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marzo/aprile 1998

 

 

 

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MAI DIRE TV?

di Francesca Modica


Apocalittici o integrati? si chiedeva anni or sono Umberto Eco in uno dei suoi numerosi studi sulla televisione. Essere o non essere? Insomma, scagliare anatemi contro la pericolosità dei programmi televisivi per le giovani menti acerbe o ironizzare con sufficienza contro quanti vedono fra tv e sassi dai cavalcavia un pericoloso e subdolo legame? Bel dilemma. E' indiscutibile che uno dei punti strategici delle grandi televisioni generaliste siano proprio le trasmissioni per i più giovani. Niente a che vedere con questioni etiche, ma piuttosto con motivi strettamente legati alle logiche industriali. A partire da queste fasce di età infatti, le varie emittenti spingono a instaurare il cosiddetto meccanismo di fidelizzazione dell'ascolto, considerato di grande rilevanza strategica in una situazione di forte concorrenzialità come quella attuale. L'obiettivo è fare proposte che stimolino il riconoscimento e il senso di appartenenza con una data emittente, stabilendo un legame e una forte motivazione a rimanerle fedeli nel corso della propria vita di telespettatore. Da qui l'uso massiccio e altamente mirato di strategie da "pifferaio magico" inesorabilmente al passo coi tempi sotto il profilo tecnologico e sociologico, leggi videogiochi, uso interattivo del telefono, grafica computerizzata nonché presentatori virtuali. Ma i giovani, dal canto loro, sono sempre pronti a fare la figura dei topolini e a bersi qualunque melassa coli dal video? Vivaddio pare di no, stando almeno alle indagini più recenti sui consumi culturali in età comprese fra i 15 e i 29 anni.
Scopriamo infatti che salvo una piccola minoranza da non perdere d'occhio, coloro che usufruiscono della televisione per un'ora o due al giorno (97,2%) sono gli stessi che ascoltano musica (86,4%), seguono i programmi radiofonici (85,7%), leggono i quotidiani (78%), amano andare al cinema (71,6%), leggono (pensa un po'!) libri (70,8%), anche se vanno un po' meno in libreria (47,2%), si interessano a manifestazioni sportive (41,4%), frequentano le biblioteche (38,1%), ma non danno grosse soddisfazioni quando si tratta di visitare mostre e musei (29,2%), di andare a teatro (21,4%) o, peggio ancora, a concerti di musica classica (5%). (dati IARD ‘97) Uno scenario comunque meno disastroso di quanto abitualmente si è portati a pensare. Non siamo forse soliti immaginare branchi di automi con gli occhi a palla da sovraesposizione a radiazioni da video, schiacciati sotto il consumo audiovisivo e incapaci di ampliare e differenziare le proprie scelte culturali? Siamo tenuti a rallegrarci ulteriormente se si pensa che non stiamo esaminando il comportamento di generazioni allevate dalla "TV pedagogica" in auge durante l'egemonia del servizio pubblico degli anni '60, ma di quelle esposte, a partire dagli edonistici anni '80, al bombardamento globale seguito allo sviluppo della televisione commerciale in Italia. Miracolo? Falsificazione dei dati? Certamente non tutti gli adolescenti sono in possesso a pari livello di strumenti critici e analitici.
Ma è altrettanto vero che, dove per il bambino piccolo parcheggiato davanti al televisore senza una presenza adulta che spieghi o se necessario conforti, i rischi sono altissimi e incontrollabili, per un ragazzo in età scolare le cose cambiano sensibilmente. Non è irrilevante infatti che, anche in assenza di un controllo familiare, sia possibile contare in parte sulle capacità di confronto fra coetanei e, non ultima, su una doppia funzione di stimolo esercitata dalla scuola quando suggerisce da un lato l'esame e il dialogo rispetto agli eventi che passano in televisione, e dall'altro aperture verso altri canali di espressione (ebbene sì) come il libro, l'arte, la musica.
E lei, la grande sorella, nostra signora delle reti (oggi anche satellitari) che cosa è in grado di offrire a questi già consumati consumatori? Ammettiamo (pur con le debite eccezioni) che esaminando i programmi concepiti espressamente per il target giovanile, si possa pensare che le ultime buone idee si siano concentrate qui prima di sfociare nel magma informe e delirante della comune programmazione quotidiana. La TV pubblica e le reti commerciali si sono attrezzate a vario titolo per coprire un palinsesto pomeridiano e pre-serale (che talvolta sfocia nella seconda serata) che accontenti le aspettative più diverse. Inoltre, per dovere di completezza, ai programmi concepiti espressamente per il pubblico giovanile bisogna affiancare anche quelle trasmissioni che, emerse dal magma informe di cui sopra, vengono scelte soprattutto dai giovani, finendo spesso con l'influenzarne linguaggio e gestualità. Tornano in mente "i nanetti" e "i premi in paglia" di Frassica e le mani legate di Ferrini nell'ormai storico "Quelli della notte", ma anche i personaggi nati dalla fantasia di Antonio Albanese o del trio Aldo, Giovanni e Giacomo per "Mai dire Gol". Potremmo andare avanti citando a ruota libera da "Il laureato" di Chiambretti ai vari "Avanzi" e "Pippo Chennedy Show" fino agli ultimi "Ciro, il figlio di Target" e "Scatafascio" di Paolo Rossi. Varietà? Varietà! Sì, ma di taglio decisamente particolare. Niente ballerine, se non per burla, il conduttore a fare da spalla mentre i comici di passaggio, a turno, si esibiscono. Esemplare, fra tutti, il caso di "Macao" che rimasto orfano di conduttrice, ha rimpiazzato la Parietti con un presentatore virtuale, un mimo in occhiali scuri e calzamaglia fluorescente che cambia colore in base alle situazioni. Salve, in un colpo solo, le performance dei comici e le paghette del giovane e folto pubblico canterino sugli spalti. Ma vediamo quali sono i programmi cosiddetti "di fascia" giovane dividendo per tipologie. O meglio, provandoci. Perché risulta subito complicato inquadrare una delle trasmissioni di casa Mediaset rivolta principalmente ai giovani. Parliamo di "Amici", in cui "zia" Maria De Filippi ascolta con equilibrata e paziente comprensione racconti di conflitti tra coetanei o tra genitori e figli, cercando di ricomporre le divergenze, tra lacrime e applausi. Varietà? Troppo cinico. Trasmissione di servizio? Ci rifiutiamo. Accogliamo invece il sapiente suggerimento riportato sulla Garzantina della TV. Trattasi di talk show. E così sia. Da segnalare, sulla falsa riga ma meno lacrimevoli, "Mixer Giovani" passato su Raidue e condotto da Sveva Sagramola e "Roxy Bar" su Telemontecarlo con Red Ronnie. Passando all'informazione, di taglio più o meno leggero, citiamo gli ormai veterani "Target anno 0" e "Nonsolomoda" (made in Canale 5) e il più recente "!Fuego!", da Italia 1, con la pluricelebrata Alessia Marcuzzi. Proseguiamo in allegria con i musicali tra cui primeggia, evidentemente TMC 2 (ex VideoMusic) che propone “Coloradio”, una specie di radio a colori appunto, ovvero dischi presentati da d.j. con tanto di cuffia e relativi video. Va in onda in varie fasce nell'arco di tutta la giornata. Dal canto suo, Italia 1 propone due settimanali: il sabato "Super" la classifica dei dischi della settimana e la domenica "Volevo salutare" musica e dediche con i fratelli Linus e Albertino. Vera radio per immagini. Fine della festa. Parliamo di cose serie, anche se davanti al genere culturale e di servizio qualcuno è già pronto a sbadigliare. La patata bollente, com'è giusto, se la rigira tutta il servizio pubblico. A cominciare dagli "Educational", programmi di cultura varia nati dopo la scomparsa dei marchi "DSE" e "Videosapere". Da segnalare inoltre "Media-Mente", attualità e multimedialità proposte dall'ex Mister Fantasy Carlo Massarini (Raitre); "Magazzini Einstein-Cibo per la mente" in onda quasi sempre a tarda ora (Raitre) e la rubrica di servizio per eccellenza "Articolo 1", bisettimanale per chi cerca lavoro (sempre Raitre). Troppo noioso? Si può sempre girare sulla concorrenza per un po' di sana(?) fiction come "Melrose Place" o "Sweet Valley High" (ah! dove siete "Fonzie" e "Saranno Famosi"?) o per un cartone iper realista come "I Simpson". Buon divertimento. box Un due tre Raisat Dalla fine dello scorso anno è partita la programmazione dei tre canali tematici via satellite della Rai denominati: cultura e spettacolo, ragazzi e enciclopedia. Raisat 2 trasmette per tutta la giornata programmi pensati e realizzati esclusivamente per bambini e ragazzi.
Si inizia al mattino con giochi e cartoni per i più piccoli. Il pomeriggio prosegue per i più grandi con il Multi-Club che prevede avventure nella natura ma anche nei territori virtuali della telematica, oltre a musica e telefilm. La sera infine è dedicata ai ragazzi ancora con film, documentari e con "Giga", un magazine quotidiano con notizie di musica, natura, sport, fantascienza, viaggi. Per ricevere Raisat è necessario avere una parabola satellitare e un ricevitore digitale. Non è richiesto il pagamento di canone aggiuntivo nè di alcuna carta di accesso.

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