SPECIALE INTERCULTURA

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maggio/giugno 2000

 
 
 
 
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 

LA SITUAZIONE TORINESE
Diamo i numeri ........veri!
Città del Messico è la città più inquinata del mondo. 
Falso. Cosa c'entra questo con la situazione degli immigrati a Torino? 
Una questione di proporzioni e di grado di conoscenza dei problemi
a cura di Fabrizio Cellai


Spesso si cita la capitale messicana come la città più inquinata del mondo pensando ai suoi 20 milioni di abitanti (che considera l'area metropolitana allargata). Ma se si raffrontano quei 20 milioni di persone con il tasso d'inquinamento della città, si scopre che il livello pro capite d'inquinamento é più basso rispetto a molte città europee di dimensioni ridotte. Questo, fuor di dubbio, non elimina il problema inquinamento, ma serve a dargli le giuste proporzioni. Spostandoci sul versante immigrazione, i dati rivelano una città come Torino che, a differenza di Milano, di Roma e delle altre grandi città italiane, non esercita quell'effetto metropoli che spesso concentra gli immigrati nei quartieri dei grossi agglomerati urbani. Utilizzando gli studi della Caritas si nota addirittura che in termini di rapporto percentuale con il numero dei residenti, Novara e Vercelli sopravanzano la provincia torinese.
Tutto questo per prendere le giuste misure di un fenomeno spesso affrontato con toni allarmistici che hanno portato a livelli di drammatizzazione una questione delicata come quella dell'immigrazione.
Analizziamo dunque i dati a nostra disposizione (elaborati dal Comune e dalla Provincia di Torino in collaborazione con l'associazione IRES) per capire quanti sono, come e dove vivono gli immigrati a Torino.
La situazione al 31 dicembre 1997 vede una presenza di cittadini extracomunitari regolarmente iscritti all'anagrafe formata da 23.171 anime pari al 2,5% della popolazione torinese. Gli uomini sono il 59%, mentre le nazionalità registrate sono in tutto 130.
Gli aggiornamenti dei residenti al primo marzo 2000 mostrano che la comunità nettamente più numerosa di extracomunitari a Torino è quella marocchina con 8524 presenze (5853 maschi). Seguono a distanza i Rumeni (2853, di cui 1292 femmine), i Peruviani (2364, con 1594 femmine) e gli Albanesi (1619, con 984 maschi). A ruota i Cinesi (1735), Filippini (1458, con 903 femmine), Egiziani (1151) e Nigeriani (1096).
Si tratta di numeri che fotografano soltanto una parte del fenomeno immigrazione perché restano fuori dall'obiettivo gli extracomunitari irregolari (stimati in 5000 all'inizio del 1997 dall'Ufficio stranieri del Comune di Torino) e quelli arrivati nella nostra città in modo clandestino. Inoltre mancano ancora gli aggiornamenti delle 10 mila domande di regolarizzazione presentate dagli immigrati arrivati in Italia prima del 26 marzo 1998 con in mano un contratto di lavoro e una fissa dimora.
L'analisi dei dati ci porta ad alcune considerazioni che prendono in esame il fenomeno immigrazione nell'arco dell'ultimo decennio.
Prima considerazione. Come nelle altre grandi città italiane, anche a Torino la presenza di stranieri extracomunitari ha conosciuto un aumento costante grazie agli effetti della regolarizzazione innescati dalla legge Martelli del 1990 e dalla sanatoria Dini del 1996. Regolarizzazione che ha fatto emergere dall'irregolarità molti extracomunitari già presenti da anni in città. Secondo, si è registrata la presenza consistente di persone provenienti dai paesi dell'Europa dell'Est (il che spiega il secondo posto dei Rumeni) in seguito al tramonto del blocco sovietico. Terzo, Torino, come il resto del Paese, sta vivendo la seconda fase dell'immigrazione, quella legata ai ricongiungimenti familiari chiesti ed ottenuti dai primi immigrati che erano nella stragrande maggioranza uomini.
Oltre a queste considerazioni, che si allineano all'andamento nazionale dei flussi migratori, il capoluogo piemontese presenta alcune peculiarità.
Innanzitutto Torino rimane città di forte immigrazione africana; su questo s'inserisce una presenza consistente di marocchini, mentre l'incidenza della comunità albanese è decisamente inferiore ad altri contesti locali. Particolare importante perché serve a smentire un luogo comune, che si regge sull'enfasi delle immagini degli sbarchi sulle coste pugliesi continuamente proposte dai mass media, secondo cui esista a Torino un'emergenza albanese. L'emergenza, semmai, esiste per i rumeni e i nigeriani.
Un aspetto che permane è la giovane età della popolazione immigrata sotto la Mole: gli ultracinquantenni rappresentano solo il 5,1% contro la fascia compresa tra i 25-39 anni che copre il 57% e dove gli uomini sono il 67,1% del totale. Tuttavia, grazie al ricongiungimento dei parenti e alla formazione di gruppi familiari stabili sono in costante aumento i minori (attorno al 17% secondo i dati del 31 dicembre 1997).
Altri aspetti interessanti. La comunità cinese, nata e sviluppatasi attorno a un vecchio nucleo di immigrati originari di una regione a sud di Shanghai a cui sono legati da intensi rapporti commerciali. La tendenza degli extracomunitari a spostarsi in periferia lasciando le tradizionali zone calde del centro cittadino.
In ultimo la comunità proveniente dall'ex-Jugoslavia con i problemi di classificazione derivanti dalla guerra civile e dalla nascita di nuovi Stati (Bosnia e Croazia). Con passaporto jugoslavo sono in 730 e vivono al campo nomadi; 331 sono invece i bosniaci formati in parte da profughi e in parte da nomadi rom. Con la guerra civile l'immigrazione dai Balcani cambiò pelle, nel senso che furono soprattutto i diplomati e i laureati a scappare dalla guerra. Non è vero che nelle grandi catastrofi fuggano soprattutto gli emarginati. Come confermano i dati di alfabetizzazione degli extracomunitari provenienti dallo Zaire-Congo, Burundi e Rwanda, per fuggire dalle guerre civili bisogna avere un progetto, una prospettiva nel paese di arrivo, avere un'adeguata rete di rapporti, conoscere o avere una certa facilità a imparare una lingua straniera; tutte cose che si accompagnano a un buon livello d'istruzione.
Se questa è la Torino ufficiale degli immigrati, rimane quella al di sotto della crosta della legalità. E qui il terreno si fa pericoloso, un po' perché è difficile quantificarne il numero, ma soprattutto perché emergono situazioni di estremo disagio e problemi legati alla sicurezza.
Sul versante sicurezza tra i nodi da risolvere c'è quello rappresentato dai centri di permanenza temporanea (a Torino è situato in corso Brunelleschi) dove gli stranieri possono essere trattenuti fino a 30 giorni in attesa dell'espulsione. Le polemiche sull'uso di questi spazi sono note a tutti e, come anticipato nel "dossier statistico immigrazione 2000" della Caritas, tre sono gli aspetti su cui riflettere: il costo complessivo è alto; le condizioni di permanenza possono e devono essere migliorate; l'efficacia non è assoluta, visto che soltanto il 44% degli ospiti dei centri è stato effettivamente rimpatriato (dato nazionale).
Il disagio di extracomunitari che si trovano in difficoltà e senza dimora trova invece risposta nei numerosi centri d'accoglienza della città, a cominciare da quelli pubblici di via Negarville (115 posti letto di cui 15 riservati a minori) e di via Taggia (48 posti letto).
Per quanto riguarda gli spazi gestiti da associazioni di volontariato, il Sermig mette a disposizione circa 120 posti letto, il Cottolengo una quindicina mentre il dormitorio Umberto I di via Ormea accoglie italiani e stranieri così come quello di via Marsigli.
Esistono poi centri definiti a bassa soglia che offrono una prima accoglienza per i casi disperati: l'ufficio adulti in difficoltà del Comune coordina quelli di via Traves, corso Tazzoli e di strada Castello di Mirafiori, mentre il Gruppo Abele ha offerto tutte le sere, nei mesi invernali, un pasto caldo e una brandina a 26 bisognosi attrezzando il sottopasso che unisce via Sacchi a via Nizza sotto la stazione ferroviaria di Porta Nuova. Gli ospiti erano spesso stranieri senza permesso di soggiorno.
Se Città del Messico non è la città più inquinata del pianeta, Torino non è neppure invasa dagli extracomunitari. Cosa c'entra il paragone? Nulla. Ma in una Torino dove il decremento della popolazione residente è costante, gli stranieri immigrati rappresentano una preziosa risorsa.
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO


 
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