InformaGiovani cultura

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/2004

maggio/giugno 2004





ragazza che scrive al diario



Info
Premio Pieve: è possibile inviare entro il 15 dicembre 2004 il proprio diario, epistolario o memoria all'Archivio di Pieve Santo Stefano. Per le modalità precise si deve contattare la segreteria dell'Archivio Diaristico Nazionale tel. 0575.797730, oppure consultare il sito www.archiviodiari.it.

Primapersona: è la rivista dell'Archivio Diaristico, che dà voce ai diari ed affronta le tematiche relative all'autobiografia. A Torino è in vendita presso le librerie Feltrinelli e Comunardi.

Libera Università dell'Autobiografia: si occupa di ricerca, formazione e diffusione della cultura della memoria e della scrittura personale. Il sito www.lua.it.

CARO DIARIO
"Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che sarai per me un gran sostegno".
Così, rivolgendosi alla prima pagina bianca, Anna Frank affidava, in modo solenne, i segreti e le inquietudini di adolescente a quello che sarebbe divenuto il diario più famoso e toccante della nostra storia contemporanea. In queste poche righe sussurrava la sua richiesta d'aiuto, stabilendo con il suo quaderno, un'alleanza, un'intesa che sarà interrotta tragicamente dalla brutale irruzione della polizia tedesca nell'alloggio segreto. Il diario tacque sino alla fine della guerra e al suo ritrovamento.

di Mario Speranza

Così spesso nella storia dell'umanità il diritto di raccontare e di essere ascoltati è stato calpestato. Lo strumento di oppressione più usato è quello di imporre il silenzio. Il diario di Anna Frank, che diventò una delle più importanti testimonianze di denuncia della Shoah, è una delle tante storie spezzate che sono giunte sino a noi attraverso le lettere e gli scritti dolorosi di chi ha patito guerra e persecuzioni; di chi ha combattuto per un ideale di democrazia, per riscattare la propria condizione sociale nelle fabbriche, nelle campagne, in famiglia. La nostra coscienza civile si è formata grazie a queste verità, migliaia di storie si sono fissate nella memoria collettiva difendendola da ogni tentativo di imporre una "storia ufficiale".
Spesso si scrive della propria vita per esorcizzare le paure, o semplicemente perché il peso della propria esistenza è troppo grande e non può essere spartito con nessuno.
Il diario può rappresentare un aiuto per superare un brutto momento, per rimarginare ferite e cercare un senso a storie di vite malandate. La scrittura diventa terapia e salvezza, con essa ci si interroga sul significato dell'esistenza e delle esperienze vissute, magari facendo emergere ed affrontando il ricordo delle offese e della violenza del passato. La nostra vita allora è tutta lì, nero su bianco, con tutti gli elementi per provare a capirla, accettarla o forse cambiarla.
Ma le storie che meritano di essere raccontate non sono solo quelle che segnano in modo drammatico le esistenze. In molti casi si tratta di vicissitudini che si spiegano con il lessico amoroso di un intenso epistolario, o le avventure riportate fitte fitte nelle righe della Moleskine di un viaggiatore. Ci sono poi le pagine di chi è partito per il sud del mondo, mettendo alla prova il proprio entusiasmo nel tentativo di combattere povertà e ingiustizia. Quelle di chi ha voluto condividere con un altro popolo il sogno effimero di una rivoluzione.
Raccontare è rivivere. La narrazione attiva la memoria di chi ha vissuto l'esperienza, e l'immaginazione di chi è interessato a conoscere quella storia. I fatti e le emozioni scorrono davanti agli occhi e nelle menti degli uni e degli altri, in una comunione virtuale da cui l'autore si attende, a seconda: comprensione, biasimo, ammirazione.

L'archivio Diaristico Nazionale
Noi tutti siamo strettamente legati alla storia della nostra vita. Ma ciò non significa che siamo chiusi nel nostro mondo. E' però importante che tutti abbiano la consapevolezza che l'unico modo per non richiuderci su noi stessi è ascoltare, con autentica partecipazione, le storie di chi ci sta intorno.
Del resto nella storia della nostra vita non siamo soli, e noi stessi siamo attori nelle storie degli altri.
Pieve Santo Stefano, un piccolo paese dell'Appennino tosco emiliano, è diventato dal 1984 la Città del Diario. Qui, per volontà di Saverio Tutino (tra i fondatori del quotidiano La Repubblica) è sorto l'Archivio Diaristico Nazionale.
Entrando nei suoi locali, ci colpisce immediatamente il profondo senso di intimità prodotto da tutte quelle teche che conservano i manoscritti più preziosi, ma soprattutto dal grande lenzuolo da corredo di Clelia Marchi che, all'età di anni 72, ha voluto utilizzarlo per narrare, con scrittura tremolante, della sua vita di contadina, del lavoro, dei sacrifici. In ogni rigo un riferimento a suo marito morto da circa vent'anni. Insomma la sua storia, come afferma lei "Solo verità, gnanca na busia". Qui è possibile leggere e conoscere circa 5000 storie di vita.
Tra gli argomenti maggiormente ricorrenti ci sono: la famiglia, l'infanzia, la giovinezza, l'amore, il lavoro, la scuola, l'amicizia, la grande guerra.
Ecco Maddalena M. con la storia dei suoi vent'anni di violenze, prima gli abusi del padre e poi le botte del marito. Un calvario senza fine che va dalla Sardegna alla Germania degli emigranti, dove risiede attualmente con il nuovo marito e tre figli.
E poi troviamo Raul R. che racconta della sua gioventù trascorsa a lavorare in una miniera del Belgio. Il Lavoro è duro e rischioso. Qui diventa amico dei cavalli e dei topi che sono per lui l'unica compagnia vivente nel fango dei pozzi. Racconta però anche della gioia di rivedere il giorno: correre a ubriacarsi, sfoggiare abiti nuovi nelle "promenades", conoscere delle ragazze.
Giovanni T. è un giovane con alle spalle un matrimonio fallito che gli causa ancora sofferenza. Parte con gli amici per l'India dove spera di ritrovare una nuova serenità, aiutato anche dall'uso delle droghe. In India, se alcuni aspetti lo affascinano, altri lo fanno sentire fuori posto. Decide allora di anticipare il suo rientro in Italia per riabbracciare il proprio figlioletto. Se dapprima è convinto di aver ritrovato un nuovo equilibrio, successivamente deve ammettere che il suo isolamento lo rende incapace di lasciarsi andare a nuovi sentimenti.
Marinella C., con decine di pacifisti, decide di partire per l'Iraq poche ore prima della "fine della pace". E' la cronaca della paura e della normalità della guerra. Sotto le bombe si confrontano le contraddizioni e le utopie dei pacifisti, mentre il senso d'impotenza si fa largo tra i lutti che ogni giorno si consumano.
Infine vi sono i taccuini di Vauro in Afghanistan. Le strisce dal tratto ironico e pungente, disegnate su un semplice taccuino a quadretti, accompagnano gli appunti del giornalista e disegnatore satirico, in visita all'ospedale di Emergency nella valle del Panshir, durante i bombardamenti messi in atto dalle forze americane.
Tutti i documenti custoditi presso l'Archivio Diaristico sono liberamente consultabili; unica eccezione sono gli scritti che potranno essere resi pubblici solo tra alcuni anni, per volontà espressa dagli autori. Un sistema informatico di schedatura consente di individuare il testo di interesse attraverso circa 40 voci. Tra i maggiori fruitori dell'Archivio Diaristico ci sono gli studenti che preparano una tesi di laurea o il dottorato di ricerca, ma non solo…

I diari della Sacher
Da alcuni anni Nanni Moretti (chi poteva altrimenti se non il regista di Caro Diario) ha puntato la sua macchina da presa sulle pagine dei diari di Pieve. Alcuni autori di questi diari si sono trovati sul set cinematografico per dare voce e un volto a quelle storie, descrivere le emozioni e le motivazioni che li hanno spinti a raccontare la propria vicenda umana.
I registi della casa cinematografica di Moretti (Sacher Film) ne hanno fatto dei cortometraggi che sono stati trasmessi dalla Rai e presentati alla Mostra del Cinema di Venezia e al festival di Locarno. Il progetto della Sacher Film è quello di narrare una storia del nostro paese attraverso episodi significativi e racconti di vita di persone comuni.
Per il suo impegno nel divulgare le memorie autobiografiche dell'Archivio Diaristico, nel 2002 Nanni Moretti è stato insignito della Cittadinanza Onoraria di Pieve Santo Stefano.

Il Premio Pieve
Per incentivare l'afflusso degli scritti autobiografici, ogni anno l'Archivio Diaristico di Pieve bandisce un concorso a cui può partecipare chiunque abbia uno scritto inedito in forma di diario, epistolario, memoria. Una commissione di lettura, composta da volontari del luogo, sceglie ed effettua una selezione tra i centocinquanta testi ammessi al concorso ogni anno. Dieci testi finalisti vengono sottoposti alla lettura e al giudizio della giuria nazionale. Sono molto apprezzati i testi che conservano le caratteristiche di naturalezza e sincerità (inclusi eventuali errori di ortografia).
Il premio consiste in 1000 euro e la pubblicazione del testo. Alla premiazione, cui sono invitati gli autori, la piccola cittadina si anima di eventi collaterali, raccolte piazzette diventano piccoli salotti di lettura, talora con accompagnamenti musicali.
Tutti i testi vengono catalogati e depositati presso l'Archivio. Naturalmente è possibile inviare il proprio scritto pur non volendo partecipare al concorso. A ciascun autore viene inviato un certificato in cui si attesta, in modo insigne, che: "L'opera è depositata presso l'Archivio e conservata per la memoria degli Italiani".
"Si lasci dunque a ognuno il diritto di raccontare i fatti suoi a modo suo" (Fontamara, I. Silone).

 
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO  
 

Archivio
ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave