Speciale - AGGREGAZIONE

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marzo/aprile 1998

 

 

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QUEL SANO GUSTO DELL'INFORMALE

di Gianni Garena


Questo contributo tenta di fornire alcune riflessioni con gli adolescenti rispetto alla dimensione spazio, al rapporto che essi hanno con la strutturazione degli spazi, al fascino che sembrano sempre suscitare gli spazi cosiddetti informali, cioè quelle dimensioni (la strada, la piazzetta, il giardinetto, l'esterno di un bar, il sagrato di una chiesa, il muretto, ecc.) non fittamente strutturate ed organizzate dalle regole degli adulti. Adolescenti e spazio: un rapporto complesso Il fattore territorio, il fattore spazio, è da sempre fattore cruciale per i sistemi viventi. E' da sempre un forte elemento culturale per l'uomo; in particolare lo spazio ha rilevanza per chi sta affrontando un processo difficoltosissimo di transizione e di costruzione di personalità. Lo spazio collettivo, lo spazio urbano, rappresenta una specie di scenario dell'azione: tutto quanto le persone fanno è condizionato dalle specifiche caratteristiche relazionali, ma è nello spazio, nell'organizzazione dello spazio, che si determinano i significati, le rappresentazioni sociali, i simboli, le motivazioni che influenzano - spesso in maniera decisiva - le scelte degli individui e dei gruppi. Su questo scenario dell'azione che è lo spazio urbano, il comportamento degli adolescenti non è certo uniforme. Alcuni preferiscono rimanere negli spazi delimitati dalla società degli adulti o indicate dalla stessa famiglia; questi risultano relativamente "sicuri", ma inevitabilmente "inibiti" nella conquista ed esplorazione dello spazio esterno. Altri, esprimono la tendenza ad uscire dalle delimitazioni, per sottrarsi dagli ambienti protetti. Sono certo tutti potenzialmente a rischio, potenzialmente "insicuri", ma indubbiamente con questo desiderio-atto di evasione, si predispongono ad una crescita più libera, più autonoma, più dinamica. Questa seconda tipologia di adolescenti si incontra-scontra con una Città che, quasi ovunque, è proprietà esclusiva degli adulti, specie di quegli adulti motorizzati che continuano a premere per una Città funzionale ai loro interessi, per una Città che necessariamente DEVE andare bene anche per i ragazzi e le ragazze. La dimensione strada e la sua funzione pedagogica Gli adulti di oggi e delle passate generazioni, così "distratti" rispetto alle esigenze di qualità-quantità di spazi per gli adolescenti, sono prevalentemente cresciuti e maturati attraverso un costruttivo rapporto con gli spazi informali ed in particolare con la strada. Fino ai primi anni '60 le strade della Città erano ancora praticabili dagli adolescenti (senza motorino, al massimo con la bicicletta). Lo spazio informale era il luogo privilegiato nel quale, in condizioni di relativa sicurezza, ragazzi e ragazze si sperimentavano nella fatica della crescita, della maturazione individuale e gruppo, della costruzione delle rappresentazioni sociali, della sperimentazione della trasgressione come fattore (ahimè) indispensabile di evoluzione; l'informale permetteva esperienze di autonomia dagli adulti e di autogestione a livello di gruppo spontaneo. Molti degli attuali adulti, probabilmente anche molti degli adulti oggi chiamati a funzioni di alta responsabilità, si sono così formati, negli spazi informali, in strada, dove hanno appreso molte cose che li hanno fatti "grandi" (ad es. come si "scambia" cose e relazioni, come si media il conflitto, come ci si aiuta, che senso ha l'amicizia, come si distribuisce il potere, forse anche qualche primo embrione della democrazia di base). La drastica riduzione di concrete possibilità di agire in questi spazi informali le esperienze adolescenziali quotidiane, crea e lascia un vuoto che difficilmente può essere colmato da servizi o da attività socializzanti, progettate ad hoc dai sistemi adulti esterni. Oggi i ragazzi mal subiscono l'espropriazione attuata in questi ultimi decenni; i più grandi si consolano immaginandosi come futuri automobilisti o sfogandosi in quegli spazi che gli adulti hanno progettato per i propri bisogni. Aggregazione adolescenziale tra formale ed informale. E' abbastanza facile risalire alla caratteristiche ed ai vantaggi offerti agli adolescenti dalle occasioni di aggregazione formale. Le organizzazioni formali, rette da persone adulte (che promuovono-gestiscono-controllano), offrono una variegata gamma di attività di tipo sportivo, confessionale, socio-educativo, artistico, politico-culturale, nell'ambito di movimenti, associazioni, istituzioni. Vi è normalmente un ben definito quadro di motivazioni al perseguimento di obiettivi dichiarati. Gli adolescenti che aderiscono a queste organizzazioni sono quasi sempre "tesserati"(anche un po' "schedati") in riferimento a ben definite finalità, attività concrete da svolgere nell'ambito di uno spazio fisico delimitato e protetto. Molti adolescenti, ad un certo punto, sentono "stretta" la loro frequentazione delle organizzazioni formali, la loro partecipazione a gruppi strutturati tende progressivamente a calare e si fa prepotente il bisogno di aggregazione spontanea, cioè di rapporti interpersonali non finalizzati specificatamente ad un obiettivo. L'aggregazione "spontanea" o "informale" o "naturale" prevede una coesione di gruppo fondata su una rilevante intensità relazionale e comunicativa fra i vari membri e sulla condivisione dello spazio e del tempo, fuori da schemi precostituiti. Si valuta che in Italia circa il 70% degli adolescenti fra i 15 e i 17 anni partecipi alla vita di un gruppo di coetanei costituitosi in modo naturale, attivato al di fuori di contesti istituzionali di incontro e svincolato da relazioni organiche con persone adulte. Fondamentale diviene per queste realtà la dimensione spazio e territorio (appunto la strada, la piazzetta, il giardinetto, il muretto, ecc.): l'ambiente di tutti diviene un po' il loro ambiente informale che gradualmente costituisce appartenenza, identità, significato nelle rappresentazioni della società adulta, nella costruzione della progettualità, nelle "storie" che si creano in un fitto schema relazionale che gradualmente costruisce propri codici espressivi (il verbale e il gestuale). Anche se è difficile vederlo dall'esterno, il gruppo naturale, forse inconsapevolmente, fa un gran lavoro! Un gran lavoro, in autonomia (libertà) dagli adulti, su diversi versanti:
- quello deiTRATTI FENOMENOLOGICI e COSTITUIVI dove è fondamentale la scelta dello spazio informale e del come lo si presidia. Qui trovano rilevanza le scelte anche sul look, sul linguaggio (qualità e quantità in rapporto ai vari interlocutori), sul sesso dei partecipanti, sul tipo di azione/non azione prevalente, sulla apertura/chiusura ad altri membri, sui riti iniziatici di accettazione-ingresso-permanenza, sui giochi di leadership, sui valori guida e identità, sui livelli di aggregazione tra i membri;
- quello della PARTECIPAZIONE dove si possono esprimere Ideazione (creatività, capacità di produrre pensiero, capacita di mantenere vivo l'interesse), Cooperazione (capacità comunicativa, capacità di mettersi in gioco, disponibilità a condividere), Realizzazione (senso di responsabilità, capacità gestionale, operatività, intraprendenza);
- quello degli APPRENDIMENTI dove matura una graduale consapevolezza dei propri bisogni, spesso il riconoscere i tratti di ipocrisia della società degli adulti, la consapevolezza delle capacità singole e di gruppo e quindi della capacità di progettazione, la cognizione del sè individuale e di gruppo;
- quello del CAMBIAMENTO dove si acquisiscono capacità di affrontare i problemi, capacità di definire gli spazi (fisici e mentali), capacità di collaborazione (dagli atti egoici agli atti cooperativi), capacità realizzativa (dalle idee alla concretizzazione). Queste attività, svolte nell'informale, senza il diretto controllo della società adulta, implicano tempi dilatati e consistenti risorse da parte dei ragazzi dei gruppi spontanei; normalmente agli adulti sfugge il "senso" connesso all'occupazione degli spazi informali per tanto tempo; normalmente gli adulti preferiscono semplificare questi fenomeni con un generico "stare a perder tempo". Si è anche diffusa la convinzione nel mondo degli adulti che l'aggregazione spontanea negli spazi informali rappresenti la forma di socializzazione tipica dei ragazzi "a rischio" (i famosi "ragazzi di strada" che spesso formano la banda di microdelinquenti). Nei fatti l'informale, e il gruppo naturale di adolescenti che lo agisce, è esperienza trasversale ai ceti e alle condizioni sociali anche se la composizione interna a ciascun gruppo è quasi sempre riferita ad un determinato status di partenza. In conclusione di questi brevi cenni, c'è da sperare caldamente che la società degli adulti colga la rilevanza di quanto avviene negli spazi informali da parte degli adolescenti. Una vera Città Educativa deve sapersi educare al rapporto con i ragazzi garantendo loro spazi non precotti, non preclusi, non preconfinati. Una vera Città Educativa deve ridare ai propri ragazzi spazi in cui questi possano sperimentare la conoscenza e la fiducia nella verità della crescita, il senso dell'integrazione interpersonale; spazi-laboratorio per la elaborazione ed acquisizione di valori e di identità, per conoscere-partecipare-gestire criticamente e creativamente la realtà accettando e valorizzando le proprie radici culturali, le proprie risorse, i propri limiti; spazi-laboratorio per maturare stima nelle risorse positive possedute e ruolo di protagonismo nella propria esistenza.

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