articoli maggio/giungo 2002
SPECIALE















 

 

 


ANIMALI COME NOI!
Il termine che l'uomo utilizza per definirli, animali, va ad identificare un genere cui lui stesso appartiene. Proprio nel momento in cui usa quel termine, però, si distacca dall'animale e se ne pone in rapporto: di fronte, di fianco o, come spesso accade, al di sopra di lui, sfruttandolo a fini leciti o meno leciti, o prevaricando i suoi diritti di essere vivente. Così li ritroviamo coccolati da una famiglia, compagni di vita di anziani soli - quante volte li avete sentiti dire "Al mio cane manca solo la parola?" - , ausilio terapeutico e psicologico per bambini e adulti gravemente malati o affetti da handicap. Trattati, a volte, quasi come dei bambini. E, all'estremo opposto, ridotti ad oggetti, cavie da laboratorio, fenomeni da baraccone, o a macchine, sfruttate per soddisfare i bisogni di una società tanto numerosa quanto consumista.

di Viviana Masi
Un rapporto complesso ed estremamente affascinante, quello tra l'animale e l'uomo, forse perché pone in gioco la capacità di quest'ultimo di essere onesto e rispettoso nei confronti di esseri viventi innocenti ed indifesi. Alcuni tra i più grandi geni di tutti i tempi e in tutte le discipline, filosofiche, religiose, letterarie e scientifiche, si sono espressi sull'argomento e, spesso, hanno abbracciato il credo animalista o comunque militato a favore dei diritti animali contro una società che andava in senso opposto. Nella tradizione biblica, già alcuni profeti del Vecchio Testamento presagivano l'ampliarsi di tale sentimento come condizione necessaria del regno di Dio: Isaia paragona l'uccisione di un bue a quella di un uomo; Geremia ha l'ordine da parte di Dio di porsi sulla porta del tempio per dissuadere coloro che entravano dal compiere sacrifici animali.
Secondo certi filosofi contemporanei, osteggiati da alcuni teologi, i primi cristiani, come gli Apostoli Pietro, Stefano, Giovanni, rispettavano gli animali come creature di Dio e consideravano la carne il cibo dei demoni: dall'arrivo di Gesù non era più consentito mangiarne, così si astenevano dal consumarla e lo stesso impegno chiedevano ai credenti.
Ancora oggi, comunque, molti ordini religiosi cristiani, quali i Mormoni o i Manichei, sono dediti al vegetarismo.
Al di fuori della morale religiosa, moltissimi pensatori ebbero interesse per questo tema: una diatriba filosofica emerge, ad esempio, dagli scritti di Cartesio e Voltaire. Il primo considerava gli animali delle macchine, che nulla potevano sentire. Giustificava così gli esperimenti condotti su animali vivi, le cui grida non riconduceva al dolore ma considerava cigolio degli ingranaggi. Il secondo, in un meraviglioso passo del suo Dizionario filosofico, a metà del 1700, si dice decisamente contrario a questa concezione: " Dei barbari afferrano questo cane, che supera tanto l'uomo in amicizia; lo inchiodano su una tavola e lo sezionano vivo per mostrarti le vene meseraiche. Rispondimi, meccanicista, la natura ha forse sistemato tutte le molle del sentimento in quest'animale perché non senta? Ha dei nervi per essere impassibile? Non supporre tale impertinente contraddizione della natura".
Sono moltissimi i filosofi che chiamano l'umanità al massimo rispetto per questi esseri dotati di volontà e capaci di provare emozioni e dolore, e anelano ad un mondo che restituisca agli animali i diritti che da sempre vengono loro strappati.
In campo scientifico, si ricordano Leonardo da Vinci, sostenitore dei diritti animali, Einstein, vegetariano e animalista, e Schweitzer, premio Nobel per la medicina fortemente contrario alla vivisezione (la sperimentazione su animali vivi) per motivi etici.
E si arriva fino ai contemporanei, come Peter Singer e Tom Regan, fondamentali teorici dei diritti animali, autori di moltissimi saggi sul tema ("I diritti animali", "Liberazione animale").

Oltre le teorizzazioni, lo stato dei fatti attuale
Il rapporto uomo animale, nella nostra società, segna a volte il passo di un'evoluzione del genere umano verso valori etici e morali sempre più forti e verso la capacità dell'uomo di legarsi con onestà ad esseri viventi che, se da un lato hanno bisogno del suo rispetto, dall'altro possono rendergli la vita più serena: lo dimostrano la crescita numerica di animali domestici negli ultimi anni, l'utilizzo di metodi terapeutici alternativi come la pet teraphy, la sensibilità che sembra progredire nei confronti dei maltrattamenti sugli animali. Simbolo di tale coscienza collettiva, la cui formazione è ancora però in itinere, è la Dichiarazione dei Diritti dell'animale, proclamata dalla LIPA (Lega Italiana Protezione Animali) con la partecipazione di molte altre Associazioni, a Bruxelles e poi a Parigi, nel 1978. Oggi il movimento Animali Come Noi, che raccoglie moltissime associazioni animaliste, si sta battendo per il suo riconoscimento istituzionale: ciò implicherebbe un rapporto uomo-animale basato sulla parità e sul rispetto, che i fautori della dichiarazione e moltissimi sottoscrittori dopo di loro ritengono un passo di civiltà fondamentale per l'umanità.
Nelle tradizioni nazionali o di feste paesane, il rapporto uomo animale è legato crudelmente al passato. In Cina, ad esempio, orsi sono tenuti prigionieri a vita in piccole gabbie, dove restano immobili, per estrarre loro la bile attraverso un catetere di ferro: questa serve per preparare tonici e prodotti di bellezza. In Giappone il pesce utilizzato per preparare il sushi viene, spesso, spellato vivo. In Italia, poi, secondo la LAV (Lega Anti Vivisezione) si stimano essere un migliaio all'anno le manifestazioni in cui si utilizzano animali, delle quali un terzo circa si conclude con la loro morte. Si tratta per lo più di riti dal carattere sacro-profano, in genere in onore di santi e madonne locali, legati ad ataviche paure di carestie, epidemie ed a quant'altro affliggeva l'umanità, che oggi non hanno più, per ovvi motivi, senso di esistere. Alcune di esse, come il lancio dell'asino dal campanile a Pontenure o lo sgozzamento di polli, conigli, capretti appesi ad una corda da parte di persone bendate, sono state abolite, ma le altre sono dure a morire. Sarebbe gesto di civiltà utilizzare, ad esempio, dei fantocci in luogo di animali vivi.
Osservazione simile si potrebbe avanzare anche per ciò che riguarda le pellicce: è chiaro che l'uomo moderno, con i molti tessuti all'avanguardia di cui può disporre, non ha bisogno di coprirsi uccidendo gli animali. Eppure gli allevamenti di volpi, ermellini, visoni, e tanti altri animali da pelliccia esistono ancora oggi. Il loro pelo, benché non vada più molto di moda la classica pelliccia, è utilizzato per realizzare inserti o interni di giacche invernali. Nell'ultimo periodo ha fatto scalpore, poi, la scoperta di un traffico, proveniente da paesi asiatici, di pellicce di cane e gatto. Traffico vietato in Italia, nel gennaio di quest'anno, dal ministero della Salute.
Altre volte è in nome del progresso che si giustificano sperimentazioni di laboratorio sugli animali, sempre più orientate verso la ricerca genetica ma legate d'altra parte ad alcune pratiche di vivisezione che resistono dagli anni cinquanta. Molti medici si ritengono convinti del fatto che questi test non sono fondamentali, né utili e ribadiscono spesso la possibilità che oggi la medicina ha di utilizzare metodi alternativi come, ad esempio, esperimenti in vitro su colture cellulari. Altri, invece, continuano a ritenere necessario l'utilizzo di cavie in campo scientifico: sostengono che l'evoluzione nella cura di alcune gravi patologie sia strettamente correlata a tali metodi. L'etica, certo, chiama da sempre la scienza al massimo rispetto. Il Parlamento Europeo ha emesso una direttiva che vieta di testare i prodotti cosmetici finiti su animali, pratica ancora in uso in molte aziende cosmetiche, che dovrebbe essere attuata entro il 2008.
Sotto certi aspetti il rapporto uomo animale non è riuscito ad evolversi. Forse ci vorrà ancora del tempo ed una morale collettiva più consolidata per eliminare il ciclico ripetersi degli abbandoni estivi di animali domestici sulle autostrade d'Italia (tantopiù che, fra le evoluzioni del rapporto, non si può non citare l'ideazione di spiagge tutte dedicate ai cani e ai loro padroni) e i feroci combattimenti tra cani aizzati ad uccidersi da chi sulla loro vita scommette. Forse l'umanità potrà evolversi, col tempo, verso un atteggiamento tutto nuovo nei confronti dell'animale: l'antispecismo, anelato da Leonardo da Vinci e prospettato da Norberto Bobbio, in un passo del suo "Destra e sinistra". Dopo la parificazione in quanto a diritti di bianchi e neri, uomini e donne, ecco apparire, in lontananza, quella fra persone ed animali.

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