![]() |
scuola | |
|
|
||
| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/2004 | ||
|
|
||
| FACCIAMO
L'EUROPA Europa: non solo più macrospazio geografico, ma una grande nuova Istituzione. Sulla buona strada per vincere una sfida, base della sua creazione nonché della sua più compiuta riuscita: la pace e la mediazione tra gli Stati che ne fanno e ne faranno -attraverso sempre più ambiziosi Piani di allargamento- parte. di Viviana Masi Quasi tre generazioni oggi possono dire di non aver vissuto sulla loro pelle l'orrore del conflitto, quel conflitto che ha portato odio e distruzione sul nostro territorio per ben due volte nell'arco dei soli quarant'anni precedenti la creazione dell'Unione Europea. È inevitabile domandarsi se esista tra i due fenomeni un anche solo parziale rapporto di causa effetto. E i popoli? Dove si collocano nel processo d'integrazione europea? I popoli sono la base essenziale, la condizione senza la quale Europa come entità di valori e sentimenti comuni, Europa di solidarietà e condivisi trascorsi, non esisterebbe. I popoli sono quelli di cui il Trattato che nel 1957 istituì la Comunità Europea auspicava rendere sempre più uniti e coesi. E di quei popoli europei certo sono parte integrante i ventenni di oggi. Quanto la loro generazione deve all'Europa? A parte questo presente senza guerra né prospettive di guerra aperta tra gli Stati di cui sono cittadini, anche tante opportunità, se non fondamentali come la pace, comunque molto importanti: viaggiare mostrando solo un documento d'identità addirittura all'aeroporto, spostarsi liberamente sul territorio europeo per studiare, lavorare, formarsi, sono solo alcuni dei più palesi aspetti della nuova dimensione europea che oggi si possono vivere. Una prospettiva di legalità ulteriore, al di sopra di quella statale. Ma l'Europa, se ai giovani che sono il suo futuro qualcosa chiede indietro, è di guardare a lei con fiducia, interesse, passione e magari anche un po' di spirito critico, per imparare a sentirsi pienamente suoi cittadini. I due aspetti del "dare all'Europa" e del "ricevere dall'Europa" si intersecano tra loro in un unico nodo, perché chi più godrà dei vantaggi dell'essere cittadino europeo, sarà colui che si sente curioso di scoprire quali essi siano; colui che se ne interesserà con curiosità e voglia di vivere quella svolta epocale che piano piano il nostro caro Vecchio Continente sta attraversando, per diventare qualcosa di Nuovo a suo modo, qualcosa che è in evoluzione ogni giorno. Esistono organizzazioni che danno ai giovani opportunità per scoprire ciò che ormai fa parte del loro essere, per vivere la loro condizione di cittadini europei in modo attivo. A livello locale, il punto di riferimento, oltre alle associazioni di carattere primario che promuovono la cittadinanza attiva, sono le Istituzioni provinciali e comunali, e gli Infopoint Europa, grande strumento di informazioni su progetti, iniziative, ma anche sulle istituzioni e la legislazione dell'Unione Europea. Quanto al Comune di Torino, spiega Elena Ortolani, responsabile dell'Area Impegno Civile, Volontariato e Partecipazione: "Tra le finalità della città di Torino c'è quello di sviluppare la partecipazione dei giovani alla cittadinanza attiva, collegata non solo alla città, ma a temi sempre più attuali, come quelli europei: l'Europa è dietro l'angolo, influenza la nostra vita e così quella dei giovani, che così possono partecipare attivamente, non vivere in modo passivo i cambiamenti che stiamo attraversando, dire la loro". Il primo progetto, in cui la Città di Torino è partner di altre cinque in Italia e in Europa (in Francia, Spagna, Portogallo), con capofila Barcellona, è Youth Polis (www.youthpolis.net): gruppi di giovani inseriti in contesti nazionali diversi, s'incontrano e parlano di Europa. Il gruppo di Torino è composto da ragazzi d'età compresa fra i diciotto e i venticinque anni già facenti parte di Terra del Fuoco, associazione che si occupa di problematiche di sviluppo sostenibile a livello sociale. E proprio su questo tema è incentrato il documento che è scaturito dagli incontri dei ragazzi. "Ora dovrebbe partire la parte internazionale, con un forum sul sito internet www.youthpolis.net, per un confronto tra i giovani delle varie città partners; il progetto dovrebbe poi concludersi a settembre con un incontro internazionale a Barcellona e con l'edizione di un libro", spiega Alessandro Givone, coordinatore dei ragazzi del gruppo di Torino. Non solo dialogo tra i giovani ma anche formazione, per LargEurope, un progetto che propone la partecipazione dei giovani alla vita della "gestione della cosa pubblica". Un progetto ad ampio respiro, che non si appiattisce su una sola tematica ma ne sviluppa molteplici, tutte unite da un unico filo conduttore: la cittadinanza attiva. Realizzato dalla Provincia di Torino e dalla Rete italiana degli Infopoint Europa, grazie al contributo della rappresentanza in Italia della Commissione europea, vuole rispondere alla domanda d'informazione dei giovani cittadini sui temi chiave dell'Europa e dei suoi mutamenti: l'allargamento dell'Unione a dieci nuovi Stati, la riforma istituzionale divenuta necessaria, la creazione di uno spazio in cui siano garantite liberà, sicurezza, giustizia. La formazione preliminare alla fase di dibattito tra i partecipanti, lungi dall'essere unidirezionale, ha avuto più che altro la forma del confronto. Gli esperti che hanno dialogato con il nutrito numero di partecipanti "sono stati interlocutori molto pazienti, che hanno saputo comunicare con un gruppo di ragazzi molto desiderosi di capire" racconta Stefano Chicco, coordinatore del Progetto LargEurope per la Provincia di Torino. Un gruppo numeroso: più di 100 ragazzi, italiani, stranieri (magari in Italia per progetti Erasmus), universitari o delle superiori. Hanno lavorato insieme per tre giorni a marzo, e continueranno a farlo in altri Forum, previsti fino a maggio. Come ha funzionato la discussione e il lavoro in un gruppo eterogeneo dal punto di vista della cittadinanza nazionale e da quello dell'età? Molto bene, per quanto risulta dall'entusiasmo di chi l'ha vissuta, da animatore e da partecipante. Davide Bilardi, che ha coordinato il gruppo intitolato "Come coniugare libertà e sicurezza dopo l'11 settembre", si dice soddisfatto della collaborazione fra i ragazzi nei lavori. "Si sono dati una mano: chi aveva più competenze perché magari studente universitario - spiega Davide - ha aiutato i più giovani. La cosa più bella è stato il continuo scambio di opinioni, e trovare in esse non solo la paura ma una prospettiva di coraggio e di grande grinta". Nell'analizzare l'importanza di queste iniziative, Davide considera che "l'Europa è in continua evoluzione e può essere costruita su basi di giustizia: se questi diventano valori dei cittadini europei, saranno anche quelli dell'Europa". Una prospettiva alta, grande, tanto forse da apparire astratta. Ma non bisogna dimenticare che, se quei cittadini siamo noi, per raggiungere quella prospettiva è su di noi che dobbiamo lavorare: il primo passo è la curiosità, il secondo è la partecipazione attiva. Sentenzia Davide: "Così si crea l'Europa, facendola entrare nella mente dei cittadini, creando consapevolezza". E che siamo tutti cittadini, indipendentemente dai nostri interessi o dalla professione svolta, lo spiega bene l'esperienza di una delle partecipanti a LargEurope, la diciannovenne Elisabetta Carnevale: "Studio architettura - dice di sé - ma le tematiche europee mi interessano molto. Questo non è il primo dei progetti a cui partecipo. E consiglierei a tutti i miei coetanei di fare lo stesso. Perché? Semplicemente perché L'Europa ce l'abbiamo in casa, vicinissima. Una dimensione che ci condiziona sempre di più. Vorrei che l'informazione fosse maggiore, vorrei se ne parlasse di più già a scuola; spesso invece il coinvolgimento degli studenti delle superiori a progetti di questo tipo è legato all'interesse di un singolo professore. Comunque - conclude Elisabetta - l'occasione di capire l'Europa, credo sia giusto coglierla quando se ne ha la possibilità". Anche a livello universitario le iniziative non mancano: una in particolare, benché ancora in fase di progettazione, merita di essere ricordata. È in formazione il Comitato scientifico previsto come primo livello di Laboratori di cittadinanza. Composto da docenti universitari di facoltà umanistiche, ha come fine produrre materiale teorico sulla cittadinanza. Il secondo livello del progetto, che si realizzerà successivamente, prevede che il materiale prodotto sia utilizzato in esperienze di formazione partecipata. Da sottolineare come nasce l'idea di "Laboratori di cittadinanza": dall'iniziativa di un gruppo di studenti di facoltà umanistiche, che si è espressamente rivolto al Settore Gioventù del Comune di Torino con un'offerta di collaborazione sul tema.
|
|||||||||
| SOMMARIO DI QUESTO NUMERO | |||||||
|
|
|||||||
|
|||||||
|
|||||||