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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/2003 | ||
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MONDO
BIOLOGICO
Il pane è cotto nel forno a legna secondo il metodo di una volta, le mele sono così come Madre Natura le ha fatte, la medicina è un decotto di piante officinali, i cosmetici sono a base di erbe e la casa è arredata in legno, magari col tarlo che ogni tanto rumoreggia ancora: è il pianeta del Bio. Un mondo dove i continenti si chiamano Bio-ristorazione, Bio-edilizia, Bio-cosmesi, Bio-architettura e Bio-tessile. di Miriam Massone Un microcosmo dove le persone cercano di vivere all'insegna dell'armonia e del rispetto verso la natura. Ambiente, salute e ritorno agli antichi sapori, qui si fondono: mangiare cibi biologi, privi di pesticidi e trattamenti chimici, vuol dire nutrirsi bene, ma anche aver cura del regno animale e vegetale. Un mix vincente sotto diversi punti di vista quindi, non ultimo, quello del business. In un primo momento infatti, i prodotti bio sembravano creati apposta per l'uso e consumo di fanatici e snob, poi, nel giro di una manciata d'anni, anche il grande pubblico ha iniziato a prendere dimestichezza col settore. Dalla diffidenza si è passati alla curiosità, e da questa alla moda, rasentando quasi la mania, scoppiata in quest'ultimo periodo. Sul mercato, che è stato allo stesso tempo causa ed effetto del boom, sono fiorite aziende agricole, botteghe, agriturismi, negozi, persino ipermercati (come quello, che ha aperto solo lo scorso giugno a Torino, in corso Regina Margherita 440) tutti rigorosamente bio. Dall'esterno sembrano normali supermarket, ma poi, carrello alla mano, ci si accorge presto di essere entrati dentro vere e proprie cittadelle del naturale: compri la pasta che è confezionata con farine di grano di colture biologiche, mentre i prodotti della gastronomia non hanno mai visto, neppure da lontano, la maionese industriale, i sughi delle multinazionali o le salsine confezionate, loro sono stati cucinati secondo le ricette tradizionali, con gli alimenti di stagione. Ci sono i prodotti senza glutine, un'attenzione verso chi non lo tollera, ma non mancano neppure i bocconi bio per cani e le crocchette per gatti. E infine trovano spazio anche i prodotti per la pulizia della casa: sono fatti con sostanze che non inquinano, prive di tensioattivi, rapidamente biodegradabili. Insomma manca solo un cartello all'ingresso con la scritta: "Le merendine con conservanti qui non possono entrare" o "Io, che sono un pomodoro agli Ogm, aspetto fuori". Il bio in cifre Nell'estate del 1991, la Cee, attraverso un Regolamento, ha parlato per la prima volta del metodo di produzione biologica dei prodotti agricoli, definendone i criteri. Dopo dodici anni da quell'importante data, che in un certo senso segna la nascita ufficiale del settore, l'Italia è il primo paese per la produzione di agricoltura bio, seguita dalla Germania, dal Regno Unito e poi dalla Spagna. Nel nostro paese gli ettari coltivati in modo biologico, sono un milione 237mila (pari all'8,2% del totale), 56.440 i produttori, 5mila le aziende e 122 gli esportatori (l'80% in più rispetto al 2000), per un giro d'affari di 1,6 miliardi di euro l'anno, 25 milioni in tutto il mondo. Contando solo il campo dell'alimentare. E l'economia dell'intera nazione, ringrazia. Nella classifica delle regioni più bio, il Piemonte conquista un bel secondo posto, con i suoi 44.557 ettari, preceduto solo dall'Emilia Romagna. Di questi una consistente fetta è dedicata alla viticoltura biologica, attività in continua e costante crescita, che deve tener conto di rigorosi cavilli: dall'impiego di uve provenienti da vigneti coltivati con metodi naturali, all'uso esclusivo di tappi di sughero naturali. Le mille facce del bio In questi anni la moda del bio si sta facendo strada anche nel settore dell'abbigliamento, dell'edilizia e del benessere. Ci sono catene di negozi di cosmesi che stanno facendo la loro fortuna proprio per aver scommesso sull'ecocompatibilità dei belletti e sono sempre più numerose le giovanissime che, forse per sentirsi a posto con la coscienza o semplicemente perché è trandy, comprano l'ombretto ricavato dalle erbe d'oriente, il rossetto all'essenza di fragola, la crema da corpo che deriva dal miele, il profumo senza alcool aggiunto o la saponetta fatta a mano. Nel sogno di tante ragazze inoltre, al posto della vacanza tutta vizi e stravizi, sta prendendo sempre più piede la settimana in beauty farm o la full immersion nell'agriturismo, dove si seguono i ritmi di vita della campagna e ci si disintossica nutrendosi coi prodotti della terra. Ma il Bio arriva anche nelle case, con la Bio-architettura, ovvero il metodo di arredamento basato su materiali naturali, accessori e arredi costruiti senza componenti chimici. C'è ancora un po' di diffidenza invece nei confronti dei vestiti ecologici: sarà per quello stile eccessivamente sahariano e monacale che non accontenta i gusti di tutti. Ma il settore promette e annuncia il suo decollo e punta tutto sui tessuti naturali, soprattutto sul lino, la seta, la canapa e il cotone, coltivato, naturalmente, nel rispetto del Regolamento Cee sul biologico. Ciò significa che il cotone non è stato sottoposto ai trattamenti chimici che ne trasformano le caratteristiche principali, tanto da doverlo poi classificare come tessuto artificiale. Il Bio la fa da padrone invece nel settore alimentare. Novantatre italiani su cento - ha evidenziato un sondaggio della rivista specializzata, Salute Naturale - almeno una volta nell'ultimo mese ha acquistato un cibo biologico. Il 41 per cento lo fa con regolarità. Gli alimenti più gettonati: la frutta (scelta dal 23%), in particolare le banane, la verdura (18%), e poi la carne (13%). Di nuova generazione sono infine i risto-caffè biologici, che offrono menù tutti naturali, dall'antipasto alla grappa, compresi vino e birra. Qui si possono mangiare maccheroni in crosta, pennette al porcino, insalate di farro, riso con sesamo, pollo ripieno di ricotta e spinaci. Ortoressia Mangiare sano - siamo tutti d'accordo - non può che far bene. Ricercare la qualità degli alimenti, rinnegando fertilizzanti chimici, pesticidi, allevamenti intensivi e OGM è un comportamento saggio. Ma anche in questo caso, è meglio agire all'insegna del giusto equilibro. Altrimenti si corre il rischio di ammalarsi di ortoressia. Si tratta di una nuovissima malattia, fresca di conio, che significa: ossessione per i cibi sani ed è legata a filo doppio con la diffusione dell'alimentazione biologica. L'ortoressico, piuttosto che mangiare cibi che ritiene contaminati o che comunque possano nuocere alla sua salute, preferirebbe morire. È stato il dietologo Steven Bratman a descrivere per la prima volta l'orteressia e classificarla come problema sociale. Nei casi lievi e in genere transitori, come quelli causati in passato dalle informazioni sulla Bse, il morbo della mucca pazza, l'ortroressico non arriva a comportamenti dannosi; nei casi più gravi e permanenti invece, l'ortoressico cambia a poco a poco stile di vita, si isola per difendersi da chi non vede i "suoi" pericoli e in genere lo deride, vive in uno stato di pericolo che supera con la convinzione che le sue scelte siano assolutamente le uniche "giuste". Investe tutta la sua vita nel conteggio delle calorie e soprattutto nell'attenta lettura delle etichette, per controllare da dove arrivano i prodotti e se sono veramente bio. È una pericolosa degenerazione del binomio alimentazione-salute, da cui però si può guarire, imparando, con l'aiuto di psicologi e medici, a non demonizzare hot dog ricoperti di salse ai conservanti e gelati dai colori psichedelici perché pieni di coloranti. |
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