Speciale - LAVORO

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maggio/giugno 1998

 

ECCO GLI ECOPROFESSIONISTI

di Cristiano Casassa Mont


E' sufficiente osservare la realtà piemontese per capire che, oggi, il comparto industriale è in declino occupazionale: chiusure e licenziamenti non vengono infatti controbilanciati negli stessi settori da nuove assunzioni. Ecco perché è importante investire in quei campi capaci di offrire nuovo lavoro, come turismo e ambiente. Le bellezze artistiche e naturalistiche non mancano, manca semmai la consapevolezza di poter trarre dai flussi turistici occupazione, dunque sostentamento e forse anche ricchezza.
L'altra fonte sicura di occupazione nasce grazie all'accresciuta sensibilità ambientale che si è diffusa sempre più in questi anni e che sta sviluppando una industria di servizi ecologici, di disinquinamento, di consulenze per lo studio dell'impatto ambientale di grandi opere come elettrodotti o ponti così come di opere minori.
Tra le diverse figure professionali che hanno il compito di realizzare questi studi di impatto ambientale o di predisporre modelli di sviluppo per la programmazione del territorio piuttosto che realizzare sistemi di monitoraggio per la salvaguardia dell'ambiente possiamo parlare del geologo, del vulcanologo, dell'ingegnere ambientale e del geotecnico. Il primo, il geologo, effettua esplorazioni e verifiche sui rischi sismici, vulcanici ed idrogeologici causati dal settore edilizio, cioè da costruzioni, dighe, strade, gallerie, ponti, porti, ferrovie. A livello più specifico troviamo il vulcanologo che, come dice chiaramente il nome, ha il compito di effettuare ricerche sulla previsione dei fenomeni eruttivi, monitorare gli eventi sismici e le deformazioni lente del suolo, controllare l'attività dei crateri, informare e allertare la popolazione prima e durante il verificarsi di eventi eruttivi.
Gli ingegneri ambientali sono invece specializzati nella pianificazione e nella gestione territoriale mentre i geotecnici hanno il compito di trovare soluzioni tecniche ai problemi ambientali e, per questo, hanno una formazione che comprende la conoscenza di metodologie rivolte proprio alla risoluzione di problemi specifici come la depurazione ed il disinquinamento, la protezione idrogeologica, la conservazione del suolo, la gestione delle risorse naturali e la pianificazione territoriale.

Altro settore importante è quello legato alla risoluzione dei problemi legati ai disastri ecologici. Il tecnico per il soccorso è una professione che può essere esercitata da un medico, un infermiere, un alpinista, uno speleologo, un vigile del fuoco o un gruppo speciale delle Forze Armate così come un semplice volontario che appartiene ad una delle strutture nazionali previste del Dipartimento per la Protezione Civile. Il disaster manager è invece una figura apparsa per la prima volta negli Stati Uniti presso il Federal Emergency Management Agency, la centrale anticatastrofi americana. E' un professionista in grado di coordinare tutti i gruppi di volontariato e i corpi dello Stato impegnati in attività di soccorso. Il disaster manager, in caso di disastro, deve controllare e organizzare gli interventi del servizio medico e del pronto soccorso, delle unità cinofile, dei mezzi di trasporto disponibili, degli esperti per disinnescare impianti e materiali pericolosi, di chi si cura dei bisogni della popolazione evacuata, delle squadre antincendio, del settore tecnico-scientifico per la riattivazione degli impianti e delle opere pubbliche.
Altra nuova figura professionale è quella dell'ecoauditor, nata con la nuova normativa comunitaria che obbliga le aziende ad un controllo sulla compatibilità tra cicli di lavorazione dei prodotti e protezione dell'ambiente. L'ecoauditor, detto anche "verificatore ambientale d'impresa", verifica e certifica che i processi produttivi siano conformi alla legislazione vigente in conseguenza della sua particolare conoscenza tecnologica e competenza in materia di organizzazione, metodologie e procedure aziendali. Egli conosce le norme tecniche e i sistemi di qualità oltre ad avere una buona padronanza del diritto comunitario ambientale.
Il consulente ambientale, detto anche "tecnico di igiene ambientale del lavoro" esercita la sua attività tenendo informata la propria impresa, sia privata che pubblica, sulla normativa ambientale che la riguarda e stabilendo se detta normativa venga rispettata o meno. Svolge dunque le funzioni preventiva e "risolutiva" dei problemi eventualmente emersi che possono riguardare l'emissione dei rumori, lo smaltimento dei rifiuti, l'inquinamento dell'aria o dell'acqua: il consulente suggerirà le strategie attraverso le quali mettersi in regola e verificherà se le azioni intraprese, ad esempio il sistema di depurazione o l'impianto di insonorizzazione, sia appropriato.
Il manager ambientale è una delle figure emergenti nella moderna gestione aziendale: è il responsabile dei problemi dell'ambiente inerenti all'impresa che partecipa all'elaborazione delle politiche ambientali e garantisce l'applicazione delle norme di legge sull'ambiente e la sicurezza del lavoro. Sua è la responsabilità del perfetto funzionamento del sistema di gestione ambientale attraverso la collaborazione con i diversi livelli organizzativi previsti dall'azienda.
Dal 1991 una legge nazionale obbliga le grandi imprese industriali del settore civile e dei trasporti e le amministrazioni pubbliche a nominare un responsabile per il risparmio energetico, il tecnico per il risparmio ambientale o energy manager. Questo operatore predispone progetti finalizzati ad un uso più razionale dell'energia tra cui il controllo dell'efficienza degli impianti energetici, la gestione degli impianti di riscaldamento e la responsabilità sui contratti di fornitura energetica.
Per motivi di spazio non possiamo approfondire queste professioni e ne abbiamo saltate diverse ma presso Informa Giovani è disponibile la documentazione che, in generale, è in grado di darvi tutta una serie di informazioni pratiche e bibliografiche.


 

IL MENÙ? SCIENZE E MATEMATICA
Camerieri ferratissimi in Matematica e in "Scienza della terra"? In Italia li avremo. Poche conoscenze linguistiche e scarsa esperienza di sala, non importa. Se poi i futuri cuochi, nel corso degli studi, faranno un'esperienza esigua in cucina, pazienza. L'Italia deve puntare sul turismo, si dice sempre,del resto è ovvio.
Ma è troppo facile sfruttare le bellezze naturalistiche, artistiche e le peculiarità enogastronomiche di un Paese bello e vario come l'Italia. Allora, al ministero dell'Istruzione, hanno deciso di complicare per quanto possibile le cose. "L'ultima riforma degli istituti alberghieri - spiega Augusto Grandi del Sole-24 Ore - per i cuochi ha 'tagliato' le ore di cucina da 18 a 3 la settimana. Le lingue, poi, sono state ridotte da tre a due e le ore settimanali sono passate da 15 a sei".
Dopo cinque anni di studi presso un istituto alberghiero "ben pochi sono in grado di affrontare autonomamente l'esperienza lavorativa", continua il giornalista. Il quale, recentemente, ha dato la notizia sulle colonne del proprio giornale di un nuovo progetto di riforma da parte del ministro Luigi Berlinguer: "Che sarà ancora improntato sugli studi teorici, con un'ulteriore riduzione delle esperienze pratiche e delle ore dedicate alle materie specifiche del turismo e dell'accoglienza".
G.Mon.

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