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IL PAESE
DEI BENGODI
di Aldo
Ferrari Pozzato Esiste come una specie di legge
dei vasi comunicanti anche per quel che riguarda gli spazi occupabili
dagli umani, purché vi siano contemporaneamente sufficienti
attrattive e vie di comunicazione. A Torino gli esempi più
recenti e più risolutivi riguardano la risistemazione
di via Roma, la chiusura al traffico di via Garibaldi e da qualche
anno il proliferare di centri commerciali che si propongono come
poli attrattori e di ritrovo, mescolando genti di varia provenienza
e intenti sociali con intenti commerciali. Parte della fascinazione
che questi luoghi esercitano deriva dallo sfoggio di abbondanza
e opulenza che sono in grado di mettere in mostra, dando limpressione
un po fiabesca di vivere in un mondo in cui tutto è
a portata di mano.
Questo senso di vicinanza quotidiana, vera o falsa che sia, è
molto importante per creare lillusione di condividere lo
stesso scenario da mille e una notte e di contribuire a crearlo.
I Portici del Lingotto non hanno finora sortito lo stesso effetto
perché vivono in una atmosfera più rarefatta. Io
sono tra quelli che volentieri va a farci due passi, appena posso.
E mi immergo senza riserve nella atmosfera senza tempo che vi
si respira, lasciandomi trascinare qua e là seguendo il
flusso della corrente, ugualmente attratto dallo splendore delle
vetrine e dalla variopinta folla che mi avvolge. Queste passeggiate
rappresentano una tregua, una sospensione dal ritmo e dai problemi
della vita di tutti i giorni e non è affatto sorprendente
che molti dei frequentatori siano giovani, a volte sfuggiti a
luoghi che evidentemente non sanno come stimolare la metà
fantastica del nostro modo di affrontare il mondo, che non è
solo una forma retorica di espressione, ma ha precisi riferimenti
allanatomia e alla fisiologia umana (cervello destro e
cervello sinistro, limiti dellattività onirica,
produzione di sostanze interne che a vario titolo influiscono
sullumore).
Unatmosfera sorprendentemente simile e un uguale dispregio
del tempo che scorre inesorabile si può cogliere in alcuni
luoghi che sono al vertice della produzione artistica, come la
piazza dei miracoli a Pisa o quella del campanile di Giotto.
La differenza con luoghi come Gardaland è che non vi è
lo scopo dichiarato di attraversare un sogno, anzi tutto avviene
come se si trattasse della più bieca quotidianità.
Ma non è così. Una volta Marco Polo doveva trovarsi
rinchiuso in una sordida galera per cercare di far evadere almeno
con la mente se stesso e il compagno di prigionia raccontando
di popoli, usanze e oggetti meravigliosi e incredibili, tanto
che il libro si chiamò milione proprio per
sottolineare che era pieno di vicende mirabolanti.
Lo stesso facciamo noi e i nostri amici quando, di ritorno dallIndia
e dal Borneo, somministriamo ai nostri sventurati amici centinaia
di diapositive. E in questi luoghi di raduno collettivo è
possibile trovare merci, oggetti e alimenti che si propongono
come provenienti dai quattro angoli del mondo, con una varietà
che nemmeno Mida, Alessandro o Gengis Khan avrebbero mai nemmeno
potuto avvicinare. Rappresentano e dimostrano la trasformazione
di qualcosa di profondo, un desiderio sopito ma sempre operante,
sfruttato a fini commerciali.
Ma che riesce a esprimersi in maniera indipendente: succede che
vi si vada a fare un giro senza alcuna intenzione di comprare
granché e soprattutto si può uscire soddisfatti
senza aver nulla acquistato, che non sia in una dimensione squisitamente
interiore. Tanto è vero che ad ARIA mi capita che ragazze
e ragazzi mi raccontino delle loro avventure in questi Eden moderni.
Come mi capita di incontrarne qualcuno mentre me la passeggio
con Gabriella con unaria di solito svagata, che rende ragione
del detto per cui gli psicologi e simili sono effettivamente
un po storditi, vedi Talete e il pozzo in cui cadde guardando
le stelle.
Ma mai, dico mai, gli acquisti fatti hanno un qualche rilievo
se non di meraviglia, mentre i racconti abbondano di intrecci
sentimentali, incontri insperati o imprevisti, scoperte impensate,
irrequieti o annoiati piedi trascinati su e giù o parcheggiati
qua e là.
Quindi secondo me farci un salto non fa male e non è detto
che sia sempre deleterio, soprattutto in un mondo che diventa
sempre più impalpabile e povero di contatti umani. E se
qualche studente taglia (vocabolo inossidabile, leggo qui vicino),
prima di tirargli la croce addosso sarebbe utile anche riflettere
su cosa la scuola non riesce più a offrire o come può
fare per diventare più appetibile, fermo restando che
la conoscenza esige fatica e tempo, ma da nessuna parte è
scritto che debba essere penitenza e non possa mescolarsi di
sogno e divertimento. |