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Speciale - LAVORO | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/1998 | ||
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MANTENIAMO
LE DISTANZE di Giovanni Monaco Situazioni già usuali
o che presto potrebbero diventare tali, non stupitevi. Certo, anche il lavoro a distanza ha i suoi problemi. Troppo facile, per le aziende, appaltare tutte le attività "fuori", non assumendo più nessuno e pagando soltanto la singola prestazione a titolo di consulenza professionale. Addio ferie, malattia, previdenza... Il progresso non può voler dire l'abbandono di tutte le conquiste e garanzie (forse troppe per chi è assunto) del lavoratore subordinato. Non per nulla si sta già regolamentando la nuova pratica, che comunque può fornire spunti di flessibilità e occasioni di più facile accesso all'occupazione per tanti giovani. Del resto, ormai, con Internet
e la posta elettronica tutti possono essere telelavoratori: come
un gruppo di giovani redattori torinesi che hanno recentemente
fondato una cooperativa di servizi editoriali. Restano tutto
il giorno nel proprio ufficetto in un antico palazzo della Torino
ottocentesca, ma dialogano via cavo telefonico e computer con
tutti gli editori loro clienti, che riversano i testi da "passare",
da riscrivere, correggere o impaginare. Vengono delineati i principi e le regole che possono essere applicati a tutte le forme di telelavoro: sia quello subordinato che coordinato e continuato. Nel progetto di legge si affrontano anche i problemi dei diritti sindacali e dell'informazione del lavoratore dipendente, nonché la definizione contrattuale di quello parasubordinato. La legge, fortunatamente, rinvia alla contrattazione collettiva il compito di fissare, tenendo conto delle diverse realtà di settore o di impresa, la disciplina degli aspetti specifici dello svolgimento del rapporto lavorativo. A promuovere uno svolgimento e uno sviluppo del telelavoro che tengano conto del punto di vista di chi lo svolgerà e del suo bisogno di garanzie e di relazioni saranno, nelle intenzioni del legislatore, una Commissione per il telelavoro da istituire e un fondo di incentivazione incaricato di concedere finanziamenti a imprese, cooperative e assocazioni, istituti e consorzi anche non profit. Il provvedimento prevede anche
la nascita di commissioni paritetiche nazionali, territoriali
o aziendali, enti bilaterali che gestiscano in modo partecipato
l'applicazione e la gestione del telelavoro. Ce ne sarà,
per esempio, una competente per le imprese non tenute all'applicazione
dei contratti collettivi. Al ministero delle Comunicazioni spetterà
sostenere e promuovere le esperienze di telelavoro, soprattutto
nel Sud, attraverso interventi di riduzione o abbattimento totale
delle tariffe telefoniche. Le Regioni dovranno occuparsi della
regolamentazione e dell'incentivazione di "telecottage",
centri dedicati al telelavoro dove i giovani possano trovare
tutti gli strumenti informatici e telefonici per poter fornire
i propri servigi a tutto il mondo. Troppa attenzione? Le esperienze di lavoro a distanza, del resto, hanno dato ottimi risultati. Come quella dell'Inps, l'ente che dà le pensioni a tantissimi italiani. Gli ispettori dell'Istituto si sono visti consegnare un computer portatile, un fax, un telefonino, una piccola stampante e, in futuro, avranno anche una videocamera. Un kit professionale per essere sempre e ovunque in contatto con le rispettive sedi. Già 200 ispettori lavorano a distanza (recandosi in sede una volta la settimana); altri 1.700 lo faranno entro la fine dell'anno. Con il telelavoro e l'uso delle tecnologie l'Inps ha guadagnato in termini di efficienza ed efficacia del controllo: "L'evasione e la morosità - spiega Fabio Trizzino, direttore generale dell'Inps - si è quasi quintuplicata, si è passati infatti dai 600miliardi annui del '90 agli attuali 2.500, nonostante i controlli attuali siano quantitativamente inferiori a quelli degli anni precedenti. Inoltre, grazie all'incrocio di dati e informazioni, mentre prima la proporzione tra aziende visitate e accertamento dell'illecito era di dieci a tre, oggi è di dieci a otto". Altri casi italiani di ricorso al Telelavoro: il Comune di Roma (altra amministrazione pubblica) che ha regolamentato il rapporto tramite accordi individuali tra il telelavoratore e il suo superiore; in questo caso, si tratta comunque di dipendenti comunali a tutti gli effetti. La Caridata, poi, ha previsto per i propri telelavoristi un orario flessibilissimo: le otto ore vanno rispettate, intendiamoci, ma possono essere spalmate nell'arco di 13 ore, dalle 8 alle 20. La Digital ha imposto una reperibilità di due ore ai propri lavoratori a distanza, mentre la Seat lascia a discrezione del lavoratore l'orario di lavoro a tempo pieno o parziale; sono fissati dall'azienda periodi della giornata in cui il lavoratore dovrà essere reperibile per le comunicazioni con l'azienda. |
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