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SENTIERI
LA COLLINA DI TORINO: UN TESORO DA SCOPRIRE
di Bruno Fattori "... sebbene il Mondo tutto ormai sia noto,
moltissimi essendo i libri geografici che in generale la di lui
descrizione sott'occhio ci pongono, ... avviene che, mentre ci
tratteniamo a considerare i paesi lontani, ignoriamo intanto
ciò che utilmente saper si dovrebbe in ordine ai paesi
nei quali soggiorniamo...".
Con questa riflessione, circa duecento anni or sono, quindi in
tempi ancora poco propizi ai grandi viaggi ed ai facili spostamenti
di massa, Giovanni Amedeo Grossi, Architetto, Misuratore ed Estimatore
"pineriolese", introduceva la sua "Guida alle
cascine e vigne del territorio di Torino e suoi contorni".
Quanto è ancora attuale questa riflessione! Il territorio
indicato geograficamente come "Colline Torinesi", comprende
tutta l'area collinare compresa tra Moncalieri e Casalborgone.
Questa grande area collinare, la cui massima elevazione è
rappresentata dal Colle della Maddalena (716 m. s.l.m.) è
caratterizzata da pendii generalmente dolci ed ondulati sul versante
orientale, che godono di un clima più mite rispetto al
versante nordoccidentale, mediamente più ripido e solcato
più profondamente da corsi d'acqua brevi, che si riversano
direttamente sul Po.
Queste, a grandi linee, sono le caratteristiche più immediate
che può cogliere anche un profano; per gli esperti delle
varie materie quali geologia, storia locale, archeologia, scienze
botaniche e forestali, esistono fior fior di testi specifici,
che per lo più esaminano le varie caratteristiche in forma
separata. Molto rare sono le pubblicazioni riferite alle nostre
colline, che trattano i vari aspetti di questo territorio in
modo globale ed alla portata dei "comuni mortali",
cioè in forma facilmente comprensibile; così come
molto rare sono state, sino a non molti anni or sono, le iniziative
per avvicinare i cittadini alla conoscenza ed all'apprezzamento
di questo territorio.
In questi ultimi anni numerosi segnali indicano la rinascita
di un nuovo interesse verso le colline; da Moncalieri a Pecetto,
da Torino a San Mauro, così come a Castiglione ed a Castagneto
Po, vengono periodicamente proposte al pubblico iniziative per
conoscere meglio i diversi motivi di interesse e di pregio delle
colline e per valorizzarne i diversi percorsi. Tra le varie iniziative
che si ripetono sul territorio, ricordiamo la "Camminata
tra i ciliegi in fiore" di Pecetto, il "Giro podistico
della collina" di Torino, la "Passeggiata nel verde"
di San Mauro, la "Festa dei Sentieri" di Moncalieri;
ad esse se ne aggiungono altre con caratteristiche che vanno
dalle manifestazioni sportive pure e semplici, a quelle sportivo-gastronomiche,
dalle manifestazioni culturali-ecologiche, a quelle per la valorizzazione
ed il recupero degli interessi agricoli o dei percorsi collinari.
Tra le pubblicazioni, sicuramente sono da segnalare le diverse
guide "Quattro passi" di Paride Bruzzone, edite dalla
Pro Natura, il bel libro "Su per i sentieri" realizzato
dai bambini ed insegnanti della Scuola elementare di San Mauro
e, per finire, la guida alla "Grande Traversata della Collina"
edita dal Club Alpino Italiano di Moncalieri.
A livello istituzionale, alcune aree collinari particolarmente
interessanti per le caratteristiche morfologiche, storiche e
naturalistiche, sono state inserite nelle "Aree protette
della Collina Torinese", un ente creato dalla Regione Piemonte
che si propone di preservare e valorizzare le aree del Bosco
del Vai e della Collina di Superga.
Tutte queste iniziative e realtà già esistenti,
hanno indotto, nella primavera 1996, l'Assessorato alle Risorse
Naturali e Culturali della Provincia di Torino a proporre un
coordinamento e lo studio di un progetto omogeneo per il recupero
e la valorizzazione delle risorse esistenti su queste colline,
con particolare riferimento ai percorsi collinari. Un minuzioso
lavoro di ricerca dei sentieri percorribili è sfociato
in un progetto descrittivo presentato all'Amministrazione Provinciale
nello scorso settembre, e successivamente a quella Regionale
ed a molte delle Amministrazioni Comunali interessate: ha già
ricevuto consensi concreti; la Provincia di Torino, tramite l'Assessorato
al Turismo ha già finanziato e sta per finanziare la segnaletica
di dieci percorsi, mentre tramite l'Assessorato alle Risorse
Naturali e Culturali finanzierà la cartografia dei percorsi
e dei sentieri (tre carte del territorio collinare in scala 1:
15.000).
Altri contributi sono stati assegnati dalla Regione e dallAssessorato
per lAmbiente del Comune di Torino a Pro Natura Torino
che sta completando la segnaletica di quattro percorsi sulla
collina di Torino; altri ancora, come ad esempio a Moncalieri,
sono stati assegnati dall'Amministrazione Comunale per la segnaletica
dei percorsi locali.
Il criterio di sviluppo ed attuazione del progetto, che sarà
esteso a tutti i 26 Comuni dell'area collinare, non si limita
alla sola cartografia ed alla segnaletica sul territorio (palinatura
e tabellazione dei percorsi con pannelli esplicativi dei motivi
di interesse esistenti) ma comprenderà le guide descrittive
dei percorsi, la divulgazione dei progetto, l'organizzazione
di escursioni e visite guidate per le scuole e per gli adulti,
la promozione ed il coordinamento di iniziative e manifestazioni
locali per la valorizzazione del territorio collinare e dei suoi
percorsi, puntando ad un ritorno economico-occupazionale ed alla
valorizzazione di realtà agricole, culturali, turistiche
già presenti.
Le nostre colline sono state per millenni un semplice corrugamento
della crosta terrestre; negli ultimi duemila anni sono state
fonte di risorse economiche ed alimentari legate all'agricoltura,
alla silvicoltura, alla pastorizia; negli ultimi tre secoli,
soprattutto nell'area più vicina a Torino, sono state
oggetto di continua e crescente trasformazione da aree agricolo-forestali
ad aree residenziali; per finire, negli ultimi decenni, anche
quel poco di agricoltura esistente, si sta progressivamente riducendo.
Queste ultime trasformazioni porteranno, se non si interverrà
in modi adeguati, alla perdita di un patrimonio culturale inestimabile;
l'inutilizzazione dei percorsi (sentieri, carrareccie e strade
vicinali) non più utili ai fini agricoli e forestali,
da una parte, e l'interruzione di altri percorsi con recinzioni
e privatizzazioni legate allo sviluppo residenziale, dall'altro
lato, creeranno il presupposto per il progressivo abbandono a
se stesso del territorio collinare e la scomparsa dei percorsi
lungo i quali sono maturate molte vicende che in qualche modo
hanno contribuito a costruire la nostra storia. Queste colline
hanno molte cose ancora da offrirci, in termini di benessere,
di salute, di cultura ed anche in termini economici; conoscerle
meglio e conservare vivi quei percorsi sui quali si è
evoluta la storia minore dei nostri Comuni, ci aiuterà
a non recidere le nostre radici ed a riappacificarci con un modo
di vivere più naturale. Nei prossimi anni, queste nostre
colline, oltre a regalarci ancora molto ossigeno, forse svolgeranno
un'altra funzione...; una maggior attenzione alle risorse economiche,
probabilmente ci indurrà a rinunciare a vacanze in luoghi
lontani ed a ripiegare su lidi più modesti, aiutandoci
così a realizzare l'auspicio di Giovanni Amedeo Grossi:
forse impareremo a conoscere meglio "...ciò che
utilmente saper si dovrebbe, in ordine ai paesi nei quali soggiorniamo...".
Una
proposta: il Sentiero del Beria grande, da Sassi
a Superga
Il percorso ha inizio da Piazza Giovanni dalle Bande Nere e segue
la Strada di Mongreno fiancheggiata da piccole vecchie case,
alcune anche antiche, come quella al n° 48 risalente almeno
al '700. Sulla sinistra in fondo a via Brighenti (a lato della
scuola elementare Vittorio Amedeo II) si può notare l'ingresso
di villa Sassi, ornato di statue, oltre il quale, in fondo al
parco, è visibile la villa settecentesca. Dopo pochi minuti
si svolta a sinistra (attraversando un rio) per Strada Cartman.
Di fronte, la gialla costruzione che si vede oltre il viadotto
della camionale per Chieri e "Il Capriglio" villa risalente
al XVII secolo e di probabile proprietà di Vittorio Amedeo
II, ma nascosta sotto quella di un cortigiano: Melina di Capriglio.
Il nostro itinerario continua seguendo strada Cartman, serpeggiante
a lato del rio, ombrosa e tranquilla, soggetta a poco traffico.
Si susseguono gruppi di case, vecchiotte od antiche, con orti
e giardini assai curati: Tetti Tarditi e Tetti Lencia. Qui si
prenda la strada Tetti Bertoglio che si dirama a sinistra, in
salita, con alcune curve. Dopo alcune case si attraversa la camionale
su uno stretto ponte in cemento armato oltre il quale si sale
ancora raggiungendo la piccola borgata di Tetti Bertoglio: modeste
case di particolari (piccoli proprietari contadini)
ora in parte restaurate ad uso residenziale.
E' pero rimasto pressoché intatto il suo aspetto agreste
pur disturbata dai rumori della vicina camionale, che passa poco
più in basso. Dopo la borgata la strada si riduce a viottolo,
come era un tempo, e attraversa una zona boscata; ma, dopo avere
aggirato la recinzione di una villa, torna a farsi larga fino
allo spigolo ovest del giardino terrazzato del Beria Grande,
villa settecentesca situata su un vasto e soleggiato pianoro.
Nel 1713 larchitetto Bertola, incaricato da Vittorio Amedeo
II, aveva scelto questa zona per la costruzione di un monastero
con piccola chiesa per soddisfare il voto fatto durante la battaglia
con i Francesi. Nel frattempo il sovrano aveva conosciuto in
Sicilia il Juvarra e laveva assunto al suo servizio lasciandosi
convincere a erigere, sul punto più alto dì Superga,
una grandiosa Basilica, visibile da ogni lato e con funzione
di elemento celebrativo della monarchia sabauda.
Costeggiando il muro di recinzione si passa di fianco alla cappella
costruita nel 1788 dallarchitetto Rocca e si arriva ai
piedi di una piccola borgata. Qui un tabellone informa che esistono
due possibilità di proseguire il percorso: una per strada,
attraverso la piccola borgata di Tetti Ganera, e l'altra lungo
un sentiero ben segnalato nel bosco. Entrambi i tracciati conducono
alla borgata di Tetti Rocco sulla cui piccola piazzetta si può
ammirare un antico pozzo di fronte al quale parte una rustica
scalinata che porta alla Strada di Superga per la quale si raggiunge
il bivio per Baldissero. Da qui. anziché seguire la strada
carrozzabile fiancheggiata da piloni votivi, si prende la rampa
in cemento al cui inizio sono una fontanella accanto ad un'antica
pietra indicatrice e il cartello moderno Strada Basilica Superga.
Per questa antica strada, su cui passò tutto il materiale
da costruzione: pietre. sabbia, calce, mattoni, e perfino l'acqua
portata a dorso di mulo, si raggiunge la Basilica passando a
fianco del "Prà Grand" che, in un recente passato,
era una delle mete preferite dai Torinesi per la merenda di Pasquetta.
Lunghezza 5.7 km., dislivello 440 m., tempo 2h 15min, bus 61
su Corso Casale; dentiera o bus a Superga. |