RECENSIONI

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/1999

maggio/giugno 1999

RECENSIONI


Luca Ragagnin
Fabbriche Lumière
Bompiani, L. 12.000

Dopo L'angelo impara a cadere (Crocetti) e Piccoli crolli sinfonici (Scheiwiller), in questa sua ultima raccolta di poesie, Luca Ragagnin usa la poesia per parlare del cinema. Un cinema in cui la pellicola affastella convulsamente film nel primo tempo, per abbandonare l'occhio dello spettatore nel secondo, dopo il cinegiornale, quando ci si è ormai abituati alle immagini e si può provare a costruire un film e le sue scene. Ma tra la pellicola e la sua proiezione sullo schermo sta la poesia, stanno le Fabbriche Lumière, in cui il globo oculare dello spettatore diventa oggetto del Rotorilievo,/[...l/ messo a increspare/ le acque/ invalicabili/ dell'iride/ che fissa/gli soggiace/ ipnotizzata. Attraverso la poesia allora il film nasce; parla di sé; si può persino tentare con la sua finzione un dialogo, e durante 2001 Odissea nello spazio gridare Hal, lasciaci un margine minuscolo/ di arbitrio, un grammo di cometa, un quasi/ niente...
Un arbitrio in cui l'assoluto della pellicola confezionata nelle Fabbriche si moltiplica, disintegrandosi nelle molteplici sensazioni, riflessioni, ricordi che si assiepano riordinandosi: chi oltrepassa davvero se stesso/non creda di giungere al culmine magnifico di un qualche boato/di luce. Spesso è solo un rantolo/ di cose opache, di oggetti... E' detto in L'angelo sterminatore. Una canzone continua che s'insinua nei film come una didascalia, e si ricrea divenendo altro da sé, per esplodere sul finire del primo tempo nel caleidoscopio dei Trentadue piccoli film su Glenn Gould, avvinghiati ad una metrica stringata e battente. Poi il cinegiornale placa il vortice delle parole, scende tra il pubblico e lo porta con sé poiché chi presta il fianco/ pur che sia: vuole un marchio dell'altrove/per non sentirsi un sopravvissuto/unico e sovraffollato, un numero. E prelude alla nuova pellicola, non rivelata ancora, delle Fabbriche Lumière vere e proprie in cui la poesia abbandona la terza persona e l'io diventa protagonista del palcoscenico che è il mondo, l'esistenza in cui proiettiamo in simultanea/ queste nostre solitudini imperfette,/ ammansendo l'eterno latrato/ [...]/ fino a quando qualcuno ci ferma/su ciò che credemmo fermamente di toccare-/ la parola.


Massimo Bonato

Laura Curino, Gabriele Vacis
Olivetti Camillo: alle radici di un sogno
Baldini&Castoldi, L. 20.000

Il piccolo grande sogno di cui si parla in questo volumetto è quello di Camillo Olivetti, l'uomo che nel 1908 fondò la fabbrica omonima di macchine da scrivere. In un centinaio di pagine affettuose e a tratti anche molto divertenti, corredate da un'appendice fotografica e da un'accurata biografia storica che va dal 1868 al 1943, Laura Curino e Gabriele Vacis (rispettivamente interprete e regista dello spettacolo omonimo andato in scena due inverni fa al Teatro Garybaldi di Settimo) ci conducono attraverso la vita di due personaggi formidabili per la storia industriale e culturale del nostro paese. Sono l'intrepido Camillo e suo figlio Adriano, ancora giovane sognatore tenace, affiancati dalle figure fondamentali delle loro donne.
La storia comincia dalla alla fine dell'800, periodo di grandi fermenti e iniziative nei più svariati settori e attraversa le due guerre narrando la nascita e l'evoluzione di una delle maggiori realtà industriali del nostro secolo. La "Lettera 22" conquisterà persino l'America, diventando opera d'arte contemporanea e venendo ammessa con tutti gli onori al Museum of of Modern Art di New York.
L'epilogo della storia coincide con la morte di Camillo Olivetti avvenuta nel 1943, ma il seguito, sui successi dell'intrepido Adriano, è già in preparazione.


Francesca Modica


SOMMARIO DI QUESTO NUMERO



ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave