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AL
SERVIZIO DELL'INTEGRAZIONE
Negli ultimi
anni l'arrivo consistente degli immigrati nella nostra città ha
interrogato e in parte trasformato i servizi pubblici,
gli sportelli
dei sindacati, del Comune di Torino e del mondo del volontariato, che hanno
dovuto indirizzare risorse e energie verso nuove necessità, ovviando
alla comprensibile impreparazione di fronte a un fenomeno improvviso e
in forte crescita.
A partire
dagli anni '80 enti pubblici e privati si sono attrezzati
per accogliere
il variegato universo degli extracomunitari.
di Donatella Sasso
Già
nel 1982 è stato aperto l'Ufficio stranieri e nomadi all'interno
del Comune di Torino con i precisi compiti di accogliere, informare, offrire
appoggio su casa, salute, lavoro, indirizzare ai numerosi servizi pubblici
e privati, dalle mense e i dormitori alla Questura, alle ASL e a tutti
gli altri uffici locali dell'Amministrazione Statale. Il settore Nomadi
è rivolto ai Rom e ai Sinti presenti sul territorio urbano, per
i quali sono state attrezzate le attuali quattro aree di sosta, in cui
sono ammesse solo le famiglie che garantiscano la frequenza scolastica
dei loro figli. Dal 1990 l'Ufficio Mondialità ha il compito di garantire
l'inserimento dei bambini stranieri e nomadi nella scuola, nei servizi
educativi e nelle attività sportive e ricreative.
Sia per gli stranieri sia per i
nomadi si favoriscono percorsi di inserimento lavorativo, attraverso corsi
di formazione e l'attribuzione di borse-lavoro, avvalendosi anche del sostegno
di Progetti Europei, fra cui ITACA, che si propone la creazione di una
rete di servizi di supporto ai cittadini stranieri presenti nell'area torinese,
e L.I.A. (Local Integration Partnerschip Action). L'Ufficio stranieri e
nomadi offre sostegno e assistenza agli immigrati in particolari difficoltà,
alle prostitute, a chi è vittima di discriminazioni e atti di razzismo.
Spesso il Comune di fronte a situazioni
di emergenza rimanda al mondo del volontariato e dell'associazionismo,
con il quale intesse ormai da tempo rapporti di sostegno e collaborazione.
Il Comune stesso ha sostenuto la nascita dell'Alma Terra, il Centro Interculturale
delle donne immigrate, un'associazione che raccoglie le esperienze e le
competenze di donne provenienti da diverse parti del mondo.
Il Servizio migranti della Caritas
da tempo offre particolare cura e protezione alle ragazze, in gran numero
nigeriane, che intendono uscire dal mondo della prostituzione, organizza
corsi di formazione professionale, dal taglio e cucito all'informatica
e alla lingua italiana. Ha predisposto inoltre uno sportello informativo
su questioni generali e due rivolti rispettivamente a donne alla ricerca
di lavoro domestico e a uomini che sperano in un impiego in fabbrica. I
volontari e gli obiettori non si limitano a proporre i contatti, ma si
occupano anche di instaurare rapporti di fiducia e conoscenza diretta fra
gli immigrati e i potenziali datori di lavoro.
Nel 1992 il Comune di Torino ha
istituito l'Ufficio minori extracomunitari, che ha preso in carico la cura
dei numerosi ragazzini stranieri irregolari e in situazione di pregiudizio,
quasi sempre giunti in Italia con il preciso compito di contribuire al
sostentamento economico delle loro famiglie. Si tratta per la maggior parte
di minori non accompagnati, condotti nel nostro paese da lontani parenti
o da conoscenti di cui si fidano, ma ben presto abbandonati a destini incerti.
Spesso l'Ufficio minori è chiamato ad attuare interventi di "bassa
soglia", che permettono di fornire posti letto provvisori, buoni per pasti
nelle mense e per i bagni pubblici. Ovviare alle emergenze è solo
il primo passo; gli obiettivi dell'Ufficio puntano alla regolarizzazione
e all'inserimento sociale e scolastico dei minori, spesso contrastato dagli
stessi ragazzi, che per paura tendono a negare le loro generalità,
rendendo difficile la loro identificazione.
Il lavoro degli operatori, in stretta
collaborazione con il mondo del volontariato, necessita di lunghi e pazienti
percorsi di avvicinamento a ragazzi difficili e spaventati, che parlano
lingue diverse e appartengono a culture lontane. La conquista di legami
confidenziali non può prescindere dal supporto dei mediatori culturali,
in grado di favorire la comprensione, chiarire atteggiamenti, reazioni
e comportamenti e soprattutto evitare conflitti e scontri involontari.
Proprio su questi presupposti è
nato Alouan, che in arabo significa I colori, un centro di aggregazione
di giovani migranti e nativi, gestito dalla Città di Torino e dall'associazione
Alma Terra. Dal 1998 educatori, mediatori e volontari si sono attivati
per costituire un punto di riferimento, di formazione e divertimento per
ragazzi soli, a rischio, ma anche semplicemente desiderosi di conoscere
coetanei stranieri e non. Alouan attualmente ha attivato un laboratorio
teatrale, incontri di informazione rivolti alle famiglie dei ragazzi, un
settore di animazione interculturale, che ha valorizzato, tra l'altro,
le
competenze dei ragazzi, ai
quali si è chiesto di costruire giocattoli tradizionali con materiali
di recupero. Da fine marzo ogni domenica, dalle 12.30 alle 14.30, un gruppo
di giovani immigrati del centro tiene una trasmissione di informazione
e intrattenimento su Radio Torino Popolare. Parallelamente Alouan si è
anche incaricato di concretizzare il difficile lavoro di strada, cioè
di avvicinamento e assistenza ai ragazzi marocchini ambulanti.
Anche all'A.S.A.I., l'Associazione
Salesiana di Animazione Interculturale, è stata valorizzata la prevenzione
unita a efficaci strumenti di aggregazione. Da tempo circa 60 volontari
organizzano corsi di informatica, attività sportive e di doposcuola
ai giovani immigrati, nella consapevolezza che l'elevato tasso di insuccesso
scolastico degli studenti stranieri è spesso dovuto alla scarsa
conoscenza della lingua italiana e a situazioni di marginalità.
Dalla fine del 1999 i ragazzi dell'A.S.A.I. pubblicano anche un giornale
tutto loro, "Torre di B@bele".
Sia per favorire la comunicazione
reciproca sia per agevolare l'inserimento degli stranieri giovani e adulti
appare indispensabile affinare sempre più reti di supporto culturale,
linguistico ed educativo. Con questo spirito nel 1996 è nato il
Centro Interculturale della Città di Torino, come sede di incontro
e scambio culturale fra cittadini. Oltre a una biblioteca, che contiene
uno "scaffale multietnico", una rivista trimestrale, spazi per mostre itineranti,
il Centro offre attività di formazione, fra cui BABELE, breve percorso
di avvicinamento a lingue e alfabeti altri (arabo, cinese e spagnolo),
ELLEDUE, corso per insegnanti volontari di italiano, IO E L'ALTRO, percorso
di educazione alla diversità con metodo training. Nella sede del
Centro sono attivi sette laboratori didattici destinati a gruppi classe
e giovani, dedicati al Maghreb, alle religioni, ai diritti, all'economia,
alle letterature extraeuropee, alle minoranze storiche e recenti presenti
a Torino; un laboratorio di informatica è riservato agli stranieri.
Dal 1999 il Centro ha anche un sito Internet, che offre documenti, articoli,
stralci di normativa, saggi su tematiche interculturali.
Dal lavoro realizzato in questi
anni al Centro e altrove è emersa con forza sempre maggiore l'importanza
dello scambio di competenze e la messa in comune di esperienze di cittadini
nativi e stranieri. Ormai non è più pensabile affrontare
i problemi legati all'immigrazione da punti di vista esterni, senza coinvolgere
i diretti interessati. L'Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario,
sorta recentemente come centro di consulenza e progettualità in
un quartiere tormentato e a volte insofferente, intenzionalmente non si
rivolge a una sola parte degli abitanti, ma accoglie critiche e suggerimenti
da tutti. Nella consapevolezza che spesso problemi e difficoltà
nascono dall'insufficienza delle reti comunicative, l'agenzia ha previsto
uno sportello informazioni, un ufficio stampa, un ufficio tecnico di riqualificazione
dell'habitat e un servizio consulenza per gli imprenditori.
Spesso la rete informale delle conoscenze
e delle amicizie è infatti ancora quella più diffusa e funzionante,
come racconta una giovane ragazza del Camerun. Giunta in Italia dalla Francia
per il ricongiungimento familiare con il marito, inizialmente trova le
consuete difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. Una sera,
a una festa, l'incontro casuale con una signora che le parla dell'Alma
Terra e di un corso per mediatrici culturali, che sta per iniziare alla
Casa di Carità Arti e Mestieri. Forse per diffidenza, forse per
scoraggiamento lascia perdere e decide di iscriversi alle "150 ore" per
ottenere la licenza media. Le lezioni le pesano abbastanza; è certamente
duro ricominciare tutto da capo, solo perché i suoi titoli di studio
in Italia non sono riconosciuti. Sulla bacheca della scuola, però,
un giorno vede nuovamente l'annuncio del corso e decide di provare.
Oggi è contenta di averlo
frequentato. Dopo un tirocinio svolto presso l'Alma Terra le si sono aperte
nuove occasioni. Ha ottenuto una borsa lavoro di sei mesi al Centro Interculturale
e un posto come mediatrice presso un Servizio Sociale. Qui offre consulenze
agli immigrati sugli ambiti più diversi: sanità, lavoro,
sussidi di disoccupazione, permessi di soggiorno, casa. È un lavoro
difficile e soprattutto di grande coinvolgimento emotivo. Spesso non ci
sono risposte alle esigenze immediate e drammatiche dei molti disoccupati,
senza soldi e senza casa, ai quali per lo più si consiglia di rivolgersi
al mondo del volontariato.
Ma le storie che fanno più
male sono quelle legate all'insensibilità e ai pregiudizi. Poco
tempo fa è arrivata una donna disperata, perché, colpita
da sfratto, non sa dove andare a vivere con le sue due bambine. Non è
una questione di soldi, la signora ha uno stipendio fisso. Semplicemente
non trova nessuno disposto ad affittare casa a una straniera e ormai l'unica
via praticabile sembra essere quella di due comunità, in cui lei
e le sue bambine verrebbero separate.
Il suo caso è comune a molti
extracomunitari, per i quali, anche i più benestanti, il problema
abitativo diventa molte volte insormontabile. Spesso i locatari si spaventano
già al primo contatto telefonico per l'accento straniero degli aspiranti
inquilini e dichiarano di aver già affittato la casa; altre volte
accettano l'incontro, per poi negare la disponibilità all'ultimo
momento. Ma ci sono anche i profittatori, che alzano spropositatamente
gli affitti, sapendo che gli immigrati non si formalizzano di fronte all'ipotesi
di vivere in dieci o dodici in appartamenti di pochi metri quadrati. A
Torino c'è solo un'agenzia immobiliare a cui gli extracomunitari
sanno di potersi rivolgere tranquillamente. Il responsabile, per evitare
spiacevoli imbarazzi, sonda preventivamente la disponibilità dei
locatari.
La ragazza del Camerun ha, però,
un sogno ancora più ambizioso, che spera di realizzare presto: aprire
un'agenzia di stranieri e per stranieri, coniugando imprenditorialità
e solidarietà. Un'agenzia che contatti proprietari di appartamenti
in grado di rispondere affermativamente alla semplice domanda: "Lei intende
affittare la sua casa a uno straniero in regola con il permesso di soggiorno
e disponibile a mostrare la sua busta paga?". |