articoli maggio/giugno 2002
SPECIALE


 


 

 


BISTECCA? NO GRAZIE!

di Viviana Masi
È un fenomeno in aumento, quello del vegetarismo, a quanto sembra soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti; in Italia i vegetariani si stimano essere dai due ai tre milioni, ma il dato non è sorretto da alcuna ricerca statistica. Si basa invece su ricerche di mercato il rapporto pubblicato dalla Confcommercio, da cui emerge che il quadriennio 1997-2000 ha visto una generale diminuzione del consumo di carne per gli Italiani, per dare la prevalenza a frutta, verdura, pesce.
Come si devono interpretare questi dati? Si può, ad esempio, partire analizzando le motivazioni date proprio da chi sceglie di bandire dalla propria tavola la carne e il pesce (dieta vegetariana) o qualsiasi prodotto di origine animale, dal latte e latticini alle uova (dieta vegana).
Un primo motivo che sta alla base di queste scelte, di stampo fortemente etico, riguarda le condizioni degli animali da carne, ma anche dei bovini da latte e delle galline ovaiole, negli allevamenti intensivi: trattati non come esseri viventi ma come macchine da produzione. www.ivu.org (il sito dell'unione internazionale vegetariani) propone una mostra fotografica proveniente direttamente dal macello e dagli allevamenti intensivi. Come dire: le immagini contano più delle parole, a volte.
D'altra parte le parole degli animalisti vegetariani si fanno sentire, sempre più forti, da qualche anno a questa parte, nei moltissimi siti Internet nati per promuovere il loro credo e nei volantini, che distribuiscono dai banchetti organizzati allo stesso fine. Perseverando nelle campagne di sensibilizzazione e nelle petizioni che propongono, tra le più svariate, a volte ottengono qualche risultato: dal 2008, ad esempio, non potranno più esistere allevamenti in batteria per le galline ovaiole e non si potrà più produrre il foie gras, il grasso di fegato d'oca ottenuto facendo ammalare l'animale alimentandolo a forza.

Vegetarismo tra etica e religione
Riviste e siti animalisti (come, ad esempio, www.vegan3000.info) propongono una lettura del vegetarismo in chiave storico-filosofica e religiosa: il quadro che emerge è quello di un fenomeno senza tempo, che esula dai problemi di una particolare epoca storica. Il percorso evolutivo del vegetarismo è analizzato dai suoi più antichi esordi: si ritrovano filosofie vegetariane già cinque secoli prima di Cristo, con Pitagora e poi Plutarco, Epicuro, Aristotele, Platone, per ciò che concerne l'ambito filosofico e, per quanto riguarda invece la morale religiosa, il Buddha, dagli insegnamenti del quale si è poi sviluppata tutta la dottrina buddista, ancora oggi basata sul concetto di compassione per tutti gli esseri viventi, che porta, di conseguenza, a non cibarsene.
In realtà molti studiosi affermano che agli albori, nella purezza della dottrina profetica, anche la religione cristiana imponeva ai credenti di rispettare tutti gli animali del creato, e di non mangiarli. I primi cristiani erano tutti vegetariani perché questo, si dice, era l'insegnamento di Gesù: molti, anche tra i filosofi, oggi, ne sono convinti. Qualche anno fa l'associazione animalista inglese Peta (People for Ethical Treatment of Animals) usò l'immagine di Gesù come "testimonial", proponendolo come modello perché vegetariano. Ma i teologi inglesi dissentirono: "Non vi sono elementi precisi a sostegno di questa tesi - dissero - È più probabile che Gesù seguisse le pratiche alimentari ebraiche, che proibiscono solo la carne di maiale, altrimenti avrebbe moltiplicato le carote, non i pesci".
Nella versione laica il comune denominatore delle filosofie vegetariane di tutti i tempi è il desiderio di spingere la società a comprendere che un essere vivente ha un diritto alla vita in quanto tale, perché cosciente e senziente. Così, ancora adesso, i vegetariani per motivazioni etiche citano Leonardo da Vinci, che considerava l'uccisione di un animale pari a quella di un uomo e si riteneva certo di una futura evoluzione di tutto il genere umano in tal senso. Secondo il pensiero di illustri personalità, poi, solo un po' di compassione per i più deboli permetterà al genere umano di evolvere verso un mondo di pace, dove il sangue non scorra più neanche per conflitti fra gli stessi uomini: "Chi è crudele con gli animali non può essere buono con gli uomini" affermava Shopenhauer e, riteneva Pitagora, che "Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili".

Perché il vegetarismo oggi
Alle ragioni classiche, oggi, i vegetariani ne affiancano altre, più strettamente legate alla realtà contemporanea. Alcune sono di stampo salutista, per il timore causato dai recenti avvenimenti che hanno portato alla ribalta malattie degli animali d'allevamento, pericolosamente suscettibili di trasmettersi all'uomo. Come sottolinea il Prof. Giorgio Calabrese, docente di Dietetica Umana presso l'Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza e l'Università degli Studi di Torino, però: "Se l'allevamento è mantenuto in modo regolare non succede nulla di patologico, se invece si alleva secondo truffa, allora tutto si rimette in discussione". Altre, invece di stampo economico-ecologico, sono probabilmente le meno conosciute dalla maggior parte delle persone: secondo i seguaci del vegetarismo, si potrebbe migliorare lo stato dell'ambiente ed eliminare la fame nel mondo attraverso una decisa presa di posizione collettiva nell'eliminare il consumo di carne.
Una prospettiva eccessivamente ottimistica? Ecco le motivazioni addotte, che si ritrovano in siti come www.vegetariani.it. Per ottenere un kg di carne ne occorrono circa quindici di cereali, mentre l'intera produzione di vegetali potrebbe essere utilizzata per sfamare solo individui, invece che animali d'allevamento. L'ambiente, poi, risente degli allevamenti intensivi: direttamente, perché l'ammoniaca e il metano prodotti dagli escrementi degli animali, non riassorbiti del tutto dal terreno, sono riconosciute dagli studiosi come maggiori cause di piogge acide e di effetto serra; indirettamente, perché la sovrapproduzione di cereali indotta per nutrire i capi di bestiame è sorretta da un vasto uso di pesticidi e fertilizzanti.

Vegetarismo e salute
"Mangia la bistecca, che è tutta salute": consiglio, a volte imposizione, da sempre nel repertorio di mamme e nonne. Qual è il substrato da cui scaturisce una così radicata convinzione? Fondati accertamenti medici o falsi miti insiti nella cultura sociale?
I nutrizionisti consigliano una dieta equilibrata che si basi sull'apporto di carboidrati, grassi, proteine, vitamine e sali minerali. Le proteine, sostanze indispensabili per il nostro organismo, sono fornite sia dal mondo animale (carne, uova, pesce, latte), che da quello vegetale (cereali, noci, legumi secchi, fra cui la soia, utilizzata per produrre anche bistecche, latte, yogurt, formaggi alternativi a quelli animali).
Ma senza assumere carne o derivati animali, si può vivere bene? "A certe condizioni, sì - risponde Giuseppe Malfi, dirigente medico presso l'unità operativa di dietetica dell'ospedale Molinette di Torino - a qualsiasi età e qualsiasi attività si pratichi nella vita: anche se si è giovani e molto sportivi, dunque". Ma sono, queste, condizioni tassative, a cui si deve porre estrema attenzione per evitare di incorrere in deficienze alimentari: "La carne è un alimento che, come altri prodotti animali, possiede un alto valore biologico - spiega Malfi - Chi sceglie di essere vegetariano, eliminando carne e pesce, potrà assumere le stesse proteine attraverso il consumo di formaggi, unico inconveniente dei quali sono gli acidi grassi, che contengono in quantità ben superiore alla carne. Maggiore attenzione deve porre chi decide di diventare vegano: una scelta così drastica può portare ad un deficit non solo proteico ma anche di alcune vitamine (la B12, ad esempio, è presente solo nei prodotti animali) di ferro, di calcio, se non si sostituiscono gli apporti nutritivi derivanti dai prodotti animali con altri. Per assumere proteine, ad esempio, è assolutamente necessario miscelare alcuni alimenti che s'integrano l'uno con l'altro andando a formare una miscela di amminoacidi, le parti costituenti le proteine: le classiche pasta e fagioli o pasta e ceci, ad esempio, i cibi dei nostri nonni che non si potevano permettere la carne, uniscono cereali a legumi formando miscele amminoacidiche". Questa seconda non è quindi una scelta semplice e, secondo il Prof. Calabresi "bisogna diventare dei commercialisti dietologi", per affrontarla con le dovute precauzioni.
Quale futuro ci attende, alla luce del fatto che la scelta vegetariana sembra essere un fenomeno in aumento? Non è quello della vittoria del vegetarismo, secondo Calabresi, anche se "Ci sarà certamente una visione più mirata dell'uso della carne, con un'alternanza di proteine animali derivanti anche da uova, latte, formaggi, pesce". "L'organismo umano - continua Calabresi - non è quello di un erbivoro: a noi manca l'enzima che permette a questi animali di metabolizzare e digerire la fibra". Anche secondo Malfi è importante ricordare che "l'uomo nasce come carnivoro e cacciatore".
Al contrario, altri medici nutrizionisti, come i membri della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (www.scienzavegetariana.it sito consigliabile per la chiarezza delle informazioni, date su base scientifica) ritengono che una scelta vegetariana ha valore e fondamento scientifici, che cercano di dimostrare attraverso numerosi articoli, e potrebbe portare ad un notevole benessere collettivo.

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