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MAMMA, LI
ZINGARI
di Maria Abbrescia Chiudi gli occhi: sul lungomare luccicano le tinte forti
dei carri zingari: azzurro cielo di Provenza, giallo girasole
di Provenza, verde prato di Provenza. Sul selciato lo scalpitìo
dei cavalli bardati a festa accompagna le carovane. Van Gogh,
Matisse, Otto Müller.
Il mare è quello di Saintes Maries de la Mer, tra il Mediterraneo
e gli stagni di Launes e dellImpérial, nel cuore
della Camargue, senza dubbio la regione della Provenza dalloriginalità
più marcata. La creazione nel 1928 della Riserva nazionale
e poi nel 1970 del Parco naturale regionale, ha permesso di salvaguardarne
lambiente naturale e di preservarne il paesaggio. Un paesaggio
unico in Europa, dove molti sono i modi di avventurarsi: in macchina,
a piedi, in barca, in bici e soprattutto a cavallo, la formula
più classica, la più consueta e forse la più
bella per scoprire la Camargue. Fantastiche cavalcate sulla spiaggia,
nelle paludi, tra tori e montoni, sono garantite e alla portata
di tutti.
In autunno e in primavera ci si incontrano meno turisti e più
fenicotteri, le saline sberluccicano, i vigneti affondano nella
sabbia e si può assistere e/o partecipare ai celebri pellegrinaggi,
tra cui celeberrimo è quello degli zingari.
Apri gli occhi: sul lungomare
macchinoni rimorchiano roulottoni (e il resto è tutto
vero!).
Ci sono tutti. I Rom, i Manouche, i Gitani. Arrivano da tutta
Europa per festeggiare Sara, la loro patrona, e le Sante Marie,
patrone della città.
Della vita di Sara la Nera, che gli zingari hanno eletto loro
protettrice, si sa poco. La leggenda racconta che Maria Giacomé,
sorella della Vergine, e Maria Salomé, madre degli apostoli
Giacomo e Giovanni, furono abbandonate al largo delle coste della
Palestina, con alcuni compagni, su una barca senza vele, senza
remi e senza viveri. Le salvò Sara, giovane egiziana dalla
pelle scura, loro serva. Gettato il mantello nellacqua,
questo, per miracolo, si trasformò in barca, così
Sara potè guidare il gruppo di esuli in Camargue. Qui
i compagni si divisero per evangelizzare questa terra, mentre
le due Marie rimasero sul posto, (che dal 1839 prende il nome
da loro) insieme a Sara, che per poterle aiutare mendicò.
Il culto delle Sante fu consacrato nel 1448 per volontà
di Re Renato, Sara invece non fu mai riconosciuta Santa dalla
Chiesa cattolica e, forse per via delle sue origini umili, per
il colore della pelle e perché mendicava, divenne la protettrice
degli zingari, che ogni anno, il 24 maggio, si radunano a Les
Saintes Maries de la Mer per festeggiare Sara la Nera.
Si dice che la devozione a Sara si ricollegasse al culto indiano
della dea Khali, oppure a quello di Iside, perché dove
si venerava la dea cera sempre una sorgente dacqua,
e lì, sotto la cattedrale, lacqua era stata trovata.
Gli zingari la baciano, la vestono, la toccano, la incoronano,
la acclamano, poi la portano a spalle fuori dalla cripta e la
accompagnano in processione fino al mare, dove la immergono tre
volte, per purificarla. Dopo averla toccata e ritoccata per un
anno intero, dicono, la statua si carica di energia negativa,
visto che la maggior parte di quelli che si recano da lei ha
problemi da risolvere; lacqua quindi scarica questa sorta
di energia contraria e tutto ricomincia.
La processione si riversa per le viuzze del paese: devoti, turisti
e macchine fotografiche si dirigono verso la spiaggia per assistere
al momento solenne della cerimonia; le donne, per loccasione,
sono vestite come tante madonne, tutte scialletti e coroncine.
In riva al mare, ad accompagnamento del rito, i musicisti intonano
le melodie zigane, quelle struggenti, quelle di violini e chitarre.
Il 25 tocca alle due Marie. Dopo la cerimonia in chiesa e la
discesa dei reliquiari, la barca su cui troneggiano le statue
delle Sante viene scortata dai pellegrini e dai gardien, i cavalieri
camarguesi. La meta è la stessa, il mare, a ricordare
in giorno in cui le Sante approdarono su quelle rive. I portatori
entrano in acqua, da cui il vescovo, a bordo di una barca di
pescatori, benedice il mare, il paese e i pellegrini. La processione
risale allora verso la chiesa, dove brillano ancora le centinaia
di ceri accesi dai devoti.
La procesione del 25 maggio
è molto antica, risale al medioevo, mentre quella del
24, dedicata a Sara e agli zingari, è nata nel 1935, lepoca
del marchese Baroncelli, sulla cui tomba, il 26 maggio di ogni
anno, si celebra una cerimonia in suo onore. Dicono che quando
arrivò qui, il marchese si innamorò del posto al
punto che per potervi rimanere si vendette i titoli. Amava e
rispettava i gitani e diede loro, e a tutta la Camargue, una
grande forza. Per noi ha fatto moltissimo, ci invitatava
tutti a casa sua, era un amico, dice Efrem, chitarrista
gitano. Il marchese ha promosso la festa degli zingari, lha
fatta accettare alle istituzioni civili e religiose, ottenendo
anche lappoggio della Chiesa. Dobbiamo a lui se abbiamo
un luogo per poterci radunare ogni anno.
La processione è relativamente giovane, ma lorigine
della devozione a Sara da parte dei nomadi risale al 1496, quando
furono trovate le prime reliquie, e le prime famiglie di zingari
raggiunsero la Camargue. Come si può ben comprendere il
pellegrinaggio non è più soltanto un atto di fede,
unoccasione di incontro e di festa, ma anche superstizione
e di commercio. Il folclore, - aggiunge Efrem - la località
vuole il folclore, perché lo vogliono i turisti che riempiono
le stradine e i caffè e che vengono gentilmente pregati
di lasciare in albergo denaro e oggetti preziosi. Così
ogni anno si recita questa piccola commedia, magari per ottenere
qualche sovvenzione, per tirare avanti.
A organizzare questi giorni di festa, parlando con le autorità
religiose e con quelle comunali, è il capo zingaro della
regione, che si distingue durante la processione per il bellissimo
stendardo che porta in spalla. La libertà è
un lusso che non ci si può più permettere. - riprende
Efrem - Bisognerebbe essere degli ereditieri per viaggiare liberi.
La libertà fa paura, dà fastidio, infrange le regole
che le popolazioni sedentarie hanno codificato, ed è stata
ostacolata da sempre. E stata uccisa con la spada, con
i forni, con il silenzio.
Mamma, li zingari! Figuri sospetti, sporchi, brutti, accattoni,
ladri, ladri di bambini, sfruttatori di minori, iettatori. Leggono
passato, presente e futuro, usano sortilegi e pozioni. Indovini
e alchimisti dallorigine vagheggiata che proclamano di
essere principi del piccolo Egitto. Pregiudizi secolari.
Nel 500, i regnanti di
tutta Europa decisero che era arrivato il momento di farla finita
ed emanarono editti contro quei ribelli che si ostinavano a rimanere
ignoti: proibito sposarsi e fare figli. Gli arabi, di quelli
che vivevano in Spagna non volevano più sentir la voce:
zac! Via la lingua. La Chiesa lanciò i suoi anatemi contro
gli eretici: catturò i capi dei clan e li uccise.
Con lavvento della società industriale finiva anche
la possibilità di guadagnarsi il pane, dalle campagne
spariva il lavoro, e anche qualche pollo. E quei ladri bisognava
farli marcire in galera, deportarli lontano, magari nelle colonie.
Poi venne Hitler, il nazismo, il sogno di una grande Germania
che esprimesse una razza pura, ariana. Allora a Hitler venne
in mente di sterilizzare gli zingari, in massa. Ma poi pensò
di sterminarli, del tutto, insieme agli Ebrei.
Dissero che ne morirono circa mezzo milione nelle camere a gas,
ma forse furono molti di più.
Fatti leggere la mano, io ti conosco, vedo amore, salute,
fortuna.
No guarda, non mi interessa.
Dammi qualcosa.
Mi spiace, non ho niente. (E se mi maledice?)
Le donne mendicano, predicono la sorte, cantano e ballano in
quelle loro sottane lunghe. Ballano anche le bambine, accampagnate
alla chitarra dai fratelli o dai padri. Veri e propri spettacoli
vengono improvvisati in strada, per puro divertimento, oppure
organizzati a pagamento nei locali zeppi di gente. E tutti sembrano
divertirsi, zingari compresi, tra un flamenco e un gelato Carpigiani. |