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BISTECCA?
NO GRAZIE!
di
Viviana
Masi
È
un fenomeno in aumento, quello del vegetarismo, a quanto sembra soprattutto
in Inghilterra e negli Stati Uniti; in Italia i vegetariani si stimano
essere dai due ai tre milioni, ma il dato non è sorretto da alcuna
ricerca statistica. Si basa invece su ricerche di mercato il rapporto
pubblicato dalla Confcommercio, da cui emerge che il quadriennio 1997-2000
ha visto una generale diminuzione del consumo di carne per gli Italiani,
per dare la prevalenza a frutta, verdura, pesce.
Come si devono interpretare questi dati? Si può, ad esempio, partire
analizzando le motivazioni date proprio da chi sceglie di bandire dalla
propria tavola la carne e il pesce (dieta vegetariana) o qualsiasi prodotto
di origine animale, dal latte e latticini alle uova (dieta vegana).
Un primo motivo che sta alla base di queste scelte, di stampo fortemente
etico, riguarda le condizioni degli animali da carne, ma anche dei bovini
da latte e delle galline ovaiole, negli allevamenti intensivi: trattati
non come esseri viventi ma come macchine da produzione. www.ivu.org
(il sito dell'unione internazionale vegetariani) propone una mostra
fotografica proveniente direttamente dal macello e dagli allevamenti intensivi.
Come dire: le immagini contano più delle parole, a volte.
D'altra parte le parole degli animalisti vegetariani si fanno sentire,
sempre più forti, da qualche anno a questa parte, nei moltissimi
siti Internet nati per promuovere il loro credo e nei volantini, che distribuiscono
dai banchetti organizzati allo stesso fine. Perseverando nelle campagne
di sensibilizzazione e nelle petizioni che propongono, tra le più
svariate, a volte ottengono qualche risultato: dal 2008, ad esempio, non
potranno più esistere allevamenti in batteria per le galline ovaiole
e non si potrà più produrre il foie gras, il grasso di fegato
d'oca ottenuto facendo ammalare l'animale alimentandolo a forza.
Vegetarismo
tra etica e religione
Riviste
e siti animalisti (come, ad esempio, www.vegan3000.info)
propongono una lettura del vegetarismo in chiave storico-filosofica
e religiosa: il quadro che emerge è quello di un fenomeno senza
tempo, che esula dai problemi di una particolare epoca storica. Il percorso
evolutivo del vegetarismo è analizzato dai suoi più antichi
esordi: si ritrovano filosofie vegetariane già cinque secoli
prima di Cristo, con Pitagora e poi Plutarco, Epicuro, Aristotele, Platone,
per ciò che concerne l'ambito filosofico e, per quanto riguarda
invece la morale religiosa, il Buddha, dagli insegnamenti del quale
si è poi sviluppata tutta la dottrina buddista, ancora oggi basata
sul concetto di compassione per tutti gli esseri viventi, che porta,
di conseguenza, a non cibarsene.
In realtà molti studiosi affermano che agli albori, nella purezza
della dottrina profetica, anche la religione cristiana imponeva ai credenti
di rispettare tutti gli animali del creato, e di non mangiarli. I primi
cristiani erano tutti vegetariani perché questo, si dice, era
l'insegnamento di Gesù: molti, anche tra i filosofi, oggi, ne
sono convinti. Qualche anno fa l'associazione animalista inglese Peta
(People for Ethical Treatment of Animals) usò l'immagine di Gesù
come "testimonial", proponendolo come modello perché
vegetariano. Ma i teologi inglesi dissentirono: "Non vi sono elementi
precisi a sostegno di questa tesi - dissero - È più probabile
che Gesù seguisse le pratiche alimentari ebraiche, che proibiscono
solo la carne di maiale, altrimenti avrebbe moltiplicato le carote,
non i pesci".
Nella versione laica il comune denominatore delle filosofie vegetariane
di tutti i tempi è il desiderio di spingere la società
a comprendere che un essere vivente ha un diritto alla vita in quanto
tale, perché cosciente e senziente. Così, ancora adesso,
i vegetariani per motivazioni etiche citano Leonardo da Vinci, che considerava
l'uccisione di un animale pari a quella di un uomo e si riteneva certo
di una futura evoluzione di tutto il genere umano in tal senso. Secondo
il pensiero di illustri personalità, poi, solo un po' di compassione
per i più deboli permetterà al genere umano di evolvere
verso un mondo di pace, dove il sangue non scorra più neanche
per conflitti fra gli stessi uomini: "Chi è crudele con
gli animali non può essere buono con gli uomini" affermava
Shopenhauer e, riteneva Pitagora, che "Coloro che uccidono gli
animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani
a massacrare i propri simili".
Perché
il vegetarismo oggi
Alle
ragioni classiche, oggi, i vegetariani ne affiancano altre, più
strettamente legate alla realtà contemporanea. Alcune sono di
stampo salutista, per il timore causato dai recenti avvenimenti che
hanno portato alla ribalta malattie degli animali d'allevamento, pericolosamente
suscettibili di trasmettersi all'uomo. Come sottolinea il Prof. Giorgio
Calabrese, docente di Dietetica Umana presso l'Università Cattolica
del S. Cuore di Piacenza e l'Università degli Studi di Torino,
però: "Se l'allevamento è mantenuto in modo regolare
non succede nulla di patologico, se invece si alleva secondo truffa,
allora tutto si rimette in discussione". Altre, invece di stampo
economico-ecologico, sono probabilmente le meno conosciute dalla maggior
parte delle persone: secondo i seguaci del vegetarismo, si potrebbe
migliorare lo stato dell'ambiente ed eliminare la fame nel mondo attraverso
una decisa presa di posizione collettiva nell'eliminare il consumo di
carne.
Una prospettiva eccessivamente ottimistica? Ecco le motivazioni addotte,
che si ritrovano in siti come www.vegetariani.it.
Per ottenere un kg di carne ne occorrono circa quindici di cereali,
mentre l'intera produzione di vegetali potrebbe essere utilizzata per
sfamare solo individui, invece che animali d'allevamento. L'ambiente,
poi, risente degli allevamenti intensivi: direttamente, perché
l'ammoniaca e il metano prodotti dagli escrementi degli animali, non
riassorbiti del tutto dal terreno, sono riconosciute dagli studiosi
come maggiori cause di piogge acide e di effetto serra; indirettamente,
perché la sovrapproduzione di cereali indotta per nutrire i capi
di bestiame è sorretta da un vasto uso di pesticidi e fertilizzanti.
Vegetarismo
e salute
"Mangia
la bistecca, che è tutta salute": consiglio, a volte imposizione,
da sempre nel repertorio di mamme e nonne. Qual è il substrato
da cui scaturisce una così radicata convinzione? Fondati accertamenti
medici o falsi miti insiti nella cultura sociale?
I nutrizionisti consigliano una dieta equilibrata che si basi sull'apporto
di carboidrati, grassi, proteine, vitamine e sali minerali. Le proteine,
sostanze indispensabili per il nostro organismo, sono fornite sia dal
mondo animale (carne, uova, pesce, latte), che da quello vegetale (cereali,
noci, legumi secchi, fra cui la soia, utilizzata per produrre anche
bistecche, latte, yogurt, formaggi alternativi a quelli animali).
Ma senza assumere carne o derivati animali, si può vivere bene?
"A certe condizioni, sì - risponde Giuseppe Malfi, dirigente
medico presso l'unità operativa di dietetica dell'ospedale Molinette
di Torino - a qualsiasi età e qualsiasi attività si pratichi
nella vita: anche se si è giovani e molto sportivi, dunque".
Ma sono, queste, condizioni tassative, a cui si deve porre estrema attenzione
per evitare di incorrere in deficienze alimentari: "La carne è
un alimento che, come altri prodotti animali, possiede un alto valore
biologico - spiega Malfi - Chi sceglie di essere vegetariano, eliminando
carne e pesce, potrà assumere le stesse proteine attraverso il
consumo di formaggi, unico inconveniente dei quali sono gli acidi grassi,
che contengono in quantità ben superiore alla carne. Maggiore
attenzione deve porre chi decide di diventare vegano: una scelta così
drastica può portare ad un deficit non solo proteico ma anche
di alcune vitamine (la B12, ad esempio, è presente solo nei prodotti
animali) di ferro, di calcio, se non si sostituiscono gli apporti nutritivi
derivanti dai prodotti animali con altri. Per assumere proteine, ad
esempio, è assolutamente necessario miscelare alcuni alimenti
che s'integrano l'uno con l'altro andando a formare una miscela di amminoacidi,
le parti costituenti le proteine: le classiche pasta e fagioli o pasta
e ceci, ad esempio, i cibi dei nostri nonni che non si potevano permettere
la carne, uniscono cereali a legumi formando miscele amminoacidiche".
Questa seconda non è quindi una scelta semplice e, secondo il
Prof. Calabresi "bisogna diventare dei commercialisti dietologi",
per affrontarla con le dovute precauzioni.
Quale futuro ci attende, alla luce del fatto che la scelta vegetariana
sembra essere un fenomeno in aumento? Non è quello della vittoria
del vegetarismo, secondo Calabresi, anche se "Ci sarà certamente
una visione più mirata dell'uso della carne, con un'alternanza
di proteine animali derivanti anche da uova, latte, formaggi, pesce".
"L'organismo umano - continua Calabresi - non è quello di
un erbivoro: a noi manca l'enzima che permette a questi animali di metabolizzare
e digerire la fibra". Anche secondo Malfi è importante ricordare
che "l'uomo nasce come carnivoro e cacciatore".
Al contrario, altri medici nutrizionisti, come i membri della Società
Scientifica di Nutrizione Vegetariana (www.scienzavegetariana.it
sito consigliabile per la chiarezza delle informazioni, date su base
scientifica) ritengono che una scelta vegetariana ha valore e fondamento
scientifici, che cercano di dimostrare attraverso numerosi articoli,
e potrebbe portare ad un notevole benessere collettivo.
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