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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/2003 | ||
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LIBRO
PIRATA Se vi capita di incrociare, girando per le vie del centro, persone che si guardano intorno come segugi con l'aria di chi ha perso qualcosa, probabilmente non sono poliziotti in borghese né spacciatori, ma più semplicemente degli aspiranti "bookcorsari". di Ilia Capiluppi Così si definiscono coloro che amano a tal punto i libri da farli circolare, abbandonandoli sulle panchine, all'università, sui tavolini di un bar, in modo che qualcun altro, trovandoli, possa a sua volta leggerli e "liberarli" di nuovo. È il bookcrossing, letteralmente "incrocio di libri", un'iniziativa che nasce dalla convinzione che i libri non debbano rimanere relegati sopra scaffali polverosi ma essere lasciati liberi di raccontare la propria storia a chi la vuole raccogliere. L'idea è nata due anni fa in America, e nel giro di pochi mesi, grazie al passaparola e al sito ufficiale (www.bookcrossing.com), si è diffusa a livello internazionale. Ed è proprio su internet che si può seguire il viaggio del libro di mano in mano: la regola fondamentale, comunque non esclusiva, del gioco è segnalare gli eventuali ritrovamenti o i rilasci che si intendono fare seguendo le istruzioni riportate sui "libri liberati" o sulle pagine del sito. Teoricamente la forza di quest'idea sta nella sua semplicità: non costa nulla e non si vince nulla, c'è solo il desiderio dettato da un certo romanticismo - stile "messaggio nella bottiglia" - che il tuo libro venga raccolto, e la soddisfazione gratuita di vederlo circolare fra persone sognatrici come te. In pratica beh, le cose sono un po' più complicate. Non abbiamo resistito infatti alla tentazione di provare, e abbiamo concluso che, forse, trovare un ago in un pagliaio è molto più semplice. Inizia la caccia Dopo alcuni tiepidi tentativi, incominciamo a consultare giornalmente il sito, nell'attesa di qualche nuova segnalazione di un libro in libertà: ed ecco che non distante dalla nostra postazione è stato appena lasciato un romanzo della Allende, sulle panchine di fronte al Museo del cinema. Ci precipitiamo in loco, e sorpresa: gli operatori dell'Amiat stanno annaffiando le panchine di pietra. Del libro nessuna traccia. Con aria vaga chiediamo agli operatori se per caso hanno notato qualcosa, ma ci rassicurano che è tutto sotto controllo. Incassiamo lo smacco e ce ne andiamo. I successivi tentativi ufficiali sono stati anche più disastrosi: neanche con una segnalazione "su appuntamento", e cioè conoscendo in anticipo l'ora del rilascio, siamo riusciti a metter le mani sul tesoro. Ma non tutto è perduto. C'è un modo sicuro per scovare questi testi vagabondi: esistono infatti le cosiddette "Zone di scambio", cioè locali in cui si possono lasciare i propri libri con la certezza che il proprietario non li userà come sottotavolo per gambe un po' smangiate. Una è la Tisaneria della Consolata: i bookcorsari più fedeli ci si ritrovano abitualmente per scambiare libri e parole. L'altro locale è beh, scopritelo da soli! E state attenti: i libri sono tra noi
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