elencando i gruppi di lavoro variamente impegnati. C'è chi si occupa di "apprendimento automatico", chi di "elaborazione del linguaggio naturale". Non si tralasciano i "sistemi ad agenti e multiagente", tenendo conto della "intelligenza artificiale nelle aziende"; si approfondiscono le "interfacce intelligenti" e la "percezione della macchina". Si arriva infine alla "rappresentazione della conoscenza" e al "ragionamento automatico", fino alla robotica.
Buon lavoro.

LAVORO E BORSE DI STUDIO
Non c'è tanta fame di borse di studio, nel mondo dell'informatica. Almeno adesso: il mercato tira e i posti di lavoro non mancano. Capita addirittura che le borse non abbiano pretendenti. Perché andare a guadagnare un milione al mese per studiare, quando c'è chi te ne offre tre per andare a lavorare? Per cui il consiglio è molto semplice: iscrivetevi a informatica. Magari scegliete un diploma universitario, in modo da essere "fuori" dopo solo tre anni (il corso di laurea, se tutto va bene, ne dura cinque) e non rischiare che dopo il ciclo di studi, il mercato del lavoro non richieda più la vostra professionalità.

Addirittura, oggi, molti non terminano gli esami e non si laureano, perché le aziende li assumono subito; i professori hanno difficoltà a trovare candidati per i dottorati di ricerca, poiché tutti lavorano. Oggi, compresi i fuori corso, la facoltà torinese di informatica conta circa 1.300 studenti, molto pochi rispetto alle migliaia di giurisprudenza, economia, psicologia. Iscrivetevi, anche perché la rivista americana "Time" ha previsto che nel prossimo decennio all'Europa mancheranno circa 400mila tecnici dell'informatica e delle telecomunicazioni, cosa che non pare accadrà negli Stati Uniti.

Ciò detto, non ci esimiamo dal segnalare qualche borsa di studio legata all'intelligenza artificiale. Non esistono scadenze fisse, dipende dalle ricerche di volta in volta in corso. E' bene tenere sempre d'occhio enti come lo Cselt (Torino;
www.cselt.it) o l'Irst (Trento); le Università (Torino, Roma, Genova, Firenze, Pisa, Palermo, Bologna…). L'Aiia mette in palio ogni anno un premio da un milione e uno da dieci milioni (per informazioni Aiia c/o FAST, P.le Morandi 2, 20121 Milano, telefono 0276015672).


SOMMARIO DI QUESTO NUMERO



ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave