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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/2004 | ||
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ISELT:
UN SERVIZIO PER LE PERSONE TRANSESSUALI Inserimento Sociale e Lavorativo Persone Transessuali, più brevemente "ISELT": è questo il progetto che vede coinvolti il Comune di Torino (Assessorato al Sistema Educativo e alle Politiche di Pari Opportunità - Servizio per il superamento delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere), l'associazione InformaGay, l'associazione Formazione 80 e il Consorzio Sociale Abele Lavoro. di Fabrizio Cellai ISELT, nelle parole dei promotori, ha l'obiettivo di far uscire dall'isolamento cittadine e cittadini, istituzioni e associazioni, attraverso la creazione di un coordinamento permanente territoriale e la messa in rete delle competenze necessarie per affrontare gli aspetti sociali, giudiziari, l'inserimento lavorativo, il sostegno psicologico che coinvolgono le persone transessuali. Il progetto ISELT nasce infatti da un'indagine specifica sulla questione lavoro delle persone transessuali realizzata dall'Ufficio Nuovi diritti della Camera del Lavoro nel 1997 e da una ricerca commissionata nel 2003 dalla città di Torino al Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università di Torino. Ricerche che hanno evid enziato come la realtà sociale e lavorativa delle persone transessuali sia oggetto di discriminazione. Durante la presentazione del progetto alla cittadinanza, Massimo Negarville, uno degli autori della ricerca, ha sottolineato come lo scopo principale del progetto sia quello di "fornire informazione e strumenti di lavoro utili per costruire a Torino un punto di riferimento e d'aiuto alle persone transessuali ponendo una particolare attenzione alla questione del lavoro. Capiti gli intenti del progetto, ci resta da definire con chiarezza il fenomeno. Chi sono le persone transessuali? Quali sono i problemi che più frequentemente incontrano nella loro vita? È un aspetto invisibile della nostra società? Andiamo per gradi, cercando di sgomberare il terreno da possibili luoghi comuni e imprecisioni. Transessuali sono definite quelle persone la cui identità di genere non corrisponde al proprio sesso anatomico. Quindi si sentono uomini imprigionati in un corpo femminile o donne in un corpo maschile. Una parte di queste persone intraprende un percorso di transizione dal sesso anatomico di origine, quello della nascita, a quello corrispondente al proprio sesso psicologico, sentito e vissuto. Accennavamo prima del rischio di pregiudizi. "Mettere in discussione da parte di un soggetto l'appartenenza ad un sesso con un passaggio da un sesso all'altro- afferma George Tabacchi del Consorzio Sociale Abele Lavoro - è causa di forte stigmatizzazione sociale. Le persone transessuali pagano alti costi per questa stigmatizzazione che è particolarmente forte per chi da uomo diventa donna, anche per l'identificazione diffusa delle transessuali con un particolare segmento del mercato della prostituzione". Pregiudizi, dunque, che portano con sé problematiche che impediscono la conduzione di una vita "normale". Vita che vuol dire anche lavoro ed è su questo nodo che il progetto ISELT vuole intervenire. Il lavoro come fonte fondamentale di risorse economiche, ma anche e soprattutto di integrazione sociale. Avere un lavoro stabile e sufficientemente remunerato, risulta particolarmente importante sia per disporre di un'indipendenza economica nelle frequenti situazioni in cui il sostegno della rete familiare è assente, sia per poter far fronte alle ingenti spese che il cambiamento di sesso richiede. L'intenzione di intraprendere l'iter per il cambiamento di sesso implica infatti l'inizio di un percorso complesso che mette in gioco le risorse psicologiche e sociali oltre che quelle economiche della persona. Un percorso che inizia con l'informazione sulle procedure, sui trattamenti e sui risultati possibili nonché sui rischi che le terapie comportano e sull'irreversibilità di alcune di esse. Questa prima fase si può definire psicodiagnostica e porta alla seconda fase, quella della terapia ormonale e del "real life test", cioè condurre uno stile di vita proprio del genere di destinazione. Se l'iter va avanti (non tutti, confermano gli analisti, terminano il processo, in quanto l'obiettivo principale è, sia per gli specialisti che, soprattutto, per gli utenti, il giungere ad un proprio equilibrio psicofisico che non per tutti è rappresentato dall'intervento di adeguamento chirurgico), si arriva alla domanda di autorizzazione all'intervento chirurgico, presentata al tribunale, che può autorizzare con sentenza. Quindi, l'intervento medico chirurgico, e la conseguente rettificazione dei dati anagrafici e del genere, con sentenza del tribunale passata in giudicato. Rettificazione che viene effettuata automaticamente anche nei registri dell'anagrafe. Alla fine del percoso di transizione sono previsti anche degli incontri di "follow-up" per verificare l'inserimento sociale e le condizioni psico-fisiche connesse con l'adeguamento effettuato. Come si vede un percorso lungo, complesso e dispendioso soprattutto per il fatto che l'intervento medico chirurgico a Torino non viene più effettuato in strutture pubbliche (come faceva invece l'ospedale Mauriziano fino al 1997). La ricerca effettuata dall'associazione Formazione 80 su tredici persone transessuali (percorso maschio/femmina) che vivono nel territorio torinese ha delineato alcuni profili professionali e formativi che coinvolgono tali persone. "Le questioni lavorative - spiega ancora Negarville - si presentano assai rilevanti, ma quasi sempre condizionate dai modi in cui ciascuna persona ha elaborato la propria transessualità rispetto a sé e la vive rispetto agli altri. Questo determina verso il lavoro una molteplicità di comportamenti". Infine le caratteristiche delle 23 persone che dal 2000 al 2003 si sono rivolte al consultorio dell'Ospedale Mauriziano. La quasi totalità ha meno di 35 anni, più della metà lavora, predomina la scolarità dell'obbligo, il maggior numero di abbandoni durante il percorso di cambiamento si verifica tra i disoccupati (a causa degli alti costi previsti dal percorso), le prostitute sono solo il 13%.
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| SOMMARIO DI QUESTO NUMERO | |||||||
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