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FIDO,
SILVESTRO E TITTI TORINESI D'ECCEZIONE
di Giovanni
Monaco
In Italia
sono 54 milioni, non hanno cittadinanza e non sono persone. Sono i nostri
migliori amici, però: sei milioni di cani, sette di gatti, 41
milioni di uccelli e di pesci cui corrisponde, secondo gli ultimi dati,
una passione incontrollabile da parte degli altri abitanti, quelli con
la carta d'identità e il codice fiscale. A Torino, tra i vari
Fido, Silvestro e Titti, si contano centinaia di migliaia di individui,
la maggioranza dei casi (lo impone la natura metropolitana del nostro
territorio) felicemente "accasati" presso una delle famiglie
recentemente censite dall'Istat.
Dove ci sono le passioni, ecco i soldi. Cresce così l'interesse
(sociale ed economico) per gli animali domestici. In seguito vedremo
quanto si spende per mantenerli, quanto si specula abbandonandoli e
quanto per seppellirli. Intanto non stupiamoci se la Città di
Torino ha stanziato due miliardi e 644 milioni di lire per realizzare
su di un'area di 13 mila metri quadri un canile speciale in strada Cuorgné:
non uno spartano recinto per diseredati, ma un rifugio ben attrezzato
con camerette a quattro cucce, cambio di acqua tre volte a giorno, vista
su parco, passeggiate in veranda o nei prati riservati e ombreggiati
da alberi da frutta, possibilità di attività extra come
compagni di gioco.
Il nuovo canile rifugio di Torino offrirà tutto questo ai suoi
84 ospiti che avranno anche, come coinquilini, 80 gatti. Il progetto,
dell'ufficio tecnico del Comune è stato approvato pochi giorni
fa e prevede uffici amministrativi e veterinari, sala polifunzionale,
cucina, casa del custode. I cani saranno sistemati in sei padiglioni
invernali, affiancati da zona pulizia e sala veterinaria. Una nursery
con cucce termiche servirà per curare i più deboli. Il
gattile è una grande stanza attrezzata con tettoia esterna e
prato recintato. La gestione dovrebbe essere affidata a cooperative.
Intanto, i nostri migliori amici, ci vengono proposti anche come possibili
medici. Mutua o non mutua, un'etologa ha recentemente illustrato proprio
a Torino il valore terapeutico che la loro vicinanza assicura ai vecchi
come ai bambini. È confermato che il 98 per cento dei proprietari
è abituato a "parlarci insieme", mentre l'80 ci chiacchiera
come con una persona e il 28 per cento fa loro abituali confidenze.
Si spiega anche così l'interesse per la cosiddetta pet-terapy
(la terapia anglosassone ancorata all'animale domestico prediletto),
che è scoppiata in Italia negli anni Sessanta: accarezzare il
proprio gatto o portare a spasso il proprio cane aiuta a star bene,
grazie al calore del rapporto spontaneo che l'animale sa offrire. Per
carità. non fanno miracoli ma la loro vicinanza risulta utile
in ogni caso. Tra gli ultimi traguardi raggiunti: cani per sordi che
riescono a riconoscere nove suoni, dall'allarme al timer di cucina al
telefono e al campanello, cani per epilettici che avvertono gli attacchi
del male in anticipo, cani per disabili che aprono le ante dei mobili
e reggono la borsa della spesa. E tanti, tantissimi altri pronti soprattutto
ad amare ed essere amati.
Forse anche per questo, moltissimi anziani torinesi hanno recentemente
affermato di essere assolutamente disponibili ad adottare un randagio,
in un sondaggio messo in piedi dall'Università della Terza Età.
La ricerca ha svelato che il 75 per cento degli intervistati non ha
alcun problema di rapporto con gli animali, mentre il 78 per cento ne
possiede o ne ha posseduto almeno uno. E, dato che ha stupito gli stessi
promotori dell'iniziativa, il 26 per cento ha espresso ampia di-sponibilità
a far proprio un animale abbandonato nell'ambito di strutture protette
loro destinate, mentre un altro 23 per cento vorrebbe occuparsi di animali
in altri modi.
Tanto amore, passione e buona volontà, quindi. Ma ogni rosa ha
le sue spine e, in questo panorama da libro cuore, il rischio di pungersi
arriva d'estate. Per cercare di ridurre l'abitudine tutta italiana (e
anche torinese, naturalmente) di abbandonare ad agosto quelli che fino
a luglio sono stati i gingilli viventi per genitori e figli di egoistissime
famiglie, c'è già un'associazione che pensa di creare
un altro canile-gattile. Questo, però, specificamente ideato
per la questione abbandoni e perciò funzionante soltanto da giugno
ad agosto, quando la gente in vacanza non sa come sistemare gli animali
domestici. Non tutti possono pagare da 10 a 30 mila lire al giorno per
una pensione privata. Meglio chiedere un'offerta libera anche minima,
pretendendo che chi consegna un animale si impegni a riprenderlo al
rientro.
D'altra parte, come è caratteristico delle contraddizioni di
noi italiani, se siamo il Paese degli abbandoni estivi, siamo anche
uno di quelli che spende di più per i "migliori amici dell'uomo".
Il mercato dell'alimentazione per cani e gatti, sulla nostra Penisola
è valutato circa 1.339 miliardi di vecchie lire, una cifra enorme
che anche in euro fa piuttosto impressione. In Italia la crescita percentuale
del mercato del cibo per animali domestici è seconda solo a quella
dei surgelati, mentre il cibo per gatti occupa il secondo posto per
numero di atti di acquisto (27 per anno), preceduto solo dalla pasta.
Gli alimenti per gatti, infine, sono in seconda posizione come spesa
media degli italiani dopo pasta e caffè, mentre il cibo per cani
è al quinto posto.
Ma i problemi non finiscono con la vita degli animali. Proseguono, pur
non metafisicamente, anche quando questi esalano l'ultimo respiro. E
per risolvere tali questioni, il Consiglio regionale del Piemonte ha
approvato una legge che fissa i criteri e disciplina le modalità
per l'istituzione di cimiteri per cani, gatti, criceti, uccelli da gabbia,
cavalli sportivi ed altri animali domestici di piccole dimensioni. La
decisione di regolamentare questo settore nasce dalla necessità
di dare una risposta alle innumerevoli richieste dei proprietari degli
animali di affezione e di evitare, al tempo stesso, la possibilità
di speculazione, sempre presenti. In mancanza di norme sono già
stati creati almeno tre luoghi di sepoltura per le spoglie animali:
due in provincia di Torino (uno nei dintorni di Piossasco e l'altro
nei pressi di Moncalieri, con tanto di lapidi, foto dei "cari estinti"
e dediche incise sul marmo) e uno nel Saluzzese.
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