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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 03/2001 | ||
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OMEOPATIA
"I SIMILI SONO CURATI DAI SIMILI" Tale approccio terapeutico affonda le sue radici in consuetudini molto antiche; infatti sembra fosse conosciuto ed applicato già da Ippocrate che nel III secolo a.C. somministrava, per esempio, ai malati di colera piccole dosi di Elleboro bianco che a determinate quantità provoca proprio diarrea coleriforme, sostenendo appunto che "i simili sono curati dai simili". Molti sono gli esempi che possono aiutarci a comprendere il principio su cui si basa questa scienza che ribadisce che il danno che una sostanza è in grado di causare in un individuo, dipende sostanzialmente dalla dose della stessa. Infatti, bere tanti caffè può in alcuni individui provocare insonnia, prenderne una piccola quantità cura l'ipereccitazione; oppure il veleno iniettato dalla puntura di un'ape origina rossore e gonfiore; lo stesso, diluito secondo le dosi omeopatiche, attenua queste manifestazioni cutanee; o ancora la cipolla, il cui liquido crea, se a contatto con gli occhi, lacrimazione e bruciore ma che può, in minima quantità, essere un rimedio efficace per raffreddori e allergie alle vie respiratorie. Detto ciò, vediamo che cosa sono questi farmaci omeopatici e da che cosa hanno origine. Le sostanze costituenti i medicamenti omeopatici sono tutte di origine naturale e vengono sottoposte a macerazione in alcool per ottenere la base di partenza, ovvero la tintura madre, poi diluita in scala decimale o centesimale. Questo significa che la prima diluizione decimale si ottiene diluendo una parte di tintura madre in nove parti di alcool o acqua per continuare poi la serie delle diluizioni decimali con due parti di soluzione di base in otto di alcool o acqua, ottenendo la seconda, poi la terza e così via. Per la centesimale si procede nel medesimo modo: una parte di soluzione principale in novantanove parti di diluente. Dopo aver diluito molte volte la soluzione di partenza non è quasi più possibile riscontrare il principio attivo, ma nonostante questo i rimedi omeopatici conservano la loro attività curativa anche a diluizioni elevate. Le soluzioni maggiormente diluite sembra siano più efficaci per combattere le malattie di tipo cronico, le manifestazioni acute viceversa sono meglio trattate con diluizioni basse e quindi più concentrate. I medicamenti omeopatici non devono essere deglutiti, la migliore via di assorbimento è quella sottolinguale, che consente un'ampia superficie di contatto tra mucosa boccale e farmaco e quindi una più alta efficienza e diffusione organica. In caso di pazienti molto piccoli si somministra il medicinale diluendolo in acqua. Tali farmaci non devono essere manipolati troppo con le dita ma è bene versarne una dose nell'apposito contenitore e lasciarlo cadere in bocca, questo per non apportare modifiche alla composizione molecolare. È consigliato evitare di assumere determinate sostanze quali menta (vietato anche l'uso dei dentifrici che la contengono), canfora (tant'è che Hahnemann la faceva inalare ai pazienti per sospendere la terapia), o essenze aromatiche, ma è anche importante limitare l'uso di alcolici, tabacco, tè e caffè che possono comprometterne l'efficacia. Le forme in cui è possibile trovare sul mercato le preparazioni omeopatiche sono diverse: o i globuli, ovvero sferette di zuccheri (lattosio e saccarosio) di circa 5 milligrammi, utilizzati per le diluizioni medio-alte e contenuti in tubetti da 200 unità, per il peso totale di 1 grammo; o i granuli, aventi la stessa composizione dei precedenti ma una massa circa 10 volte più grande, contenuti in flaconi monodose; o le gocce, preparate in veicolo alcolico a 308 in bottigliette da 15 o 30 millilitri, utilizzate per basse diluizioni. Molte persone ormai ricorrono alla medicina omeopatica e questo comportamento è spiegato da alcune caratteristiche specifiche di tali0 prodotti curativi, ovvero l'utilizzo per la produzione dei farmaci omeopatici solo di materie prime naturali, quindi derivanti dal mondo animale, vegetale o minerale; l'uso che se ne fa che, essendo minimo e talvolta infinitesimale, non crea dipendenza né effetti collaterali (questo è uno dei motivi per i quali viene scelta come cura in gravidanza così come per bambini o anziani); l'approccio terapeutico non aggressivo ma efficace e che risulta compatibile e talvolta di appoggio con altri tipi di cure; il dialogo medico-paziente, elemento fondamentale per ottenere buoni risultati, che ne fa una medicina capace di cogliere l'individualità e di proporre quindi trattamenti personalizzati. Pur essendo da molti considerata ancora una medicina alternativa, non credo si possa parlare di "moda omeopatica" perché sono ormai due secoli che è presente in tutto il mondo al fianco di quella ufficiale, con 1700 miliardi di lire di fatturato, di cui all'incirca 100 in Europa. Ricordiamo che in paesi come la Francia e la Germania i farmaci omeopatici sono convenzionati ed utilizzati dal servizio sanitario nazionale; in Inghilterra esistono strutture ospedaliere quali il Royal London Homoeopathic Hospital che prestano esclusivamente cure omeopatiche. In Italia 5 mila sono i medici omeopatici e oltre 3 milioni di italiani, secondo un'indagine Doxa, spendono i loro soldi in queste cure; il resto della popolazione sembra ignorare completamente la presenza di medicine non convenzionali perché non vi è ancora stata un'efficace informazione da parte degli organi istituzionali. La regolamentazione dei farmaci omeopatici nel nostro paese risale al 1989 ed ha stabilito norme attraverso le quali le aziende potevano procedere alla loro produzione ed anche i principi di controllo, di innocuità e di concentrazione di tali medicamenti. La proposta di legge sulle terapie non convenzionali che ne comprende sette in tutto, tra le quali la fitoterapia, l'agopuntura e la medicina ayurvedica , è stata approvata dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ed è attualmente all'esame del Senato. Gli operatori sanitari in possesso di un diploma pubblico o privato riconosciuto in tali discipline alternative potranno iscriversi ad appositi registri presso gli Ordini dei Medici ed inoltre sarà istituita una Commissione nazionale per la ricerca scientifica sulle medicine non convenzionali (MnC).
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