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maggio/giugno 1998

PIRATI ALL'ARREMBAGGIO

di Paolo dalla Zonca


Pirati!!! Panico tra l’equipaggio, mentre la nave dalla bandiera nera si avvicina. I marinai fissano i rampini d’abbordaggio che volano sulle murate, le mani stringono le armi per un’ultima, disperata, difesa. E poi un inferno di urla, di spari, di fumo, di sibilo e tonfi delle pesanti lame da abbordaggio che calano sui corpi dei compagni, le tavole del ponte che si fanno viscide per il sangue che scorre a fiumi, e infine, più o meno misericordioso, il colpo di sciabola che fa tutto sempre più buio, più lontano, come le truci grida di trionfo dei pirati che, vittoriosi, danno il via al saccheggio e all’orgia...
Ci siamo svegliati storti, questa mattina? Ieri sera abbiamo mangiato pesante? No, abbiamo ricordato una situazione relativamente frequente sui mari del mondo fino a qualche secolo fa. Roba vecchia, chi se ne frega, penserete voi. Non è così.

Pirati nel ventesimo secolo
A tutto il febbraio 1998 si sono verificati, nei mari di tutto il mondo, diversi episodi di pirateria. Il 23 gennaio un mercantile è stato “rapito” al largo della Somalia: venti uomini hanno abbordato la nave e hanno chiesto un riscatto.
Nel 1997 si sono verificati 229 attacchi di pirati al traffico navale in tutto il mondo, con il raddoppio dei marittimi uccisi rispetto al 1996 (51 contro 26). La tendenza è in ascesa: 90 attacchi nel 1994, 170 nel 95, 176 nel 96. Nessun ucciso nel 94, 18 nel 95 e 26 nel 96. I mari più pericolosi sono quelli del sud est asiatico, tra l’Indonesia (oltre un terzo degli episodi) e le coste della Thailandia, ma i porti del Brasile, del Venezuela, della Somalia e dello Sri Lanka seguono a ruota.
Cosa fanno i pirati marittimi del ventesimo secolo? Rubano, e sanno cosa rubare. Il 2 aprile del 97, a Rio de Janeiro, la “Libra Buenos Aires”, portacontainer di un armatore tedesco, è stata alleggerita di sei container di macchine da scrivere, e l’equipaggio di quasi 30mila dollari in contanti. Come avranno fatto i marinai, senza una lira, in franchigia a Rio? Triste destino, il loro.
Andiamo avanti: il 21 ottobre 97 la portacontainer Zim Montevideo, israeliana, ormeggiata nella baia di Guanabara, in Brasile, è stata abbordata da quindici uomini su piccole imbarcazioni. I pirati sono andati a colpo sicuro, svuotando un container di materiale elettronico. Il 29 gennaio del 1998, in Malaysia, 10 assalitori hanno sottratto un terzo del carico di gasolio dalla petroliera Tioman. Un affarone.

In genere i pirati moderni si avvicinano alle navi, sempre ormeggiate o in porto, con pescherecci o motoscafi. Mancano, per ora, gli attacchi in alto mare. Tuttavia, secondo il Centro sulla pirateria dell’International Maritime Bureau, l’organismo internazionale che coordina il traffico navale commerciale, gli assalti alle navi avvengono con sempre crescente violenza e, soprattutto, con l’ausilio di mezzi tecnologici e armamenti modernissimi. I pirati sono in grado di individuare i carichi più ricchi, le navi meno difese e agiscono a colpo sicuro sugli obiettivi prescelti. Senza dubbio i furti avvengono su commissione, e il bottino è sempre ricco.
I pirati sono in grado di non operare sempre nella stessa zona, eludendo le guardie costiere e le marine militari dei diversi Paesi, e seguono le modifiche delle rotte commerciali imposte da cambiamenti politici, di trattati commerciali e di movimenti di mercato. Non è difficile immaginare che dietro i pirati ci siano potenti e attrezzate mafie regionali, come quella cinese o malese o indonesiana in Indonesia, le milizie dei signori della guerra somali, la malavita organizzata dei paesi della penisola indocinese o dei paesi rivieraschi sudamericani. Non è neanche difficile immaginare come i più sofisticati dispongano di appoggi generosi all’interno di compagnie marittime, capitanerie di porto o organismi di controllo del traffico.
Quali le differenze rispetto ai pirati tramandati dalla cinematografia, dai romanzi d’avventura e, naturalmente, dalla storia? Solo la tecnologia.

Pirateria di Stato
All’epoca del confronto tra le potenze navali del sedicesimo e diciassettesimo secolo, Spagna e Inghilterra, i governi incaricavano capitani indipendenti o ufficiali della propria marina, provvisoriamente congedati, con una “lettera di corsa”, e la missione di procurare il massimo danno al traffico avversario. Il contratto assegnava allo Stato una parte fissa del bottino, carichi, prigionieri da riscattare e le stesse navi, il resto andava al capo corsaro. Un illustre esempio di questo genere di corsaro fu sir Francis Drake, che cominciò in proprio, fu assunto dalla corona britannica nel 1567, morì coperto di gloria reale, ma ucciso dalla dissenteria, in Atlantico nel 1596. Le fortune di molte famiglie britanniche nascono da massacri legalizzati dalla Corona, con il capostipite in genere morto non nel proprio letto. Alcuni nomi: Walter Raleigh, decapitato dagli spagnoli; John Hawkins, ricco negriero, insegnò a navigare a Drake e fu ucciso da una fucilata spagnola, Martin Frobisher morì per le ferite, Thomas Cavendish, o Geoge Clifford conte di Cumberland.

Nel sedicesimo secolo l’impero spagnolo impose il monopolio commerciale nelle Antille. Coloni, disertori, naufraghi, francesi, olandesi, inglesi che si erano stabiliti nell’isola di Hispaniola vivevano di allevamento. Nacque un’industria di trasformazione alimentare, che fiorì grazie alla necessità di tutti i navigatori di disporre di cibo a lunga conservazione. I coloni di Hispaniola inventarono un sistema di salatura e affumicamento delle carni, che richiedeva una capanna di affumicatura che fu chiamata in francese boucan, da cui il termine boucaner, che indicò prima un mestiere onesto, e poi divenne sinonimo di pirata. I monopolisti spagnoli non gradirono il sia pur modesto, in termini assoluti, successo commerciale dei bucanieri di Hispaniola, e mandarono la fanteria di marina. I bucanieri si rifugiarono sull’isola di Tortuga, decisi a farla pagare cara agli spagnoli. Il loro capo fu un certo Lavasseur, francese, che nel 1640 fondò la “Fratellanza della Costa”, fortificando l’isola e facendone una repubblica dei pirati. A Tortuga i bucanieri continuavano a produrre salumi e a venderli, rubando però il bestiame a Hispaniola; altri piantarono la canna da zucchero (e producevano il rum), la maggior parte si diede alla pirateria ai danni degli spagnoli. Negli anni intorno al 1650, la Tortuga era un paradiso fiscale e mercantile, e il “governo” dell’isola dava un premio a chiunque portasse una bandiera strappata a navi spagnole.
Inutile dire che un tal posto attirò tutti coloro che, inseguiti dalla legge, necessitavano di un porto sicuro. La Tortuga divenne presto piccola, e la Giamaica, sotto il controllo dell’Inghilterra dal 1655, divenne una succursale della Fratellanza. La Corona avrebbe chiuso un occhio finché i danneggiati fossero stati gli spagnoli. Port Royal, oggi sobborgo di Kingston, divenne un covo di pendagli da forca e di capitani celebri. Pierre Legrand di Dieppe, Francois Nau, detto Olonese (da Les Sables d’Olonne, paese natale), Ravenau de Lussan, Bartolomeo il Portoghese, Rock il brasiliano, Alexander detto Braccio di Ferro, Montbars lo Sterminatore, il celebre Morgan e un sacco di altri allegri tagliagole. Pochi morirono nel loro letto, tranne Legrand, che tornò a Dieppe ricco e rispettato. Rock e Alexander scomparirono in mare, l’Olonese fu mangiato dai cannibali e Bartolomeo, che non sapeva nuotare ed era celebre anche come iettatore, fu visto l’ultima volta vendere rape nei vicoli della Tortuga.

Henry Morgan, re della filibusta, merita menzione a parte. Lui fece carriera. Filibustiere (da successive deformazioni dell’inglese “freebooter”= libero saccheggiatore) tra tanti, ricevette dal governo britannico l’incarico di andare in ricognizione a Cuba, da dove gli spagnoli preparavano l’invasione della Giamaica. Morgan superò le attese, sbarcò e saccheggiò una città dell’interno. Ma il capolavoro di Morgan fu il sacco di Panama, che aveva resistito anche a Drake, il 17 gennaio 1671. Fu nominato governatore della Giamaica, e morì onorato nel suo letto, nel 1688, a 53 anni.

Pirati fuorilegge
Nel 1696 la potenza spagnola sulle coste americane fu sostituita da quella inglese. I nuovi padroni fecero lo stesso errore, imponendo il monopolio commerciale. I pirati furono tutti costretti a mettersi in proprio, e nacque la bandiera nera.
Figure di primo piano, Edward Teach, detto Barbanera, che terrorizzò le coste atlantiche del Nordamerica prima di essere sconfitto dalla marina britannica, e William Kidd, che, incaricato di dare la caccia ai pirati dal governatore dell’allora colonia inglese del Massachusetts, finì, per scarsità di prede, per spingersi nell’oceano indiano, dove attaccò una nave del gran Moghul indiano, alleato dell’Inghilterra. Fu la sua rovina. Catturato, fu impiccato a Londra nel 1701. I pirati non servivano più, e la loro epoca d’oro finì lì.

Altri pirati
Tutti i mari intensamente navigati sono stati, in assenza di forti poteri statali e marittimi, infestati da pirati. Lo è sempre stato il mare cinese e l’arcipelago indonesiano, come abbiamo visto anche ai nostri giorni.
Gioverà ricordare che Giuseppe Garibaldi, nei suoi anni giovanili in sudamerica, tra il 1837 e il 1839, fece il corsaro per la repubblica del Rio Grande del Sud contro Brasile e Repubblica Orientale dell’Uruguay. Il ritorno della pirateria di stato in grande fu attuato dalla Germania imperiale nella prima guerra mondiale: mercantili armati camuffati inflissero gravi danni al naviglio alleato tra il 1914 e il 1917.


 

BOX 1
Forse non sapete che si possono fare comodissime crociere per mare su mercantili e portacontainer. Da Valparaiso a Singapore, da Rio ai Caraibi, da Cuba al Capo di Buona Speranza, a Melbourne, oppure il giro del mondo in 80 giorni senza scalo, il tutto in cabine che non hanno niente da invidiare a quelle delle pi
lussuose navi da crociera. Se sarete (s)fortunati, potreste anche cadere in mano ai pirati. Per saperne di pi
, cercate la ÒGuida ai viaggi in CargoÓ, di Hugo Verlomme, dellÕeditrice Incontri Nautici, collana Le Guide (1995). 172 itinerari in tutti i mari del mondo, a ritmo lento.

 

BOX 2
Se fate una ricerca in internet con la parola chiave “Piracy” troverete una quantità di siti e articoli sulla forma di pirateria più diffusa alle porte del ventunesimo secolo: la pirateria informatica. Anche qui c’è la pirateria di Stato: industrie della Repubblica Popolare Cinese copiano tutti i software e i Cd-Rom americani e li rivendono sottocosto sui mercati asiatici. Questo, e non i diritti umani, è alla base dei maggiori contenziosi tra Cina e Stati uniti. Tra i pirati informatici possiamo contare anche gli hackers (ficcano il naso nei sistemi protetti e copiano programmi) e i crackers (puri e semplici sabotatori, gli anarco-info-terroristi del ventunesimo secolo)..

 

BOX 3
Un tipo di pirateria con la quale abbiamo a che fare ogni giorno è quella dei pirati della strada. Da noi non ce ne accorgiamo, ma in altri Paesi la lotta a questi pirati è stata presa così sul serio da sfiorare il ridicolo. La Finlandia, terra di famosi piloti di rallies o di velocità, è ricca di imitatori dei campioni del volante. A Oulu, una città costiera dell’alto golfo di Botnia, il capitano di polizia Marjus Kiiskinen ha ideato e sperimentato l’arpione acchiappapirati: montato sul davanti di auto speciali, è sparato sul retro dell’auto che non si è fermata all’alt. Non è lungo abbastanza da raggiungere i sedili posteriori, si aggancia automaticamente appena urta l’assale posteriore e contiene un trasmettitore Gps che, in caso di rottura del cavo, segnala la posizione dell’auto arpionata che abbia seminato la polizia. Secondo il capitano Kiiskinen, è molto meno pericoloso del vecchio sistema, cioè sparare alle gomme.
Per saperne di più su cose di mare, e tenersi aggiornati sui nuovi pirati marittimi:
http://www.informare.it (il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto).

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