Speciale - LAVORO

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maggio/giugno 1998

LA CITTÀ CHE NON SI FERMA

di Cristiano Casassa Mont


Le possibilità delle “strutture” non vengono mai sfruttate del tutto: i muri dei negozi, ad esempio costano, e parecchio, ma senza considerare le festività, per quasi un terzo della giornata restano chiusi e non danno alcun vantaggio economico. Lo stesso dicasi per gli impianti delle fabbriche senza turno di notte. Manodopera sottoutilizzata, macchinari ammortizzati nel doppio del tempo...
L’idea si chiama “Non Stop City” e, incredibile a dirsi, viene dagli Stati Uniti, la grande patria del liberismo. Louis Michael Hager, direttore della sede romana dell’International Development Law Institute, deve essersi infatti chiesto il perché di tali comportamenti anti-economici visto che la gente, per strada e non, continua a vivere, muoversi, divertirsi e, soprattutto, spendere ad ogni ora del giorno e della notte.
Perché, specialmente nelle grandi città d’arte, la domenica deve essere off-limits per chi non desideri solamente mangiare o prendersi un caffè ed un fedele quotidiano? E perché, durante la settimana, lavorare in così tanti negli stessi giorni e orari, cioè da lunedi al venerdì dalle 8 alle 5 di sera? Non sarebbe più comodo estendere la giornata lavorativa da 8 ore a 24 ore e dividerla in 3 o 4 turni, usufruendo, durante il tempo libero, di servizi offerti ad un numero più che dimezzato di persone?
Ecco le domande a cui questo modo di vedere l’organizzazione del lavoro cerca di dare una risposta: la città funzionante 24 ore al giorno. Banche aperte, palestre funzionanti, vetrine sfavillanti, mezzi pubblici circolanti. Altro che accapigliarsi sulle 35 ore o sul prolungamento dell’apertura dei negozi fino alle 22! Qui la formula è offrire nuovo lavoro, fare nuovi affari, vivere diversamente il tempo libero. Non più tutti insieme appassionatamente, ma ognuno secondo i propri orari. E se qualcuno fosse portato a pensare alle catene di montaggio tipo “Tempi moderni”, beh, si sbaglia. Pensi piuttosto ai vantaggi, ad esempio, di un traffico diluito durante l’arco dell’intera giornata e non più bloccato solo alle 7 e alle 18.
In America, afferma Hagger, sarebbe inconcepibile non permettere l’apertura di notte o nei festivi di qualsivoglia attività. In Italia ci sono riusciti in pochi, e con non poche difficoltà; ma si sa che chi ben comincia è a metà dell’opra...

I casi sono due: o siamo di fronte ad un uovo di Colombo o i propugnatori della teoria hanno giocato in anticipo e sono stati in grado di prepararsi una risposta a qualsiasi tipo di dubbio o critica, rendendo la città aperta inespugnabile.
Agli economisti che puntano il dito contro l’antieconomicità dell’operazione, gli uomini di Hagger rispondono, dati alla mano, con ricerche e casistiche illuminanti; perché, ad esempio, investire decine di milioni di lire per attrezzare con sofisticati computer uffici chiusi per più di un terzo della settimana? Permettendo inoltre che le macchine invecchino senza averle mai pienamente sfruttate!
Ai piccoli negozianti, come a quegli imprenditori in preda alla disperazione per essere convinti di non poter assumere altro personale ed essere così costretti a lavorare 24 ore al giorno per combattere la concorrenza, la risposta è affidata ad una semplice sequenza deduttiva: chi offre maggiore possibilità di fare affari guadagna di più, e potrà pure ritirarsi a vita privata, altro che lavorare sempre.
Agli insigni giuristi ed agli interessati sindacalisti che, infine, gridano allo scandalo per la tentata violazione dei diritti dei lavoratori, si snocciolano i calcoli che dimostrano che le ore lavorative settimanali diminuiranno sensibilmente...
Prepariamoci allora a dividere la nostra giornata in 3 o anche 4 turni, mantenendo o anche diminuendo per l’appunto, le ore di lavoro. E nessun problema per i turni notturni: finora si iniziava tutti alle 8, nella nuova città la sirena suonerà alle 6, e poi, dalle 2 in avanti, siano esse del pomeriggio che di notte inoltrata, tutti a casa, o in banca, in palestra, al ristorante, sui tram. Meglio vivere così che in una settimana di otto giorni e due domeniche.
Questo sì che sarebbe sconvolgente.


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