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INFO
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Per
conoscere i parchi pemontesi
Piemonte Parchi è una rivista specializzata in aree protette
e in divulgazione naturalistica
edita dalla Regione Piemonte. Stampata in 35.000 copie, è
distribuita gratuitamente nelle scuole e nelle biblioteche della
regione. Può essere richiesta dai singoli interessati, su
sottoscrizione di un abbonamento annuale
di 14 Euro (Info: ufficio abbonamenti tel. 0141.338241).
La rivista ha una versione online: (www.regione.piemonte.it)
e un Magazine con notizie aggiornate ogni due settimane
sui parchi
e sulle loro attività
(www.regione.piemonte.it)
.
Altre informazioni, amministrative a turistiche,
si trovano sul sito della Regione Piemonte: www.regione.piemonte.it/parchi. |
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I
GIOIELLI VERDI DEL PIEMONTE
di
Emanuela Celona
Alzi la mano chi non è mai stato in un parco. Nessuno, credo (e
spero). Credo, perché la prima gita "primaverile" di
una scolaresca avviene spesso in un parco, e spero, perché chi
non l'ha mai visto, non sa cosa si perde: ambienti naturali "reali"
meravigliosi ed emozionanti; animali "vivi e veri" immersi nel
loro habitat. Insomma, niente a che vedere con il più tridimensionale
e verosimile videogame
Ma chi sa qual è stato il primo parco nato in Piemonte? E quando
è sorto; e perché è stato istituito; e a cosa serve,
e se ci sono animali
In una domanda: che cos'è un parco?
In generale, si può dire che c'è voluto molto più
tempo di quanto si immagini per istituire i parchi in Piemonte, e non
servono soltanto a salvaguardare l'ambiente. Ecco dunque un excursus "verde",
per chi ama la natura, e vuole conoscerla imparando a proteggerla. E ha
anche intenzione di "viverla".
Un
po' di storia
Se
ci piace correre nel verde, seguire laboratori di educazione ambientale
e vedere gli animali, dobbiamo anche sapere che ci sono voluti ben 15
anni (dal 1978 al 1993) per istituire i parchi e le riserve così
come li contiamo oggi: ovvero 55 aree protette regionali.
Il primo parco tocca il territorio piemontese nel 1922: è il
Gran Paradiso, parco nazionale, istituito per scongiurare l'estinzione
dello stambecco attraverso la conservazione del suo habitat naturale.
Con l'approvazione di una legge quadro, nel 1975, la Regione Piemonte
imposta una "politica" dei parchi destinata a "conservare
e difendere il paesaggio e l'ambiente assicurando alla collettività
il corretto uso del territorio per scopi ricreativi, culturali, sociali,
didattici e scientifici" (
altro che difendere soltanto la
natura!).
Nonostante modifiche successive, la legge non altera i suoi vincoli,
e ancora oggi nelle aree protette non è possibile: aprire cave,
cacciare, modificare la morfologia del terreno, costruire nuove strade
e ampliare le esistenti.
Nel 1992 la legislazione regionale si adegua a una Legge quadro nazionale
(n. 394/91), e nel 1993 si completa il "Piano dei parchi"
con l'istituzione complessiva di 55 aree protette regionali che, unite
ai due parchi nazionali (Gran Paradiso e Val Grande) e al parco provinciale
del Lago di Candia, comprende una superficie complessiva di quasi 200.000
ettari di natura protetta, pari all'8% dell'intero territorio regionale.
Perché
un parco?
Ci
sono molti e svariati buoni motivi per salvaguardare un territorio.
Ad esempio, la Riserva naturale di Valleandona e Valle Botto nell'Astigiano
nasce per testimoniare un frammento di storia geologica e si prefigge
di conservare i reperti fossili che affiorano dai suoi terreni.
Il parco delle Alpi Marittime in provincia di Cuneo, invece, ha ricevuto
in eredità un patrimonio ambientale già sottoposto ad
una speciale forma di tutela dal 1853, da quando cioè, i Savoia
decretarono la zona "Riserva reale di caccia". Anche il Parco
Alta Valle Pesio, sempre nel Cuneese, comprende un territorio che da
quasi un millennio conserva la gestione unitaria del bosco, per l'opera
e l'impegno dei frati certosini.
Altre volte, invece, un parco nasce per correre ai ripari: è
il caso del Lago Grande di Avigliana vicino a Torino, dove gli scarichi
inquinanti ne avevano pericolosamente compromesso l'equilibrio biologico.
Ma le aree protette del Piemonte non si limitano alla salvaguardia della
natura del territorio. Le componenti ambientali si intrecciano facilmente
con la storia e le opere che l'uomo vi ha realizzato. Pensiamo, ad esempio,
ai resti dell'epoca romana del Cuneese che troviamo nelle Riserve Augusta
Bagiennorum o nella Rocca di Cavour; a quelli medievali della Riserva
canavese di Torre Cives; ai resti dell'epoca barocca della Basilica
della Collina di Superga e della Mandria, due aree protette vicine a
Torino.
E
gli animali?
Ci
sono, e appartenenti alle specie più svariate. E con un po' di
pazienza e un pizzico di fortuna è possibile anche vederli.
Durante una visita alla Mandria si possono "incrociare" daini,
cinghiali, volpi, e soprattutto cervi, che popolano l'area protetta
in numero notevole. Oppure, al Parco Alpi Marittime, capita di scorgere
in volo un esemplare di Gipeto, un avvoltoio del tutto speciale e riconoscibile
per le notevoli dimensioni e per la sua mascherina nera che termina
con una ispida barbetta.
Senza dimenticare il lupo, recentemente tornato sulle Alpi Occidentali
secondo una ricerca che, condotta a livello europeo, ha fornito dati
certi sulla presenza di venticinque/trenta esemplari sulle nostre montagne.
Come
si fa educazione ambientale in un parco?
Spesso
il parco può diventare un'aula "senza mura". Attraverso
il contatto con la natura, l'attività didattica e gli insegnamenti
di educazione ambientale si trasformano in un'esperienza di vita.
Dalla proiezione di filmati e di diapositive, ai soggiorni con animazioni,
alle lezioni su temi ecologici, alle escursioni, ai giochi di orientamento,
alla lettura della carta topografica, ai corsi di fotografia e disegno
naturalistico: tutto diventa più "facile" e divertente
se svolto in un parco.
Il Laboratorio didattico sull'ambiente di Pracatinat, (tel. 0121 884884;
884812 -
e-mail: pracatinat@labnet.comm2000.it)
nel Parco Orsiera-Rocciavrè, in Val Chisone, è solo un
esempio di una struttura ben funzionante e in grado di unire ai programmi
per studenti, corsi di aggiornamento per gli insegnanti.
Ma
chi visita i parchi?
I
domenicali ci vanno per fare per picnic; i "motivati" per
seguire visite guidate condotte da guardiaparchi o da accompagnatori
naturalistici; gli sportivi per seguire qualche percorso ginnico, o
andare a cavallo, o pedalare un po' su una pista ciclabile. I camminatori
per misurarsi in sentieri autoguidati; i tranquilli per leggersi un
buon libro immersi nel verde.
Ma c'è anche qualcuno (in minor numero, per la verità)
che si reca nei parchi per conoscere giardini botanici, musei naturalistici,
erbari. Purtroppo è ancora difficile trovare strutture ricettive
che consentono il pernottamento e, se ci sono, si trovano soprattutto
nei parchi montani di maggiori dimensioni. Ma non è impossibile
fruire di rifugi o alberghi privati localizzati nelle immediate vicinanze
delle aree protette.
E poi c'è chi si reca per visitare mostre a tema naturalistico,
partecipare a convegni o stage di aggiornamento, seguire concerti, serate
a tema
perché i parchi sono un mondo "in movimento".
E ne è testimonianza la Giornata europea dei parchi, ricorrenza
che si celebra in tutta Europa il 24 di maggio, e per la quale le aree
protette piemontesi organizzano, ogni anno, numerose attività.
Cosa
offre un parco?
In
quasi tutte le aree protette si possono chiedere informazioni nei centri
visita, veri e propri punti di accoglienza aperti al pubblico soprattutto
durante l'estate e nei giorni festivi, ma comunque "attivi"
tutto l'anno per accogliere scolaresche in visita.
Non c'è parco che non offra un'ampia scelta di sentieri da percorrere.
Solitamente legato a un tema specifico (faunistico, naturalistico, archeologico,
paesaggistico, culturale...) ogni sentiero attraversa l'area protetta
seguendo una chiave di lettura particolare. Alcuni si percorrono in
poco tempo e facilmente, altri richiedono più impegno e sono
destinati agli "amanti" del genere.
Chi preferisce "dedicarsi all'ippica" sappia che può
spesso cavalcare all'interno dei parchi piemontesi: in solitudine o
in gruppo, in base alle regole stabilite in ciascuna area. In alcune,
ad esempio, è possibile cavalcare liberamente o seguire sentieri
equestri attrezzati; in altre è preferibile partecipare alle
passeggiate che vengono organizzate dal personale del parco o dai maneggi.
Se poi non tutti hanno un cavallo, chiunque possiede una bicicletta.
E qui le alternative vanno dalle semplici passeggiate ai percorsi ciclabili
più impegnativi, alle avventurose escursioni in montagna. Se
poi non si vuole proprio faticare, si può optare per un picnic
in un'apposita area, dove sostare e rifocillarsi dopo piacevoli camminate.
Parco
quindi natura?
Le
aree protette del Piemonte sono un patrimonio di valore inestimabile.
Ma anche problemi da risolvere. Per la gente locale, convivere con un
parco ha significato spesso "divieti". Vietato costruire,
cacciare, tagliare alberi. E probabilmente non tutti i parchi sono ancora
completamente in grado di controllare le risorse ambientali loro affidate.
Ma quale strumento utilizzare per difendere e rendere "vitale"
questo vasto mosaico di ambienti che è il Piemonte? I parchi,
"gioielli verdi" della nostra regione, riflettono questa varietà,
essendovi aree protette montane, lacustri, fluviali, di pianura. Dal
Gran Bosco di Salbertrand, il parco più occidentale del nostro
paese situato in Val di Susa, a quello della Val Sesia che, ai piedi
del magnifico ghiacciaio del Monte Rosa, è tra i più alti
d'Europa. E poi il Parco del Po: primo tentativo di gestire la fascia
fluviale del fiume più lungo d'Italia: 238 chilometri, quattro
province, un'ottantina di comuni per gestire una risorsa fino a poco
tempo fa usata come discarica. E nonostante i consueti problemi, le
aree protette rappresentano la volontà di impedire il degrado
totale non solo dell'ambiente, ma della sua cultura. Lavorare per il
territorio, conoscerlo, difenderlo, valorizzarlo: queste idee, rese
concrete, prendono vita in un'area protetta. Non solo natura, dunque.
Ma uomo e natura. E la relazione, che intercorre fra loro. Che nel caso
di un parco è sempre di amore e rispetto.
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INFO
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Così si distinguono le aree protette in Piemonte:
I Parchi nazionali sono spazi di elevato valore ambientale
e paesaggistico nati per scongiurare l'estinzione di specie animali
e del loro habitat naturale.
I Parchi regionali suddividono la tutela in una serie di
tipologie:
i Parchi naturali, che consentono la fruizione a scopo
culturale e ricreativo, e rappresentano per le scolaresche dei
veri e propri laboratori didattici all'aperto;
le Riserve naturali, create per la salvaguardia di uno
o più valori ambientali, che a loro volta si suddividono
in:
- integrali,
per la conservazione dell'ambiente naturale nella sua integrità,
con soli interventi a scopo scientifico
- speciali,
per particolari e delimitati compiti di conservazione (biologica,
biologica-forestale, botanica, zoologica, geologica, archeologica,
etnologica)
-
orientate,
nelle quali sono consentiti opportuni interventi colturali
agricoli, pastorali, forestali e di recupero ambientale
Vi
sono poi le Aree attrezzate, dotate di attrezzature per il
tempo libero e le Zone di salvaguardia e le Zone di pre-parco,
che hanno l'identico fine di raccordare gradualmente le Aree
protette con il resto del territorio.
Nei Parchi provinciali, invece, le tutela è
concentrata in aree d'interesse specifico e locale.
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