Speciale - LAVORO

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maggio/giugno 1998

 

 

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APRIR BOTTEGA

di Fabrizio Cellai


C’è un detto che dice “impara l’arte e mettila da parte”, che sembra fatto su misura per gli artigiani. Già, perché ancora oggi, in molti casi si diventa bravi artigiani soltanto dopo molti anni di apprendistato nei quali ogni giorno si impara qualche nuovo segreto del proprio mestiere.
Quello di apprendere il lavoro affiancando una persona più esperta sembra essere la via migliore e quella più seguita da chi si avvicina a queste professioni, anche se una certa visione imprenditoriale si sta affermando nel settore. Il giovane di bottega, in altre parole, non può passare di moda.
Ma chi è oggi l’artigiano, alle soglie del secondo millennio? Esistono tre grandi categorie in cui l’artigianato può essere suddiviso. L’artigianato artistico; quello professionalizzato e, infine, l’artigianato delle piccolissime aziende.
Partiamo dal fondo. Nel settore delle piccole aziende rientrano, tanto per capirci, le imprese di pulizia. Senza nulla togliere a queste attività, bisogna tenere presente che qui si parla di lavoro manuale a tutti gli effetti, senza tante concessioni all’arte. Alcune volte, ma non sempre, chi si trova a operare in questa fascia dell’artigianato, potrà avere la sensazione di venire sfruttato, soprattutto perché c’è l’impressione di non imparare un vero e proprio mestiere.
Ne deriva, affermano i sindacati, un’alta “mortalità aziendale” anche se questo settore, in una città come Torino, rappresenta circa il 60% degli occupati nell’artigianato. Un dato che dovrebbe far riflettere.

L’altro estremo è rappresentato dall’artigianato artistico, una nicchia di mercato dove si trovano i mestieri più antichi, quelli che si tramandano di padre in figlio e per più generazioni.
Sarto, restauratore, ebanista sono solo alcune delle attività che si possono intraprendere frequentando le botteghe di vecchi artigiani che hanno fatto del loro lavoro una passione. Vecchie botteghe dove più che artigiani si trovano veri e propri artisti del legno, del vetro piuttosto che dei tessuti.
In mezzo a queste due categorie troviamo gli artigiani più noti perché è più facile incontrarli: dall’idraulico al meccanico, dall’elettricista all’antennista.
Un settore dove troviamo artigiani e aziende altamente specializzati. Oggigiorno non basta più saper cambiare un rubinetto per essere un buon idraulico; ci va un’alta capacità tecnologica per poter essere competitivi sul mercato. Altrimenti, alla seconda perdita del rubinetto di casa, il signor Rossi cambia idraulico!
C’è da dire che, in questo settore, un ragazzo che ha voglia di fare e prova interesse per il proprio lavoro, alla fine del periodo di apprendistato può affermare di aver imparato un mestiere.
E gli sbocchi professionali? Chiaramente è più facile trovare lavoro accontentandosi, nel settore in cui rientrano le imprese di pulizia dove non è richiesta alcuna dote particolare se non la costanza. Gli altri due campi dell’artigianato, invece, richiedono tanti sacrifici e, almeno all’inizio, offrono salario non proprio esaltanti. Fattori che sicuramente influiscono nelle scelte di molti giovani.
Per diventare restauratori, ad esempio, bisogna maturare la passione per quel lavoro, avere una certa sensibilità artistica, e mettere in cantiere anni di sacrifici. Un buon elettricista deve avere una preparazione adeguata oltre che un periodo di esperienza maturata accanto a persone esperte del settore.

Scendiamo ora più nel dettaglio per capire come ci si avvicina a queste professioni, se ci sono dei corsi da seguire e quali sono le regole da rispettare per svolgere il proprio lavoro.
Un cenno merita l’artigianato artistico, perché se è vero che è sempre più difficile trovare giovani disposti a continuare il mestiere dei padri, soprattutto nelle realtà metropolitane, si tratta comunque di mestieri molto affascinati e che sono ancora oggi molto richiesti dal mercato.
Il restauratore. Chissà che fine hanno fatto i mobili del bisnonno, ci si chiede ogni tanto. Sicuramente non sono andati distrutti, se un restauratore ha potuto metterci le mani sopra.
Tuttavia gli ambiti in cui interviene un restauratore sono molteplici e non si limitano ai mobili antichi: si può specializzare con i gioielli, i dipinti, le ceramiche, i libri, ma anche gli strumenti musicali e le opere architettoniche. Insomma tutte quelle opere d’arte che necessitano di interventi rivolti alla loro conservazione nel rispetto della loro collocazione storica e temporale.
Per apprendere le tecniche del restauro si possono frequentare corsi di formazione e di specializzazione, ma nulla può sostituire il tirocinio e l’esperienza pratica in una bottega dove affinare le proprie abilità artistiche e manuali.
Dunque, è vero che in Italia esistono tre scuole istituite con decreto del Ministero dei Beni culturali che rilasciano un valido titolo per l’esercizio della professione (a Roma, Firenze e Ravenna) e che numerose attività di formazione sono promosse a livello regionale utilizzando i fondi sociali europei. Tuttavia, dicono gli esperti del settore, per imparare bisogna prendere contatto diretto con l’oggetto, saperlo riconoscere per riportarlo allo splendore di una volta.
Per svolgere l’attività in proprio non è richiesto alcun titolo di studio specifico. E’ sufficiente aprire la partita iva, registrarsi alla Camera di Commercio e iscriversi all’Inail. Dopodiché una delle soluzioni più frequenti è quella di iniziare a lavorare con un restauratore già affermato e solo in un secondo momento mettere in piedi un proprio laboratorio di restauro, magari con un amico.

Passiamo ora ai mestieri più comuni perché ci capita spesso di averne bisogno.
L’elettricista. Quello dell’elettricista è un mestiere che richiede, soprattutto oggi, un’adeguata specializzazione e una forte professionalità. Le recenti norme sulla sicurezza imposte per legge (come la n.46 del 5/3/90) impongono all’elettricista di essere tecnico, artigiano e, anche un poco, giurista.
Il “professionista dello spinotto” realizza impianti elettrici nelle abitazioni e nel settore industriale, sempre nel rispetto di normative nazionali ed europee. Si tratta di una figura tecnica che può operare in proprio così come alle dipendenze di un’azienda.
I requisiti per esercitare questa professione, oltre a un’ottima manualità e alla disponibilità a lavorare in orari diciamo non canonici, non sono ferrei. Vale, come sempre, il discorso dell’apprendistato come formazione di base. Non è richiesto alcun titolo di studio specifico, anche se aver frequentato un istituto tecnico industriale per l’elettronica costituisce un indubbio vantaggio. Inoltre, chi fosse sprovvisto di qualsiasi titolo scolastico, deve dimostrare di aver lavorato per almeno 3 anni consecutivi alle dipendenze di un’impresa di installazione di impianti elettrici. Dopodiché ci si può iscrivere all’Albo provinciale delle imprese artigiane e richiedere alla Commissione provinciale per l’artigianato della Camera di Commercio il certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali; solo con tale certificato, che costituisce, è bene ricordarlo, la garanzia per i futuri clienti, si può iniziare l’attività.
Nel caso in cui si volesse svolgere l’attività in proprio, oltre all’iscrizione presso la Camera di Commercio, è obbligatorio aprire la partita iva e regolare la propria posizione con Inps e Inail.
Infine, per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro, gli spazi non mancano se ci si impegna con serietà e si è in possesso di un’ottima competenza professionale che si acquista con l’esperienza.
L’impiantista termoidraulico. E’ la figura dell’artigiano in cui rientra quello che tutti noi conosciamo meglio come idraulico, con qualche mansione in più.
Infatti si occupa della progettazione, realizzazione e del collaudo delle condutture per l’acqua e per il gas, di impianti sanitari, ma anche di impianti centralizzati di riscaldamento o di depurazione dei gas di scarico. L’impiantista installa bruciatori a gasolio e a gas, caldaie, rubinetterie, scaldabagni e dispositivi per lo scarico delle acque piovane. Insomma chi di noi, nella propria vita, potrebbe farne a meno? Nessuno probabilmente.
L’iter formativo segue i canali già visti per il mestiere di elettricista, con particolare attenzione alla pratica e al diploma di perito industriale, indirizzo termotecnica.
Per esercitare la professione è comunque necessario uno dei seguenti requisiti tecnico-professionali: una laurea tecnica specifica; il diploma con relativa specializzazione seguito da un periodo di almeno 1 anno di apprendistato in un’impresa del settore; un attestato di qualifica rilasciato dopo 2 anni continuativi, oppure dopo 3 anni anche non continuativi nell’ultimo quinquennio, di lavoro sempre in un’impresa del settore.
Sarà poi la commissione provinciale per l’artigianato della Camera di Commercio ad accertare tali requisiti e rilasciare il relativo certificato di riconoscimento, grazie al quale si può esercitare la professione.
Il settore dell’artigianato comprende tantissime altre figure. Dal muratore all’imbianchino, dal meccanico al gommista passando per l’elettrauto.
E’ chiaro che ciascuna di queste figure ha caratteristiche specifiche. Tuttavia, si può tranquillamente estendere il discorso che abbiamo fatto per idraulico ed elettricista. Una buona manualità accanto a una preparazione teorico-pratica sono requisiti comuni. L’impegno, la costanza e la professionalizzazione richiesti oggi dal mondo del lavoro sono doti di cui nessun artigiano può fare a meno. Anche il discorso sulla formazione accomuna gli artigiani: esistono scuole non ufficiali pressoché in tutti i settori, ma è il tirocinio triennale la cosa più importante. Infine, dal punto di vista istituzionale, esiste l’albo della commissione provinciale artigianato che raggruppa tutte le professioni e che, in ottemperanza alle leggi di settore, vaglia le domande di iscrizione per l’inizio dell’attività.

Possiamo affermare, dati alla mano, che l’artigianato rappresenta ancora un buon serbatoio occupazionale. Secondo uno studio dell’osservatorio economico dell’artigianato della Provincia di Torino, sono aumentate nel corso del 1997 le categorie degli idraulici e quella degli elettricisti, mentre stabili restano i muratori e in lieve flessione troviamo carrozzieri e falegnami.
Aldilà dei singoli settori, esistono tuttavia problemi da risolvere e il rischio che alcuni mestieri scompaiano non è poi tanto un luogo comune. L’allarme viene lanciato dalla Confartigianato che lamenta soprattutto un’eccessiva incertezza in campo normativo che non favorisce certo i nuovi inserimenti ma che, anzi, ha dato vita al fenomeno di migrazione all’estero di molte piccole aziende artigianali torinesi. E non bisogna andare neppure tanto lontano: lo Stato francese, per esempio, offre a chi vuol mettere in piedi un’attività artigianale l’insediamento gratuito per i primi 3 anni con costi iniziali pari a zero.
Anche in Italia si stanno facendo passi avanti in questa direzione: la Confartigianato piemontese, con il progetto “Fareimpresa”, intende fornire un servizio di consulenza volto a favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali grazie anche alla concessione di finanziamenti agevolati.
Le informazioni si possono raccogliere da più fonti: l’Unione artigiana e confartigianato di Torino e provincia, via Cernaia 20, i sindacati (Cgil-Cisl-Uil), il Centro Informagiovani di via Assarotti 2.


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