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marzo/aprile 1998

LE MAPPE DELLA MENTE

di Claudia Tomatis


La rivoluzione astronomica ha negato da tempo la centralità della terra nell’Universo, relegandola alla realtà di un pianeta del sistema solare. L’evoluzione animale, teorizzata e spiegata a partire da Darwin, ha smentito la nascita dell’uomo come essere superiore agli altri, creato da principio con le fattezze e le capacità attualmente conosciute. Ma forse questi non sono stati gli ultimi pretesti per provare la dominanza umana attraverso principi naturali.
Ancora oggi la rappresentazione del cervello umano in fotografie e disegni, e così anche la trattazione delle sue caratteristiche, sono quasi sempre riferite ad un cervello adulto. Potrebbe trattarsi ancora di un tentativo di provare l’assolutezza della condizione umana e la negazione di ogni possibile evoluzione e cambiamento. Si tenga quindi conto dell’errore che si potrebbe compiere nel ritenere la descrizione seguente una verità generalizzabile e immutabile. Soprattutto perché una trattazione scientifica delle caratteristiche e delle funzioni cerebrali richiederebbe di tener presenti una notevole quantità di variabili individuali, mentre verranno proposti soltanto alcuni spunti per trattare intuitivamente l’argomento e qualche curiosità.
La consulenza scientifica è del professor Lorenzo Pinessi, neurologo, Direttore del Centro cefalee dell’Università di Torino, con sede nell’ospedale Molinette. Molti avranno sentito dire che il cervello umano ha una struttura composta da due emisferi distinti, tra loro collegati. Un’asimmetria propria non soltanto dell’uomo, ma anche di altri animali. Nei vertebrati è ormai confermata da numerosi studi: gli esempi possono essere i macachi, i topi, le galline, ma non sembrano da escludere nemmeno rettili e anfibi. Una condizione, l’asimmetria, che a taluni è parsa una caratteristica evolutiva.
Ci si propone di sottolineare le principali differenza nei compiti dei due emisferi del cervello umano, in gran parte ancora oggetto di studio. Sembra appurato che l’emisfero sinistro sia particolarmente predisposto alle funzioni verbali, cioè per comprendere e esprimersi con un linguaggio, mentre il destro pare fondamentale per i compiti visivo-spaziali, quali riconoscere delle facce e delle forme irregolari, complicate, oppure per orientarsi nello spazio. La dominanza dell’emisfero sinistro per il linguaggio, propria di circa il novanta per cento degli individui, si accompagna alla preferenza per la mano controllata da questo emisfero: quella opposta, ovvero la destra, comunemente usata per scrivere, per svolgere azioni con buona precisione e per gli sforzi maggiori. I restanti individui sono mancini o ambidestri. Rimane da stabilire con certezza se nei mancini le funzioni dei due emisferi si scambino completamente. L’influenza del controllo di un emisfero o dell’altro non si ferma qui.
L’espressione del viso appare solitamente più intensa sulla parte sinistra, controllata dall’emisfero destro, mentre pare che la maggioranza degli individui parli con movimenti della bocca più ampli sul lato destro, perché dettati direttamente dall’emisfero sinistro. Ancora qualche chiarimento sulle capacità di espressione verbale. La facoltà tipicamente umana di parlare si sviluppa a seguito dell’interazione tra la potenzialità genetica e il rapporto con l’ambiente circostante, circa trai due anni di età e la pubertà. Imparando prima o dopo questo periodo non è possibile ottenere risultati linguistici nella media.
Gli aspetti emotivi e affettivi del linguaggio sarebbero invece a carico dell’emisfero destro, in genere; ma anche il loro sviluppo pare condizionato dai rapporti con gli altri, nello stesso periodo critico della crescita.

IL CERVELLO DEI GIAPPONESI

I suoni delle onde, il canto degli uccelli e il fruscio delle foglie per i giapponesi sono oggetto di un’analisi di tipo verbale, mentre sono elementi privi di caratterizzazione linguistica per gli occidentali. Inoltre, per la lingua giapponese sono fondamentali le vocali, ciascuna delle quali può essere pronunciata con numerose inflessioni della voce. Quindi l’emisfero sinistro (di solito deputato alle funzioni linguistiche) deve occuparsi anche dell’analisi delle vocali, per la costruzione e la comprensione del linguaggio. Gli occidentali analizzano invece le vocali con l’emisfero destro. Per quanto riguarda la scrittura giapponese è necessario sottolineare l’impiego di entrambi gli emisferi: il destro, utile ad individuare tutte le forme visive complesse, serve per riconoscere un certo gruppo di caratteri, costituito da ideogrammi di origine cinese; il sinistro è utile per gli altri caratteri, un gruppo di natura simile agli alfabeti occidentali. Proprio l’esigenza di far intervenire entrambi gli emisferi per leggere e scrivere rende unica tale organizzazione cerebrale, che non è innata, ma si sviluppa con l’educazione. Dal sovraccarico necessario per l’uso di tale lingua sembra derivare la difficoltà ad impararne altre. Per lo stesso motivo non stupisce l’ampio uso della comunicazione non verbale tra i giapponesi, che hanno sviluppato una gestualità intensa, una notevole ritualità di comportamenti e praticano esercizi di introspezione prevalentemente non verbali.

LA MUSICA
L’organizzazione cerebrale della musica non è ancora perfettamente chiara. Secondo gli studi sperimentali sembra si possa affermare che l’ascolto di una melodia sia vincente all’orecchio sinistro, controllato dall’emisfero destro. Dunque all’opposto di quello destinato all’analisi del linguaggio, cioè l’emisfero sinistro, che favorisce invece l’ascolto di messaggio verbali pervenuti all’orecchio destro. Ciò si spiega con la predisposizione dell’emisfero sinistro ad elaborare l’informazione in modo analitico, elemento per elemento, mentre al destro spetta l’elaborazione sintetica e globale del materiale. Qualche differenza da questo quadro è d’obbligo se si analizzano separatamente le caratteristiche di semplici fruitori di musica o di esperti conoscitori. Questi ultimi, capaci di analizzare una melodia nelle sue componenti, sembrano trasferire la capacità di ascolto e apprendimento della musica all’emisfero sinistro del cervello. Rimane il dubbio che si tratti di una predisposizione naturale di alcune persone a trattare in maniera analitica qualsiasi informazione. D’altra parte è provato, ad esempio, che i giapponesi ascoltino la musica occidentale impegnando prevalentemente l’emisfero destro, come accade anche per gli occidentali stessi, ma che i suoni degli strumenti tradizionali giapponesi, neutri per gli occidentali, stimolino l’attività dell’emisfero sinistro nei giapponesi, per i quali appaiono carichi di significati verbalizzabili. A provare tutt’altra tesi potrebbe essere la storia di Beethoven. Era sordo al punto di non poter ascoltare la sua musica o dirigerla; non aveva rapporti sociali dal momento risultava complesso spiegare di essere sordo svolgendo la professione di musicista; inoltre aveva una pessima calligrafia, provava difficoltà ad eseguire compiti manuali e operazioni aritmetiche e faceva errori di scrittura specifici: tutti sintomi che indicherebbero una disfunzione dell’emisfero sinistro. Insomma un tipico musicista professionista “del solo emisfero destro”.

GLI ATLETI
La percentuale di destrimani è equivalente in atleti e non atleti. Ma è meno frequente che qualcuno usi la mano non dominante senza ragioni sportive, mentre per gli atleti l’ambidestrismo e persino il mancinismo sono piuttosto diffusi. Forse anche perché l’attività sportiva quotidiana tende a sviluppare l’ambidestrismo in maniera più spiccata rispetto ad una pratica sportiva saltuaria. Una spiegazione: l’utilità sembra fuori discussione nel tennis e nella scherma. L’analisi spazio-temporale dei movimenti dell’avversario (e della palla da tennis) viene di norma effettuata dall’emisfero destro, che ha un controllo diretto sulla parte sinistra del corpo, ovvero sul braccio sinistro. L’uso della mano destra comporta invece il dispendio di qualche prezioso attimo necessario alla trasmissione all’emisfero sinistro di ciò che è stato elaboratodal destro, allo scopo di controllarne i movimenti. Per il baseball, invece, sembrano favorite le persone con mano e occhio di dominanza diversa. Un battitore destrimane, rivolto con la parte sinistra del corpo verso il lanciatore, mentre impugna il bastone dalla parte destra, potrà controllare completamente il campo visivo con l’occhio sinistro, ma solo in parte con il destro. Nella ginnastica la stessa combinazione mista di dominanza mano-occhio ed anche piede-occhio pare favorire l’equilibrio. Le peculiarità individuali hanno comunque un notevole peso. Rimane aperto il problema di stabilire se sia la pratica sportiva a determinare l’ambidestrismo, o se un atleta ottenga ottimi risultati in uno sport perché è ambidestro: in altre parole se si tratti di capacità acquisite o innate.

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