SCUOLA

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marzo/aprile 1998

ARIA NUOVA ALL’UNIVERSITA’

di Claudia Tomatis


Guardare il mondo universitario come lo specchio di una parte della società offrirebbe non pochi spunti di riflessione. E’ ovvio che l’Università non possa essere pensata come un sistema isolato: la sua esistenza, i suoi valori, i suoi mezzi e la sua funzione sono strettamente legati all’ambiente in cui sorge e al quale rende un servizio. D’altra parte nemmeno tale premessa sarebbe sufficiente ad impostare con efficacia un discorso generale, che non tenesse conto della diversificazione e della provvisorietà della conoscenza nella sua evoluzione nel corso degli anni. Non sembra possibile, infatti, riportare la scienza nel suo complesso ad un unico sistema di valori, come per una religione o per un’ideologia, oppure ad un preciso insieme di concetti, come per le teorie o per i modelli onnicomprensivi del passato. L’evoluzione tende naturalmente a obbligare alla specializzazione piuttosto settoriale di ogni individuo e d’altra parte a rendere indispensabili, almeno a livello di applicazione delle conoscenze, degli approcci multidisciplinari. Pur nella consapevolezza che con tale premessa si dovrebbe tener conto di molte differenze e singolarità, per semplicità si rende necessario affrontare l’analisi dell’Ateneo torinese nel suo complesso. L’attenzione verrà focalizzata sugli aspetti attualmente oggetto di discussione e di revisione. L’EDILIZIA Seguire le lezioni al cinema e in aule stracolme, non trovare posto per studiare in aula o in biblioteca, le lunghe attese per sostenere prove d’esame a cui si presentano centinaia di studenti: la realtà per molti corsi di laurea. Lo spazio a disposizione per l’Università si rivela scarso rispetto al numero di persone che la frequentano. Forse un po’ a causa di una programmazione non molto accorta effettuata in passato, forse per la cronica mancanza di finanziamenti e gli infiniti tempi burocratici necessari alla realizzazione delle iniziative pubbliche. Qualche speranza di cambiamento sembra però affacciarsi. Per la Facoltà di Scienze M.F.N. (matematiche, fisiche e naturali) si prospetta lo spostamento in un unico polo scientifico a Grugliasco, in via Leonardo da Vinci n.44, dove sono già state dislocate la Facoltà di Agraria e parte di Medicina veterinaria. Ben diversa appare la situazione di Palazzo Nuovo. La prospettiva è quella di aggiungere altre due future sedi in Torino: una nell’area dell’Italgas, in corso Regina angolo corso Belgio, e l’altra all’ex Manifattura tabacchi, in corso Regio Parco. Una soluzione, non condivisa dagli studenti, stanchi della logica dello smembramento delle Facoltà umanistiche in più parti del centro cittadino, secondo quanto sostiene il presidente del Senato degli studenti, Andrea Merlone. Comunque convinto che anche questo possa essere meglio dell’attuale rimedio estremo del ridurre l’affollamento con il cosiddetto “numero chiuso” (un numero massimo di studenti ammessi ad iscriversi ad un determinato Corso di laurea, selezionati mediante ormai noti test d’ingresso). Soltanto l’inizio di un iter di ricorsi al Tribunale amministrativo regionale o al Consiglio di Stato, curati dal Coordinamento dei Collettivi, generalmente risolti a favore degli studenti. Quest’anno una novità: “numero chiuso” abolito a Giurisprudenza, Psicologia, Economia e Dams. TASSE Un problema aperto per molti, dal momento che l’importo è cresciuto in media del 240 per cento negli ultimi quattro anni. Il nuovo sistema di aliquote basate sul reddito, presentato da alcuni rappresentanti degli studenti entrerà in vigore dall’anno prossimo. Ancora nulla di deciso, invece, per quanto riguarda i fuori corso: da una parte la proposta (degli studenti) di ridurre gli oneri a loro carico, sostenendo che usufruiscono in misura minore dei servizi offerti dall’Università; dall’altra quella (di alcuni docenti) che pare quasi una minaccia: aumentare le tasse per i fuori corso per incentivarli a terminare gli studi in tempo. E gli studenti lavoratori come potranno essere così veloci? E’ necessario attendere indicazioni più precise per comprendere e valutare. REGOLAMENTO DIDATTICO Le modifiche approvate dalla Commissione didattica a gennaio di quest’anno, attendono l’approvazione in Senato accademico, per la quale il Rettore, professor Rinaldo Bertolino, si è impegnato. I cambiamenti proposti sono frutto di un lungo lavoro di preparazione dei Collettivi studenteschi, portato al Senato studenti per l’approvazione ed infine presentato ai docenti. E’ il rappresentante degli studenti Merlone a sottolineare i mutamenti più rilevanti. E’ sancita ufficialmente la possibilità di rifiutare qualsiasi voto, a partire da quelli negativi, dal momento che al termine dell’esame dovrà essere formulata allo studente una proposta in tal senso, escludendo così la possibilità di assegnare il voto senza il consenso dello studente. Gli studenti, inoltre, avranno la possibilità di dare il loro apporto nello stabilire i calendari delle lezioni e degli esami, che dovranno essere fissati ad inizio anno. Per gli studenti lavoratori, è stata sancita l’opportunità di avere la precedenza nel sostenere gli esami per ragioni di orario. Ad ogni studente spetterà presto anche la scelta di un docente con il compito di seguirlo per tutto il proprio iter di studi, in qualità di tutor. E dalla Commissione didattica arriva anche una proposta che coinvolge chi studente non è, ma per volontà o necessità intende sostenere un esame universitario: sarà possibile, previo il pagamento di una tassa; e al termine anche un attestato ufficiale. PROPOSTA DI LEGGE BERLINGUER La proposta di legge Berlinguer di riforma del sistema educativo tocca da vicino anche l’Università. Le perplessità maggiori degli studenti, evidenziate dal presidente del Senato studenti, Merlone, sono per l’autonomia degli Atenei: il rischio pare quello di creare una grande differenza tra quelli in grado di procurarsi notevoli finanziamenti privati e gli altri. Con le ovvie conseguenze anche per la didattica e per il riconoscimento del valore dei titoli di studio acquisiti, diversificato a seconda della provenienza. Ma c’è altro poco convincente per Merlone. La laurea da conseguire con un percorso di studi a punti, tale da potersi interrompere anche al livello del Diploma di laurea. Per facilitare, insomma, l’uscita dall’Università di quella moltitudine di fuori corso ora tanto fastidiosa. Si tratta dei Diplomi di laurea che peraltro sono già stati introdotti in molti Atenei e iniziano a produrre i primi risultati, non particolarmente incoraggianti in quanto ad inserimenti nel mondo lavorativo. Una situazione, in ogni caso, che accomuna la maggioranza degli Atenei italiani. E’ la realtà che emerge dai dati raccolti dal Nucleo di Valutazione apposito dell’Università torinese: basso tasso di proseguimento negli studi e durata del periodo di studio superiore a quella prevista sono i punti critici. STATUTO DELL’UNIVERSITA’ DI TORINO. Eventuali proposte di modifica dello Statuto da parte degli studenti saranno presentate al Senato accademico in febbraio. Sarebbe importante, secondo quanto sostiene Merlone, riuscire ad ottenere un maggior numero di rappresentanti della componente studentesca nei vari organi accademici. Merlone lamenta, infatti, la difficoltà del ruolo di rappresentanza quando alle opportunità di esprimere le esigenze degli studenti non sempre corrisponde la possibilità di garantire il giusto peso alle richieste presentate.

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