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CARTOONIA,
ITALIA
di Mauro Marras Mulan
o Il Principe d'Egitto? L'annuale disputa tra i film d'animazione.
Rigorosamente made in Usa, rigorosamente Disney o Dreamworks,
si è arricchita anche quest'anno di un terzo contendente,
questa volta tutto italiano: La Gabbianella e il Gatto.
Ed è anche tutto torinese, in quanto qui ha sede La Lanterna
Magica, la casa di produzione che ha ideato il prodotto. Lo ha
realizzato con il finanziamento della Cecchi-Gori e con il contributo
realizzativo di decine di piccole factory creative sparse per
mezza Europa. Un segnale che il mercato si muove, si espande
nel cinema come nella televisione, dove la Rai ha ricominciato
a produrre serie nuove.
Ma come si diventa cartoonist e quali possibilità di sopravvivenza
ha un disegnatore che vuole dare vita ai suoi personaggi? Come
funziona lo sfolgorante mondo dell'animazione? Siamo andati a
Cartoonia, che non è la ridente località della
California che ha visto i natali di Roger Rabbit, ma una società
di produzione con sede a Torino, intimamente legata alla Lanterna
Magica, che ha notevolmente contribuito al grande successo conquistato
da La Gabbianella e il Gatto.
Cartoonia nasce nel 1992. E' la prima società in Italia
a usare il computer per produrre cartoni animati. In particolare
per la coloritura delle immagini, meglio ottenuta con l'elettronica
per precisione e uniformità.
Dopo un lungo giro in Europa per cercare i software adatti, sulla
base dei criteri della velocità di produzione e delle
riprese, la scelta è andata sui prodotti Silicon Graphic,
gli stessi usati per produrre effetti speciali.
Attualmente è l'unica società presente in Italia
e una delle poche in Europa a usare queste tecniche, tanto che
ha lavorato per quasi tutti gli autori italiani più importanti,
come Bozzetto e Laganà, fino a produrre anche alcune sigle
Rai, cd rom, videogiochi. Ha coordinato gli studi europei che
hanno collaborato alla Gabbianella e ha lavorato alla realizzazione
di 4 lungometraggi d'animazione per l'Airone Cinema e per la
Lanterna Magica.
Il computer, nel cinema d'animazione, entra nella seconda fase
della produzione, ovvero dopo che tutti in disegni necessari
sono stati eseguiti a mano. Il montaggio e la coloritura delle
scene e dei personaggi avvengono invece con l'ausilio dell'elettronica.
Il mercato italiano dell'animazione è stato nettamente
saturato per anni dalla schiacciante presenza di prodotti soprattutto
americani e giapponesi. In mancanza di produttori sensibili al
cartone, la produzione ha dovuto accantonare il lavoro d'autore
per concentrarsi sulla produzione commerciale.
Marco Massa di Cartoonia è
l'animatore ma è anche ormai un profondo conoscitore del
luminescente mondo dell'animazione. Inoltre, è il nostro
interlocutore ideale: è il referente nazionale per la
formazione dell'Associazione Cartoon Italia, che unisce e rappresenta
le factory dell'animazione italiana. L'associazione non ha una
scuola ufficiale, ma promuove corsi in tutta Italia che necessitano
del sostegno degli Enti locali. Le altre scuole favoriscono l'aspetto
artistico, tralasciando quello professionale.
Ma siccome saper disegnare non è tutto neanche a Cartoonia,
per poter entrare nel rutilante mondo dell'animazione bisogna
saper dare anima alla storia che si vuole raccontare, e allora
ci si lavora in tanti, ciascuno con il suo pezzo da fare, ciascuno
con la specifica professionalità necessaria. Così,
un po' per cercare mani nuove, un po' per togliere la polvere
a quelle vecchie, spiega Massa, "sono nati tre livelli di
corsi professionali: la formazione di base, i corsi i approfondimento
di secondo livello e l'aggiornamento per professionisti, in parte
finanziati dal progetto Eureka-Mediacartoon dell'Unione Europea".
La formazione di base è rivolta a studenti di scuole d'arte
(licei artistici, istituti d'arte, accademie) e prevede 160 ore
in un mese da svolgere direttamente nelle aziende a contatto
con il lavoro quotidiano. Viene fornita una conoscenza globale
del processo e circa il 700/75 per cento di coloro che la portano
a termine entra nel ciclo produttivo. In Italia sono nate negli
ultimi tre anni sei cooperative composte da giovani usciti dai
corsi Aci (ad esempio, a Torino, la cooperativa Imago).
I corsi di approfondimento vanno dalle 100 alle 200 ore, diluite
in un giorno alla settimana con alcuni seminari nei fine settimana
di tre o quattro giorni pieni. Questi permettono di affinare
le professionalità specifiche che tra l'uno e l'altro
corso hanno potuto avere modo di esprimersi. E' prevista una
prova d'ingresso.
C'è
un mercato del lavoro in Italia?
"La Rai talvolta produce, ma in modo discontinuo, e il cinema
è una fonte ancora limitata. Per noi produttori è
ancora necessario diversificare il lavoro tra cinema, tv, videogiochi
e cd rom e per un giovane realmente intenzionato a lavorare l'unico
consiglio è di comprarsi una bella valigetta e tenersi
pronto a viaggiare a livello europeo se vuole avere una certa
continuità. E non lavorare mai da soli: meglio mettersi
in cooperativa, come hanno fatto altri giovani alle prime armi,
per supportarsi l'un l'altro e per dare l'idea del gruppo di
lavoro, questo rende più facile trovare opportunità.
Le uniche due grandi sedi produttive nel nostro Paese sono La
Lanterna Magica a Torino e l'Animation Band a Milano (che ha
recentemente prodotto Lupo Alberto per Rai).
Ci vuole estrema elasticità nella linea grafica, capacità
di autoformazione permanente e di ricerca, seguire costantemente
l'evoluzione produttiva nel cartone animato. Ma la produzione
sia nel cinema che nella tv è comunque in netta crescita
rispetto al passato, quindi occorre tentare la sorte e sperare
che questo vento continui a tirare nel verso giusto".
Quali
sono le figure professionali che partecipano alla produzione
del cartone?
"I1 corso di base crea intercalatori, che sono i disegnatori
addetti a produrre i disegni intermedi tra quelli principali,
ovvero quelli necessari al movimento dei personaggi, gli aiuto
scenografi, gli animatori junior e i tecnici di coloritura e
di ripresa. Con il secondo livello si ottengono animatori senior,
scenografi, layoutisti (realizzatori delle scene madri) e realizzatori
di storyboard (il vero e proprio copione del film). Le figure
più ricercate oggi sono realizzatori di layout, animatori,
realizzatori di storyboard e scenografi".
Quante
persone, in questi tre anni, hanno trovato lavoro nel cartone
e quante lo troveranno in futuro?
"Finora, circa 120 sono i nuovi colleghi e se la Rai e le
altre reti televisive stabilizzeranno e amplieranno le loro produzioni
è possibile nell'immediato futuro uno sviluppo di altre
500 unità. E dire che la vita media di una serie di fiction,
a parte i miti alla Colombo o alla Derrick, è valutata
in due anni, mentre quella dei cartoni animati è di circa
15 anni. Questo per dire che il prodotto cartoon ha un costo
iniziale alto ma un valore commerciale alto e durevole nel tempo".
Quali
sono gli sviluppi possibili per l'utilizzo del computer nella
produzione di un cartone?
"C'è stata di recente l'innovazione del 3D anche
nell'animazione classica, che è interessante ma ha bisogno
di altra ricerca prima di essere adottato; è necessario
piegare la nuova tecnica, che pecca di iperrealismo, alle esigenze
morbide del 2D, decisamente più artistico. Ci sono in
giro corsi di dubbia qualità che insegnano a lavorare
completamente su computer; io li sconsiglio a tutti perché
producono figure professionali non corrispondenti ai canoni lavorativi
mondiali: ovunque si comincia a matita e si finisce con il mouse". |