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maggio/giugno 2000

 
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 

QUEL TESORO DI BOTTEGA
A Torino sono ancora numerose le botteghe di interesse storico:
 nella sola area del centro sono stati individuati circa 300 arredi commerciali, esterni o interni, con diverso valore storico, 
artistico o documentario.

a cura di Grace De Girolamo


Realizzati tra il Settecento e l'immediato dopoguerra, sono rappresentativi di un ampio ventaglio di attività e di merceologie e testimoniano il costume dell'epoca, le trasformazioni dell'architettura cittadina, il mutamento nell'organizzazione del lavoro.
Ecco perché tutelarne gli episodi più significativi equivale alla tutela di un bene culturale collettivo. Ecco perché chi ancora oggi gestisce un'antica bottega ha il senso del valore di ciò che la sua attività commerciale rappresenta, vi si dedica con passione e spesso ha alle spalle storie familiari antiche quanto le mura del proprio negozio.
Chi sono dunque i "bottegai storici" nella Torino del duemila? Impossibile in questa sede concedere a tutte le storie che si intrecciano dietro agli antichi banconi cittadini lo spazio che meriterebbero. La nostra idea è stata quella di visitare alcune botteghe caratteristiche per la particolarità dei prodotti venduti e per il sapore antico del lavoro che ancor oggi vi si svolge. 

Nel regno del cioccolato
Tra le tante botteghe dolciarie che in Torino meritano una visita c'è la confetteria Giordano, in piazza Carlo Felice 69. Il piccolo ed elegante locale ospita una confetteria dal 1857, e da allora il dipinto di un'olandesina ne è simbolo. "Simbolo del cacao migliore, proveniente dall'Olanda, da sempre materia prima del nostro cioccolato - assicura la signora Rosalba Massimi, cortese ed appassionata padrona di tanta dolcezza - La famiglia Giordano è morta senza lasciare eredi, ma mia zia ha lavorato qui come commessa dal 1938 al 1986. A quei tempi la padrona del negozio era la signora Violetta Giordano, mentre il fratello lavorava nel laboratorio e un'altra sorella gestiva una pasticceria in via Garibaldi. Solo questa bottega però è rimasta attiva e intatta, e il cliente più fedele si serve qui ancora oggi dal 1939".
La signora Massimi è giustamente fiera della sua attività e della storia di successo che le sta dietro: la vecchia zia, che ha dedicato cinquant'anni di vita alla confetteria, aveva rilevato il negozio dalla famiglia Giordano, cedendolo poi alla figlia e infine alla nipote Rosalba.
La signora racconta tutto questo nella cornice degli antichi rivestimenti in noce, a cui danno respiro specchi ottocenteschi dal colore ambrato. Completano il quadro il bancone originale e il banco cassa, oltre ai ripiani su cui troneggiano enormi barattoli d'epoca ottocentesca reperiti a Murano dopo che i bombardamenti dei tempi di guerra avevano ridotto in pezzi gli originali. In questi barattoli trovano posto giacomette e alpini colati a mano, sorrisi di Torino e cuneesi, gianduiotti prodotti, modellati e incartati a mano. "La nostra specialità è il cioccolato e per i gianduiotti artigianali i clienti vengono da lontano" spiega la signora Rosalba mostrando i preziosi pezzi unici.
Il via vai nella piccola bottega testimonia che gli intenditori sono ancora molti, nonostante oggi le nuove leggi sulla produzione del cioccolato senza l'utilizzo di burro di cacao minaccino il perpetuarsi di un mito.

Tra le creme cosmetiche della Regina Margherita
Raccontano che la carrozza regale si fermasse spesso in via San Massimo 12, davanti alla bottega IRAC di Nicolao Perone, "fabbricante di pomate, saponette, acque d'odore", perché la regina Margherita facesse i suoi acquisti. Il laboratorio di cosmesi, fondato nel 1804, fu autorizzato già nel 1819 a fregiarsi dei simboli di fornitore della casa reale, e di quei tempi conserva tuttora la meravigliosa insegna in ferro dipinto ad olio, oggi all'interno del negozio, che riporta gli stemmi della casa reale e delle Province, la Catena dell'Annunziata e il motto di casa Savoia.
Ancora oggi vi si possono acquistare ricette di antica profumeria, i cui processi di laboratorio sono stati rivisti secondo le leggi più recenti. Cavallo di battaglia è l'"aragade", crema per le mani a base di cera d'api che, una volta provata, diventa insostituibile. "Questo è ciò che pensano i miei clienti, tra cui anche meccanici, operai e muratori che lavorano continuamente con le mani e hanno bisogno di proteggerle e curarle", spiega Paola Cobianchi, che gestisce il negozio da circa dodici anni, avvalendosi di un direttore tecnico che si occupa del laboratorio, custodendo gelosamente le antiche ricette.
Per la signora Cobianchi rilevare il negozio è stato il coronamento di un sogno di bambina, quando accompagnava la nonna ad acquistare le sue creme e rimaneva affascinata dai profumi che si sprigionavano dai barattoli in ceramica, oggi ancora presenti. "Dietro il bancone c'erano sempre due vecchiette che servivano con la veletta e i colli inamidati - racconta rapita dai ricordi - A quei tempi le creme venivano vendute anche a peso, avvolte in carta oleata. E per me i barattoli che le contenevano erano come scrigni di profumi e di colori".
All'interno l'arredo della bottega è stato rispettato, e oltre all'insegna e ai vasi in ceramica trova posto una preziosa bilancia settecentesca da laboratorio. In una cornice si possono invece ammirare le vecchie etichette con fregi dorati che nell'ottocento la famiglia Perone faceva realizzare a Londra e a Parigi, per impreziosire i prodotti rivolti alla clientela più raffinata.

Tra pizzi, merletti e passamanerie
Cambiando di nuovo genere e spostandoci nei dintorni di via Garibaldi, merita una tappa la "Fonte dei pizzi", in via delle Orfane 2. La bottega risale alla seconda metà dell'Ottocento, e nel 1926 fu rilevata da Marta Bisio, "signora dei pizzi" che serviva la casa Savoia, le famose sartine di Torino, le spose in cerca di corredo e anche molte religiose. La signora Bisio si è destreggiata fino all'età di 100 anni tra sete, lini, preziose bordure, ricami di tutte le tecniche (tombolo, punto erba, punto Rodi, chiacchierino.).
Oggi questa eredità è nelle mani del nipote Ferruccio Mantovani, che si sforza di tenere viva la tradizione non limitandosi alla sola attività commerciale: "Abbiamo una scuola di tombolo, una biblioteca di testi sui punti e le tecniche di ricamo più antiche, offriamo consulenza nella valutazione di pezzi di pregio. Certo i tempi sono cambiati: le donne difficilmente hanno il tempo di ricamare, e si rivolgono a noi per prodotti già confezionati, che rispettino il loro gusto per le cose belle". Eppure negli Stati Uniti impazza la moda del lavoro a maglia, a cui si dedicano donne manager e top model per combattere lo stress. Chissà che questa moda non arrivi oltreoceano e non ci sia un ritorno anche alla pratica del ricamo.
Nel frattempo Ferruccio gestisce la sua clientela di nicchia, custodendo la bottega come si presentava nel passato: pavimento in legno, scala a chiocciola in ferro battuto, scaffalature colme di scatole in cartoncuoio, e soprattutto la preziosa insegna in legno. 
Dai pizzi alle antiche passamanerie il passo è breve: in via Barbaroux 20 si trova l'"Antica Passamaneria Vittorio Massia", fondata nel 1843 dalla dinastia dei Massia, ancora oggi alle redini dell'attività. L'arredo interno, in palissandro, è del 1880 e gli stessi cordoni e passamani in tutti i colori fanno della bottega un ambiente unico e caratteristico. Giovanni Massia, oggi erede di una tradizione secolare, usa per alcune delle sue passamanerie un antico telaio di almeno 100 anni, meraviglioso articolo di ingegneria nascosto nel retro del negozio. I Massia sono stati artefici delle decorazioni dei più importanti teatri italiani, tra cui la Fenice di Venezia, e vantano forniture allo Stato del Vaticano e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per la decorazione interna delle automobili.
E la nostra passeggiata può continuare: le occasioni sono ancora molte, soprattutto nelle vie del centro, seguendo itinerari da scoprire che si snodano tra piazza Vittorio Veneto e via Po, piazza Castello e piazza San Carlo, via Santa Teresa e via Garibaldi, piazza Statuto e Porta Nuova, piazza Carlo Felice e il Borgonuovo.
L'invito è quello di soffermarsi ogni qual volta un'insegna, una decorazione, un profumo offrano l'opportunità di un balzo nella Torino del passato. 
 

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