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QUEL SANO
GUSTO DELL'INFORMALE
di Gianni
Garena Questo contributo tenta di fornire
alcune riflessioni con gli adolescenti rispetto alla dimensione
spazio, al rapporto che essi hanno con la strutturazione degli
spazi, al fascino che sembrano sempre suscitare gli spazi cosiddetti
informali, cioè quelle dimensioni (la strada, la piazzetta,
il giardinetto, l'esterno di un bar, il sagrato di una chiesa,
il muretto, ecc.) non fittamente strutturate ed organizzate dalle
regole degli adulti. Adolescenti e spazio: un rapporto complesso
Il fattore territorio, il fattore spazio, è da sempre
fattore cruciale per i sistemi viventi. E' da sempre un forte
elemento culturale per l'uomo; in particolare lo spazio ha rilevanza
per chi sta affrontando un processo difficoltosissimo di transizione
e di costruzione di personalità. Lo spazio collettivo,
lo spazio urbano, rappresenta una specie di scenario dell'azione:
tutto quanto le persone fanno è condizionato dalle specifiche
caratteristiche relazionali, ma è nello spazio, nell'organizzazione
dello spazio, che si determinano i significati, le rappresentazioni
sociali, i simboli, le motivazioni che influenzano - spesso in
maniera decisiva - le scelte degli individui e dei gruppi. Su
questo scenario dell'azione che è lo spazio urbano, il
comportamento degli adolescenti non è certo uniforme.
Alcuni preferiscono rimanere negli spazi delimitati dalla società
degli adulti o indicate dalla stessa famiglia; questi risultano
relativamente "sicuri", ma inevitabilmente "inibiti"
nella conquista ed esplorazione dello spazio esterno. Altri,
esprimono la tendenza ad uscire dalle delimitazioni, per sottrarsi
dagli ambienti protetti. Sono certo tutti potenzialmente a rischio,
potenzialmente "insicuri", ma indubbiamente con questo
desiderio-atto di evasione, si predispongono ad una crescita
più libera, più autonoma, più dinamica.
Questa seconda tipologia di adolescenti si incontra-scontra con
una Città che, quasi ovunque, è proprietà
esclusiva degli adulti, specie di quegli adulti motorizzati che
continuano a premere per una Città funzionale ai loro
interessi, per una Città che necessariamente DEVE andare
bene anche per i ragazzi e le ragazze. La dimensione strada e
la sua funzione pedagogica Gli adulti di oggi e delle passate
generazioni, così "distratti" rispetto alle
esigenze di qualità-quantità di spazi per gli adolescenti,
sono prevalentemente cresciuti e maturati attraverso un costruttivo
rapporto con gli spazi informali ed in particolare con la strada.
Fino ai primi anni '60 le strade della Città erano ancora
praticabili dagli adolescenti (senza motorino, al massimo con
la bicicletta). Lo spazio informale era il luogo privilegiato
nel quale, in condizioni di relativa sicurezza, ragazzi e ragazze
si sperimentavano nella fatica della crescita, della maturazione
individuale e gruppo, della costruzione delle rappresentazioni
sociali, della sperimentazione della trasgressione come fattore
(ahimè) indispensabile di evoluzione; l'informale permetteva
esperienze di autonomia dagli adulti e di autogestione a livello
di gruppo spontaneo. Molti degli attuali adulti, probabilmente
anche molti degli adulti oggi chiamati a funzioni di alta responsabilità,
si sono così formati, negli spazi informali, in strada,
dove hanno appreso molte cose che li hanno fatti "grandi"
(ad es. come si "scambia" cose e relazioni, come si
media il conflitto, come ci si aiuta, che senso ha l'amicizia,
come si distribuisce il potere, forse anche qualche primo embrione
della democrazia di base). La drastica riduzione di concrete
possibilità di agire in questi spazi informali le esperienze
adolescenziali quotidiane, crea e lascia un vuoto che difficilmente
può essere colmato da servizi o da attività socializzanti,
progettate ad hoc dai sistemi adulti esterni. Oggi i ragazzi
mal subiscono l'espropriazione attuata in questi ultimi decenni;
i più grandi si consolano immaginandosi come futuri automobilisti
o sfogandosi in quegli spazi che gli adulti hanno progettato
per i propri bisogni. Aggregazione adolescenziale tra formale
ed informale. E' abbastanza facile risalire alla caratteristiche
ed ai vantaggi offerti agli adolescenti dalle occasioni di aggregazione
formale. Le organizzazioni formali, rette da persone adulte (che
promuovono-gestiscono-controllano), offrono una variegata gamma
di attività di tipo sportivo, confessionale, socio-educativo,
artistico, politico-culturale, nell'ambito di movimenti, associazioni,
istituzioni. Vi è normalmente un ben definito quadro di
motivazioni al perseguimento di obiettivi dichiarati. Gli adolescenti
che aderiscono a queste organizzazioni sono quasi sempre "tesserati"(anche
un po' "schedati") in riferimento a ben definite finalità,
attività concrete da svolgere nell'ambito di uno spazio
fisico delimitato e protetto. Molti adolescenti, ad un certo
punto, sentono "stretta" la loro frequentazione delle
organizzazioni formali, la loro partecipazione a gruppi strutturati
tende progressivamente a calare e si fa prepotente il bisogno
di aggregazione spontanea, cioè di rapporti interpersonali
non finalizzati specificatamente ad un obiettivo. L'aggregazione
"spontanea" o "informale" o "naturale"
prevede una coesione di gruppo fondata su una rilevante intensità
relazionale e comunicativa fra i vari membri e sulla condivisione
dello spazio e del tempo, fuori da schemi precostituiti. Si valuta
che in Italia circa il 70% degli adolescenti fra i 15 e i 17
anni partecipi alla vita di un gruppo di coetanei costituitosi
in modo naturale, attivato al di fuori di contesti istituzionali
di incontro e svincolato da relazioni organiche con persone adulte.
Fondamentale diviene per queste realtà la dimensione spazio
e territorio (appunto la strada, la piazzetta, il giardinetto,
il muretto, ecc.): l'ambiente di tutti diviene un po' il loro
ambiente informale che gradualmente costituisce appartenenza,
identità, significato nelle rappresentazioni della società
adulta, nella costruzione della progettualità, nelle "storie"
che si creano in un fitto schema relazionale che gradualmente
costruisce propri codici espressivi (il verbale e il gestuale).
Anche se è difficile vederlo dall'esterno, il gruppo naturale,
forse inconsapevolmente, fa un gran lavoro! Un gran lavoro, in
autonomia (libertà) dagli adulti, su diversi versanti:
- quello deiTRATTI FENOMENOLOGICI e COSTITUIVI dove è
fondamentale la scelta dello spazio informale e del come lo si
presidia. Qui trovano rilevanza le scelte anche sul look, sul
linguaggio (qualità e quantità in rapporto ai vari
interlocutori), sul sesso dei partecipanti, sul tipo di azione/non
azione prevalente, sulla apertura/chiusura ad altri membri, sui
riti iniziatici di accettazione-ingresso-permanenza, sui giochi
di leadership, sui valori guida e identità, sui livelli
di aggregazione tra i membri;
- quello della PARTECIPAZIONE dove si possono esprimere Ideazione
(creatività, capacità di produrre pensiero, capacita
di mantenere vivo l'interesse), Cooperazione (capacità
comunicativa, capacità di mettersi in gioco, disponibilità
a condividere), Realizzazione (senso di responsabilità,
capacità gestionale, operatività, intraprendenza);
- quello degli APPRENDIMENTI dove matura una graduale consapevolezza
dei propri bisogni, spesso il riconoscere i tratti di ipocrisia
della società degli adulti, la consapevolezza delle capacità
singole e di gruppo e quindi della capacità di progettazione,
la cognizione del sè individuale e di gruppo;
- quello del CAMBIAMENTO dove si acquisiscono capacità
di affrontare i problemi, capacità di definire gli spazi
(fisici e mentali), capacità di collaborazione (dagli
atti egoici agli atti cooperativi), capacità realizzativa
(dalle idee alla concretizzazione). Queste attività, svolte
nell'informale, senza il diretto controllo della società
adulta, implicano tempi dilatati e consistenti risorse da parte
dei ragazzi dei gruppi spontanei; normalmente agli adulti sfugge
il "senso" connesso all'occupazione degli spazi informali
per tanto tempo; normalmente gli adulti preferiscono semplificare
questi fenomeni con un generico "stare a perder tempo".
Si è anche diffusa la convinzione nel mondo degli adulti
che l'aggregazione spontanea negli spazi informali rappresenti
la forma di socializzazione tipica dei ragazzi "a rischio"
(i famosi "ragazzi di strada" che spesso formano la
banda di microdelinquenti). Nei fatti l'informale, e il gruppo
naturale di adolescenti che lo agisce, è esperienza trasversale
ai ceti e alle condizioni sociali anche se la composizione interna
a ciascun gruppo è quasi sempre riferita ad un determinato
status di partenza. In conclusione di questi brevi cenni, c'è
da sperare caldamente che la società degli adulti colga
la rilevanza di quanto avviene negli spazi informali da parte
degli adolescenti. Una vera Città Educativa deve sapersi
educare al rapporto con i ragazzi garantendo loro spazi non precotti,
non preclusi, non preconfinati. Una vera Città Educativa
deve ridare ai propri ragazzi spazi in cui questi possano sperimentare
la conoscenza e la fiducia nella verità della crescita,
il senso dell'integrazione interpersonale; spazi-laboratorio
per la elaborazione ed acquisizione di valori e di identità,
per conoscere-partecipare-gestire criticamente e creativamente
la realtà accettando e valorizzando le proprie radici
culturali, le proprie risorse, i propri limiti; spazi-laboratorio
per maturare stima nelle risorse positive possedute e ruolo di
protagonismo nella propria esistenza. |