SPECIALE INTERCULTURA

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maggio/giugno 2000

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 

L'EUROPA E' METICCIA
Giovani donne in gonna lunga che copre infiniti strati di sottovesti, 
accompagnate da bambini che si arrampicano sulle sedie attorno al tavolino di un caffè del centro, tutti attratti dal dolce calore emanato 
da una tazza colma di cioccolato. 
E' l'immagine tipica di una pubblicità di fine Ottocento; all'epoca, questo era il massimo dell'esotismo. 
Il calore di una cioccolata ci dava un vago assaggio del sole tropicale e al primo sorseggio iniziava un viaggio virtuale in quell'abbozzo di computer che era il nostro cervello. 
Ma lo "zoccolo duro" della cultura europea restava rigidamente saldato alle sue solide radici e mai avrebbe pensato di considerare un giorno le altre culture del mondo qualcosa di più di folklori locali.
a cura di Mauro Marras


È grazie ai neri d'America e alla loro capacità di mescolare tradizioni "bianche" e "nere" che dobbiamo l'incontro tra Occidente e Africa; è grazie al jazz e alla sua capacità di porre in crisi i quadri di riferimento della cultura europea se il Novecento è stato il secolo più meticcio della storia: le sculture africane influenzano la nascita del cubismo, la musica improvvisata fa capolino nelle composizioni di Debussy e Strawinsky; un occidente in crisi d'identità per la progressiva fine del colonialismo e divorato dal verme del nazionalismo razzista e xenofobo scopre in quelli che considerava popoli inferiori un infinito numero di culture ricche e vitali. 
Dal jazz la rivoluzione musicale passa ai ritmi cubani, alla samba, al reggae, ai calypso antillani. Il rock&roll porta i nuovi ritmi nella canzone popolare. Intanto, dai viaggiatori-scrittori in Asia giunge a noi lo zen, la ricerca spirituale che influenza le generazioni di fine anni sessanta; un esplosivo miscuglio di pratiche esoteriche messicane e droghe sintetiche genera la psichedelia. Ogni movimento, ogni nuova onda della cultura europea nasce in questo secolo dall'incontro con un'altra cultura del mondo. 
Siamo impregnati fino all'ultima cellula nervosa di culture "altre": peccato che spesso ce ne dimentichiamo.
Così, mentre portiamo le percussioni allo stadio per incitare come in uno scatenato sabba la nostra squadra, con le facce dipinte come guerrieri tutsi, o ci agitiamo in discoteca sotto il suono martellante dei ritmi jungle, esponiamo striscioni razzisti e urliamo improperi nazisti. E mentre treccine vere o finte campeggiano in mille tinte colorate sulle teste come autentiche acconciature wolof, appena sotto la dura calotta cranica il pensiero fatica a esprimere concetti di solidarietà e convivenza civile. 
Eppure siamo circondati, oggi, a casa nostra, d'Africa, d'Asia, d'America Latina. Anche i nostri oggetti quotidiani, le nostre abitudini hanno il profumo d'altri mondi. Se la fede cattolica non è più un alibi per il nostro razzismo, oggi è la fede laica nel progresso che cerca di convertire il mondo, eliminando le differenze culturali che assumono valenza negativa di arretratezza. E' il paradosso del nuovo millennio: lo sviluppo delle comunicazioni nell'era della globalizzazione. Mentre il mercato mondiale invade il mondo a caccia di nuove risorse e nuovi acquirenti, senza alcun freno morale o culturale che sia, schiacciando le culture locali e intaccando il patrimonio di diversità dell'umanità, le comunicazioni diventano il nuovo feticcio tecnologico.
Ma alla base della comunicazione c'è la diversità: è la differenza che ci permette di interagire e di influenzarci reciprocamente, così come è successo per la musica, l'arte e per tante piccole abitudini quotidiane. Per salvare la comunicazione nell'era di internet, bisogna difendere la diversità (Comunicatio facit unitatem, diceva San Tommaso). 
Attenti dunque al blob tecnologico che avanza, che agita come specchi per allodole il miraggio della comunicazione globale. Se internet non ci porta in Africa, ma in una sua immaginetta virtuale, andiamo a scoprire l'Africa che è a casa nostra, lasciando il computer, per una volta, a far compagnia ai soprammobili. Salveremo così la possibilità di incontrare, ogni giorno della nostra vita, qualcosa di veramente nuovo, e di dare qualità nel tempo al nostro stare al mondo. Anche grazie a un semplice disco di jazz.
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO


 
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