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I
MOSTRI SO' PIEZZ'E CORE
Emergono
dalle profondità marine, si aggirano nelle jungle metropolitane,
si nascondono nelle foreste tropicali, ma soprattutto popolano i nostri
peggiori incubi: eppure
di Fabrizio
Pezzana
Una
notizia buona e una cattiva
Come nelle vecchie barzellette, ci sono due notizie, una buona e una cattiva:
quella buona è che i mostri non esistono! Per la verità
un mostro vero ci sarebbe anche, si chiama Mostro di Gila (Heloderma horridum),
è un lucertolone che vive nell'America Centrale e si segnala per
essere così brutto da suscitare più tenerezza che paura;
per il resto i lupi sono protetti dal WWF, l'Uomo Nero è inquietante
solo per pochi razzisti e sono più transgenici i pomodori biotech
che Frankenstein. La notizia cattiva, invece, è che i mostri esistono:
dai geroglifici egizi ai kolossal hollywoodiani, tutta la nostra storia
è accompagnata da statue agghiaccianti, dipinti inquietanti, racconti
terrificanti: certo la vita da mostro è uno stress, sempre costretti
a muoversi nell'ombra e ad emergere dalle profondità marine o dagli
spazi siderali, obbligati dalla loro natura a terrorizzare grandi e piccini
e ad essere cacciati senza pietà dell'eroe di turno, scienziato,
avventuriero o archeologo che sia. Ma chi glielo fa fare?
Il
mostro ti dà una mano
La risposta è che "i mostri so' piezz'e core", personaggi
generosi che nascono dalle nostre emozioni più profonde e ci
danno una mano per imparare a maneggiarle: "Prima che impari a
parlare" afferma Alessandra Gerbaldo, psicoanalista "il bambino
vive di fantasie: si sente buono e amato quando la madre lo allatta,
cattivo quando, affamato, teme di averla 'divorata' nella poppata precedente;
per questo motivo i primi mostri sono di tipo orale: mangiano, mordono.
Con il linguaggio, questa compresenza di pulsioni viene trasformata,
simbolizzata, in una metafora della vita, cioè la fiaba".
"I mostri sono la proiezione di emozioni percepite come minacciose,
che vengono riversate su un personaggio di fantasia" aggiunge Maria
Varano, psicologa e responsabile del Servizio Asili Nido di Rivoli "permettendo
sia di allontanare da sé queste emozioni, sia di costruire uno
spazio narrativo neutro nel quale 'allenare' la vita psichica, identificandosi,
ad esempio nelle fiabe, anche nei personaggi cattivi senza conseguenza
nel mondo reale".
Questa è infatti la vera natura del mostro: la parola mostro
deriva dal latino "monstrum", cioè apparire, manifestarsi:
nominare, riconoscere, rappresentare una paura è il risultato
di un'elaborazione psichica, che trasforma l'angoscia in un materiale
comunicabile a se stesso e agli altri: una grossa tappa maturativa per
il bambino che, dalla paura senza volto e senza nome, arriva a rappresentare
in un personaggio il groviglio di fantasie e di confuse sensazioni che
lo spaventano: brutto, scuro, ignoto, cattivo
insomma, un mostro.
Le immagini di nonnine cantilenanti che, raccontando di lupi cattivi
e di orchi malvagi, fanno scivolare il nipotino nel sonno appartengono
ormai ad un innocente mondo antico, prepotentemente sostituite come
sono da "mostruosi" cartoons del terzo millenio: "In
un certo senso" commenta Maria Varano "si possono paragonare
gli attuali cartoni animati di mostri alle fiabe classiche, in quanto
entrambi rappresentano la vittoria del Bene sul Male; ma mentre in queste
ultime la vittoria è completa e definitiva, i cartoni, proprio
per esigenze televisive, sono impostati sulla serialità: per
poter continuare la narrazione nella puntata successiva è necessario
che la vittoria del Bene sul Male sia sempre provvisoria e parziale.
Questo meccanismo può produrre incertezza e ansia, poiché
il bambino non sa mai cosa fanno i cartoni quando non appaiono in TV,
né come le cose vanno poi davvero a finire".
Ma anche l'adolescenza è un'età della vita che subisce
il fascino degli spettacoli di mostri: "In adolescenza, i mostri
possono essere letti come il permanere di fantasie infantili, oppure
come figure che, nei sogni o nei pensieri, 'ricoprono' ricordi troppo
pesanti o tristi da essere coscientemente ricordati" afferma Aldo
Ferrari Pozzato, psicologo di ARIA; "ma anche come personaggi che
simbolizzano la paura e al tempo stesso la curiosità rispetto
all'ignoto, al non conosciuto: il corpo che si trasforma, la sessualità,
il futuro da adulti".
La
fabbrica dei mostri
Ma il mostro è anche "ciò che viene mostrato":
già nel 600 a.C. esisteva nella biblioteca del re Assurbanipal
a Ninive un catalogo di esseri mostruosi; l'Odissea e la Bibbia, l'Apocalisse
e la Divina Commedia sono un continuo susseguirsi di creature terrificanti;
nell'800, il secolo dei lumi, erano diffusi i cabinet du savant, raccolte
di mostruosità, quasi sempre fasulle, ed erano frequenti le rassegne
itineranti di gemelli siamesi, di "selvaggi" di terre lontane,
di bambini-lupo mostrati nelle piazze in cambio di pochi spiccioli.
Un ingenuo fai-da-te rispetto alla prima multinazionale del mostro,
il Barnum's Grand Traveling Museum, Menagerie, Caravan and Circus, il
famoso Circo Barnum che, secondo un volantino dell'epoca, si vantava
di poter esporre "mezzo milione di curiosità da tutto il
mondo". Da allora, il 1870, nulla è più stato come
prima ed i mostri si sono annidati in tutte le dimensioni dell'intrattenimento:
i fumetti (dall'Uomo Ragno e i Fantastici Quattro a Dylan Dog), il cinema
(dalla danse macabre, un balletto di scheletri presente nel catalogo
dei fratelli Lumière al Dracula di Bela Lugosi, dagli spaghetti-monsters
di Gassman, Tognazzi e Benigni ad Hannibal), i videogiochi (da Pacman
a Resident Evil, ritirato dal commercio perché troppo "mostruoso"),
la letteratura contemporanea (dai Giovani Cannibali ai maestri americani
come Stephen King e Patricia Cornwell), la radio (dall'annuncio del
falso sbarco dei marziani fatto da Orson Welles nel 1938 al Golem di
Nicoletti su Radio1 Rai) e naturalmente il web (dove, tra mostruosità
assortite, si segnala l'approccio culturale al mostro del sito www.linguaggioglobale.com).
Nel frattempo i mostri sono diventati sempre più cattivi, capaci
di sollecitare emozioni sempre più forti e profonde, con scarnificazioni
ed eviscerazioni in tempo reale sempre più numerose e realistiche.
"Rispetto a questo possiamo parlare di catarsi, ovvero purificazione,
con una doppia valenza" afferma Aldo Ferrari Pozzato "purificarsi
dalle passioni, rivivendole sul grande schermo e poi prendendone le
distanze; ma anche purificazione delle passioni, che cessano di essere
fantasie personali che fanno paura". "Questo naturalmente
per personalità ben costruite, con un confine certo tra realtà
e fantasia" aggiunge Maria Varano "persone che da bambini
non sono state tenute all'oscuro delle cose della vita, anche di quelle
tristi come i lutti, gli abbandoni, i conflitti; ma che hanno saputo
elaborarle in maniera fantasiosa nel gioco, nel disegno, nelle fiabe".
"Al contrario" conclude Alessandra Gerbaldo "nel caso
di una mancata elaborazione psichica, viene a mancare un filtro tra
il visto e l'agito, e la fantasia si 'appiattisce' sul reale; così,
quando la persona viene espropriata di una propria originalità
di pensiero, il passaggio all'atto diventa poi più immediato.
Pensiamo ai miti, che sono un po' le fiabe dell'infanzia dell'umanità:
Medusa è un mostro che uccide chi la guarda in volto, ma Perseo
riesce a sconfiggerla osservandone l'immagine riflessa nel suo scudo:
questo significa che non possiamo guardare il mostro direttamente negli
occhi, ma che abbiamo sempre bisogno di uno specchio, di un filtro per
poterlo osservare senza pericolo".
Tra globalizzazione (gli stessi mostri terrorizzano in America, Europa,
Giappone) e concorrenza sfrenata, i mostri hanno dunque perso gran parte
della loro ingenuità: un mostro che viene allontanato dal suo
tranquillo angoletto buio e sbattuto sotto i riflettori dello spettacolo-verità
forse rappresenta il simbolo della nostra difficoltà ad accettare
le luci, le ombre e i mezzi toni della vita, che un personaggio possa
impaurire e assieme incuriosire, che un mostro possa esistere oppure
no; e allora, in questo gioco di equilibrio tra realtà e fantasia,
non possiamo che chiedere aiuto ad un vero mostro (cioè, volevo
dire un vero maestro!): il Dottor Jekyll (& Mister Hyde).
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