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maggio/giugno 1998

RECENSIONI


Luca Ragagnin
ANIME PIXEL
Ed. Fermenti, L. 20.000

Sub terra blues, Muriel e Lark ultimo risveglio, L'anellatore sono i titoli dei tre racconti in cui è diviso questo libro, eppure quando lo si chiude dopo averli letti tutti d'un fiato quella che si ha è la percezione di un corpo unico. Perché al di là della ragnatela delle trame (tre storie diverse ma tutte attraversate dall'ossessione del pensiero solitario e incomunicabile, del tempo che passa dilatandosi o riducendosi a dismisura in universi chiusi, circolari), quello da cui si resta travolti è il magma delle parole. Una scrittura densa (anche a chi ancora non lo conoscesse parrà inevitabile che Luca sia anche poeta e paroliere) che scorre con un ritmo che ti cambia quello del respiro mentre leggi.

Annamaria Ferrero

 

Giorgio Licalzi
SANTA LUCIA
Polosud Edizioni Musicali, CD

Mosca bianca è chi sopravvive all’impero del banale e ha voglia ancora di creare, cercare ed ascoltare. Tra quelli che coltivano questo piacere che “è una passione più forte di una catena” ci sono un drappello di vivaci e creativi musicisti, come il trombettista torinese Giorgio Li Calzi, oltre ad un manipolo di produttori discografici, come Ninni Pascale da Napoli, l’illuminato mecenate della etichetta Polo Sud, autentica stella capace di guidare con sicurezza lungo le rotte della buona musica. Capitani coraggiosi, dunque, che avventurosamente e infaticabilmente ricercano. Giorgio Li Calzi, jazzista d’origine, è innanzitutto autentico musicista. Grazie ad una sana ed acuta curiosità, la sua ispirazione irrequieta e smaniosa non conosce barriere di sorta. Nel CD “Santa Lucia”, la sua più recente uscita discografica proprio per la Polo Sud, Li Calzi omaggia la canzone napoletana e cattura l’essenza dello spirito e quindi dei suoni della tradizione partenopea setacciandone con sensibilità ed intelligenza gli umori più autentici e profondi. L’immagine oleografica della Napoli tutta sole, pizza e mandolino è quasi del tutto evaporata, certamente totalmente ridimensionata, sostituita dalla ingombrante malinconia che si porta dietro il mare, capace di “regalare” solo fatica e dolore. Ma “Santa Lucia” è anche capace di evidenziare con efficacia l’esuberante intelligenza e l’acume di Napoli, città ricca culturalmente come pochissime nel mondo, potenziata ed accresciuta da culture lontane e continue contaminazioni. Tutto è tradotto puntualmente dai suoni, dal canto, dal ritmo che rallenta quasi volesse indurre a meditare o accelera avvolgendo chi ascolta nell’impulso istintivo tipico della danza popolare. Ritmi educati e pure sguaiati, figli di una tradizione che iniziata con i baccanali di classica memoria si è via via arricchita col contributo delle danze popolari e delle improvvisazioni di origine decisamente moresche. Poco importa se sia la tromba o la voce piuttosto che il campionatore o la chitarra elettrica condita di mille effetti indiavolati a comunicare. Spesso la tromba di Li Calzi è rotonda, piena, ridente, ma altre volte risulta tagliente, introspettiva. Il risultato nell’insieme è strepitoso, proprio perché concorre al racconto: gli arrangiamenti sono perfetti e calzano a pennello ad ogni pezzo. Suoni, spesso solo echi, anche sordi e profondi riecheggiano ad evocare spazi e storie che hanno smarrito ogni riferimento cronologico e interpretano brani che non conoscono il tempo. L’esuberanza diventa veramente incontenibile in “Dove sta Zazà” per la particolarissima voce, così poliedrica e teatrale, ma pur sempre genuina di Elena Roggero.


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