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CENTRI SOCIALI:
VOGLIA DI AUTONOMIA E LIBERTA'
di Vittorio
Pertinolo Come dicono i 99 posse: Curre,
curre guagliò, è nato, nato, nato o centro
sociale occupato. Diavolo o acquasanta? La cultura di sinistra
li salva e li giustifica, quella di destra non li vuole vedere
nemmeno fotografati, per la Prefettura di Torino sono un problema
a volte difficile da gestire e il Comune cerca tutte le vie di
comprensione, pur tentando di mantenere un equilibrio di giudizio
e di comportamento, che non mortifichi laltra parte di
cittadinanza.
Un verbo si tende a bandire, parlando dei giovani dei centri
sociali: tollerare. Pare che lindifferenza e la tolleranza,
appunto, siano esclusi per un fenomeno che può infastidire
ma che deve far riflettere. Che ti piaccia o ti lamenti,
chisto è o mumento doccupà, proseguono
gli ineffabili napoletani. Piacciono i giovani senza regole,
che vivono una vita libera fuori dagli schemi stressati e stressanti
del quotidiano. Creano biblioteche, si danno alla cultura, bandiscono
le droghe pesanti e vivono in gruppo. Il sogno romantico dellesistenza
senza documenti (Se non tengo o documento, non riesco
cchiù a campà; songo da Digos, damme damme
o documento).
La cittadinanza torinese, secondo un sondaggio su un campione
di 500 residenti pubblicato da La Stampa, è
al 32% favorevole ai centri sociali, contraria al 28% e indifferente
al 13 per cento; gli altri non si esprimono. Il fatto è
che questi giovani appaiono anche, e giustamente quando non cè
violenza, una risposta concreta al mondo delle troppe norme da
rispettare. Piacciono meno le scritte sui muri, i negozi sfasciati
durante le manifestazioni: la libertà di non accettare
i limiti della convivenza civile e di occupare edifici pubblici
e privati abbandonati.
Le tensioni, probabilmente provocate, ci sono, malgrado le aperture
anche forti sul versante pubblico e, nello specifico, comunale.
A livello di Amministrazione, si riconosce insomma che il significato
simbolico di un gesto tecnicamente illegale come loccupazione
è un aspetto della realtà in movimento, la cui
esistenza e produttività si trasformano spesso in momenti
di crescita sociale. Nei centri sociali i frequentatori vivono
la loro cultura e ricercano forme diverse, proprie, di espressione
di creatività. Per alcune discipline artistiche i centri
sono diventati la sede principale per la creazione e lespressione;
edifici di fatto in disuso si sono trasformati in sede fisica
dove gruppi nascono e operano. Le due anime delloccupazione,
quella anarchica e quella di movimento impegnato, proseguono
così il cammino intrapreso.
La prima, non legata a ideologie di partito, è meno incline
a incidere sul territorio. Dopo gli scontri e le difficoltà
degli anni 80, secondo alcuni osservatori del fenomeno,
questi giovani si sarebbero rinchiusi in se stessi, vivendo unesistenza
più autonoma possibile. Lala che tenta di stabilire
una relazione più stretta con il territorio, è
quella movimentistica, quella che ha strategie e
obiettivi nella zona in cui si trova. Per queste caratteristiche,
i centri possono rappresentare anche una forte risposta di carattere
sociale, per lestrema libertà di nuove forme dintervento
sul territorio. Soggetti solitamente marginali allattività
produttiva, trovano spazio e forza per svilupparsi. I luoghi
occupati diventano zone franche dove le regole dellaggregazione,
del mercato, dellinformazione, vengono abolite a favore
del libero interscambio culturale: sui libri autoprodotti compare
la scritta: Questo volume può essere liberamente
piratato.
E un esperimento di mercato alternativo a quello ufficiale.
Il panorama torinese, secondo lultimo censimento fatto
dal Comune, conta almeno una decina di centri autogestiti. Tra
questi lo storico El Paso, di via Passo Buole. Tanto storico
che lex asilo infantile occupato nel 1987 è stato
concesso in uso precario e gratuito dalla Regione. Ai murazzi
cè il Csa, concesso in comodato gratuito, che sforna
produzioni musicali ed editoriali. Da citare anche il Barocchio,
nel comune di Grugliasco, una cascina antica e con un valore
storico-architettonico, occupata nel 1990.
E centro residenziale e di produzione audiovisiva. Fanno
pensare le esperienze come quella di via Alessandria 12, dove
i giovani del centro offrono la colazione il sabato mattina e
organizzano feste danzanti e serate musicali: oggi si fanno anche
attività sportive nellampio giardino. Gli altri
nomi? LOnda, il Cso Gabrio, Delta house, Kinoz (piccoli
concerti e sala prove musicali), Prinz Eugen... |