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Info
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Premio
Pieve: è possibile inviare entro il 15 dicembre 2004
il proprio diario, epistolario o memoria all'Archivio di Pieve
Santo Stefano. Per le modalità precise si deve contattare
la segreteria dell'Archivio Diaristico Nazionale tel. 0575.797730,
oppure consultare il sito www.archiviodiari.it.
Primapersona: è la rivista dell'Archivio Diaristico,
che dà voce ai diari ed affronta le tematiche relative
all'autobiografia. A Torino è in vendita presso le librerie
Feltrinelli e Comunardi.
Libera Università dell'Autobiografia: si occupa
di ricerca, formazione e diffusione della cultura della memoria
e della scrittura personale. Il sito www.lua.it. |
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CARO
DIARIO
"Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho mai potuto
fare con nessuno, e spero che sarai per me un gran sostegno".
Così, rivolgendosi alla prima pagina bianca, Anna Frank affidava,
in modo solenne, i segreti e le inquietudini di adolescente a quello che
sarebbe divenuto il diario più famoso e toccante della nostra storia
contemporanea. In queste poche righe sussurrava la sua richiesta d'aiuto,
stabilendo con il suo quaderno, un'alleanza, un'intesa che sarà
interrotta tragicamente dalla brutale irruzione della polizia tedesca
nell'alloggio segreto. Il diario tacque sino alla fine della guerra e
al suo ritrovamento.
di
Mario Speranza
Così spesso nella storia dell'umanità il diritto di raccontare
e di essere ascoltati è stato calpestato. Lo strumento di oppressione
più usato è quello di imporre il silenzio. Il diario di
Anna Frank, che diventò una delle più importanti testimonianze
di denuncia della Shoah, è una delle tante storie spezzate che
sono giunte sino a noi attraverso le lettere e gli scritti dolorosi di
chi ha patito guerra e persecuzioni; di chi ha combattuto per un ideale
di democrazia, per riscattare la propria condizione sociale nelle fabbriche,
nelle campagne, in famiglia. La nostra coscienza civile si è formata
grazie a queste verità, migliaia di storie si sono fissate nella
memoria collettiva difendendola da ogni tentativo di imporre una "storia
ufficiale".
Spesso si scrive della propria vita per esorcizzare le paure, o semplicemente
perché il peso della propria esistenza è troppo grande e
non può essere spartito con nessuno.
Il diario può rappresentare un aiuto per superare un brutto momento,
per rimarginare ferite e cercare un senso a storie di vite malandate.
La scrittura diventa terapia e salvezza, con essa ci si interroga sul
significato dell'esistenza e delle esperienze vissute, magari facendo
emergere ed affrontando il ricordo delle offese e della violenza del passato.
La nostra vita allora è tutta lì, nero su bianco, con tutti
gli elementi per provare a capirla, accettarla o forse cambiarla.
Ma le storie che meritano di essere raccontate non sono solo quelle che
segnano in modo drammatico le esistenze. In molti casi si tratta di vicissitudini
che si spiegano con il lessico amoroso di un intenso epistolario, o le
avventure riportate fitte fitte nelle righe della Moleskine di un viaggiatore.
Ci sono poi le pagine di chi è partito per il sud del mondo, mettendo
alla prova il proprio entusiasmo nel tentativo di combattere povertà
e ingiustizia. Quelle di chi ha voluto condividere con un altro popolo
il sogno effimero di una rivoluzione.
Raccontare è rivivere. La narrazione attiva la memoria di chi ha
vissuto l'esperienza, e l'immaginazione di chi è interessato a
conoscere quella storia. I fatti e le emozioni scorrono davanti agli occhi
e nelle menti degli uni e degli altri, in una comunione virtuale da cui
l'autore si attende, a seconda: comprensione, biasimo, ammirazione.
L'archivio Diaristico Nazionale
Noi tutti siamo strettamente legati alla storia della nostra vita. Ma
ciò non significa che siamo chiusi nel nostro mondo. E' però
importante che tutti abbiano la consapevolezza che l'unico modo per
non richiuderci su noi stessi è ascoltare, con autentica partecipazione,
le storie di chi ci sta intorno.
Del resto nella storia della nostra vita non siamo soli, e noi stessi
siamo attori nelle storie degli altri.
Pieve Santo Stefano, un piccolo paese dell'Appennino tosco emiliano,
è diventato dal 1984 la Città del Diario. Qui, per volontà
di Saverio Tutino (tra i fondatori del quotidiano La Repubblica) è
sorto l'Archivio Diaristico Nazionale.
Entrando nei suoi locali, ci colpisce immediatamente il profondo senso
di intimità prodotto da tutte quelle teche che conservano i manoscritti
più preziosi, ma soprattutto dal grande lenzuolo da corredo di
Clelia Marchi che, all'età di anni 72, ha voluto utilizzarlo
per narrare, con scrittura tremolante, della sua vita di contadina,
del lavoro, dei sacrifici. In ogni rigo un riferimento a suo marito
morto da circa vent'anni. Insomma la sua storia, come afferma lei "Solo
verità, gnanca na busia". Qui è possibile leggere
e conoscere circa 5000 storie di vita.
Tra gli argomenti maggiormente ricorrenti ci sono: la famiglia, l'infanzia,
la giovinezza, l'amore, il lavoro, la scuola, l'amicizia, la grande
guerra.
Ecco Maddalena M. con la storia dei suoi vent'anni di violenze, prima
gli abusi del padre e poi le botte del marito. Un calvario senza fine
che va dalla Sardegna alla Germania degli emigranti, dove risiede attualmente
con il nuovo marito e tre figli.
E poi troviamo Raul R. che racconta della sua gioventù trascorsa
a lavorare in una miniera del Belgio. Il Lavoro è duro e rischioso.
Qui diventa amico dei cavalli e dei topi che sono per lui l'unica compagnia
vivente nel fango dei pozzi. Racconta però anche della gioia
di rivedere il giorno: correre a ubriacarsi, sfoggiare abiti nuovi nelle
"promenades", conoscere delle ragazze.
Giovanni T. è un giovane con alle spalle un matrimonio fallito
che gli causa ancora sofferenza. Parte con gli amici per l'India dove
spera di ritrovare una nuova serenità, aiutato anche dall'uso
delle droghe. In India, se alcuni aspetti lo affascinano, altri lo fanno
sentire fuori posto. Decide allora di anticipare il suo rientro in Italia
per riabbracciare il proprio figlioletto. Se dapprima è convinto
di aver ritrovato un nuovo equilibrio, successivamente deve ammettere
che il suo isolamento lo rende incapace di lasciarsi andare a nuovi
sentimenti.
Marinella C., con decine di pacifisti, decide di partire per l'Iraq
poche ore prima della "fine della pace". E' la cronaca della
paura e della normalità della guerra. Sotto le bombe si confrontano
le contraddizioni e le utopie dei pacifisti, mentre il senso d'impotenza
si fa largo tra i lutti che ogni giorno si consumano.
Infine vi sono i taccuini di Vauro in Afghanistan. Le strisce dal tratto
ironico e pungente, disegnate su un semplice taccuino a quadretti, accompagnano
gli appunti del giornalista e disegnatore satirico, in visita all'ospedale
di Emergency nella valle del Panshir, durante i bombardamenti messi
in atto dalle forze americane.
Tutti i documenti custoditi presso l'Archivio Diaristico sono liberamente
consultabili; unica eccezione sono gli scritti che potranno essere resi
pubblici solo tra alcuni anni, per volontà espressa dagli autori.
Un sistema informatico di schedatura consente di individuare il testo
di interesse attraverso circa 40 voci. Tra i maggiori fruitori dell'Archivio
Diaristico ci sono gli studenti che preparano una tesi di laurea o il
dottorato di ricerca, ma non solo
I diari della Sacher
Da alcuni anni Nanni Moretti (chi poteva altrimenti se non il regista
di Caro Diario) ha puntato la sua macchina da presa sulle pagine dei
diari di Pieve. Alcuni autori di questi diari si sono trovati sul set
cinematografico per dare voce e un volto a quelle storie, descrivere
le emozioni e le motivazioni che li hanno spinti a raccontare la propria
vicenda umana.
I registi della casa cinematografica di Moretti (Sacher Film) ne hanno
fatto dei cortometraggi che sono stati trasmessi dalla Rai e presentati
alla Mostra del Cinema di Venezia e al festival di Locarno. Il progetto
della Sacher Film è quello di narrare una storia del nostro paese
attraverso episodi significativi e racconti di vita di persone comuni.
Per il suo impegno nel divulgare le memorie autobiografiche dell'Archivio
Diaristico, nel 2002 Nanni Moretti è stato insignito della Cittadinanza
Onoraria di Pieve Santo Stefano.
Il Premio Pieve
Per incentivare l'afflusso degli scritti autobiografici, ogni anno l'Archivio
Diaristico di Pieve bandisce un concorso a cui può partecipare
chiunque abbia uno scritto inedito in forma di diario, epistolario,
memoria. Una commissione di lettura, composta da volontari del luogo,
sceglie ed effettua una selezione tra i centocinquanta testi ammessi
al concorso ogni anno. Dieci testi finalisti vengono sottoposti alla
lettura e al giudizio della giuria nazionale. Sono molto apprezzati
i testi che conservano le caratteristiche di naturalezza e sincerità
(inclusi eventuali errori di ortografia).
Il premio consiste in 1000 euro e la pubblicazione del testo. Alla premiazione,
cui sono invitati gli autori, la piccola cittadina si anima di eventi
collaterali, raccolte piazzette diventano piccoli salotti di lettura,
talora con accompagnamenti musicali.
Tutti i testi vengono catalogati e depositati presso l'Archivio. Naturalmente
è possibile inviare il proprio scritto pur non volendo partecipare
al concorso. A ciascun autore viene inviato un certificato in cui si
attesta, in modo insigne, che: "L'opera è depositata presso
l'Archivio e conservata per la memoria degli Italiani".
"Si lasci dunque a ognuno il diritto di raccontare i fatti suoi
a modo suo" (Fontamara, I. Silone).
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