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LA CITTÀ
CHE NON SI FERMA
di Cristiano Casassa Mont Le possibilità delle strutture non
vengono mai sfruttate del tutto: i muri dei negozi, ad esempio
costano, e parecchio, ma senza considerare le festività,
per quasi un terzo della giornata restano chiusi e non danno
alcun vantaggio economico. Lo stesso dicasi per gli impianti
delle fabbriche senza turno di notte. Manodopera sottoutilizzata,
macchinari ammortizzati nel doppio del tempo...
Lidea si chiama Non Stop City e, incredibile
a dirsi, viene dagli Stati Uniti, la grande patria del liberismo.
Louis Michael Hager, direttore della sede romana dellInternational
Development Law Institute, deve essersi infatti chiesto il perché
di tali comportamenti anti-economici visto che la gente, per
strada e non, continua a vivere, muoversi, divertirsi e, soprattutto,
spendere ad ogni ora del giorno e della notte.
Perché, specialmente nelle grandi città darte,
la domenica deve essere off-limits per chi non desideri solamente
mangiare o prendersi un caffè ed un fedele quotidiano?
E perché, durante la settimana, lavorare in così
tanti negli stessi giorni e orari, cioè da lunedi al venerdì
dalle 8 alle 5 di sera? Non sarebbe più comodo estendere
la giornata lavorativa da 8 ore a 24 ore e dividerla in 3 o 4
turni, usufruendo, durante il tempo libero, di servizi offerti
ad un numero più che dimezzato di persone?
Ecco le domande a cui questo modo di vedere lorganizzazione
del lavoro cerca di dare una risposta: la città funzionante
24 ore al giorno. Banche aperte, palestre funzionanti, vetrine
sfavillanti, mezzi pubblici circolanti. Altro che accapigliarsi
sulle 35 ore o sul prolungamento dellapertura dei negozi
fino alle 22! Qui la formula è offrire nuovo lavoro, fare
nuovi affari, vivere diversamente il tempo libero. Non più
tutti insieme appassionatamente, ma ognuno secondo i propri orari.
E se qualcuno fosse portato a pensare alle catene di montaggio
tipo Tempi moderni, beh, si sbaglia. Pensi piuttosto
ai vantaggi, ad esempio, di un traffico diluito durante larco
dellintera giornata e non più bloccato solo alle
7 e alle 18.
In America, afferma Hagger, sarebbe inconcepibile non permettere
lapertura di notte o nei festivi di qualsivoglia attività.
In Italia ci sono riusciti in pochi, e con non poche difficoltà;
ma si sa che chi ben comincia è a metà dellopra...
I casi sono due: o siamo di
fronte ad un uovo di Colombo o i propugnatori della teoria hanno
giocato in anticipo e sono stati in grado di prepararsi una risposta
a qualsiasi tipo di dubbio o critica, rendendo la città
aperta inespugnabile.
Agli economisti che puntano il dito contro lantieconomicità
delloperazione, gli uomini di Hagger rispondono, dati alla
mano, con ricerche e casistiche illuminanti; perché, ad
esempio, investire decine di milioni di lire per attrezzare con
sofisticati computer uffici chiusi per più di un terzo
della settimana? Permettendo inoltre che le macchine invecchino
senza averle mai pienamente sfruttate!
Ai piccoli negozianti, come a quegli imprenditori in preda alla
disperazione per essere convinti di non poter assumere altro
personale ed essere così costretti a lavorare 24 ore al
giorno per combattere la concorrenza, la risposta è affidata
ad una semplice sequenza deduttiva: chi offre maggiore possibilità
di fare affari guadagna di più, e potrà pure ritirarsi
a vita privata, altro che lavorare sempre.
Agli insigni giuristi ed agli interessati sindacalisti che, infine,
gridano allo scandalo per la tentata violazione dei diritti dei
lavoratori, si snocciolano i calcoli che dimostrano che le ore
lavorative settimanali diminuiranno sensibilmente...
Prepariamoci allora a dividere la nostra giornata in 3 o anche
4 turni, mantenendo o anche diminuendo per lappunto, le
ore di lavoro. E nessun problema per i turni notturni: finora
si iniziava tutti alle 8, nella nuova città la sirena
suonerà alle 6, e poi, dalle 2 in avanti, siano esse del
pomeriggio che di notte inoltrata, tutti a casa, o in banca,
in palestra, al ristorante, sui tram. Meglio vivere così
che in una settimana di otto giorni e due domeniche.
Questo sì che sarebbe sconvolgente. |