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RECENSIONI
Federico Faloppa
Lessico e alterità.
La formulazione del "diverso"
Edizioni Dell'Orso, L. 30.000
Un viaggio attraverso la storia controversa di parole e espressioni
di uso comune. È quanto propone il saggio di Federico Faloppa,
Lessico e alterità, un libro interessante che affronta un tema
impegnativo in maniera efficace e piacevole. Si parte dalla constatazione
che i nomi con i quali ciascun gruppo ha individuato i vari "altri"con
cui si è incontrato e scontrato comunicano sempre in qualche
modo almeno un po' di ostilità. Gli appellativi, talvolta nati
anche come autodefinizione di gruppi e popolazioni, hanno assunto in
breve tempo altre connotazioni semantiche. Dall'esterno si sono così
caricati di significati negativi, strettamente connessi agli archetipi
e ai pregiudizi riguardanti i gruppi etnici ai quali in origine si riferivano.
Esemplari i casi di ebreo, giudeo, saraceno, arabo e turco e dei loro
derivati, affrontati presentando un ricco campionario di formulazioni
in molte lingue e dialetti d'Europa. Inoltre il libro propone un approfondimento
di negro e meticcio. Tante le scoperte, tra cui come neppure l'espressione
di colore sia così neutra come si crede. Dall'inizio alla fine,
una lettura avvincente che stimola la curiosità e incoraggia
la comprensione.
OISEAUX
Les artistes du cirque
Cd Splasc(H), L. 30.000
Niente voci né parole, solo musica che "parla" da sé
molte lingue e racconta sempre nuove storie. Il quartetto che si cela
sotto il nome arcano di Oiseaux ha licenziato già un po' di tempo
fa una interessante raccolta di brani esclusivamente strumentali. Les
artistes du cirque, in poco più di un'ora, propone un campionario
convincente di atmosfere, situazioni, paesaggi e personaggi. I tredici
titoli suggeriscono altrettante tappe di un viaggio immaginario tra
la Mitteleuropa, i Balcani e i luoghi dell'anima senza nome e senza
tempo. Il tutto scaturisce dall'abbinamento non così consueto
tra la classica sezione ritmica jazz (contrabbasso e batteria) e clarinetto,
clarinetto basso e tromba. Quello che sembra essere il marchio di fabbrica
della formazione si caratterizza per la originale modalità timbrica
e per la di-screta varietà di ritmi e colori, che non nasconde
influssi klezmer e alimenta suggestioni cinematografiche.
Un disco dall'ascolto piacevole e accattivante in cui convivono con
buoni risultati fantasia e professionalità, espressività
e mestiere, attenzione ai dettagli e gusto per la sorpresa. Per contatti:
s.miele@agora.stm.it; www.ijm.it/splasc(H).
di Marco Stolfo
Gianni
Farinetti
Lampi nella nebbia
Marsilio, L. 28.000
Gianni Farinetti scrive romanzi con il piglio dell'autore di teatro:
i suoi lampi non sempre abbagliano il lettore, un po' rintontito da
troppa nebbia e dai troppi siparietti che svolazzano su quarantacinque
personaggi, almeno una gatta e più di due cani, dei quali uno
di sesso non dichiarato. Farinetti scrive e sorride. Sorride mentre
l'inchiostro fluisce dalla penna a stantuffo (sicuramente una Mont Blanc)
e si rapprende sulla carta (sicuramente una Moulin du Verger). Sorride
non tanto dei suoi personaggi - tutti belli perché fatti con
lo stampino, niente affatto spiritosi e quasi sempre fatui - ma del
lettore che mena ora a Bra dalla saputissima signora Usuelli, ora "a
Parigi, in un albergo sulla riva sinistra" (nemmeno un sogno ma
un delirio), ora su e giù per strade e piazze bene del torinese
Borgo Nuovo. Via Mazzini, Via San Massimo, l'Aiola Balbo e "l'imboccatura
rosata" di Via Andrea Provana, fanno del libro (anche) uno snello
sussidiario di toponomastica metropolitana. Farinetti si conferma un
discreto osservatore della società, delle consuetudini dell'alta
società, di targhe viarie e di donne che si fanno desiderare
ma non si concedono senza sollevare cataclismi, mentre gli uomini, con
accortezza, trovano conforto nella delicatezza dell'amore omosessuale.
Torino intorno guarda sorniona, ciaccola con il chiacchiericcio chioccio
delle "mogli Fiat" convenute al Regio per Traviata.
La nostra città demodé si crogiola nel nebbione tra l'addio
a un morto, anzi due, le suppellettili stile impero e un busto di Carlo
Alberto abbandonato alla polvere del salotto. Un solo moto d'orgoglio:
deposti i forestierismi d'oltremanica ("shopper" e "shantung")
ecco la bellezza classica di quelli d'oltralpe. La redingote, il revers,
le appliques e la buvette, usati da Farinetti, si rivestono di uno charme
ben più seducente del demi-monde che egli descrive. Si brindi,
dunque, con un Sancerre, ça va sans dire.
di Luigi Urru
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