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ANIMALI
COME NOI!
Il
termine che l'uomo utilizza per definirli, animali, va ad identificare
un genere cui lui stesso appartiene. Proprio nel momento in cui usa
quel termine, però, si distacca dall'animale e se ne pone in
rapporto: di fronte, di fianco o, come spesso accade, al di sopra di
lui, sfruttandolo a fini leciti o meno leciti, o prevaricando i suoi
diritti di essere vivente. Così li ritroviamo coccolati da una
famiglia, compagni di vita di anziani soli - quante volte li avete sentiti
dire "Al mio cane manca solo la parola?" - , ausilio terapeutico
e psicologico per bambini e adulti gravemente malati o affetti da handicap.
Trattati, a volte, quasi come dei bambini. E, all'estremo opposto, ridotti
ad oggetti, cavie da laboratorio, fenomeni da baraccone, o a macchine,
sfruttate per soddisfare i bisogni di una società tanto numerosa
quanto consumista.
di Viviana
Masi
Un rapporto
complesso ed estremamente affascinante, quello tra l'animale e l'uomo,
forse perché pone in gioco la capacità di quest'ultimo di
essere onesto e rispettoso nei confronti di esseri viventi innocenti ed
indifesi. Alcuni tra i più grandi geni di tutti i tempi e in tutte
le discipline, filosofiche, religiose, letterarie e scientifiche, si sono
espressi sull'argomento e, spesso, hanno abbracciato il credo animalista
o comunque militato a favore dei diritti animali contro una società
che andava in senso opposto. Nella tradizione biblica, già alcuni
profeti del Vecchio Testamento presagivano l'ampliarsi di tale sentimento
come condizione necessaria del regno di Dio: Isaia paragona l'uccisione
di un bue a quella di un uomo; Geremia ha l'ordine da parte di Dio di
porsi sulla porta del tempio per dissuadere coloro che entravano dal compiere
sacrifici animali.
Secondo certi filosofi contemporanei, osteggiati da alcuni teologi, i
primi cristiani, come gli Apostoli Pietro, Stefano, Giovanni, rispettavano
gli animali come creature di Dio e consideravano la carne il cibo dei
demoni: dall'arrivo di Gesù non era più consentito mangiarne,
così si astenevano dal consumarla e lo stesso impegno chiedevano
ai credenti.
Ancora oggi, comunque, molti ordini religiosi cristiani, quali i Mormoni
o i Manichei, sono dediti al vegetarismo.
Al di fuori della morale religiosa, moltissimi pensatori ebbero interesse
per questo tema: una diatriba filosofica emerge, ad esempio, dagli scritti
di Cartesio e Voltaire. Il primo considerava gli animali delle macchine,
che nulla potevano sentire. Giustificava così gli esperimenti condotti
su animali vivi, le cui grida non riconduceva al dolore ma considerava
cigolio degli ingranaggi. Il secondo, in un meraviglioso passo del suo
Dizionario filosofico, a metà del 1700, si dice decisamente contrario
a questa concezione: " Dei barbari afferrano questo cane, che supera
tanto l'uomo in amicizia; lo inchiodano su una tavola e lo sezionano vivo
per mostrarti le vene meseraiche. Rispondimi, meccanicista, la natura
ha forse sistemato tutte le molle del sentimento in quest'animale perché
non senta? Ha dei nervi per essere impassibile? Non supporre tale impertinente
contraddizione della natura".
Sono moltissimi i filosofi che chiamano l'umanità al massimo rispetto
per questi esseri dotati di volontà e capaci di provare emozioni
e dolore, e anelano ad un mondo che restituisca agli animali i diritti
che da sempre vengono loro strappati.
In campo scientifico, si ricordano Leonardo da Vinci, sostenitore dei
diritti animali, Einstein, vegetariano e animalista, e Schweitzer, premio
Nobel per la medicina fortemente contrario alla vivisezione (la sperimentazione
su animali vivi) per motivi etici.
E si arriva fino ai contemporanei, come Peter Singer e Tom Regan, fondamentali
teorici dei diritti animali, autori di moltissimi saggi sul tema ("I
diritti animali", "Liberazione animale").
Oltre
le teorizzazioni, lo stato dei fatti attuale
Il
rapporto uomo animale, nella nostra società, segna a volte il
passo di un'evoluzione del genere umano verso valori etici e morali
sempre più forti e verso la capacità dell'uomo di legarsi
con onestà ad esseri viventi che, se da un lato hanno bisogno
del suo rispetto, dall'altro possono rendergli la vita più serena:
lo dimostrano la crescita numerica di animali domestici negli ultimi
anni, l'utilizzo di metodi terapeutici alternativi come la pet teraphy,
la sensibilità che sembra progredire nei confronti dei maltrattamenti
sugli animali. Simbolo di tale coscienza collettiva, la cui formazione
è ancora però in itinere, è la Dichiarazione dei
Diritti dell'animale, proclamata dalla LIPA (Lega Italiana Protezione
Animali) con la partecipazione di molte altre Associazioni, a Bruxelles
e poi a Parigi, nel 1978. Oggi il movimento Animali Come Noi, che raccoglie
moltissime associazioni animaliste, si sta battendo per il suo riconoscimento
istituzionale: ciò implicherebbe un rapporto uomo-animale basato
sulla parità e sul rispetto, che i fautori della dichiarazione
e moltissimi sottoscrittori dopo di loro ritengono un passo di civiltà
fondamentale per l'umanità.
Nelle tradizioni nazionali o di feste paesane, il rapporto uomo animale
è legato crudelmente al passato. In Cina, ad esempio, orsi sono
tenuti prigionieri a vita in piccole gabbie, dove restano immobili,
per estrarre loro la bile attraverso un catetere di ferro: questa serve
per preparare tonici e prodotti di bellezza. In Giappone il pesce utilizzato
per preparare il sushi viene, spesso, spellato vivo. In Italia, poi,
secondo la LAV (Lega Anti Vivisezione) si stimano essere un migliaio
all'anno le manifestazioni in cui si utilizzano animali, delle quali
un terzo circa si conclude con la loro morte. Si tratta per lo più
di riti dal carattere sacro-profano, in genere in onore di santi e madonne
locali, legati ad ataviche paure di carestie, epidemie ed a quant'altro
affliggeva l'umanità, che oggi non hanno più, per ovvi
motivi, senso di esistere. Alcune di esse, come il lancio dell'asino
dal campanile a Pontenure o lo sgozzamento di polli, conigli, capretti
appesi ad una corda da parte di persone bendate, sono state abolite,
ma le altre sono dure a morire. Sarebbe gesto di civiltà utilizzare,
ad esempio, dei fantocci in luogo di animali vivi.
Osservazione simile si potrebbe avanzare anche per ciò che riguarda
le pellicce: è chiaro che l'uomo moderno, con i molti tessuti
all'avanguardia di cui può disporre, non ha bisogno di coprirsi
uccidendo gli animali. Eppure gli allevamenti di volpi, ermellini, visoni,
e tanti altri animali da pelliccia esistono ancora oggi. Il loro pelo,
benché non vada più molto di moda la classica pelliccia,
è utilizzato per realizzare inserti o interni di giacche invernali.
Nell'ultimo periodo ha fatto scalpore, poi, la scoperta di un traffico,
proveniente da paesi asiatici, di pellicce di cane e gatto. Traffico
vietato in Italia, nel gennaio di quest'anno, dal ministero della Salute.
Altre volte è in nome del progresso che si giustificano sperimentazioni
di laboratorio sugli animali, sempre più orientate verso la ricerca
genetica ma legate d'altra parte ad alcune pratiche di vivisezione che
resistono dagli anni cinquanta. Molti medici si ritengono convinti del
fatto che questi test non sono fondamentali, né utili e ribadiscono
spesso la possibilità che oggi la medicina ha di utilizzare metodi
alternativi come, ad esempio, esperimenti in vitro su colture cellulari.
Altri, invece, continuano a ritenere necessario l'utilizzo di cavie
in campo scientifico: sostengono che l'evoluzione nella cura di alcune
gravi patologie sia strettamente correlata a tali metodi. L'etica, certo,
chiama da sempre la scienza al massimo rispetto. Il Parlamento Europeo
ha emesso una direttiva che vieta di testare i prodotti cosmetici finiti
su animali, pratica ancora in uso in molte aziende cosmetiche, che dovrebbe
essere attuata entro il 2008.
Sotto certi aspetti il rapporto uomo animale non è riuscito ad
evolversi. Forse ci vorrà ancora del tempo ed una morale collettiva
più consolidata per eliminare il ciclico ripetersi degli abbandoni
estivi di animali domestici sulle autostrade d'Italia (tantopiù
che, fra le evoluzioni del rapporto, non si può non citare l'ideazione
di spiagge tutte dedicate ai cani e ai loro padroni) e i feroci combattimenti
tra cani aizzati ad uccidersi da chi sulla loro vita scommette. Forse
l'umanità potrà evolversi, col tempo, verso un atteggiamento
tutto nuovo nei confronti dell'animale: l'antispecismo, anelato da Leonardo
da Vinci e prospettato da Norberto Bobbio, in un passo del suo "Destra
e sinistra". Dopo la parificazione in quanto a diritti di bianchi
e neri, uomini e donne, ecco apparire, in lontananza, quella fra persone
ed animali.
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