articoli maggio/giugno 2002
VACANZE



 





Poche, qualsiasi guida ne fornisce a bizzeffe. Da frequentare l'ufficio informazioni di Lisbona per scovare tutte le iniziative e le manifestazioni della città e del paese intero. Affittare un'automobile sembra essere il modo migliore per viaggiare, con soluzioni economiche anche per chi viaggia in due. Non provate a parlare in portoghese perché non basta aggiungere la sillaba "ao" alle parole per tradurre, meglio i gesti. I prezzi, specialmente in media stagione sono più che accettabili (25 euro per una camera doppia con colazione non è un miraggio).

 

 


SAUDADE PORTUGUESA
Portogallo, la terra dove l'Europa incontra l'Atlantico. Un Paese mediterraneo, nella gente, nel cibo, nel clima, ma anche una lingua di terra che s'immerge in atmosfere poco europee, di confine, lontana da quella Spagna che sta alle spalle, così vicina così lontana.

di Fabrizio Cellai

Il Portogallo è un territorio dalla natura oceanica, assediato dal mare, anzi dall'oceano su cui ha costruito storia e miti. È un piccolo staterello solitario (poco più di un quarto dell'Italia per una decina di milioni di abitanti) che sorprende il viaggiatore per la diversità e le ricchezze che si possono trovare nelle sue pieghe più nascoste.
Nel nostro viaggio parliamo di una piccola parte della lusitania, perché una volta atterrati a Lisbona si capisce subito che andar di corsa non fa per queste terre. Sarà per la lingua così "strascicata", per quel mare agitato che non nasconde nulla all'orizzonte se non le Americhe, per il vino "Porto", per il calore degli abitanti. Il fascino è qui e il segreto è gustarselo lentamente.
Per questo motivo abbiamo volutamente scelto una stagione poco turistica (l'autunno, ma anche la primavera sarebbe andata bene) e lasciato stare il sud, l'Algarve, invaso dal cemento e dal turismo di massa.
Abbiamo scelto di girare in automobile, come fanno tutti i turisti in Portogallo perché gli altri mezzi di trasporto (treno e autobus) sono a dir poco scadenti. Unico inconveniente: uomini, merci, animali, turisti, tutti si spostano in questo modo intasando quotidianamente il deficitario sistema stradale portoghese.
Ecco alcuni flash, scattati qua e là senza un percorso preciso, perché ciascun viaggiatore fotografa quello che più gli piace tralasciando magari luoghi immortalati da centinaia di finestrini frettolosi.

Pessoa? No, Saramago
Per capire il Portogalllo, per scoprirlo con occhio più attento. Pessoa è quello istituzionale, quello più celebrato anche dal nostro scrittore Tabucchi. Saramago, narratore inconfondibile, poeta e drammaturgo, percorre il Paese avanti e indietro lungo le epoche storiche che hanno caratterizzato gli splendori della sua terra. Fra tutti i suoi libri, un fedele compagno di viaggio può essere "Memoriale del convento", storia di re e regine, di roghi e di clero, di terreno e di ultraterreno nel Portogallo settecentesco. Magico.

Lisbon story
Lisbona, arrivati all'aeroporto, è una città in discesa con aspre salite. Un consiglio: passarci una giornata, massimo due, per assaporarne il clima e poi lasciarla per la fine del viaggio.
Lisbona colpisce per il suo fascino di città oceanica fatta di sogni, d'avventura e di nostalgia. Sensazioni che si assaporano solo se ci si lascia trasportare senza meta attraverso le viuzze strette, colorate, 'sderenate'; attraverso la sua aria un po' retrò, i suoi meravigliosi belvedere.
Lisbona strega e non stanca mai perchè è una città che si reinventa ogni giorno agli occhi dei turisti. Quando sembra di averla capita, essa si sottrae, muta faccia dietro un angolo anonimo e la mattina seguente è un'altra città caduta dal cielo. Una città da vivere oltre che da visitare, come tutte le grandi capitali europee, ma da vivere con un sentimento di nostalgia, la "saudade" che colpisce anche il turista più distratto.
In fondo Lisbona è tutta qui e forse ha più senso parlare di questo che dei monumenti da fotografare. Quelli si trovano su qualsiasi guida.
Le sensazioni provate in alcuni angoli della città, più o meno famosi, sono le istantanee di chi vi scrive.
Il fiume Tago visto da Praça Do Comércio o dalla torre di Belem, con i lunghissimi ponti nascosti nella nebbia che arriva dal mare e che sfuma i contorni dei traghetti che ogni mattina sbarcano centinaia di pendolari.
I quartieri arroccati sui colli, da scoprire passeggiando con il naso in su, percorrerli in tram da un capolinea all'altro (evitare la metropolitana, poco adatta per visitare la città), soffermandosi sui belvedere più o meno turistici e ammirare il paesaggio.
Il Rossio, il centro dove fermarsi a bere la gingja, il liquore di ciliegie che accompagna i "boatos", le voci e le chiacchere di praça da Fugueira. Più in basso, in discesa verso il fiume, la "Baixa" il quartiere ricostruito dopo il terremoto del 1755 e che porta ancora evidenti le cicatrici dell'incendio del 1996. Il quartiere dei vecchi caffè con i lunghi banconi dove consumare la frettolosa colazione.
Sulla sinistra, con le spalle al Tago, il "Barrio Alto", il quartiere popolare in pieno fermento culturale-turistico. Un misto di turismo massificato (i locali di fado), di locali giovanili alla moda stile quadrilatero romano torinese, ma anche di ristoranti spartani dove mangiare il meglio della cucina portoghese. Più in là gli altri quartieri popolari di Lisbona meta dell'immigrazione capoverdiana, "Lapa", "Madragoa" ma soprattutto "Alfama" il più famoso e conosciuto che per certi aspetti tortuosi ricorda i carrugi genovesi, con vicoli ciechi che si chiamano becos. Alfama come una casba o un teatro di strada permanente, abitato da pescatori e marinai. Anche qui il turismo ha rovinato, come sempre. Spesso le descrizioni delle guide turistiche su questo quartiere sembrano racconti di un tempo che non c'è più, sostituito dalle carte di credito e dai menù turistici (che sono sempre una gran fregatura).
Fascino e cultura pulsano ancora forti nel cuore di Lisbona. Ferve l'attività cinematografica, quella musicale, merita sicuramente una visita la collezione del museo Gulbenkian, con i suoi Renoir, Rembrandt, Canaletto, Monet, Degas. Merita starci a lungo a Lisbona, alla fine, quando si è stanchi.

Porto
Porto, la seconda città del Portogallo, è frenetica, caotica, impossibile parcheggiare. Oggi è un'enorme cantiere che fa invidia alla Torino proiettata verso le Olimiadi del 2006.
Si dice che "ßCoimbra canta, Braga prega, Lisbona si diverte, Porto lavora". È vero. Sembra quasi di vedere una città in bianco-nero, anche quando c'è il sole a riscaldarla, con le sole tegole delle case colorate di un rossiccio pallido. Almeno la Porto che si adagia sul Douro, verso il mare, non quella residenziale di Boavista.
È la città che guarda dal basso i suoi ponti in ferro, architettonicamente splendidi, e che tiene in piedi palazzi fatiscenti fra le lamiere e i panni stesi nei vicoli. È la città da bere, come lo era Milano, di un vino sublime, quel Porto invecchiato anni e anni che non arriva sugli scaffali dei nostri supermercati.
È la città che si può visitare in pochi giorni, senza trovare il fascino languido che suscita Lisbona.

Come le Langhe: la valle del Douro
Un bel tragitto da fare in auto è risalire da Porto il fiume Douro attraverso stradine tortuose in mezzo a immensi vigneti.
Sembra di stare nelle Langhe o nel Monferrato, con gli stessi panorami collinari, un po' più brulli, gli stessi filari di viti, ordinati, carichi di uve se si è nel periodo di vendemmia. Ma anche aranceti, uliveti e palme riempono i panorami.
Il vino Porto nasce qui e un buon itineriario eno-gastronomico arriva fino a Miranda do Douro, al confine spagnolo, facendo tappa un po' a caso nei paesini e nelle cantine che s'incontrano sulla strada (Lamego è consigliabile).

L'Oceano e l'odore dell'eucalipto
In mezzo tra Lisbona e Oporto c'è un Portogallo rurale, poco attraente nei centri abitati. È vero, c'è Coimbra, la città che oltre a cantare studia, sede universitaria dal 1290. Ma il resto non vale una fermata, nemmeno la tanto celebrata Obidos, stucchevole all'interno delle sue mura medioevali invase da orde di turisti mordi e fuggi.
In mezzo c'è soprattuto il mare con le sue onde da surf e le lunghe e piatte spiagge oceaniche, sabbiose. Non il mare di Nazaré, famoso luogo di villeggiatura simile ad Alassio, dove sul lungomare si trovano soltanto ristoranti con menù turistici e autobus posteggiati in doppia fila. No, il mare fuori stagione, quello delle spiagge ventose poco conosciute o quelle a nord-ovest di Lisbona, dove non si fa il bagno, ma dove si ammirano le falesie della costa solcate dall'oceano e dai gabbiani. Dove l'oceano incontra la terra. Dove la salsedine si mischia con l'odore delle bacche di eucalipto, così forte, così salutare.

Aria di montagna: Sintra
Aria di montagna per ossigenare i polmoni, passeggiate nei boschi verdeggianti, buona cucina. A pochi chilometri da Lisbona e dalle spiagge, Sintra è una piacevole cittadina di villeggiatura arroccata sulle montagnole della zona che in passato è stata scelta come luogo di meditazione e ispirazione da numerosi artisti e scrittori.
Sono due i motivi per cui consigliamo una visita alla città: primo l'interessante quanto inaspettato museo d'arte moderna-collezione Berardo con opere di grandi nomi dell'arte contemporanea come Andy Warhol e Francis Bacon. Secondo, la pensione "Casa Angela". La consigliamo come la visita ad un monumento. Concedersi un relax, qualche buona lettura sul terrazzo di questa pensione gestita da una simpaticissima signora tedesca che in inverno torna in Baviera a fare le marmellate per l'estate è un vero spasso. Cercatela, non ve ne pentirete.
Da non perdere, tra una passeggiata e l'altra, le specialità dolciarie delle pasticcerie di Sintra: le queijadas (tortini a base di formaggio e cannella) e i travesseiros, fagottini di pasta sfoglia ripieni di marmellata di melone).

Cibo, fado, calcio e saudade
Il cibo appunto. Innanzitutto il baccalà. In Portogallo è un'istituzione, si mangia in mille modi (bollito, arrosto, alla brace, con le patate) e in effetti è molto buono. Solo che si trova in tutti i menu e dopo un po' stanca e appesantisce lo stomaco.
Il pesce in generale è quasi sempre molto buono. Il resto lo lasciamo al gusto del viaggiatore. Consiglio: non chiedete spaghetti o riso, li servono in brodo anche se li chiedete al sugo.
Il fado è un canto triste e Amalia Rodriguez ne è stata la più grande interprete. È un'arte nazionale e come tale è sempre difficile per un turista non incappare in versioni scadenti. Ma accanto al fado c'è anche la musica di Capo Verde che dai quartieri popolari di Lisbona e Porto inonda i vicoli con la voce calda e struggente di Cesaria Evora.
Il calcio, insieme alla religione e al fado, dopo la rivoluzione dei Garofani fu giudicato reazionario e quindi combattuto. I portoghesi hanno continuato a cantare, a pregare più di prima e a tifare calcio sfegatatamente. Come in Italia: d'altronde anche il Portogallo sotto questo punto di vista è molto mediterraneo.
Infine la nostalgia, la saudade. Bah, sarà un luogo comune (e sicuramente lo è), però anche lei, come il fado, è un'istituzione nazionale.

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