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UOMINI E CANI di Aldo Ferrari PozzatoSlipez lo conobbi circa sei anni fa, quando lui (veramente "lei") era una palla di pelo biondo scatenata che correva senza posa da un angolo all'altro della casa con tutta la foga dei suoi sei mesi. Fin dalla prima volta che mi vide le scattò dentro la scintilla di non so che empatia canina e mi fece un sacco di feste, ampiamente ricambiata da quello che nel tempo si è consolidato come il rito della grattatina sulla pancia. In famiglia tutti dicono che Slipez abbia una particolare predilezione per me: tutte le volte che ci incontriamo mi salta addosso, mi gira attorno, mi fa la posta, abbaia e non la smette finché io non ho ricompensato le sue attenzioni. Adesso è un signor cane di taglia media, sui dodici chili, con un pelo morbido, luminoso e autopulente, fulvo che dà sul biondo con rare striature bianche. Quando è di buonumore (quasi sempre), la coda si arriccia a pennacchio e veleggia sbarazzina incontro al mondo. La lunga peluria attorno alla bocca la fa assomigliare a un personaggio asburgico e io la chiamo "faccia da Freud". Ha una naturale eleganza e scioltezza che le hanno fatto vincere un paio di premi e molte persone che la incrociano ci chiedono di che razza sia. Di nessuna e di tutte. Salutarci continua ad essere un gran momento per tutti e due e aggiunge una nota bella alla mia giornata: mi fa sentire importante, benvoluto, riconosciuto in un modo totale e unico, tutto nostro. Molto raramente mi sento così pienamente e profondamente accolto negli incontri tra umani. E sono sicuro che non è una cosa che capita solo a me. Tra l'altro le ragazze e i ragazzi che vengono ad ARIA me ne danno milioni di esempi vissuti nella loro vita quotidiana. "Tutti vengono da me quando hanno un problema, ma non c'è nessuno che mi dia retta se sto male". "Sono quindici anni che abito nello stesso palazzo e non conosco ancora i miei vicini di casa". "L'anno scorso sono stata in ospedale per due mesi. Prima avevo un sacco di amici. In quei due mesi quasi nessuno è venuto a trovarmi". "Non riesco a trovare nessuno con cui parlare. Mi sembrano tutti superficiali e menefreghisti. Non si accorgono di ferirmi e non sono per niente interessati a quello che dico". "Sono straniera. Al mio paese andavo bene a scuola e con i compagni stavo bene. Ho dovuto imparare l'italiano durante l'estate. Qui mi prendono in giro perché ogni tanto sbaglio e mi fanno degli scherzi terribili. Ora spero solo che mi lascino tranquilla. Quando sono in gruppo me ne sto zitta. Se parlo ho paura che si accorgano che sono straniera. Prima ero una ragazza allegra e piena di vita". Che vergogna che nelle nostre scuole vi sia tanto razzismo, da parte di quegli stessi ragazzi i cui padri, nonni, fratelli, zii hanno popolato a milioni altri paesi, provando sulla propria pelle quanto sia duro essere stranieri in terra straniera. Quanto sarebbe meglio se riuscissimo ad imparare da Slipez cosa vuol dire essere accoglienti e quanto bene ce ne verrebbe. Ad Aria cerchiamo di esserlo con tutti e sempre: non chiediamo nulla che l'altro non sia disposto a dirci, ci presentiamo come persone senza nessuna presunzione di sapere e siamo felici di poter accompagnare e condividere per un pezzetto la vita di chi si rivolge a noi in cerca di aiuto. Ogni persona che arriva da noi in quel momento è la più importante del mondo e ci piace se torna a trovarci anche dopo anni, perché è bello per noi sapere come continuano "dopo" le vite delle ragazze e dei ragazzi che passano da Aria. Come per loro deve essere piacevole sapere che se passano ci trovano ancora lì. E se avessimo una coda la sventoleremmo con entusiasmo ad ogni incontro, proprio come Slipez. |
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