TEMPO LIBERO

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maggio/giugno 2001








 

 

 


LO SCOUTISMO UN GRANDE GIOCO AVVENTUROSO
Forse qualcuno di voi ricorderà una simpatica canzone di qualche anno fa, nella quale Francesco Baccini descriveva in modo tragicomico il suo incontro alla stazione con un "esercito di fazzoletti blu", e la speranza che il treno che portava la sua ragazza arrivasse presto…

di Francesco Tamburello
Alzi la mano chi tra voi non ha mai avuto il piacere di incontrare almeno una volta quelle allegre e vocianti comitive, con i fazzolettoni colorati al collo, il cappellino, e i calzoni corti anche quando è dicembre e fuori nevica!
Indubbiamente l'immagine comune che abbiamo dei boy scout è proprio questa, continuamente alimentata anche dagli stereotipi che ci propone la pubblicità, nella quale sono "testimonial involontari" gettonatissimi (dalle merendine, alle automobili, alla cartaigienica!) e il cinema: ragazzini simpatici è un po' monelli, vestiti tutti uguali e in modo buffo, e poco più.
Forse stupirà, allora, sapere che in tutto il mondo la grande famiglia scout raggruppa venticinque milioni di iscritti, ragazzi e adulti, uomini e donne, e che questo movimento è presente in circa 216 stati e territori. Lo scoutismo è uno dei metodi educativi più diffusi nel mondo; un movimento fondato ai primi del '900, capace di proporre ancor oggi, con immutata forza, un modello educativo e pedagogico di grande presa tra i giovani.

Quel giorno, a Brownsea…
Era il 1907, quando Lord Baden Powell (1857-1941), importante figura dell'esercito inglese, prese in prestito tende, corde, bussole, carte topografiche, e invitò una ventina di ragazzi dai 12 ai 16 anni, appartenenti a tutte le classi sociali, nell'isola di Brownsea, sulla Manica. Quei ragazzi parteciparono al primo campo scout della storia: sotto la guida di B.P. (in questo modo è semplicemente conosciuto da tutti gli scout) fecero attività semplici, giochi di squadra, sperimentarono tecniche di campismo a contatto diretto con la natura, organizzarono incontri e chiacchierate la sera attorno al fuoco; tutti elementi che costituiscono ancora oggi la specificità di un campo scout.
L'idea di costituire un movimento giovanile che sfruttasse a scopo educativo la tendenza dei ragazzi all'avventura, venne a Baden Powell durante la guerra anglo-boera nella difesa di Mafeking: un corpo di cadetti presi tra i ragazzi presenti nella cittadella servì da portaordini e per altre necessità pratiche. B.P. pensò fin da allora di fondare un movimento di giovani nel quale fossero sviluppate le doti e le virtù degli esploratori. La parola "scout", infatti, deriva dall'epopea americana, ed è traducibile come "esploratore": persone in grado di sapersela cavare nelle situazioni più svariate, che sanno organizzarsi per vivere da "uomini di frontiera" a contatto con la natura, sempre pronti e proiettati nello scoprire molteplici orizzonti ("estote parati", ovvero "sii preparato", è il motto scout).
Nel 1908 B.P. pubblicò il manuale di formazione "Scoutismo per ragazzi", in cui venivano spiegati gli elementi basilari del nascente movimento: un libro rivolto direttamente ai ragazzi, allo stesso tempo semplice ma rivoluzionario, tanto che viene considerato ancora oggi come "il libro" degli scout. Il manuale ottiene un grande successo, tanto che lo scoutismo si diffonde a vista d'occhio in tutto il mondo: nel 1909, a Manchester, ha luogo il primo grande raduno inglese con 11000 ragazzi, nel quale fanno la prima apparizione le ragazze-scout, dette "guide". Dopo la pausa della grande guerra, il movimento ottiene la grande consacrazione con il grande raduno mondiale nel 1920, detto "Jamboree" (un nome preso a prestito da B.P. tra gli indigeni, che sta a significare "incontro pacifico delle tribù"); evento che da quella data si ripete ciclicamente ogni quattro anni, con l'obiettivo di educare alla pace, di creare una grande coscienza internazionale, facendo incontrare migliaia di ragazzi di tutto il mondo che si riconoscono sotto i medesimi ideali. L'ultima edizione, la diciannovesima, si è svolta nel 1999 in Cile: vi hanno partecipato 34000 ragazzi, in rappresentanza di un grande movimento mondiale che continua a riconoscersi nei valori e nei principi proposti dal loro vecchio capo e fondatore.

Gli scout in Italia
In Italia la prima squadra di esploratori fu istituita a Bagni di Lucca nel 1910, da un baronetto inglese, Francis Vane. Sopravvissuto in modo clandestino agli anni del fascismo (il regime con un decreto del 1928 ordinò di chiudere tutti i gruppi), nel dopoguerra lo scoutismo conosce un grande sviluppo.
Attualmente sono circa 180000 gli iscritti alla Federazione italiana dello scoutismo (FIS), della quale fanno parte le due più grandi Associazioni scout del nostro paese: l'AGESCI (Associazione guide e scout cattolici italiani), e il CNGEI (Corpo nazionale giovani esploratori ed esploratici italiane). Oltre al diverso colore delle divise (azzurro per l'Agesci, verde per il Cngei), la differenza fondamentale è che la prima è un'associazione che fa in modo esplicito una proposta di fede cattolica applicata al metodo scout, mentre la seconda è un'associazione "aperta", alla quale possono aderire giovani di qualsiasi confessione o tendenza religiosa. Sono medesimi i valori educativi proposti, che si rifanno agli scritti e ai suggerimenti di Baden Powell. Il metodo scout si caratterizza in particolare per: l'autoeducazione, l'esperienza e l'interdipendenza tra pensiero e azione, la vita di gruppo e la dimensione comunitaria, la vita all'aperto, il gioco, il servizio verso il prossimo. Il ragazzo viene aiutato a crescere in modo armonico e consapevole.
Ogni gruppo è formato da diverse unità, organizzate in base all'età dei ragazzi, in:

  • CERCHIO e BRANCO: bambini e bambine (8-11 anni), che attraverso il mondo fantastico del "bosco" o della "giungla" vengono messi nelle condizioni di sviluppare pienamente la propria personalità. Si incontrano una volta alla settimana e trascorrono un weekend lontano da casa una volta al mese. In estate partecipano a un campo di 7/10 giorni.
  • REPARTO: formato da ragazzi e ragazze (12-16 anni), che sperimentano l'avventura; in questa unità si vive pienamente secondo lo spirito degli "uomini di frontiera" proposto da Baden Powel. Nel campo estivo, di 10-12 giorni, si vivono insieme piccole e grandi avventure: la vita in tenda, la cucina sul fuoco a legna, l'orientamento nel bosco e con le stelle, la costruzione di strutture in legno, il tutto a contatto diretto con la natura.
  • COMUNITA' ROVER-SCOLTE: accoglie ragazzi e ragazze dai 16 ai 21 anni, che si ritrovano nello spirito di una comunità di amici che vivono i valori dello scoutismo, con l'obiettivo di imparare, scoprire e aiutare gli altri. Due volte all'anno (a Pasqua e in estate), organizzano la "Route", un campo mobile nel quale si va alla scoperta dell'essenzialità e dello spirito di comunità. Ai ragazzi viene anche chiesto di compiere una scelta di servizio, all'interno del proprio gruppo (come supporto ai capi adulti), o con forme di volontariato sul territorio.
  • COMUNITA' CAPI: vi fanno parte gli adulti in servizio educativo presenti nel gruppo, che hanno scelto di vivere i valori dello scoutismo e di proporli ai propri ragazzi nello spirito di servizio e di totale gratuità.
    Attualmente a Torino operano 29 gruppi scout (27 appartenenti all'Agesci e 2 al Cngei) distribuiti su tutto il territorio. Si può entrare a giocare nel grande gioco scout fin da "lupetti" e "coccinelle" (così si chiamano i piccoli in branco e cerchio), ma anche se si è più cresciuti.
INFO

 

Per qualsiasi informazione, vi consigliamo di contattare le segreterie regionali delle associazioni:
Comitato regionale Agesci: via Beaulard n.61, Torino, tel. 011.331747
Cngei, associazione scout laici, Via Pergolesi 116, Torino, tel. 011.2052443.

 
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