![]() |
sport | |
|
|
||
| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/2004 | ||
|
|
||
![]()
|
ATHLESIS.
ESERCIZIO ATLETICO C'è l'antica Grecia, terra di cultura, storia e conoscenza, all'origine dell'Atletica, madre di ogni disciplina sportiva e antica quasi quanto l'uomo, obbligato dalla natura e dal proprio destino a misurarsi con velocità, balzi e lanci trasformati in competizione, confronto agonistico al quale tutto l'odierno movimento sportivo si richiama. di Marco Volpatto Atene e Sparta e Creta discutevano di filosofia politica ed esaltavano le gesta di eroi in carne e ossa che vincevano (o perdevano, e in quel caso nessuno li cantava) gare e battaglie, Olimpiadi e guerre, duelli e maratone. Atletes, atleti sono oggi i praticanti di tutte le discipline sportive le quali hanno, nella propria radice, i gesti tecnici fondamentali nati nell'Atletica. Tre categorie di gara per 24 specialità tra lanci, salti e corsa, quest'ultima frammentata in velocità, mezzofondo, fondo, maratona e marcia. Quattro lanci: il disco - già presente alle Olimpiadi del 708 A. C. - e il giavellotto, il peso e il martello, quest'ultimo precluso alle donne, ci sono stati tramandati da Omero il quale racconta di gare tra soldati durante l'assedio di Troia. Un uomo solo al comando dei lanci italiani, Adolfo Consolini, capace di lanciare il disco sulla luna e sull'oro olimpico. Forza di gravità e resistenza dell'aria sono gli avversari da battere nei salti, lungo, triplo, alto e asta. Gli ultimi due prevedono il superamento di un'asticella poggiata su due staggi: l'asta è una sorta di catapulta capace di raccogliere l'energia derivante da velocità, peso e forza dell'atleta e spingerlo verso il cielo. Il lungo è una battaglia contro il vento, concentrazione, ritmo, calcolo delle spinte, mentre il triplo è sport per specialisti, gente leggera e potente, libellule, non per nulla da qualche tempo appannaggio anche delle donne. Ogni specialità di salto è competizione avvincente. Per longevità è il secondo mestiere del mondo: la corsa, praticata prima ancora della parola, del calcolo, della costruzione, per secoli ha significato caccia, guerra, fuga, poi lentamente si è trasformata in passione, benessere, amore per la fatica gioiosa dello sport senza null'altro, niente palloni, niente attrezzi, niente macchine, solamente strada che scivola via sotto i piedi. L'Atletica ha fatto della corsa il settore più spettacolare e più praticato, dalla base al vertice. Le gare di fondo, 10.000, 5.000 metri, e tremila siepi, oltre alla marcia (20 o cinquanta chilometri), sono prove per veri stacanovisti dello sport, fatiche immense, interminabili, arrivare al traguardo è già considerato un successo. A Maratona, in Grecia, l'esercito ellenico ottenne una grande vittoria della quale Milziade portò notizia ad Atene per morirvi dopo aver percorso senza soste i 42 chilometri e 125 metri che lo separavano dalla gloria eterna e che oggi rappresentano la misura della specialità più avvincente, quella che, tra gli applausi del popolo, chiude l'Olimpiade con il giro della pista e della vita. La categoria "mezzofondo" contempla le gare sul miglio, i millecinquecento e gli ottocento metri, qualcuno ci ficca dentro i 400 piani che altri inseriscono nelle prove veloci poiché il "giro della morte" viene coperto a velocità che la medicina sportiva contemporanea non riesce a spiegare. Rischio, potenza e controllo sono l'essenza della velocità. C'è tutto nelle gare veloci, la tv ne ha fatto l'emblema dell'Atletica, il circuito più ambito e pagato. 100, 200 metri, 110 ostacoli (100 per le donne) e, appunto, 400 piani e ad ostacoli, oltre alle staffette, 4 x 100 e 4 x 400 che sono uno spettacolo nello spettacolo. Le femminucce nell'Heptathlon e i maschietti nel Decathlon si cimentano nella summa maxima dell'Atletica, 100, 200 e 800 metri, tiro, salto in alto e in lungo, lanci, maratona, due giorni filati di calvario, non si capisce cos'abbiano fatto di male. A lato delle attività da stadio vi è il vasto mondo delle gare di cross, campestri, corse in salita, stracittadine e discipline miste nelle quali l'atletica entra in parte, come il triathlon (nuoto, bici e corsa), praticate a livello amatoriale da migliaia di appassionati. Proprio da questi ambiti sono scaturiti i grandi nomi dell'atletica piemontese, Damilano, Arese e Stefano Baldini su tutti. Che sport L'Atletica, e che interpreti: il figlio del vento Carl Lewis, Bob Beamon, Marion Jones, Valery Borzov, Dorando Pietri, Juantorena, Gabriella Dorio e altre centinaia, migliaia di atleti che hanno corso, saltato, lanciato questo sport nell'Olimpo da cui tutto ha avuto inizio. La gara più bella della storia? Non abbiamo dubbi, fu quella che vide il nerissimo americano Jesse Owens trionfare nella prova del salto in lungo dentro la tana del lupo, l'Olimpiastadium di Berlino dove Hitler, nel 1936, intendeva celebrare la propria persona e il mito della razza mentre l'Europa e il mondo galoppavano verso la più grande delle tragedie alimentata proprio da simili fesserie. La competizione fu avvincente, Owens, già padrone dei tre ori della velocità portò a casa, di fronte a centomila spettatori e ai cineoperatori di tutto il mondo, anche quell'ultima gara. Il führer sloggiò stizzito rifiutandogli le congratulazioni. Atletica docet, peccato che nessuno abbia voluto imparare nulla. L'uomo più importante dell'Atletica? Anche qui non abbiamo dubbi: è Primo Nebiolo, senza dubbio l'uomo simbolo dell'Atletica italiana, ancor più di Mennea, Ortis, Cova o Levorato. Nebiolo, sportivo dell'umanità e uomo di sport, torinese DOC, una vita dedicata all'Atletica nazionale e mondiale, ha presieduto, unico italiano, la Federazione Internazionale di Atletica leggera ma è stato anche membro del CIO e del Coni, credente e praticante dello sport e dei suoi valori più profondi, atleta modesto (sette metri nel lungo) ma dirigente campione nonostante avversari e infortuni. Gli rimproveravano la voglia di emergere. Considerava figli suoi i campioni che aveva contribuito a portare al successo insieme ad una disciplina seguita in Italia da pochi appassionati: dal riottoso Mennea alla Simeoni, dal critico Berruti, ai quasi conterranei Damilano e Arese, e poi Gabriella Dorio, Panetta, Bordin. Campioni mondiali e olimpici che hanno fatto diventare importante l'atletica italiana moderna. Il suo capolavoro organizzativo furono i mondiali del 1987 a Roma: per dieci giorni la città fu stregata da quell'avvenimento, allo stadio olimpico si contavano cinquantamila spettatori a sera, l'atmosfera ricordava quella delle Olimpiadi del '60. Ha messo in gioco il suo grande prestigio e forse anche per merito suo la nostra città si è vista assegnare le Olimpiadi della neve. Oggi non c'è più. Ci manca, Primo Nebiolo, manca soprattutto a Torino. Dalle nostre parti, nonostante da anni manchino risultati di livello e non abbondino le giovani leve, tentate da discipline più ricche di visibilità, denaro e speranze di gloria imperitura il più delle volte deluse, il movimento Atletica gode di salute discreta. Le molte società presenti sul territorio garantiscono, attraverso l'organizzazione in categorie, la possibilità di partecipare, allenarsi, gareggiare, giocare, tifare da zero a novant'anni e di usufruire di strutture capaci e bene organizzate. La SUISM, l'Università dello Sport (Torino, P.za Bernini 12), tra le discipline obbligatorie ha lo studio degli aspetti tecnici e culturali dell'Atletica, parte integrante di una materia ricca di fascino e storia come nessun'altra. È un segnale importante, lo raccolgano sponsor, aziende e amministratori, avvisati, ergo mezzo salvati.
|
||||||||||||
| SOMMARIO DI QUESTO NUMERO | |||||||
|
|
|||||||
|
|||||||
|
|||||||