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maggio/giugno 2000

 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 

Anima meticcia
Cresce e cambia la popolazione immigrata italiana.
Aumentano i figli di stranieri, la tanto nominata e, in parte, tanto temuta seconda generazione; cambiano i Paesi che sono all'origine dei flussi migratori; aumentano i minori e gli anziani e diminuiscono gli appartenenti alla fascia di età intermedia. 
Non cambiano però le mete (il ricco occidente) e i sogni 
di chi lascia la propria terra alla ricerca di qualcosa di meglio
 di Sergio Capelli
Secondo il Dossier statistico immigrazione '99 della Caritas di Roma, gli immigrati regolari in Italia al 31 dicembre 1998 erano 1.250.214, 110.996 dei quali arrivati nell'ultimo anno. La popolazione straniera residente in Italia rappresenta il 2% della popolazione del nostro Paese. Una percentuale misera, se si pensa al 9% dell'Austria e del Belgio, all'8.9% della Germania, al 7% della Francia, o, più generalmente, alla percentuale media di immigrati di tutti i Paesi europei, che supera il 5%. Percentuali minori sono presenti solo in Spagna (1.3%), in Finlandia (1.4%) e in Portogallo (1.7%).

I nuovi flussi migratori indicano un cambio di tendenza molto importante: gli arrivi dall'Europa (che nel 1998 hanno rappresentato circa il 50% di quelli totali) anno superato per numero quelli dal Maghreb. In sintesi, ogni 10 immigrati autorizzati a soggiornare in Italia nel corso del 1998, 5 vengono dall'Europa (di cui 4 dai paesi dell'Est), 1 dal Nord Africa, 1 dall'America Latina, 1 dall'Estremo Oriente e i restanti due da aree differenti.
La maggioranza delle persone arrivate in Italia nel 1998 erano Albanesi (39.455, pari al 18.1% sul totale dei nuovi arrivi), seguiti, al secondo posto dai Romeni (23.456, pari al 10.7%) ed al terzo dai Marocchini (22469, pari al 10.3%). Una previsione sui dati del 1999 conferma, in linea di massima quelli dell'anno precedente, anche se acquisteranno maggior peso i flussi migratori dall'Ex Yugoslavia per via della guerra in Kosovo, e dal Medio Oriente (in particolare dal Kurdistan iracheno). Per quanto riguarda i flussi clandestini, i dati sono di difficile rintracciabilità e danno poche garanzie. Di sicuro ci sono le 47.801 espulsioni intimate nel 1998, 8.444 delle quali sono state anche eseguite.
Tornando ai flussi regolari, potrebbe essere interessante dare un'occhiata ai motivi che stanno dietro alla richiesta (e alla concessione) del permesso di soggiorno. L'Europa, che, come già abbiamo detto, incide per il 50% sul totale dei nuovi permessi rilasciati, guadagna quattro punti percentuali per quanto riguarda i soggiornanti per motivi di studio, e totalizza il 69.2% dei nuovi permessi per motivi di lavoro, rilasciati specialmente a cittadini comunitari.
In realtà, dividendo un po' grossolanamente i motivi di rilascio dei nuovi permessi in "lavoro", "famiglia" e una generica categoria "altri motivi", dall'analisi di quest'ultima saltano all'occhio alcune situazioni interessanti. Innanzitutto, la percentuale bassa (compresa tra il 20 e il 30% per l'Estremo Oriente, il Subcontinente Indiano e l'Europa dell'Est) o molto bassa (8.6%) per il Nord Africa, rilevata per gli "altri motivi" che hanno dato luogo ai nuovi ingressi, può indicare un processo di inserimento molto marcato. D'altra parte, l'altissima percentuale degli "altri motivi" di soggiorno, come avviene per il Vicino e Medio Oriente, sembra sottolineare la prevalente temporaneità dei flussi.
Dei tanto citati "altri motivi" fanno parte anche quelli religiosi, che riservano alcune sorprese. Se gli asiatici, che rappresentano il 21.1% dei nuovi permessi, arrivano, specialmente per l'apporto degli immigrati dal Subcontinente Indiano, al 26.4% per quanto riguarda i permessi per motivi religiosi, il record è inaspettatamente detenuto dagli americani con il 38.3%.
Fin qui gli scarni dati. In realtà, purtroppo, ognuno di noi è abituato a misurare un fenomeno sulla propria pelle o, perlomeno sulle opinioni preconfezionate che ogni giorno ci vengono propinate da abili "predicatori". Nascono così i luoghi comuni, quelli che nella prima metà del secolo hanno seguito gli Italiani in America, quelli che negli anni '50 e '60 hanno segnato i Meridionali che hanno cercato fortuna nel Nord Italia, quelli che oggi marchiano gli stranieri immigrati nel nostro Paese. Luoghi comuni che proliferano in periodi di difficoltà economiche, rischiando di agitare animi spesso già propensi a farsi agitare.
Luoghi comuni che Informagiovani prova a scardinare (ci direte voi con quale successo) con un viaggio panoramico nel mondo dell'immigrazione europea, italiana e soprattutto cittadina.
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO


 
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