articoli maggio/giugno 2002
TEMPO LIBERO

 

 

 

INFO
Per conoscere i parchi pemontesi
Piemonte Parchi è una rivista specializzata in aree protette e in divulgazione naturalistica
edita dalla Regione Piemonte. Stampata in 35.000 copie, è distribuita gratuitamente nelle scuole e nelle biblioteche della regione. Può essere richiesta dai singoli interessati, su sottoscrizione di un abbonamento annuale
di 14 Euro (Info: ufficio abbonamenti tel. 0141.338241).
La rivista ha una versione online: (www.regione.piemonte.it)
e un Magazine con notizie aggiornate ogni due settimane sui parchi
e sulle loro attività
(www.regione.piemonte.it)
.
Altre informazioni, amministrative a turistiche,
si trovano sul sito della Regione Piemonte:
www.regione.piemonte.it/parchi.


I GIOIELLI VERDI DEL PIEMONTE

di Emanuela Celona

Alzi la mano chi non è mai stato in un parco. Nessuno, credo (e spero). Credo, perché la prima gita "primaverile" di una scolaresca avviene spesso in un parco, e spero, perché chi non l'ha mai visto, non sa cosa si perde: ambienti naturali "reali" meravigliosi ed emozionanti; animali "vivi e veri" immersi nel loro habitat. Insomma, niente a che vedere con il più tridimensionale e verosimile videogame…
Ma chi sa qual è stato il primo parco nato in Piemonte? E quando è sorto; e perché è stato istituito; e a cosa serve, e se ci sono animali… In una domanda: che cos'è un parco?
In generale, si può dire che c'è voluto molto più tempo di quanto si immagini per istituire i parchi in Piemonte, e non servono soltanto a salvaguardare l'ambiente. Ecco dunque un excursus "verde", per chi ama la natura, e vuole conoscerla imparando a proteggerla. E ha anche intenzione di "viverla".

Un po' di storia…
Se ci piace correre nel verde, seguire laboratori di educazione ambientale e vedere gli animali, dobbiamo anche sapere che ci sono voluti ben 15 anni (dal 1978 al 1993) per istituire i parchi e le riserve così come li contiamo oggi: ovvero 55 aree protette regionali.
Il primo parco tocca il territorio piemontese nel 1922: è il Gran Paradiso, parco nazionale, istituito per scongiurare l'estinzione dello stambecco attraverso la conservazione del suo habitat naturale.
Con l'approvazione di una legge quadro, nel 1975, la Regione Piemonte imposta una "politica" dei parchi destinata a "conservare e difendere il paesaggio e l'ambiente assicurando alla collettività il corretto uso del territorio per scopi ricreativi, culturali, sociali, didattici e scientifici" (…altro che difendere soltanto la natura!).
Nonostante modifiche successive, la legge non altera i suoi vincoli, e ancora oggi nelle aree protette non è possibile: aprire cave, cacciare, modificare la morfologia del terreno, costruire nuove strade e ampliare le esistenti.
Nel 1992 la legislazione regionale si adegua a una Legge quadro nazionale (n. 394/91), e nel 1993 si completa il "Piano dei parchi" con l'istituzione complessiva di 55 aree protette regionali che, unite ai due parchi nazionali (Gran Paradiso e Val Grande) e al parco provinciale del Lago di Candia, comprende una superficie complessiva di quasi 200.000 ettari di natura protetta, pari all'8% dell'intero territorio regionale.

Perché un parco?
Ci sono molti e svariati buoni motivi per salvaguardare un territorio.
Ad esempio, la Riserva naturale di Valleandona e Valle Botto nell'Astigiano nasce per testimoniare un frammento di storia geologica e si prefigge di conservare i reperti fossili che affiorano dai suoi terreni.
Il parco delle Alpi Marittime in provincia di Cuneo, invece, ha ricevuto in eredità un patrimonio ambientale già sottoposto ad una speciale forma di tutela dal 1853, da quando cioè, i Savoia decretarono la zona "Riserva reale di caccia". Anche il Parco Alta Valle Pesio, sempre nel Cuneese, comprende un territorio che da quasi un millennio conserva la gestione unitaria del bosco, per l'opera e l'impegno dei frati certosini.
Altre volte, invece, un parco nasce per correre ai ripari: è il caso del Lago Grande di Avigliana vicino a Torino, dove gli scarichi inquinanti ne avevano pericolosamente compromesso l'equilibrio biologico.
Ma le aree protette del Piemonte non si limitano alla salvaguardia della natura del territorio. Le componenti ambientali si intrecciano facilmente con la storia e le opere che l'uomo vi ha realizzato. Pensiamo, ad esempio, ai resti dell'epoca romana del Cuneese che troviamo nelle Riserve Augusta Bagiennorum o nella Rocca di Cavour; a quelli medievali della Riserva canavese di Torre Cives; ai resti dell'epoca barocca della Basilica della Collina di Superga e della Mandria, due aree protette vicine a Torino.

E gli animali?
Ci sono, e appartenenti alle specie più svariate. E con un po' di pazienza e un pizzico di fortuna è possibile anche vederli.
Durante una visita alla Mandria si possono "incrociare" daini, cinghiali, volpi, e soprattutto cervi, che popolano l'area protetta in numero notevole. Oppure, al Parco Alpi Marittime, capita di scorgere in volo un esemplare di Gipeto, un avvoltoio del tutto speciale e riconoscibile per le notevoli dimensioni e per la sua mascherina nera che termina con una ispida barbetta.
Senza dimenticare il lupo, recentemente tornato sulle Alpi Occidentali secondo una ricerca che, condotta a livello europeo, ha fornito dati certi sulla presenza di venticinque/trenta esemplari sulle nostre montagne.

Come si fa educazione ambientale in un parco?
Spesso il parco può diventare un'aula "senza mura". Attraverso il contatto con la natura, l'attività didattica e gli insegnamenti di educazione ambientale si trasformano in un'esperienza di vita.
Dalla proiezione di filmati e di diapositive, ai soggiorni con animazioni, alle lezioni su temi ecologici, alle escursioni, ai giochi di orientamento, alla lettura della carta topografica, ai corsi di fotografia e disegno naturalistico: tutto diventa più "facile" e divertente se svolto in un parco.
Il Laboratorio didattico sull'ambiente di Pracatinat, (tel. 0121 884884; 884812 -
e-mail: pracatinat@labnet.comm2000.it) nel Parco Orsiera-Rocciavrè, in Val Chisone, è solo un esempio di una struttura ben funzionante e in grado di unire ai programmi per studenti, corsi di aggiornamento per gli insegnanti.

Ma chi visita i parchi?
I domenicali ci vanno per fare per picnic; i "motivati" per seguire visite guidate condotte da guardiaparchi o da accompagnatori naturalistici; gli sportivi per seguire qualche percorso ginnico, o andare a cavallo, o pedalare un po' su una pista ciclabile. I camminatori per misurarsi in sentieri autoguidati; i tranquilli per leggersi un buon libro immersi nel verde.
Ma c'è anche qualcuno (in minor numero, per la verità) che si reca nei parchi per conoscere giardini botanici, musei naturalistici, erbari. Purtroppo è ancora difficile trovare strutture ricettive che consentono il pernottamento e, se ci sono, si trovano soprattutto nei parchi montani di maggiori dimensioni. Ma non è impossibile fruire di rifugi o alberghi privati localizzati nelle immediate vicinanze delle aree protette.
E poi c'è chi si reca per visitare mostre a tema naturalistico, partecipare a convegni o stage di aggiornamento, seguire concerti, serate a tema… perché i parchi sono un mondo "in movimento". E ne è testimonianza la Giornata europea dei parchi, ricorrenza che si celebra in tutta Europa il 24 di maggio, e per la quale le aree protette piemontesi organizzano, ogni anno, numerose attività.

Cosa offre un parco?
In quasi tutte le aree protette si possono chiedere informazioni nei centri visita, veri e propri punti di accoglienza aperti al pubblico soprattutto durante l'estate e nei giorni festivi, ma comunque "attivi" tutto l'anno per accogliere scolaresche in visita.
Non c'è parco che non offra un'ampia scelta di sentieri da percorrere. Solitamente legato a un tema specifico (faunistico, naturalistico, archeologico, paesaggistico, culturale...) ogni sentiero attraversa l'area protetta seguendo una chiave di lettura particolare. Alcuni si percorrono in poco tempo e facilmente, altri richiedono più impegno e sono destinati agli "amanti" del genere.
Chi preferisce "dedicarsi all'ippica" sappia che può spesso cavalcare all'interno dei parchi piemontesi: in solitudine o in gruppo, in base alle regole stabilite in ciascuna area. In alcune, ad esempio, è possibile cavalcare liberamente o seguire sentieri equestri attrezzati; in altre è preferibile partecipare alle passeggiate che vengono organizzate dal personale del parco o dai maneggi.
Se poi non tutti hanno un cavallo, chiunque possiede una bicicletta. E qui le alternative vanno dalle semplici passeggiate ai percorsi ciclabili più impegnativi, alle avventurose escursioni in montagna. Se poi non si vuole proprio faticare, si può optare per un picnic in un'apposita area, dove sostare e rifocillarsi dopo piacevoli camminate.

Parco… quindi natura?
Le aree protette del Piemonte sono un patrimonio di valore inestimabile. Ma anche problemi da risolvere. Per la gente locale, convivere con un parco ha significato spesso "divieti". Vietato costruire, cacciare, tagliare alberi. E probabilmente non tutti i parchi sono ancora completamente in grado di controllare le risorse ambientali loro affidate.
Ma quale strumento utilizzare per difendere e rendere "vitale" questo vasto mosaico di ambienti che è il Piemonte? I parchi, "gioielli verdi" della nostra regione, riflettono questa varietà, essendovi aree protette montane, lacustri, fluviali, di pianura. Dal Gran Bosco di Salbertrand, il parco più occidentale del nostro paese situato in Val di Susa, a quello della Val Sesia che, ai piedi del magnifico ghiacciaio del Monte Rosa, è tra i più alti d'Europa. E poi il Parco del Po: primo tentativo di gestire la fascia fluviale del fiume più lungo d'Italia: 238 chilometri, quattro province, un'ottantina di comuni per gestire una risorsa fino a poco tempo fa usata come discarica. E nonostante i consueti problemi, le aree protette rappresentano la volontà di impedire il degrado totale non solo dell'ambiente, ma della sua cultura. Lavorare per il territorio, conoscerlo, difenderlo, valorizzarlo: queste idee, rese concrete, prendono vita in un'area protetta. Non solo natura, dunque. Ma uomo e natura. E la relazione, che intercorre fra loro. Che nel caso di un parco è sempre di amore e rispetto.

INFO

 


Così si distinguono le aree protette in Piemonte:

I Parchi nazionali sono spazi di elevato valore ambientale e paesaggistico nati per scongiurare l'estinzione di specie animali e del loro habitat naturale.
I Parchi regionali suddividono la tutela in una serie di tipologie:
i Parchi naturali, che consentono la fruizione a scopo culturale e ricreativo, e rappresentano per le scolaresche dei veri e propri laboratori didattici all'aperto;
le Riserve naturali, create per la salvaguardia di uno o più valori ambientali, che a loro volta si suddividono in:

  • integrali, per la conservazione dell'ambiente naturale nella sua integrità, con soli interventi a scopo scientifico
  • speciali, per particolari e delimitati compiti di conservazione (biologica, biologica-forestale, botanica, zoologica, geologica, archeologica, etnologica)
  • orientate, nelle quali sono consentiti opportuni interventi colturali agricoli, pastorali, forestali e di recupero ambientale

    Vi sono poi le Aree attrezzate, dotate di attrezzature per il tempo libero e le Zone di salvaguardia e le Zone di pre-parco, che hanno l'identico fine di raccordare gradualmente le Aree protette con il resto del territorio.
    Nei Parchi provinciali, invece, le tutela è concentrata in aree d'interesse specifico e locale.
 
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