articoli maggio/giugno 2002
SALUTE







PANICO!

di Giovanni Monaco

Gli attacchi di panico hanno un terreno fertile nella nostra società, nella nostra città. A Torino, un quarto della popolazione soffre di disturbi legati all'insicurezza. Nel 65 per cento dei casi si tratta di donne. Persone di tutte le età, in ogni caso. Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, un'assenza su dieci dal lavoro ha a che fare con la depressione e il fenomeno è in crescita. Dopo l'11 settembre 2001 e la distruzione delle torri gemelle a New York, le telefonate al centralino dell'Associazione per la ricerca sulla depressione di Torino (Via Belfiore 72, tel. 011.66995874, www.depressione-ansia.it) sono aumentate in maniera esponenziale. Centoventidue nei primi dieci giorni del mese, 220, in un crescendo quotidiano, dopo l'attacco; 446 a ottobre con l'avvicinarsi della risposta americana in Afganistan. A novembre 680: il picco sinora registrato dalle analisi che, recentemente, l'associazione ha fornito alla stampa.
Naturalmente è difficile distinguere statisticamente una semplice e lieve insicurezza da un attacco di panico, specie lavorando al telefono. Il dato è in ogni caso preoccupante, anche se le vere e proprie patologie sono senz'altro in quantità inferiore. La guerra in salotto attraverso la televisione e i titoli dei giornali, mette nel cuore il panico di trovarsela da un momento all'altro davanti al portone. Lo stress quotidiano ha creato il perfetto terreno di coltura perché questi sintomi, serissimi e gravissimi, possano prosperare.
L'attacco di panico è una crisi d'ansia estrema, sconvolgente, che comporta i sintomi fisici e psichici dell'ansia al massimo dell'intensità, fino a provocare la paura di morire, di impazzire o di perdere il controllo. I medici distinguono il fenomeno della depersonalizzazione (sentirsi come estraneo a se stesso o come distaccato da sé o come un automa) e quello della derealizzazione (vivere la realtà esterna come strana, irreale). L'attacco di panico può essere provocato da cause psichiatriche o non psichiatriche, come succede per l'ansia.
Gli esperti, che sottolineano come questi fenomeni siano di carattere clinico e debbano essere curati da medici, ricordano che l'agorafobia si manifesta quando una persona teme ed evita posti e situazioni da cui ritiene difficile o imbarazzante allontanarsi (un viaggio in treno, in autobus, una fila al supermercato), oppure quelle situazioni in cui pensa di non poter avere un aiuto sufficiente nel caso di un malessere o un attacco di panico (una strada solitaria, un luogo affollato, un posto lontano da casa).
Capita quindi che, dopo gli attacchi di panico, le persone colpite sviluppino un processo di evitamento, per cui limitano sempre più i loro movimenti e le attività lavorative e sociali. Per venir fuori dal Disturbo da Attacchi di Panico e da questo processo di progressiva limitazione della libertà, è necessario avviare un percorso di progressiva liberazione dalla paura, dall'ansia, dall'attacco di panico, dall'insicurezza.
Il percorso terapeutico comprende di solito un contributo farmacologico per gli aspetti biologici dell'ansia, del panico e dell'eventuale depressione, un contributo socioterapeutico attraverso i gruppi di auto-aiuto ed un contributo psicoterapeutico per gli aspetti psicologici che sottendono i sintomi.
Un percorso terapeutico deve condurre il paziente alla comprensione ed alla soluzione dei suoi problemi psicologici, nonché ad una reale e definitiva autonomia. Una strada emancipatoria, lungo il quale il paziente che inizia in uno stato di grande dipendenza (dall'accompagnatore, dal farmaco, dal medico), passi ad una fase di impegno attivo e giunga ad uno stato di liberazione e di autonomia, in piena e totale ripresa della sua attività, lavorativa e sociale.
Per capirci meglio facciamo un esempio. Se si deve attraversare di notte, con una borsa piena di soldi e da soli, un quartiere tipo Bronx (zone non infrequenti nelle nostre città) e ci si sente tesi, preoccupati, si dice di aver paura. II pericolo reale di essere aggrediti giustifica lo stato d'animo e lo qualifica come paura. Ma se si provano le stesse sensazioni ancora più intense quando non c'è nessun pericolo reale, allora si può affermare di avere un'ansia. Mentre la paura ci aiuta a prendere delle precauzioni per difenderci e "funzionare" meglio, l'ansia invece ostacola le nostre attività. L'ansia deriva da un meccanismo fisiologico, assolutamente normale, chiamato attacco-fuga. Come tutti gli animali, noi siamo geneticamente predisposti a reagire al pericolo.
È, d'altra parte, del tutto comprensibile che l'evoluzione genetica ci abbia dotati di un forte istinto di reazione alle situazioni pericolose. Probabilmente non potremmo essere qui a leggere queste righe se i nostri avi non avessero avuto la capacità di identificare e neutralizzare il pericolo, come ad esempio essere divorati da un predatore e, dunque, mettersi rapidamente al riparo. La natura ha curato particolarmente questo istinto e ci ha dotati di un meccanismo di rapidissima attivazione di tutte le funzioni neurovegetative necessarie per una efficace fuga o per un efficace attacco: accelerazione del battito cardiaco, aumento del ritmo del respiro, trasferimento del sangue ai muscoli che diventano tesi e scattanti, aumento dell'attenzione e della vigilanza.
La paura dipende da un fattore esterno e, se non c'è questo, non c'è neanche la paura; l'ansia, invece, dipende da un fattore interno ed è quindi più difficile evitarla. Soprattutto non basta la buona volontà per annullarla.
L'ansia comprende sia sintomi fisici (appunto: tachicardia, difficoltà respiratorie, sbalzi della pressione arteriosa, sudorazione, tic, tensione muscolare, stanchezza, irrequietezza), sia sintomi psichici (apprensione e preoccupazioni ingiustificate, sensazione di pericolo, difficoltà di concentrarsi e di ricordare, sensazione di testa confusa).
L'ansia è un'esperienza molto diffusa e non sempre patologica. Fortunatamente non tutti quelli che provano l'ansia si ammalano di un disturbo d'ansia o d'attacchi di panico. Diventa patologica e va curata quando è eccessiva, compromette l'attività lavorativa e sociale o provoca un disagio prolungato ed intenso.
L'ansia, come la febbre, è sintomo di una malattia, non una malattia di per sé, e può essere provocata da diverse cause. Alcune sono effettivamente psichiatriche, altre invece non lo sono (malattie mediche, come l'ipertiroidismo, uso di alcuni farmaci, abuso di caffè o altre sostanze, sospensione improvvisa di alcool, tranquillanti o altre sostanze). Alcune sono di breve durata, e possono essere eliminate completamente e rapidamente. Altre sono più durature e richiedono terapie più prolungate.
.
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO

Archivio
ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave