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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/2004 | ||
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FISSO ADDIO! "Il posto fisso non esiste più È necessario abituarsi all'idea di una maggior flessibilità, ad una situazione di precariato costante. Bisogna essere maggiormente 'imprenditori di sé stessi' " di Sergio Capelli Sono questi i messaggi che sempre più sovente arrivano alle orecchie delle nuove generazioni che si affannano, sempre più spesso inutilmente, alla ricerca di un impiego che possa dar loro delle sicurezze, una stabilità tale da poter "prendere il volo" e costruirsi una vita propria, magari anche una famiglia "Ma come faccio? - si chiede Francesco, 26 anni, una laurea umanistica sulle spalle, e nessun lavoro "fisso" - Mi sono laureato l'anno scorso, ma lavoro ormai da tre anni. E a parlare di lavoro mi trovo sempre in imbarazzo. In realtà faccio di tutto: dalle piccole collaborazioni giornalistiche, alla revisione di testi e saggi per piccole case editrici, al web content editor per alcune piccole ditte che forniscono servizi in rete. E quando ancora i soldi non bastano, passo le mie serate fra i tavoli di una birreria a fare il cameriere Ma non posso ancora dire di avere un lavoro. Ne ho molti, ma contemporaneamente nessuno potrei trovarmi da un giorno all'altro completamente disoccupato! Come a tutti i ragazzi della mia età, anche a me piacerebbe molto (anzi, ne sento proprio l'esigenza) staccarmi dalle gonne materne, trovarmi una casa tutta mia, magari da condividere con la mia ragazza, ma in queste condizioni mi sembra un salto nel vuoto troppo rischioso: se mi trovassi nella condizione di non essere in grado di mantenermi cosa faccio? Torno a casa da mammà e papà, sancendo così un fallimento difficile da digerire?" Una situazione comune a molti, vero Francesco? "Per quello che vedo io una situazione comune a tutti i ragazzi e le ragazze che hanno studiato con me e che ho frequentato durante l'università - risponde -. Mi sembra incredibile aver studiato per tutta una vita, per poi trovarmi in questa condizione. Molti continuano a dire che è una questione di 'congiunture economiche negative', di un momento no di tutto il sistema economico mondiale e, a maggior ragione italiano. Io questo non lo so, non sono un economista e so solo che quello che più scoraggia è che, a guardarmi intorno, vedo sempre più gente nella mia situazione e sempre minori segni di cambiamento verso una situazione migliore. Il posto di lavoro ormai lo si trova solo attraverso conoscenze, spinte e 'raccomandazioni' più che un salto verso il futuro sembra un triste ritorno al passato, alla storia recente del nostro Paese." conclude sfiduciato ed arrabbiato Francesco. Parliamo allora con Anna. Ventinove anni, un posto fisso in un'agenzia assicurativa, un sacco di esperienze lavorative alle spalle, di ogni tipo. "Ho lavorato come cameriera in birrerie e pizzerie, ho fatto l'operatrice in tre call center, la commessa in videoteca e in negozi di abbigliamento. Sempre con contratti a termine, collaborazioni coordinate continuative (i famigerati co.co.co. ndr), assunzioni come apprendista ma spesso in nero. Ovviamente non per scelta mia, anzi mio padre è sempre stato iscritto al sindacato, ed ha sempre tenuto molto alla correttezza vi lascio immaginare quale possa essere stata la sua faccia quando gli ho detto che lavoravo, sì ma in nero. Lui è sbiancato. Ma le alternative non sono molte: dietro di te, quando cerchi un lavoro, c'è una fila interminabile di persone nella tua stessa condizione, che sono pronte ad accettare qualsiasi compromesso. E questo chi offre lavoro lo sa perfettamente. Tanto da potersi permettere di proporre orari, condizioni lavorative e retribuzioni al di fuori da qualsiasi standard qualcuno che abbia bisogno tanto da accettarle lo trovano di sicuro". Ora però Anna ha un posto fisso "Sì, ora sì. Un'assunzione a tempo indeterminato che mi ha permesso di cercare casa, di mettere in piedi, finalmente, la mia vita. Ma prima di arrivare qui è stata veramente dura. Sballottati da un posto ad un altro, con le mansioni più differenti, nelle condizioni più difficili". Il posto fisso un miraggio per molti, Anna, svelaci il tuo segreto: come hai fatto? "Credo che l'importante sia non smettere mai di cercare. Gettare ami in giro di continuo. Sinceramente credo poco alle spedizioni 'massive' di curricula alla cieca, credo molto di più alle relazioni personali. Il fatto che l'agenzia dove lavoro ora cercasse personale mi è stato segnalato da un'amica, che poi mi ha anche messo in contatto con il titolare. Da questo punto in poi, però, si cammina con le proprie gambe: il curriculum è il tuo e il colloquio lo sostieni tu, e non c'è amica che ti possa salvare " Luca, precario da co.co.co ormai da anni ("quattro per l'esattezza" ci dice) ormai è rassegnato alle nuove forme di lavoro, anzi ha anche sviluppato una teoria. "Con questa modalità di lavoro si può vivere, anche bene, se si accetta l'idea del vivere un po' sul filo della lama ma credo che il blocco psicologico più grosso da superare sia un altro. Siamo da sempre abituati a pensare che un lavoro è 'per la vita'. Forse è una visione un po' troppo romantica per i tempi che corrono: per vivere serenamente la mia condizione di precario ho dovuto operare, non senza fatica, un cambio di punto di vista davvero importante. Oggi per me il lavoro è un semplice mezzo di sopravvivenza. Ovvero, non sono legato 'affettivamente e ideologicamente' ai lavori che faccio. Sono semplici strumenti che mi servono per raggiungere l'obiettivo: i soldi necessari per arrivare a fine mese. Fine. Io vedevo mio padre: legato all'azienda per cui lavorava e di cui si sentiva parte integrante. Per me è diverso: nessun coinvolgimento Non so, se un giorno proverò il sospirato lavoro fisso, se riuscirò a rientrare nell'ottica da cui mi sono staccato a fatica. E poi lavorare con contratti flessibili, sinceramente ha i suoi vantaggi: più tempo libero, lavoro meno monotono, visto che spesso si cambia " A Luca risponde Alessandra, 31 anni. "I vantaggi del lavoro precario sono quelli che dice Luca, è vero, ma solo se l'assunzione rispetta alla lettera la tipologia di contratto. Quanti sono assunti con contratto co.co.co, ma la loro modalità lavorativa è in tutto e per tutto identica a quella del lavoratore dipendente. Allora in questo caso ci si trova a unire gli svantaggi del lavoro dipendente classico (rigidità degli orari, lavoro spesso monotono e ripetitivo ) a quelli dei contratti flessibili (pagamenti spesso dilazionati nel tempo, niente ferie se non quando decide il 'boss', niente straordinari pagati, niente tredicesima né quattordicesima, niente scatti di anzianità ). E la cosa grave è che spesso gli stipendi sono decisamente al di sotto di quelli che il mercato dovrebbe garantire. Insomma, molto spesso la flessibilità vale solo per i datori di lavoro, che non si impegnano a lungo termine, hanno una forza lavoro sottocosto e, inoltre, con queste tipologie di contratto risparmiano una bella fetta di tasse Potrebbe andare meglio di così, a loro?". Ma da quando è passata la cosiddetta Legge Biagi sul lavoro, facciamo notare a Alessandra, il contratto co.co.co non esiste più ed è stato sostituito dal contratto "a progetto". Il lavoratore, quindi è assunto relativamente ad un progetto, in mancanza del quale, si dovrà passare a formule di assunzione meno "flessibili". "A costo di passare per qualunquista - risponde Alessandra - lasciatemi dire che non credo in nessuna riforma che spinga verso la flessibilità del mondo del lavoro, e la Legge Biagi va proprio in questa direzione. La flessibilità esiste solo per le aziende. I lavoratori devono sottostare a questa situazione vedendosi depredare giorno dopo giorno dei diritti acquisiti in lunghi anni di lotte sindacali. Tanto più che, ad oggi, i lavoratori 'atipici' sembrano non avere ancora una copertura sindacale adeguata, visto che il fenomeno è relativamente giovane, per quanto in costante crescita". E con la crescita del fenomeno della flessibilità lavorativa, grande successo hanno avuto le agenzie interinali, una sorta di ufficio di collocamento privato. Ne parliamo con chi alle agenzie interinali si è rivolto per cercare lavoro: Pierpaolo, 32 anni, operaio specializzato. "Oggi finalmente ho trovato un lavoro con assunzione in regola e a tempo indeterminato, ma dopo essere stato licenziato 3 anni fa dalla ditta in cui lavoravo. Allora mi sono rivolto alle agenzie interinali - ci dice Pierpaolo -. In realtà non mi posso lamentare perché lavorare ho lavorato praticamente sempre, ma ho cambiato 7 posti di lavoro tutti contratti a termine di pochi mesi, con la promessa di una futura assunzione che regolarmente non arrivava mai. Con questo non voglio dire che questa sia la regola sto solo portando la mia esperienza. E comunque cambiare continuamente posto di lavoro, seppur con mansioni sempre simili, non è esattamente il massimo. Psicologicamente ti senti sempre un estraneo all'interno della ditta per cui lavori". |
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