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| Poche,
qualsiasi guida ne fornisce a bizzeffe. Da frequentare l'ufficio
informazioni di Lisbona per scovare tutte le iniziative e le manifestazioni
della città e del paese intero. Affittare un'automobile
sembra essere il modo migliore per viaggiare, con soluzioni economiche
anche per chi viaggia in due. Non provate a parlare in portoghese
perché non basta aggiungere la sillaba "ao" alle
parole per tradurre, meglio i gesti. I prezzi, specialmente in
media stagione sono più che accettabili (25 euro per una
camera doppia con colazione non è un miraggio). |
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SAUDADE
PORTUGUESA
Portogallo,
la terra dove l'Europa incontra l'Atlantico. Un Paese mediterraneo,
nella gente, nel cibo, nel clima, ma anche una lingua di terra che s'immerge
in atmosfere poco europee, di confine, lontana da quella Spagna che
sta alle spalle, così vicina così lontana.
di Fabrizio
Cellai
Il Portogallo
è un territorio dalla natura oceanica, assediato dal mare, anzi
dall'oceano su cui ha costruito storia e miti. È un piccolo staterello
solitario (poco più di un quarto dell'Italia per una decina di
milioni di abitanti) che sorprende il viaggiatore per la diversità
e le ricchezze che si possono trovare nelle sue pieghe più nascoste.
Nel nostro viaggio parliamo di una piccola parte della lusitania, perché
una volta atterrati a Lisbona si capisce subito che andar di corsa non
fa per queste terre. Sarà per la lingua così "strascicata",
per quel mare agitato che non nasconde nulla all'orizzonte se non le Americhe,
per il vino "Porto", per il calore degli abitanti. Il fascino
è qui e il segreto è gustarselo lentamente.
Per questo motivo abbiamo volutamente scelto una stagione poco turistica
(l'autunno, ma anche la primavera sarebbe andata bene) e lasciato stare
il sud, l'Algarve, invaso dal cemento e dal turismo di massa.
Abbiamo scelto di girare in automobile, come fanno tutti i turisti in
Portogallo perché gli altri mezzi di trasporto (treno e autobus)
sono a dir poco scadenti. Unico inconveniente: uomini, merci, animali,
turisti, tutti si spostano in questo modo intasando quotidianamente il
deficitario sistema stradale portoghese.
Ecco alcuni flash, scattati qua e là senza un percorso preciso,
perché ciascun viaggiatore fotografa quello che più gli
piace tralasciando magari luoghi immortalati da centinaia di finestrini
frettolosi.
Pessoa?
No, Saramago
Per
capire il Portogalllo, per scoprirlo con occhio più attento.
Pessoa è quello istituzionale, quello più celebrato anche
dal nostro scrittore Tabucchi. Saramago, narratore inconfondibile, poeta
e drammaturgo, percorre il Paese avanti e indietro lungo le epoche storiche
che hanno caratterizzato gli splendori della sua terra. Fra tutti i
suoi libri, un fedele compagno di viaggio può essere "Memoriale
del convento", storia di re e regine, di roghi e di clero, di terreno
e di ultraterreno nel Portogallo settecentesco. Magico.
Lisbon
story
Lisbona,
arrivati all'aeroporto, è una città in discesa con aspre
salite. Un consiglio: passarci una giornata, massimo due, per assaporarne
il clima e poi lasciarla per la fine del viaggio.
Lisbona colpisce per il suo fascino di città oceanica fatta di
sogni, d'avventura e di nostalgia. Sensazioni che si assaporano solo
se ci si lascia trasportare senza meta attraverso le viuzze strette,
colorate, 'sderenate'; attraverso la sua aria un po' retrò, i
suoi meravigliosi belvedere.
Lisbona strega e non stanca mai perchè è una città
che si reinventa ogni giorno agli occhi dei turisti. Quando sembra di
averla capita, essa si sottrae, muta faccia dietro un angolo anonimo
e la mattina seguente è un'altra città caduta dal cielo.
Una città da vivere oltre che da visitare, come tutte le grandi
capitali europee, ma da vivere con un sentimento di nostalgia, la "saudade"
che colpisce anche il turista più distratto.
In fondo Lisbona è tutta qui e forse ha più senso parlare
di questo che dei monumenti da fotografare. Quelli si trovano su qualsiasi
guida.
Le sensazioni provate in alcuni angoli della città, più
o meno famosi, sono le istantanee di chi vi scrive.
Il fiume Tago visto da Praça Do Comércio o dalla torre
di Belem, con i lunghissimi ponti nascosti nella nebbia che arriva dal
mare e che sfuma i contorni dei traghetti che ogni mattina sbarcano
centinaia di pendolari.
I quartieri arroccati sui colli, da scoprire passeggiando con il naso
in su, percorrerli in tram da un capolinea all'altro (evitare la metropolitana,
poco adatta per visitare la città), soffermandosi sui belvedere
più o meno turistici e ammirare il paesaggio.
Il Rossio, il centro dove fermarsi a bere la gingja, il liquore di ciliegie
che accompagna i "boatos", le voci e le chiacchere di praça
da Fugueira. Più in basso, in discesa verso il fiume, la "Baixa"
il quartiere ricostruito dopo il terremoto del 1755 e che porta ancora
evidenti le cicatrici dell'incendio del 1996. Il quartiere dei vecchi
caffè con i lunghi banconi dove consumare la frettolosa colazione.
Sulla sinistra, con le spalle al Tago, il "Barrio Alto", il
quartiere popolare in pieno fermento culturale-turistico. Un misto di
turismo massificato (i locali di fado), di locali giovanili alla moda
stile quadrilatero romano torinese, ma anche di ristoranti spartani
dove mangiare il meglio della cucina portoghese. Più in là
gli altri quartieri popolari di Lisbona meta dell'immigrazione capoverdiana,
"Lapa", "Madragoa" ma soprattutto "Alfama"
il più famoso e conosciuto che per certi aspetti tortuosi ricorda
i carrugi genovesi, con vicoli ciechi che si chiamano becos. Alfama
come una casba o un teatro di strada permanente, abitato da pescatori
e marinai. Anche qui il turismo ha rovinato, come sempre. Spesso le
descrizioni delle guide turistiche su questo quartiere sembrano racconti
di un tempo che non c'è più, sostituito dalle carte di
credito e dai menù turistici (che sono sempre una gran fregatura).
Fascino e cultura pulsano ancora forti nel cuore di Lisbona. Ferve l'attività
cinematografica, quella musicale, merita sicuramente una visita la collezione
del museo Gulbenkian, con i suoi Renoir, Rembrandt, Canaletto, Monet,
Degas. Merita starci a lungo a Lisbona, alla fine, quando si è
stanchi.
Porto
Porto,
la seconda città del Portogallo, è frenetica, caotica,
impossibile parcheggiare. Oggi è un'enorme cantiere che fa invidia
alla Torino proiettata verso le Olimiadi del 2006.
Si dice che "ßCoimbra canta, Braga prega, Lisbona si diverte,
Porto lavora". È vero. Sembra quasi di vedere una città
in bianco-nero, anche quando c'è il sole a riscaldarla, con le
sole tegole delle case colorate di un rossiccio pallido. Almeno la Porto
che si adagia sul Douro, verso il mare, non quella residenziale di Boavista.
È la città che guarda dal basso i suoi ponti in ferro,
architettonicamente splendidi, e che tiene in piedi palazzi fatiscenti
fra le lamiere e i panni stesi nei vicoli. È la città
da bere, come lo era Milano, di un vino sublime, quel Porto invecchiato
anni e anni che non arriva sugli scaffali dei nostri supermercati.
È la città che si può visitare in pochi giorni,
senza trovare il fascino languido che suscita Lisbona.
Come
le Langhe: la valle del Douro
Un
bel tragitto da fare in auto è risalire da Porto il fiume Douro
attraverso stradine tortuose in mezzo a immensi vigneti.
Sembra di stare nelle Langhe o nel Monferrato, con gli stessi panorami
collinari, un po' più brulli, gli stessi filari di viti, ordinati,
carichi di uve se si è nel periodo di vendemmia. Ma anche aranceti,
uliveti e palme riempono i panorami.
Il vino Porto nasce qui e un buon itineriario eno-gastronomico arriva
fino a Miranda do Douro, al confine spagnolo, facendo tappa un po' a
caso nei paesini e nelle cantine che s'incontrano sulla strada (Lamego
è consigliabile).
L'Oceano
e l'odore dell'eucalipto
In
mezzo tra Lisbona e Oporto c'è un Portogallo rurale, poco attraente
nei centri abitati. È vero, c'è Coimbra, la città
che oltre a cantare studia, sede universitaria dal 1290. Ma il resto
non vale una fermata, nemmeno la tanto celebrata Obidos, stucchevole
all'interno delle sue mura medioevali invase da orde di turisti mordi
e fuggi.
In mezzo c'è soprattuto il mare con le sue onde da surf e le
lunghe e piatte spiagge oceaniche, sabbiose. Non il mare di Nazaré,
famoso luogo di villeggiatura simile ad Alassio, dove sul lungomare
si trovano soltanto ristoranti con menù turistici e autobus posteggiati
in doppia fila. No, il mare fuori stagione, quello delle spiagge ventose
poco conosciute o quelle a nord-ovest di Lisbona, dove non si fa il
bagno, ma dove si ammirano le falesie della costa solcate dall'oceano
e dai gabbiani. Dove l'oceano incontra la terra. Dove la salsedine si
mischia con l'odore delle bacche di eucalipto, così forte, così
salutare.
Aria
di montagna: Sintra
Aria
di montagna per ossigenare i polmoni, passeggiate nei boschi verdeggianti,
buona cucina. A pochi chilometri da Lisbona e dalle spiagge, Sintra
è una piacevole cittadina di villeggiatura arroccata sulle montagnole
della zona che in passato è stata scelta come luogo di meditazione
e ispirazione da numerosi artisti e scrittori.
Sono due i motivi per cui consigliamo una visita alla città:
primo l'interessante quanto inaspettato museo d'arte moderna-collezione
Berardo con opere di grandi nomi dell'arte contemporanea come Andy Warhol
e Francis Bacon. Secondo, la pensione "Casa Angela". La consigliamo
come la visita ad un monumento. Concedersi un relax, qualche buona lettura
sul terrazzo di questa pensione gestita da una simpaticissima signora
tedesca che in inverno torna in Baviera a fare le marmellate per l'estate
è un vero spasso. Cercatela, non ve ne pentirete.
Da non perdere, tra una passeggiata e l'altra, le specialità
dolciarie delle pasticcerie di Sintra: le queijadas (tortini a base
di formaggio e cannella) e i travesseiros, fagottini di pasta sfoglia
ripieni di marmellata di melone).
Cibo,
fado, calcio e saudade
Il
cibo appunto. Innanzitutto il baccalà. In Portogallo è
un'istituzione, si mangia in mille modi (bollito, arrosto, alla brace,
con le patate) e in effetti è molto buono. Solo che si trova
in tutti i menu e dopo un po' stanca e appesantisce lo stomaco.
Il pesce in generale è quasi sempre molto buono. Il resto lo
lasciamo al gusto del viaggiatore. Consiglio: non chiedete spaghetti
o riso, li servono in brodo anche se li chiedete al sugo.
Il fado è un canto triste e Amalia Rodriguez ne è stata
la più grande interprete. È un'arte nazionale e come tale
è sempre difficile per un turista non incappare in versioni scadenti.
Ma accanto al fado c'è anche la musica di Capo Verde che dai
quartieri popolari di Lisbona e Porto inonda i vicoli con la voce calda
e struggente di Cesaria Evora.
Il calcio, insieme alla religione e al fado, dopo la rivoluzione dei
Garofani fu giudicato reazionario e quindi combattuto. I portoghesi
hanno continuato a cantare, a pregare più di prima e a tifare
calcio sfegatatamente. Come in Italia: d'altronde anche il Portogallo
sotto questo punto di vista è molto mediterraneo.
Infine la nostalgia, la saudade. Bah, sarà un luogo comune (e
sicuramente lo è), però anche lei, come il fado, è
un'istituzione nazionale.
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