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QUEL
TESORO DI BOTTEGA
A Torino
sono ancora numerose le botteghe di interesse storico:
nella
sola area del centro sono stati individuati circa 300 arredi commerciali,
esterni o interni, con diverso valore storico,
artistico
o documentario.
a cura di
Grace De Girolamo
Realizzati
tra il Settecento e l'immediato dopoguerra, sono rappresentativi di un
ampio ventaglio di attività e di merceologie e testimoniano il costume
dell'epoca, le trasformazioni dell'architettura cittadina, il mutamento
nell'organizzazione del lavoro.
Ecco perché tutelarne gli
episodi più significativi equivale alla tutela di un bene culturale
collettivo. Ecco perché chi ancora oggi gestisce un'antica bottega
ha il senso del valore di ciò che la sua attività commerciale
rappresenta, vi si dedica con passione e spesso ha alle spalle storie familiari
antiche quanto le mura del proprio negozio.
Chi sono dunque i "bottegai storici"
nella Torino del duemila? Impossibile in questa sede concedere a tutte
le storie che si intrecciano dietro agli antichi banconi cittadini lo spazio
che meriterebbero. La nostra idea è stata quella di visitare alcune
botteghe caratteristiche per la particolarità dei prodotti venduti
e per il sapore antico del lavoro che ancor oggi vi si svolge.
Nel regno
del
cioccolato
Tra le tante botteghe dolciarie
che in Torino meritano una visita c'è la confetteria Giordano, in
piazza Carlo Felice 69. Il piccolo ed elegante locale ospita una confetteria
dal 1857, e da allora il dipinto di un'olandesina ne è simbolo.
"Simbolo del cacao migliore, proveniente dall'Olanda, da sempre materia
prima del nostro cioccolato - assicura la signora Rosalba Massimi, cortese
ed appassionata padrona di tanta dolcezza - La famiglia Giordano è
morta senza lasciare eredi, ma mia zia ha lavorato qui come commessa dal
1938 al 1986. A quei tempi la padrona del negozio era la signora Violetta
Giordano, mentre il fratello lavorava nel laboratorio e un'altra sorella
gestiva una pasticceria in via Garibaldi. Solo questa bottega però
è rimasta attiva e intatta, e il cliente più fedele si serve
qui ancora oggi dal 1939".
La signora Massimi è giustamente
fiera della sua attività e della storia di successo che le sta dietro:
la vecchia zia, che ha dedicato cinquant'anni di vita alla confetteria,
aveva rilevato il negozio dalla famiglia Giordano, cedendolo poi alla figlia
e infine alla nipote Rosalba.
La signora racconta tutto questo
nella cornice degli antichi rivestimenti in noce, a cui danno respiro specchi
ottocenteschi dal colore ambrato. Completano il quadro il bancone originale
e il banco cassa, oltre ai ripiani su cui troneggiano enormi barattoli
d'epoca ottocentesca reperiti a Murano dopo che i bombardamenti dei tempi
di guerra avevano ridotto in pezzi gli originali. In questi barattoli trovano
posto giacomette e alpini colati a mano, sorrisi di Torino e cuneesi, gianduiotti
prodotti, modellati e incartati a mano. "La nostra specialità
è il cioccolato e per i gianduiotti artigianali i clienti vengono
da lontano" spiega la signora Rosalba mostrando i preziosi pezzi unici.
Il via vai nella piccola bottega
testimonia che gli intenditori sono ancora molti, nonostante oggi le nuove
leggi sulla produzione del cioccolato senza l'utilizzo di burro di cacao
minaccino il perpetuarsi di un mito.
Tra le creme
cosmetiche della Regina Margherita
Raccontano che la carrozza regale
si fermasse spesso in via San Massimo 12, davanti alla bottega IRAC di
Nicolao Perone, "fabbricante di pomate, saponette, acque d'odore",
perché la regina Margherita facesse i suoi acquisti. Il laboratorio
di cosmesi, fondato nel 1804, fu autorizzato già nel 1819 a fregiarsi
dei simboli di fornitore della casa reale, e di quei tempi conserva tuttora
la meravigliosa insegna in ferro dipinto ad olio, oggi all'interno del
negozio, che riporta gli stemmi della casa reale e delle Province, la Catena
dell'Annunziata e il motto di casa Savoia.
Ancora oggi vi si possono acquistare
ricette di antica profumeria, i cui processi di laboratorio sono stati
rivisti secondo le leggi più recenti. Cavallo di battaglia è
l'"aragade", crema per le mani a base di cera d'api che, una volta
provata, diventa insostituibile. "Questo è ciò che pensano
i miei clienti, tra cui anche meccanici, operai e muratori che lavorano
continuamente con le mani e hanno bisogno di proteggerle e curarle", spiega
Paola Cobianchi, che gestisce il negozio da circa dodici anni, avvalendosi
di un direttore tecnico che si occupa del laboratorio, custodendo gelosamente
le antiche ricette.
Per la signora Cobianchi rilevare
il negozio è stato il coronamento di un sogno di bambina, quando
accompagnava la nonna ad acquistare le sue creme e rimaneva affascinata
dai profumi che si sprigionavano dai barattoli in ceramica, oggi ancora
presenti. "Dietro il bancone c'erano sempre due vecchiette che servivano
con la veletta e i colli inamidati - racconta rapita dai ricordi - A quei
tempi le creme venivano vendute anche a peso, avvolte in carta oleata.
E per me i barattoli che le contenevano erano come scrigni di profumi e
di colori".
All'interno l'arredo della bottega
è stato rispettato, e oltre all'insegna e ai vasi in ceramica trova
posto una preziosa bilancia settecentesca da laboratorio. In una cornice
si possono invece ammirare le vecchie etichette con fregi dorati che nell'ottocento
la famiglia Perone faceva realizzare a Londra e a Parigi, per impreziosire
i prodotti rivolti alla clientela più raffinata.
Tra pizzi,
merletti e passamanerie
Cambiando di nuovo genere e spostandoci
nei dintorni di via Garibaldi, merita una tappa la "Fonte dei pizzi",
in via delle Orfane 2. La bottega risale alla seconda metà dell'Ottocento,
e nel 1926 fu rilevata da Marta Bisio, "signora dei pizzi" che serviva
la casa Savoia, le famose sartine di Torino, le spose in cerca di corredo
e anche molte religiose. La signora Bisio si è destreggiata fino
all'età di 100 anni tra sete, lini, preziose bordure, ricami di
tutte le tecniche (tombolo, punto erba, punto Rodi, chiacchierino.).
Oggi questa eredità è
nelle mani del nipote Ferruccio Mantovani, che si sforza di tenere viva
la tradizione non limitandosi alla sola attività commerciale: "Abbiamo
una scuola di tombolo, una biblioteca di testi sui punti e le tecniche
di ricamo più antiche, offriamo consulenza nella valutazione di
pezzi di pregio. Certo i tempi sono cambiati: le donne difficilmente hanno
il tempo di ricamare, e si rivolgono a noi per prodotti già confezionati,
che rispettino il loro gusto per le cose belle". Eppure negli Stati
Uniti impazza la moda del lavoro a maglia, a cui si dedicano donne manager
e top model per combattere lo stress. Chissà che questa moda non
arrivi oltreoceano e non ci sia un ritorno anche alla pratica del ricamo.
Nel frattempo Ferruccio gestisce
la sua clientela di nicchia, custodendo la bottega come si presentava nel
passato: pavimento in legno, scala a chiocciola in ferro battuto, scaffalature
colme di scatole in cartoncuoio, e soprattutto la preziosa insegna in legno.
Dai pizzi alle antiche passamanerie
il passo è breve: in via Barbaroux 20 si trova l'"Antica Passamaneria
Vittorio Massia", fondata nel 1843 dalla dinastia dei Massia, ancora
oggi alle redini dell'attività. L'arredo interno, in palissandro,
è del 1880 e gli stessi cordoni e passamani in tutti i colori fanno
della bottega un ambiente unico e caratteristico. Giovanni Massia, oggi
erede di una tradizione secolare, usa per alcune delle sue passamanerie
un antico telaio di almeno 100 anni, meraviglioso articolo di ingegneria
nascosto nel retro del negozio. I Massia sono stati artefici delle decorazioni
dei più importanti teatri italiani, tra cui la Fenice di Venezia,
e vantano forniture allo Stato del Vaticano e alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri, per la decorazione interna delle automobili.
E la nostra passeggiata può
continuare: le occasioni sono ancora molte, soprattutto nelle vie del centro,
seguendo itinerari da scoprire che si snodano tra piazza Vittorio Veneto
e via Po, piazza Castello e piazza San Carlo, via Santa Teresa e via Garibaldi,
piazza Statuto e Porta Nuova, piazza Carlo Felice e il Borgonuovo.
L'invito è quello di soffermarsi
ogni qual volta un'insegna, una decorazione, un profumo offrano l'opportunità
di un balzo nella Torino del passato.
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