VITA SOCIALE

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marzo/aprile 1999

 

 

 

 

 

 

 


DOVE DONARE IL SANGUE
Punti di raccolta AVIS
I prelievi si effettuano tutti i giorni, feriali e festivi:

- in via Baiardi 43 (centro trasfusionale ospedale Sant'Anna)
- in via Torino 19 a Pianezza (autobus 32
Dal lunedì al venerdì:
- in via Medail 1 (ospedale Maria Vittoria)
- sulle autoemoteche posizionate dinanzi all'ospedale Giovanni Bosco, alla stazione di Porta Nuova, al Parco Ruffini (per prelievi di plasma su prenotazione).
Le donazioni di sangue intero effettuate in Torino dal gennaio all'ottobre '98 sono state 13.161, 626 in meno rispetto all'anno precedente. 4577 contro 4962, invece, quelle di plasma (-385), 1056 anziché 984 le piastrinoaferesi (+72).
Punti raccolta Fidas
- in sede: via Ponza 2, primo piano
- presso la Banca del Sangue delle Molinette
Le donazioni effettuate in Torino nel 1997 sono state 3350 circa, i donatori "effettivi" 1700.

 

FATTORE RH
L'argomento, se non si è "addetti ai lavori", suona generalmente poco accattivamente. Parlare di prelievi e siringhe piace poco. Figurarsi, poi, l'idea di "farsi bucare" quando se ne può benissimo fare a meno.

di Romina Petrozziello


Eppure, l'"emergenza sangue" è un problema quotidiano. Lo si realizza, come spesso accade, "nel momento del bisogno". Le sacche contenenti il tessuto "speciale" in questione, consegnate da ambulanzieri a sirene spiegate agli ospedali cittadini che lanciano l's.o.s, non fanno notizia. Se riflettiamo sul fatto che la maggioranza degli interventi a seguito d'incidenti e la totalità dei trapianti e dei reimpianti è possibile solo grazie alla possibiltà di iniettare al paziente questo liquido vischioso ed opaco che "qualcuno", vincendo la paura dell'ago, ha deciso di "donare", forse l'idea di "mettersi in gioco" non sembrerà più così folle.
"Quando le trasfusioni avvenivano da braccio a braccio, che il sangue fosse cosa preziosa lo si capiva con facilità - ripercorre Sandro Fisso, ragioniere in pensione e memoria storica della sezione provinciale dell'Associazione Volontari Italiani del Sangue che ha sede al numero 5 di via Baiardi - Donatore e ricevente potevano guardarsi negli occhi, protagonisti unici di quel trasloco da vena a vena che per uno dei due significava la vita".
Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora. L'Avis torinese, il cui scopo essenziale fu individuato dal fondatore dottor Vittorio Formentano nel dono anonimo e gratuito del sangue a beneficio di tutti, festeggia a luglio i settant'anni di attività. La Fidas di via Ponza 2, nata negli anni '50 con il medesimo obiettivo, conta oggi 40.000 iscritti nella sola regione Piemonte. Il progresso tecnico-scientifico ha "razionalizzato" le procedure e contribuito ad ottimizzare i risultati. Ma se le vecchie rocce conoscono bene il valore di una sacca di plasma, tra i più giovani, è un dato, la cultura della donazione è ancora tutta da esplorare.
"Operare a favore dell'umanità è una delle grandi sfide offerte ad ogni individuo sensibile non soltanto al proprio tornaconto ma anche alle esigenze della collettività", recitava già la carta universale del volontariato approvata in Parigi alla principio degli anni '70. Il sessanta per cento dei donatori, però, ha, dati anagrafici alla mano, un'età che và dai quarantacinque anni in sù. Che i ragazzi torinesi siano meno altruisti dei loro amici europei è da escludere a priori. Eppure, di anno in anno, il numero di coloro che spontaneamente decidono di separarsi da qualche etto del proprio sangue per un nobile fine decresce: colpa della scarsa informazione?
"L'Avis ha da sempre perseguito con umanità ed umiltà finalità di pubblico interesse - sottolinea l'avisino Fisso - Non ammette alcuna discriminazione ed esclude qualsiasi fine di lucro. Crediamo, al contrario, che donare sangue volontariamente e con consapevolezza rappresenti un gesto importante: significa rendere concreta la propria disponibilità verso gli altri". "Il fine è quello di aiutare gli ammalati - usa parole semplici ma chiare Giuseppe Martin, terza medaglia d'oro per numero di donazioni e vicepresidente del gruppo Fidas torinese - Siamo sempre in silenzio, di noi difficilmente si parla, ma sappiamo di fare del bene grosso, e questo ci basta!"
Al "donatore tipo" non sono richieste caratteristiche straordinarie. Bisogna aver compiuto il diciottesimo anno d'età, godere di buona salute, pesare almeno cinquanta chilogrammi e non aver sofferto di malattie importanti.
"Non occorre prendere appuntamento, bisogna però presentarsi a digiuno - prosegue Sandro Fisso illustrando la procedura - Il donatore potenziale sarà gratuitamente visitato prima di procedere al primo prelievo di sangue, su cui saranno eseguite analisi approfondite per la verifica dell'idoneità a donare".
Avis e Fidas, è bene sottolinearlo, sono da sempre promotrici di una donazione "sicura" del sangue. In concreto, alcune regole vengono sempre rispettate al fine di ridurre il rischio di donazioni infette.
"Attraverso una chiacchierata il più possibile amichevole e cordiale, il medico ripercorrerà la storia personale e familiare del probabile donatore per individuare se questo ha tenuto dei comportamenti a rischio, se è stato affetto da determinate malattie o se esistono al momento cause che temporaneamente impediscano la donazione - prosegue Sandro Fisso - Il racconto spontaneo della persona, infatti, evidenzia subito se vi sono degli elementi che possono inficiare la sicurezza del sangue donato".
Neanche a dirlo, la sincerità è in questo caso d'obbligo. I medici, comunque, sono tenuti al segreto professionale: non bisogna avere il timore di venir sottoposti a giudizi negativi.
"Qualora dal colloquio e dalla visita medica non siano emerse particolari controindicazioni, l'interessato sarà sottoposto a tutti gli esami indicati dalla legge per verificare l'idoneità alla donazione ed escludere la presenza di virus trasmissibili quali epatiti o HIV - conclude Giuseppe Martin - Se dichiarato idoneo, il donatore diviene quindi ufficialmente socio Avis o Fidas".
La quantità di sangue che mediamente viene sottratta ad ogni prelievo è stabilita per Decreto Ministeriale in 450 centimetri cubici, pari a circa il 10% del sangue presente nell'organismo umano. L'intervallo tra una donazione di sangue intero e l'altra non può, invece, essere inferiore a novanta giorni.
Chi dona una volta, comunque, non è tenuto a donare per sempre. Non esistono obblighi (se non morali) né "controindicazioni": il sangue è infatti una fonte di energia rinnovabile ed è possibile privarsi di parte di esso senza avere danni perchè l'organismo lo reintegra prontamente. "La tutela del donatore è fondamentale - concordano, poi, i responsabili Avis e Fidas - Perché è soltanto salvaguardando la salute del donatore che si può proteggere il ricevente".
Da non sottovalutare, infatti, sono i benefici di ritorno al donatore che, unitamente alla soddisfazione di aver agito per il giusto, ha la possibilità di tenere la propria salute sempre sotto controllo senza preoccupazioni né costi.
"Se oggi non dai il sangue, domani, forse, non lo riceverai - va subito al nocciolo il professor Curti, direttore della Banca del Sangue delle Molinette in cui vengono conservate buona parte delle sacche raccolte in Torino e provincia - In questi ultimi anni, purtroppo, si assiste però ad un calo del numero di donazioni, dovuto principalmente al fatto che i donatori anziani non sono stati rimpiazzati".
Non c'è scusa che regga, insomma. Anche perché, se il sangue raccolto in Torino è "sicuro", non altrettanto si può dire degli emoderivati prodotti da alcune case farmaceutiche. "Il plasma raccolto in Italia è purtroppo ancora oggi insufficiente - sintetizza bene Curti - Siamo dunque costretti ad acquistare emoderivati fabbricati da multinazionali che ricevono plasma anche da paesi in cui i controlli effettuati sono meno rigorosi che non qui da noi".
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO




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