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maggio/giugno 2001









 

 

 


DI CORSA!
La corsa è antica come l'uomo, ed è senza dubbio lo sport più vecchio del mondo, praticato prima ancora della parola, del calcolo, della costruzione.

di Marco Volpatto
La corsa, che per secoli ha significato guerra, fuga, caccia, oggi si è trasformata in passione, benessere, amore per la fatica gioiosa dello sport senza nient'altro, niente palloni, niente attrezzi, niente macchine, solamente corsa, soltanto sport.
Il podismo (dal greco poda, piedi) è una delle attività motorie maggiormente praticate al mondo ed è fondamento principale di ogni altra disciplina sportiva. Si corre per competizione, per amore o per prestazione, per allenamento o alla ricerca spasmodica del dimagrimento, si corre per "fare il fiato" o per farsi semplicemente una bella sudata.
Marcia, fondo, mezzo fondo, pista, gare campestri, footing, cross, velocità, corse in montagna, triathlon (nuoto + bicicletta + corsa), o semplicemente jogging, c'è un popolo in movimento ritmico ondulatorio-sussultorio che continua ad aumentare di numero. Si corre per vincere le Olimpiadi o semplicemente per emulare personaggi epici come Dorando Pietri, vincitore morale della maratona olimpica di Londra (1908), squalificato perché sostenuto negli ultimi 15 metri di gara da un giudice troppo premuroso ed impietosito dalla figura stravolta del piccolo reggino, o Henry Rono, leggenda, campione olimpico scalzo sulle strade romane dell'Olimpiade del 1960, esaltatore di popoli non solo africani e di tanti, tantissimi corridori. Si può affermare che la passione per la corsa sia stata definitivamente consacrata da lui, con lui, passeggiatore di maratone, abituato com'era ad inseguire antilopi all'ombra dei 45° dell'Altopiano Centrafricano.
Dalle nostre parti, qualche anno dopo, si è accesa la stella di Pietro Mennea, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Mosca, detentore del record mondiale sui 200 metri piani. A Los Angeles, nel 1984, è esploso Carl Lewis, la pantera nera, uno dei più grandi talenti mai espressi dall'atletica, nove ori olimpici, quattro campionati del mondo, record nelle diverse specialità veloci con un'immagine intatta e vincente di ragazzo pulito.
Gli italiani si chiamano Gennaro Di Napoli, Francesco Panetta (oro mondiale sui 3000 siepi), Poli e Pizzolato, vincitori della Maratona di New York, e Gelindo Borghin, l'unico italiano capace di mettere in bacheca l'oro olimpico nella maratona di Seul (1988). Le migliori frecce in attività si chiamano Fabrizio Mori (quattrocentista) e Stefano Baldini, maratoneta dei grandi tempi e argento nell'ultima edizione della Maratona di Torino.
I grandi personaggi e i cambiamenti sociali hanno trasformato il modo di interpretare il movimento, di intendere e di volere lo sport, e la corsa, che di ogni sport è l'essenza, ha assunto risvolti sociali inequivocabilmente diversi e più nobili rispetto a quelli del passato.
I "runner", gli appassionati della corsa, sono usciti dalle tane nelle quali la stagione invernale li ha segregati e hanno riacceso motori, cuori, muscoli e polmoni. Migliaia di appassionati già riempiono strade, piste, parchi e sentieri alla ricerca di salute, relax, prestazione, atletica, divertimento e socialità. Li incontriamo al Valentino o su piste ciclabili e pedonabili, alla Pellerina o lungo i vari fiumi che bagnano la nostra città, ognuno con il suo ritmo. Distendono lunghe falcate, picchiano forte i piedi sul terreno, rullano i plantari, spingono ad ogni passo e ad ogni passo sbuffano, sfiatano, spariscono e subito dopo riemergono, inspirano, ripartono, un altro passo, un'altra spinta, un'altra corsa.
Correre è il sistema più efficace per ridurre il sovrappeso corporeo. Dal punto di vista fisiologico, infatti, il nostro organismo inizia a consumare i grassi dopo circa 20-25 minuti di costante e continuo movimento aerobico. Prima di carburare gli acidi grassi, l'apparato muscolare ha a disposizione altri moduli energetici ai quali attingere: fosfati, zuccheri, glicogeno, riserve che si esauriscono, appunto, dopo mezz'ora scarsa di attività. Solo a questo punto interviene il "metabolismo di durata", quel meccanismo che distribuisce benzina alle cellule muscolari impegnate nella corsa attingendo dai serbatoi dove l'energia, sotto forma di grasso, si accumula, ovvero fianchi, addome, gambe, proprio quelle zone che tutti desidereremmo vedere più snelle. Ergo, per dimagrire, niente di meglio che un bel ciclo di salutari corsette e, in pochi mesi, ci si trasforma: da larghi a stretti, da mollicci a tonici, da pesanti ad affusolati, da sedentari a sportivi.
Federazioni e società propongono gare di ogni livello e per tutti i cuori: amatoriali, dilettantistiche, professionisti o senior, donne e uomini, giovani e giovanissimi: Stratorino il 27 maggio, Mezza Maratona di Cuneo in luglio, Giro della Collina il 6 ottobre, Valdocco-Colle Don Bosco e, fuori regione, le maratone delle Dolomiti, dell'Abetone, di Venezia, Carpi, Roma, con vertice massimo ancora dalle nostre parti con la Turin Marathon, una delle corse più importanti d'Italia e tra le più significative al mondo per numero e qualità dei partecipanti, grandi atleti e piccoli corridori che percorrono, proprio come il vincitore, 42 chilometri e 195 metri senza fermarsi mai.
La Maratona di Torino è figlia di un'altra grande manifestazione podistico-sportiva (e folcloristica) che spopolò nei mitici anni '60 e '70 raccogliendo intorno a sé migliaia di appassionati: la Torino-St. Vincent, 98 chilometri di fatica, eroismi, grandi amicizie strette sul campo, pardon, sull'asfalto, famiglie in cinquecento superlusso al seguito con merende
rinforzanti e rincuoranti, sofferenze inenarrabili e gioia profonda, anch'essa difficile da raccontare per cronica carenza di fiato. Ci si allenava mesi, con lo stesso spirito con cui oggi si prepara la Maratona o si fa fiato per le gare minori, con la passione, la semplicità e la fatica sana che, chi corre, conosce bene. I "runner" sanno accontentarsi: arrivare al traguardo o tornare semplicemente a casa stanchi (ma felici) sono già grandi vittorie.


COSTI

 

Correre costa relativamente poco. Se ci si allena su strada non esistono spese di impianto e l'unico attrezzo sul quale è bene fare un piccolo investimento è rappresentato dalle calzature: leggere, smussate sul tallone e sulla punta per accompagnare la rullata, traspiranti, ben plantarizzate e ammortizzate nella parte posteriore. L'appoggio è fondamentale soprattutto sulle superfici dure dove l'impatto è più invasivo rispetto alla reazione morbida garantita dal tartan della pista. Un buon paio di calzature abbatte i rischi di talloniti, tendiniti, piede d'atleta, algie della colonna vertebrale e altre patologie fastidiose e lunghe da risolvere. Un buon paio di scarpe si compra con centomila lire, alcune marche offrono prodotti per professionisti ma, ovviamente, a prezzi più alti. I dubbi sulle marche sfruttatrici di bambini dei paesi poveri sono sacrosanti, sembra che a stento si salvino le case nazionali.
L'abbigliamento non richiede attenzioni particolari: calzoncini e maglietta d'estate, pantavento o fuseaux e giacca impermeabile nella stagione fredda. Con 70-70.000 lire ci si toglie la paura. Un suggerimento per i maschietti: correre (e praticare qualsiasi altro sport) indossando i boxer espone al rischio di ernia inguinale; molto meglio quindi slip o costumi elastici e contenitivi.
Un accessorio importante è rappresentato dal cardiofrequenzimetro, strumento elettrico che, applicato al torace, tiene sotto controllo i battiti cardiaci e dà, in tempo reale, la misura dei progressi sulla soglia aerobica: si va dalle 200.000 lire per i modelli base alle 500.000 lire per quelli con memorie e programmi adattati.
Iscriversi ad una società podistica costa in media 200.000 l'anno, comprensive di tesseramento, visita medica, assicurazione e impiego degli impianti. Se si ottengono buoni risultati, le società stesse si fanno carico delle spese di iscrizione alle gare e di eventuali trasferte. I costi legati alla visita medica per attività agonistica, infine, vanno dalle 70 alle 150.000 lire in base al numero di esami richiesti.
 
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