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marzo/aprile 1998

 

 

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QUALE STRATEGIA CONTRO L’ALLERGIA?

di Fernanda Cinque


Starnuti a raffica, naso che cola, tosse stizzosa, quel fastidioso malessere che nei mesi invernali avevamo dimenticato si ripresenta puntuale come ogni anno. Di cosa si tratta? Viene chiamata allergia o ipersensibilità, non è altro che una reazione esagerata dell’organismo verso sostanze ambientali, chiamate “allergeni” in quanto responsabili dello scatenarsi della reazione allergica, che sono normalmente ben tollerate. Nel nostro paese il 10-20% dell’intera popolazione quindi all’incirca 7-8 milioni di individui soffrono di malattie respiratorie di tipo allergico e di persistenti disagi e disturbi di cui non sempre riescono a venire a capo. Recenti studi hanno confermato che coloro che soffrono di malattie allergiche hanno in comune una predisposizione ereditaria nell’essere ipersensibili agli allergeni ambientali; tuttavia anche in presenza di una forma familiare di allergia, i figli possono manifestare allergia alle stesse sostanze o a sostanze diverse rispetto ai genitori.

Il problema allergia col passare degli anni si sta acutizzando, e, nel periodo primaverile il cosiddetto “raffreddore da fieno”costituisce una delle motivazioni più comuni di assistenza medica soprattutto per quelle che sono le complicanze più frequenti quali congiuntiviti, otiti, riniti e asma a carico dei bronchi che è la causa secondo dati Istat di circa 1500 decessi annuali.
Tutto ciò può trovare spiegazione nel carico di sostanze nocive a cui è sottoposto il nostro ambiente che può essere paragonato ad un pozzo senza fondo: se da un lato infatti si cerca di ridurre con nuove leggi di bonifica le scorie industriali - tramite ad esempio la presenza di filtri per eliminare lo zolfo o l’azoto - e le emissioni nocive delle automobili - tramite l’impiego di catalizzatori -, dall’altro nuovi prodotti chimici, plastiche, coloranti, conservanti fanno aumentare il numero di reazioni tossiche ed allergiche. Le malattie “atopiche”, così vengono chiamate in medicina le manifestazioni di ipersensibilità, possono essere generalizzate, quindi interessare tutto l’organismo, oppure localizzarsi in un solo organo o apparato.
Ereditando la forma allergica un individuo è predisposto all’allergia sin dalla nascita, ma i suoi sintomi possono cominciare dopo pochi mesi di età o dopo molti anni, in genere comunque prima dei 40 anni. Perché si verifichi una reazione allergica, l’allergene deve venire a contatto una prima volta con l’organismo che reagirà producendo una determinata classe di anticorpi “reagine” ovvero IgE (immunoglobuline E); se lo stesso tipo di sostanza incontra una seconda volta quell’organismo, gli anticorpi già sensibilizzati scatenano la produzione di istamina e di altri prodotti chimici, responsabili dei sintomi delle reazioni allergiche.
Le malattie allergiche più comuni sono rappresentate dal raffreddore da fieno che può portare a forme asmatiche gravi, da congiuntiviti allergiche, da orticarie, da reazioni agli alimenti e ai farmaci e a punture o morsicature di insetti. I pollini dei fiori presenti nell’aria ma anche in luoghi chiusi (per deposito) sono responsabili, nei periodi di fioritura, di disturbi allergici dalla primavera all’estate inoltrata. Il 50 per cento delle allergie sono causate dai pollini di Graminacee (avena, frumento, mais, orzo ecc.); il 35 per cento da quelli di Parietaria (pianta erbacea presente dal mare ai monti); il restante 15 per cento dalle Composite (margherite, girasoli), Nocciolo, Betulla ed altre ancora. I prodotti di decomposizione o escrezione di microscopici parassiti, gli acari, così come le forfore o i peli di animali, (cane e gatto in particolare), presenti nella polvere domestica o dispersi nell’aria provocano disturbi perenni all’individuo.
Chi è soggetto a questo tipo di allergia dovrebbe evitare soprattutto nella camera da letto la presenza di tappeti o moquettes, di cuscini, di pelouches o sottoporli insieme a lenzuola, federa e pigiama a frequenti lavaggi con detergenti acaricidi e a temperature superiori ai 60 gradi centigradi. Molti individui poi, non sono malati in modo specifico ma soffrono di persistenti disturbi di cui non riescono a venire a capo. Stanchezza continua, mal di testa, asma, prurito o orticaria ed altri ancora, possono essere tutti sintomi da intolleranza alimentare, vale a dire reazioni organiche a cibi normalmente presenti nella dieta, dunque insospettabili, che sono invece la principale causa di questi malesseri. Qualunque organo può essere interessato da questa ipersensibilità, l’effetto non è immediato come per le comuni allergie, ma si cumula nel tempo, dunque la correlazione tra alimento sospetto e disturbo è difficilmente identificabile da noi ma anche dai test allergologici. Le intolleranze infatti seguono meccanismi di difesa diversi da quelli delle allergie, senza produzione di immunoglobuline e, perciò, sfuggono agli esami standard.
Il test delle intolleranze alimentari è innocuo, indolore, di rapida esecuzione, non richiede prelievi di sangue o scarificazioni della pelle, e si basa sui principi della kinesiologia applicata che studia e misura il tono muscolare quando l’individuo ingerisce l’alimento da testare o ne è a contatto. Marchingegni elettronici controllati da computer valutano con precisione il grado di sensibilità, amplificando la risposta; la cura viene fatta con terapie individualizzate che rimuovono i fattori predisponenti, sospendono l’alimento incriminato per un periodo di uno o due mesi, arricchendo la dieta alimentare di vitamine ed oligoelementi.

Per questo tipo di intolleranze, ma anche per altre malattie allergiche, negli ultimi anni si è assistito ad un notevole incremento della medicina “alternativa”, in particolare l’omeopatia e la fitoterapia. Si parla molto di questi nuovi approcci terapeutici che non sempre incontrano il parere favorevole di tutti, ma di cosa si tratta? L’omeopatia, cioè la capacità di distinguere le caratteristiche reattive di ogni soggetto malato, cura l’individuo basandosi sull’applicazione della legge della similitudine: ogni sostanza che è in grado di provocare danni in un soggetto sano, può, a piccole dosi, guarire gli stessi, in un soggetto malato. Ad esempio la cipolla, che se tagliata in abbondanza provoca lacrimazione accompagnata da secrezione nasale, a dosi infinitesimali può essere il rimedio del raffreddore e della febbre da fieno. Così il caffè, somministrato in diluizioni deboli può diventare un rimedio contro l’insonnia.
La via di somministrazione per eccellenza dei medicinali omeopatici è quella sublinguale proprio perché la ricca vascolarizzazione della mucosa della lingua ha una notevole capacità di assorbimento dei medicamenti. Quest’ultimi sono preparati in diverse forme: i globuli, sferule con massa di circa 5milligrammi, riservati per le diluizioni medio-alte (è la forma che assicura il maggiore assorbimento di superficie); i granuli, aventi massa dieci volte più grande dei globuli (è la forma farmaceutica più utilizzata), e le gocce preparate in veicolo alcolico a 30 gradi, a cui sono riservate basse concentrazioni assunte pure o diluite in acqua.
Tali medicinali derivano da materie prime naturali di origine animale, minerale o vegetale. Per quanto concerne il mondo vegetale, esso costituisce la materia prima della medicina naturale o fitoterapia, basata sulla somministrazione di piante medicinali a scopo terapeutico.
I principi attivi comunemente usati sono: flavonoidi, alcaloidi, tannini e oligoelementi. La varietà e la ricchezza delle piante medicinali è patrimonio che ci deriva dal passato; queste svolgono un’azione di drenaggio, ovvero di eliminazione di tossine a livello degli organi. L’importanza di questa medicina è racchiusa nel “fitocomplesso” che rappresenta un’unità biochimica che agisce grazie all’azione complementare e rafforzativa dei singoli elementi costitutivi. Le manifestazioni allergiche comprendenti forme diverse quali orticaria, raffreddore, eczemi, asma vengono oggigiorno curate anche con queste terapie ottenendo risultati talvolta soddisfacenti.

Quelle tradizionali, viceversa, si basano sull’utilizzo di farmaci quali gli antiistaminici, utilizzati in forma di aerosol o spray in caso di raffreddorie allergico, o di compresse per manifestazioni generalizzate, o ancora pomate o colliri se si tratta di eczemi o congiuntiviti. Un numero stimabile intorno ai 4milioni di individui nel nostro paese scelgono questo tipo di farmaco; farmaci a base di cortisone risultano di seconda scelta a causa dei maggiori effetti collaterali. Prove allergologiche si possono effettuare in ogni periodo dell’anno e sono necessarie per l’individuazione della sostanza che arreca allergia. Possono essere test cutanei PRICK o SKIN test nei quali, utilizzando una lancetta di 1millimetro di spessore, si pone sull’avambraccio dell’individuo una goccia di allergene e in un tempo non superiore ai 15minuti arriva la risposta che, se positiva, si manifesterà con gonfiore e/o arrossamento della zona trattata. Con prove di laboratorio si effettua il RAST-test, dosando le immunoglobuline E specifiche nel sangue dell’allergico, nei confronti dei vari estratti allergenici. Esistono cure preventive, quali il vaccino a cui si sottopongono ogni anno circa 500mila italiani. Presenta un’accertata efficacia gravata però da una complessità di esecuzione e da un possibile rischio che non deve essere sottovalutato. Attualmente la scienza ha fatto enormi progressi in campo di malattie allergiche, tuttavia se molti allergici sono riusciti a curare o evitare il manifestarsi dei sintomi, per altri è stato solo possibile attenuarne le reazioni con le quali purtroppo si trova ancora a convivere.

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