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LE
SCUOLE |
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Istituto
Prof. Ind. Vigliardi Paravia
Via del Carmine 14, 10122 Torino, tel. 436.11.66 fax 436.55.22
- operatore fotografico (3 anni9
- operatore dellindustria grafica (3 anni)
- tecnico della produzione dellimmagine fotografica (5
anni)
- tecnico dellindustria grafica (5 anni)
Istituto.
Prof. Albe Steiner
Lungo Dora Napoli 25, 10158 Torino, tel. 431.08.72
sede distaccata: Via Monginevro 291, Torino, tel. 011/770.75.04
- operatore grafico-pubblicitario (3 anni)
- tecnico della grafica pubblicitaria (5 anni)
Istituto
Prof. F. Balbis
Via Assarotti 12, 10122 Torino, tel. 53.95.78 fax 562.55.47
- disegnatore pubblicitario (3 anni)
- fotografo (3 anni)
- fotolitografo (3 anni)
Istituto
Tecnico Ind. Bodoni
Via Ponchielli 56, 10154 Torino, tel. 248.17.11 fax 248.54.31
- perito arti grafiche (5 anni)
- perito arti fotografiche (5 anni) |
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PROFESSIONISTI
DELL'IMMAGINE
di Paolo Bricco Diventare fotografi presenti là dove si consumano
svolte storiche o dove avvengono più modesti fatti di
cronaca, proprio come molti film americani ci hanno mostrato.
Oppure, entrare in un giornale da uno degli ingressi principali,
quello della sezione grafici, che nelle redazioni sta assumendo
un peso sempre crescente, perché il prodotto giornale
va confezionato assicurando ad esso unimmagine che gli
permetta di distinguersi dalle pubblicazioni concorrenti. Infine,
lavorare in uno dei settori delleconmia italiana che, sinora,
non ha conosciuto tempi di vacche magre. E la pubblicità,
il cui fatturato cresce di anno in anno, come un rullo compressore.
Dai primi anni Ottanta, infatti, il suo aumento annuale non è
mai sceso sotto il 5%. E, secondo le recenti dichiarazioni di
Giulio Malgara, lattuale presidente dellUPA (Utenti
pubblicitari associati) unanimemente considerato il grande
vecchio della pubblicità italiana, nei prossimi
tempi la comunicazione pubblicitaria si farà avanti in
quei mass media che ancora non ne sono stati colonizzati, come
le radio, e perfino nella rete di Internet. A questo proposito,
non dimentichiamo il ruolo assunto dalla pubblicità nella
carta stampata: gli introiti che essa procura agli editori italiani
salvano i bilanci delle loro creature di carta.
Tre professioni oggi sotto
i riflettori e, di conseguenza, ambite dai più giovani,
che però si rivelano contraddistinte da chiaroscuri assai
stridenti. Infatti, le scuole superiori che formano i futuri
professionisti sono numerose e, solitamente, garantiscono una
discreta preparazione teorica di base. Però, il cosiddetto
impatto con il mercato per chi si è da poco
diplomato è sovente duro. La pubblicità e i mass
media rappresentano due spazi della nostra economia che sono,
ormai, di fatto ampiamente deregolamentati. Il che, detto in
soldoni, significa una concorrenza numerosa, quindi asfissiante,
per chi partecipa alla gara; inoltre, nessuna garanzia e scarsissima
tutela sindacale. Insomma, il coltello dalla parte del manico
non è in mano a chi è alle prime armi. Peccato
che, sotto certi punti di vista, non sia tanto diverso neppure
per chi ha già alle spalle anni di carriera.
Sì, perché è quasi unimpresa strappare
un contratto che dia certezze economiche, tanto meno prima di
una gavetta lunga, faticosa e, sovente, poco remunerativa. Certo,
chi ce la fa, pur navigando a vista ogni giorno, può ottenere
discreti trattamenti economici e, soprattutto, ha la fortuna
di lavorare in un ambiente creativo e ancora poco
irrigimentato, in cui i talenti del singolo possono magari emergere
ed essere valorizzati più che in una grande azienda, dove
irrimediabilmente la necessaria gerarchia organizzativa si tramuta
anche in una struttura burocratizzata e poco propensa ad accorgersi
delle qualità individuali che, eventualmente, escano un
poco fuori dagli schemi.
Uno che ce lha fatta
è Polo Siccardi. Trentasei anni, studi al Balbis di Torino,
si è buttato a capofitto nel lavoro di fotoreporter a
diciotto anni, appena diplomato. Oggi collabora con Panorama,
Espresso, La Repubblica, La Stampa. Talvolta, riesce a vedere
le sue immagini pubblicate su riviste internazionali come Newsweek
e Time. Questo perché ho scelto un settore, gli
esteri, e mi ci sono specializzato, spiega Siccardi, che
è appena tornato dallIraq.
Allinizio, dice, mi sono fatto le ossa
con la cronaca. Era la stagione dei processi torinesi alle Brigate
Rosse. Una decina di anni fa, la scelta di dedicarsi agli
avvenimenti internazionali, senza trascurare i reportage a sfondo
sociale.
Quindi, potrebbbe essere lui la persona giusta per spiegare dallinterno
i meccanismi che muovono il mondo dei fotoreporter.
Vedi, la cosa è insieme semplice e complessa,
afferma. Si tratta di costruire una ragnatela di conoscenze
dentro le grandi agenzie fotografiche e le redazioni giornalistiche.
Rapporti basati sulla fiducia che gli altri ripongono nella tua
capacità di andare su un posto e di fare un buon lavoro.
Quando sei novellino, ti appoggi ad una garnde agenzia che ti
fornisce i contatti e a cui passi le foto. Naturalmente, ti spremono
perché sono loro a trattare con i giornali e, quindi,
tu ricevi una parte minima di ciò che loro incassano per
le tue foto. Poi, quando ti sei fatto un nome e sai a chi rivolgerti
direttamente, allora sei contattato senza altre intermediazioni
dai giornali, oppure avanzi proposte a direttori, capiredattori,
artdirector, photoeditor. Insomma, a chiunque possa essere interessato
al tuo progetto.
Come ti organizzi?, chiedo. Beh, se cè
la notizia come nel caso del conflito Stati Uniti-Iraq, con le
incognite del bombardamento o della riuscita della missione diplomatica
ONU di Kofi Annan, ti precipiti sul posto e comunque le tue foto
sono appetibili. Invece, in un momento privo di notizie calde,
prepari un progetto e vai a parlarne con chi di dovere.
Quali sono le differenze fra ieri e oggi, nel tuo lavoro?,
domando. Certo, posso dirti che prima guadagnavo di più.
Se un servizio dallestero sei o sette anni fa te lo pagavano
cinque milioni, ora te ne danno la metà. Questo perché
la stampa attraversa un momento di crisi generale. Addirittura,
è sempre più difficile ottenere gli anticipi per
la copertura delle spese di viaggio. Quindi, pur essendo a un
buon livello, come libero professionista non ce la si passa benissimo
economicamente.
E farsi assumere da qualche agenzia o giornale?,
domando con una punta di ingenuità. No, guarda saranno
quindici anni che nessuno viene più assunto. Perché
il peso che le aziende dovrebbero sostenere per pagarti lo stipendio
e i contributi sarebbe troppo gravoso.
Unultima domanda: Guardandoti indietro, quanti tuoi
compagni di classe hanno poi fatto i fotoreporter? Beh,
pochi, replica Siccardi, molti di loro hanno fatto
mestieri totalmente diversi da quelli per cui hanno studiato,
altri hanno aperto piccoli laboratori fotografici. Che io sappia,
e non lo dico compiacendomi di me stesso, nessun altro è
riuscito a tramutare la passione per la fotografia, che bene
o male allora animava tutti noi, in un mestiere che permettesse
di vivere.
Una variabile in più
è comparsa negli anni Ottanta, per chi sceglie questo
genere di scuole professionali: il computer. Infatti, le nuove
generazioni di diplomati sfornati dalle scuole di arti grafiche,
fotografiche e pubblicitarie, debbono fare i conti con le nuove
tecnologie sia nelle aule scolastiche che nel mondo del lavoro.
Una dimestichezza con le nuove tecnologie che, qualunque sia
la specializzazione scelta nei vari istituti, parte dalla rivoluzione
dellinformatica messa a disposizione di un pubblico ampio
e giovane.
Ogni scuola si è così dotata di personal computer
attorno a cui ruotano ogni giorno gli allievi. I futuri fotografi
li usano per imparare a scannerizzare le immagini, ricavando
fotografie di grande qualità da immagini già stampate.
Lo scanner, di solito, lavora su originali a colori e in bianco
e nero. Oppure, utilizzano pacchetti di applicativi per la computer
grafica che servono ad elaborare immagini e a modificare le foto.
Aggiungendo particolari visivi, sovrapponendo scritte, rielaborano
le immagini per ripulirle da imperfezioni ed ombre.
Naturalmente la computer grafica è pane quotidiano anche
per chi studia da grafico pubblicitario. Qui, il sovrapporsi
della parola alle immagini, in fermo immagine oppure in movimento,
rappresenta una delle tecniche più diffuse.
E il computer è oggi presente nei giornali, dove ormai
da decenni le tipografie lavorano con la fotocomposizione.
In questi ultimi anni, sia il corso di studio dei reporter che
quello dei grafici pubblicitari non hanno potuto sottrarsi alla
novità Internet. Per i primi, costituisce un pozzo di
San Patrizio, quasi senza fondo, a cui attingere immagini di
ogni genere. Per i secondi, rappresenta anche una fonte molto
ricca di notizie. Quasi una sintesi, questa ultima, per mestieri
che si pongono allavanguardia nella civiltà dellinformazione:
uninformazione ora scritta, ora visiva, che ha molti scopi.
In un caso, quello di determinare gusti e consumi. Nellaltro
di testimoniare con i propri clic episodi di cronaca. |