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UN
PO DI NUMERI SUI CENTRI COMMERCIALI |
In Piemonte la
situazione è allincirca la seguente.
Nel 1989 non erano presenti Centri Commerciali, un anno dopo
erano già 19. Nel 1992 sono diventati 32 e 35 nel 1993.
Nel 1994 addirittura 41, che rappresenta lultimo dato disponibile.
In questi anni sono diminuiti costantemente i grandi magazzini,
infatti se nel 1989 erano 109, sono crollati a 55 nel 1990 per
poi rimanere quasi stabili fino al 1994.
I minimercati ed i supermercati sono invece costantemente aumentati
e sono tra latro i più numerosi. I minimercati erano
384 nel 1989 per diventare 502 nel 1994 e i supermercati sono
passati da 268 a 346 in questi anni.
A Torino la situazione è allincirca questa. I Centri
commerciali dal 1990 (erano 12) al 1994 sono raddoppiati, arrivando
al numero di 24. I "Grandi magazzini" sono invece crollati.
Da 46 del 1989 a 21 del 1994. |
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STRUSCIO
AL CENTRO COMMERCIALE
di Cristiano
Casassa Mont Lo struscio al Centro Commerciale
Le Gru inizia già nella prima mattinata quando, davanti
al mega complesso commerciale voluto ed inaugurato qualche anno
or sono dal cavalier Berlusconi, si raccolgono ragazzi e ragazze
(con netta prevalenza dei primi) che scelgono le vetrine sfavillanti
ed i comodi tavoli del bar piuttosto che le fredde e spesso squallide
aule degli istituti di formazione professionale che sorgono a
poca distanza. Colpisce soprattutto la macchia di colore che
saltella, mi dicono, per proteggersi dal freddo polare che attanaglia
queste mattinate invernali: il nero, o, comunque, le tinte scure.
Il taglio di capelli, i pantaloni larghi sul fondo, gli improbabili
anfibi, forse del peso di parecchi chili l'uno, le vertiginose
scarpe da ginnastica, con zeppe alte anche una decina di centimetri,
il linguaggio, il modo di infilarsi la sigaretta dietro il padiglione
auricolare: sono i nuovi simboli comunicativi di questi ragazzi.
Chi scrive non è poi così distante dalla loro età,
ma due lustri sembrano essersi dilatati a dismisura.
Questo è uno dei prototipi di chi frequenta i centri commerciali
assiduamente, che ne ha fatto il proprio punto di ritrovo, non
lo standard degli adolescenti di oggi. Il fenomeno dei centri
commerciali sorti come funghi negli ultimi 5/6 anni ai limiti
delle nostre città non hanno solo cambiato le abitudini
del "fare la spesa": essi costituiscono oggi le nuove
agorà, i nuovi punti di aggregazione sociale (se di aggregazione
si può parlare) che, unitamente alle discoteche o agli
stadi hanno sostituito piazze e centri storici oramai svuotati
di ogni funzione urbanistica aggregativa. "Qui i vincoli
delle consuetudini, delle regole, della legalità - scrivono
Paolo Desideri e Massimo Ilardi nel libro Attraversamenti.
I nuovi territori dello spazio pubblico (Costa & Nolan,
Genova, 1997) - sono spezzati e trionfa la libertà più
estrema: libertà materiale come esercizio pratico di appropriazione
di redditi e consumi, libertà negativa come possibilità
di sottrarsi all'agire reciproco, alla comunità, alla
partecipazione". Ho cercato di creare una mappa degli habitué
delle Gru, andandoci in giorni ed orari diversi durante tutta
la settimana e, devo dire con stupore, i visi che ho incontrato
durante i miei diversi sopralluoghi non sono quasi mai stati
gli stessi. All'inizio ho esordito parlando delle fredde mattinate
invernali durante la settimana: le Gru in questo periodo assurgono
a "protettorato" dei ragazzi che "tagliano",
questo ancora il termine ufficiale per chi non si presenta a
scuola regolarmente, sia il mattino che il pomeriggio (molte
scuole vicine hanno l'orario prolungato).
Tra lo stupito ed il divertito, Domenico, ovviamente Mimmo per
gli amici, mi spiega che il centro commerciale è un must
per chi, la mattina o il pomeriggio appunto, decide di non andare
a scuola. Lui ci viene anche per stare con la ragazza che in
una delle numerose jeanserie fa la commessa part-time. Il fatto
di essere così comodi con le scuole rappresenta però
un fattore rischio: "Mi è già successo di
incontrare i miei professori, - spiega Mimmo masticando l'immancabile
gomma - ma fino ad oggi sono riuscito a non farmi beccare".
Mimmo ha dunque un motivo in più degli altri suoi compagni
per venire spesso alle Gru: la sua "donna". Certo gli
amici non soffrono la solitudine, come per Franco, anch'esso
poco più che quindicenne come Mimmo, che alle Gru ci viene
anche per "pinzare qualche bella figa".
"Ci riesci?" gli chiedo. "Dipende se è
sabato, - risponde lui - perché io le conosco qui poi
le trovo in discoteca e, allora, me le faccio...". Risata
generale degli altri amici e sottolineatura... irripetibile.
Questa risposta, devo dire, si scontra con la teoria sopra esposta
di luoghi questi della non-socializzazione. Laura è la
prima ragazza che riesco ad avvicinare. Rigorosamente in nero
e con un giaccone striminzito, originariamente usato per andare
a caccia, è circondata da altre tre ragazze praticamente
vestite allo stesso modo, dove l'unica variazione è costituita
dai colori degli anfibi. Lei nega di aver tagliato, salvo poi
cedere in una risata liberatoria quando le chiedo cosa abbiano
tutte e quattro nello zaino stracolmo. Laura e compagne non sono
delle frequentatrici abituali, adorano comunque andare avanti
e indietro per i corridoi della galleria commerciale per "farsi
vedere", ma non per intrecciare una relazione, dato che
sono tutte fidanzate. Chiedo loro se i loro ragazzi, che, mi
dicono lavorano come meccanici o fattorini, siano felici di questo
loro passatempo. La risposta è "se lo sanno son botte,
loro credono che siamo a scuola" e via di corsa, quasi scappando.
Continuo nel mio giro per il centro commerciale e torno all'ingresso
dove il gruppo di ragazzotti notato prima dell'apertura è
tornato per fumarsi una sigaretta. Scopro che, assieme a chi
non è andato a scuola, si sono aggiunti dei ragazzi che
lavorano o, meglio, che stanno cercando lavoro. Marco è
il più interessato a rilasciare la propria intervista.
Veste semplicemente, con un paio di jeans e un chiodo nero. Diciannovenne,
ha iniziato a sedici anni a fare il muratore con lo zio, ma poi,
lo scorso autunno, la ditta è fallita e lui si è
ritrovato senza lavoro.
"Ho risposto ad un annuncio su Market, cercavano dei ragazzi
senza nessuna esperienza. Dovevo vendere porta a porta biancheria
per la casa. Ma oggi chi è che apre la porta ai piazzisti?
E poi mi davano solo delle percentuali". Per questo Marco
preferisce passare le sue mattinate in attesa di un lavoro qui
con i suoi amici, anche se non nasconde di controllare la bacheca
di annunci gratuiti situata in un negozio che vende caramelle,
forse sperando in un impiego serio. In lontananza vedo arrivare
due ragazzi vestiti molto bene: giacconi costosi, anfibi "targati
Timberland" uno, scarpe da vela l'altro, un telefonino.
Il mio approccio è rifiutato con timore, salvo poi capire
che le mie intenzioni non sono pericolose.
Entrambi vengono da un noto liceo della pre-collina e, come gli
altri ragazzi, sono qui per passare la mattinata in attesa di
tornare a casa a mangiare e parlare della finta giornata scolastica
alle proprie madri. Per loro le Gru sono la seconda tappa del
centro commerciale. Hanno infatti iniziato il loro tour nella
vicina Ikea, "posto fantastico perché pieno di cose
bellissime e sempre a prezzi bassissimi o addirittura in offerta".
Avrebbero voluto comprare una lampada ma poi non avrebbero saputo
come giustificarne l'acquisto. Si dovranno accontentare di una
cioccolata calda in uno dei bar presenti all'interno.
I loro ritrovi sono ben diversi da quelli dei ragazzi finora
incontrati: nonostante il loro punto di incontro sia il parcheggio
sotto le loro case, non si darebbero mai appuntamento in un luogo
così affollato come un ipermercato o un centro commerciale,
se non per caso. I loro divertimenti consistono poi magari anche
ad andar in discoteca, ma solo il giovedì o il venerdì,
mai di sabato o nei festivi: "troppo caos e brutta gente".
Verso le undici di mattina la media, nel senso dell'età,
sale decisamente. Accanto ai ragazzi, che hanno tutti una età
compresa tra i quattordici ed i diciotto anni, ne arrivano di
altri che hanno già fino a 27/29 anni. Mi è assolutamente
impossibile avvicinarmi. Alla vista del mio registratore iniziano
a fare battute, a spintonarsi (tra loro per fortuna), a rivolgere
velate parole di scherno. Decido di osservarli da lontano e noto
che passano quasi l'intera ora a fumare, parlando tra loro e
guardandosi intorno. Mi sembrano molto diversi da quel Marco
che, comunque viene qui, ma con la prospettiva di trovarsi presto
un lavoro. Eppure sono coetanei. La "fauna" nel pomeriggio
cambia di poco: mutano solo i volti, non gli atteggiamenti né
il modo di passare la giornata. Su di una strada vicina normalmente
si organizzano gare di destrezza e di velocità con i ciclomotori
ma, mi spiegano, nulla a che vedere con quelle automobilistiche
dove le velocità sono a tre cifre. D'estate i ragazzi
che si raccolgono qui alle Gru sarebbero molti di più,
anche per via dei dehor dei bar sulle terrazze. Il sabato pomeriggio
il piazzale antistante al centro commerciale e le sue gallerie
si riempiono di ragazzi rumorosi. Gran parte di loro vengono
qui perché "dove abitiamo noi non è così
bello come qui" afferma Natascia.
Sedici anni, vive con madre, padre e due fratelli, di cui uno
disoccupato e presente sul piazzale, in un appartamento poco
distante. Veste con jeans sfrangiati, una giacca di pelle nera
lunga, ha un trucco vistoso e indossa un paio di scarpe da ginnastica
con una zeppa tale da alzarla di almeno mezza spanna. "Mi
piacciono un casino, e poi fanno moda" risponde alla mia
domanda. Anche per lei il sabato alle Gru è sinonimo di
struscio avanti e indietro ed occasione per conoscere un ragazzo.
Forse perché più numerosi, mi è difficile
oggi riuscire a parlare con i ragazzi, ma le ragazze sono più
loquaci. Noto che mentre parlano al registratore, come per le
amiche che le accompagnano, si guardano attorno, ridono, credono,
in una parola, di essere importanti o "scelte". Probabilmente
è questo, una specie di imprinting che spinge le altre
a proporsi spontaneamente alle mie domande.
La sera andranno in birreria e poi forse in discoteca, dipende
da quanti soldi gli resteranno. "Qui è come stare
al luna park, e in più non costa nulla". Il mio viaggio
nei centri di nuova aggregazione giovanile volge al termine.
Le considerazioni non sono molte, salvo quelle che, probabilmente,
questi nuovi spazi ovviano alle carenze delle strutture pubbliche.
Non è un caso gli habitué abitino nei cosiddetti
quartieri-dormitorio e siano cresciuti per strada o nei minuscoli
giardinetti sotto casa. Mi sentirei perciò di promuovere
questi luoghi, magari offrendo ai ragazzi che li frequentano
delle opportunità di svago più "guidate"
(leggasi organizzate dai competenti uffici per le politiche giovanili),
in modo da unire dilettevole e utile, passatempo e insegnamento. |