RECENSIONI

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maggio/giugno 2001





 

 

 


RECENSIONI

Federico Faloppa
Lessico e alterità.
La formulazione del "diverso"

Edizioni Dell'Orso, L. 30.000
Un viaggio attraverso la storia controversa di parole e espressioni di uso comune. È quanto propone il saggio di Federico Faloppa, Lessico e alterità, un libro interessante che affronta un tema impegnativo in maniera efficace e piacevole. Si parte dalla constatazione che i nomi con i quali ciascun gruppo ha individuato i vari "altri"con cui si è incontrato e scontrato comunicano sempre in qualche modo almeno un po' di ostilità. Gli appellativi, talvolta nati anche come autodefinizione di gruppi e popolazioni, hanno assunto in breve tempo altre connotazioni semantiche. Dall'esterno si sono così caricati di significati negativi, strettamente connessi agli archetipi e ai pregiudizi riguardanti i gruppi etnici ai quali in origine si riferivano. Esemplari i casi di ebreo, giudeo, saraceno, arabo e turco e dei loro derivati, affrontati presentando un ricco campionario di formulazioni in molte lingue e dialetti d'Europa. Inoltre il libro propone un approfondimento di negro e meticcio. Tante le scoperte, tra cui come neppure l'espressione di colore sia così neutra come si crede. Dall'inizio alla fine, una lettura avvincente che stimola la curiosità e incoraggia la comprensione.

OISEAUX
Les artistes du cirque
Cd Splasc(H), L. 30.000
Niente voci né parole, solo musica che "parla" da sé molte lingue e racconta sempre nuove storie. Il quartetto che si cela sotto il nome arcano di Oiseaux ha licenziato già un po' di tempo fa una interessante raccolta di brani esclusivamente strumentali. Les artistes du cirque, in poco più di un'ora, propone un campionario convincente di atmosfere, situazioni, paesaggi e personaggi. I tredici titoli suggeriscono altrettante tappe di un viaggio immaginario tra la Mitteleuropa, i Balcani e i luoghi dell'anima senza nome e senza tempo. Il tutto scaturisce dall'abbinamento non così consueto tra la classica sezione ritmica jazz (contrabbasso e batteria) e clarinetto, clarinetto basso e tromba. Quello che sembra essere il marchio di fabbrica della formazione si caratterizza per la originale modalità timbrica e per la di-screta varietà di ritmi e colori, che non nasconde influssi klezmer e alimenta suggestioni cinematografiche.
Un disco dall'ascolto piacevole e accattivante in cui convivono con buoni risultati fantasia e professionalità, espressività e mestiere, attenzione ai dettagli e gusto per la sorpresa. Per contatti: s.miele@agora.stm.it; www.ijm.it/splasc(H).

di Marco Stolfo

Gianni Farinetti
Lampi nella nebbia
Marsilio, L. 28.000
Gianni Farinetti scrive romanzi con il piglio dell'autore di teatro: i suoi lampi non sempre abbagliano il lettore, un po' rintontito da troppa nebbia e dai troppi siparietti che svolazzano su quarantacinque personaggi, almeno una gatta e più di due cani, dei quali uno di sesso non dichiarato. Farinetti scrive e sorride. Sorride mentre l'inchiostro fluisce dalla penna a stantuffo (sicuramente una Mont Blanc) e si rapprende sulla carta (sicuramente una Moulin du Verger). Sorride non tanto dei suoi personaggi - tutti belli perché fatti con lo stampino, niente affatto spiritosi e quasi sempre fatui - ma del lettore che mena ora a Bra dalla saputissima signora Usuelli, ora "a Parigi, in un albergo sulla riva sinistra" (nemmeno un sogno ma un delirio), ora su e giù per strade e piazze bene del torinese Borgo Nuovo. Via Mazzini, Via San Massimo, l'Aiola Balbo e "l'imboccatura rosata" di Via Andrea Provana, fanno del libro (anche) uno snello sussidiario di toponomastica metropolitana. Farinetti si conferma un discreto osservatore della società, delle consuetudini dell'alta società, di targhe viarie e di donne che si fanno desiderare ma non si concedono senza sollevare cataclismi, mentre gli uomini, con accortezza, trovano conforto nella delicatezza dell'amore omosessuale. Torino intorno guarda sorniona, ciaccola con il chiacchiericcio chioccio delle "mogli Fiat" convenute al Regio per Traviata.
La nostra città demodé si crogiola nel nebbione tra l'addio a un morto, anzi due, le suppellettili stile impero e un busto di Carlo Alberto abbandonato alla polvere del salotto. Un solo moto d'orgoglio: deposti i forestierismi d'oltremanica ("shopper" e "shantung") ecco la bellezza classica di quelli d'oltralpe. La redingote, il revers, le appliques e la buvette, usati da Farinetti, si rivestono di uno charme ben più seducente del demi-monde che egli descrive. Si brindi, dunque, con un Sancerre, ça va sans dire.

di Luigi Urru

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