Speciale - AGGREGAZIONE

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marzo/aprile 1998

 

 

 

UN PO’ DI NUMERI SUI CENTRI COMMERCIALI
In Piemonte la situazione è all’incirca la seguente.

Nel 1989 non erano presenti Centri Commerciali, un anno dopo erano già 19. Nel 1992 sono diventati 32 e 35 nel 1993. Nel 1994 addirittura 41, che rappresenta l’ultimo dato disponibile. In questi anni sono diminuiti costantemente i grandi magazzini, infatti se nel 1989 erano 109, sono crollati a 55 nel 1990 per poi rimanere quasi stabili fino al 1994.

I minimercati ed i supermercati sono invece costantemente aumentati e sono tra l’atro i più numerosi. I minimercati erano 384 nel 1989 per diventare 502 nel 1994 e i supermercati sono passati da 268 a 346 in questi anni.

A Torino la situazione è all’incirca questa. I Centri commerciali dal 1990 (erano 12) al 1994 sono raddoppiati, arrivando al numero di 24. I "Grandi magazzini" sono invece crollati. Da 46 del 1989 a 21 del 1994.

 

STRUSCIO AL CENTRO COMMERCIALE

di Cristiano Casassa Mont


Lo struscio al Centro Commerciale Le Gru inizia già nella prima mattinata quando, davanti al mega complesso commerciale voluto ed inaugurato qualche anno or sono dal cavalier Berlusconi, si raccolgono ragazzi e ragazze (con netta prevalenza dei primi) che scelgono le vetrine sfavillanti ed i comodi tavoli del bar piuttosto che le fredde e spesso squallide aule degli istituti di formazione professionale che sorgono a poca distanza. Colpisce soprattutto la macchia di colore che saltella, mi dicono, per proteggersi dal freddo polare che attanaglia queste mattinate invernali: il nero, o, comunque, le tinte scure.
Il taglio di capelli, i pantaloni larghi sul fondo, gli improbabili anfibi, forse del peso di parecchi chili l'uno, le vertiginose scarpe da ginnastica, con zeppe alte anche una decina di centimetri, il linguaggio, il modo di infilarsi la sigaretta dietro il padiglione auricolare: sono i nuovi simboli comunicativi di questi ragazzi. Chi scrive non è poi così distante dalla loro età, ma due lustri sembrano essersi dilatati a dismisura.
Questo è uno dei prototipi di chi frequenta i centri commerciali assiduamente, che ne ha fatto il proprio punto di ritrovo, non lo standard degli adolescenti di oggi. Il fenomeno dei centri commerciali sorti come funghi negli ultimi 5/6 anni ai limiti delle nostre città non hanno solo cambiato le abitudini del "fare la spesa": essi costituiscono oggi le nuove agorà, i nuovi punti di aggregazione sociale (se di aggregazione si può parlare) che, unitamente alle discoteche o agli stadi hanno sostituito piazze e centri storici oramai svuotati di ogni funzione urbanistica aggregativa. "Qui i vincoli delle consuetudini, delle regole, della legalità - scrivono Paolo Desideri e Massimo Ilardi nel libro “Attraversamenti. I nuovi territori dello spazio pubblico” (Costa & Nolan, Genova, 1997) - sono spezzati e trionfa la libertà più estrema: libertà materiale come esercizio pratico di appropriazione di redditi e consumi, libertà negativa come possibilità di sottrarsi all'agire reciproco, alla comunità, alla partecipazione". Ho cercato di creare una mappa degli habitué delle Gru, andandoci in giorni ed orari diversi durante tutta la settimana e, devo dire con stupore, i visi che ho incontrato durante i miei diversi sopralluoghi non sono quasi mai stati gli stessi. All'inizio ho esordito parlando delle fredde mattinate invernali durante la settimana: le Gru in questo periodo assurgono a "protettorato" dei ragazzi che "tagliano", questo ancora il termine ufficiale per chi non si presenta a scuola regolarmente, sia il mattino che il pomeriggio (molte scuole vicine hanno l'orario prolungato).
Tra lo stupito ed il divertito, Domenico, ovviamente Mimmo per gli amici, mi spiega che il centro commerciale è un must per chi, la mattina o il pomeriggio appunto, decide di non andare a scuola. Lui ci viene anche per stare con la ragazza che in una delle numerose jeanserie fa la commessa part-time. Il fatto di essere così comodi con le scuole rappresenta però un fattore rischio: "Mi è già successo di incontrare i miei professori, - spiega Mimmo masticando l'immancabile gomma - ma fino ad oggi sono riuscito a non farmi beccare". Mimmo ha dunque un motivo in più degli altri suoi compagni per venire spesso alle Gru: la sua "donna". Certo gli amici non soffrono la solitudine, come per Franco, anch'esso poco più che quindicenne come Mimmo, che alle Gru ci viene anche per "pinzare qualche bella “figa”".
"Ci riesci?" gli chiedo. "Dipende se è sabato, - risponde lui - perché io le conosco qui poi le trovo in discoteca e, allora, me le faccio...". Risata generale degli altri amici e sottolineatura... irripetibile. Questa risposta, devo dire, si scontra con la teoria sopra esposta di luoghi questi della non-socializzazione. Laura è la prima ragazza che riesco ad avvicinare. Rigorosamente in nero e con un giaccone striminzito, originariamente usato per andare a caccia, è circondata da altre tre ragazze praticamente vestite allo stesso modo, dove l'unica variazione è costituita dai colori degli anfibi. Lei nega di aver tagliato, salvo poi cedere in una risata liberatoria quando le chiedo cosa abbiano tutte e quattro nello zaino stracolmo. Laura e compagne non sono delle frequentatrici abituali, adorano comunque andare avanti e indietro per i corridoi della galleria commerciale per "farsi vedere", ma non per intrecciare una relazione, dato che sono tutte fidanzate. Chiedo loro se i loro ragazzi, che, mi dicono lavorano come meccanici o fattorini, siano felici di questo loro passatempo. La risposta è "se lo sanno son botte, loro credono che siamo a scuola" e via di corsa, quasi scappando.
Continuo nel mio giro per il centro commerciale e torno all'ingresso dove il gruppo di ragazzotti notato prima dell'apertura è tornato per fumarsi una sigaretta. Scopro che, assieme a chi non è andato a scuola, si sono aggiunti dei ragazzi che lavorano o, meglio, che stanno cercando lavoro. Marco è il più interessato a rilasciare la propria intervista. Veste semplicemente, con un paio di jeans e un chiodo nero. Diciannovenne, ha iniziato a sedici anni a fare il muratore con lo zio, ma poi, lo scorso autunno, la ditta è fallita e lui si è ritrovato senza lavoro.
"Ho risposto ad un annuncio su Market, cercavano dei ragazzi senza nessuna esperienza. Dovevo vendere porta a porta biancheria per la casa. Ma oggi chi è che apre la porta ai piazzisti? E poi mi davano solo delle percentuali". Per questo Marco preferisce passare le sue mattinate in attesa di un lavoro qui con i suoi amici, anche se non nasconde di controllare la bacheca di annunci gratuiti situata in un negozio che vende caramelle, forse sperando in un impiego serio. In lontananza vedo arrivare due ragazzi vestiti molto bene: giacconi costosi, anfibi "targati Timberland" uno, scarpe da vela l'altro, un telefonino. Il mio approccio è rifiutato con timore, salvo poi capire che le mie intenzioni non sono pericolose.
Entrambi vengono da un noto liceo della pre-collina e, come gli altri ragazzi, sono qui per passare la mattinata in attesa di tornare a casa a mangiare e parlare della finta giornata scolastica alle proprie madri. Per loro le Gru sono la seconda tappa del centro commerciale. Hanno infatti iniziato il loro tour nella vicina Ikea, "posto fantastico perché pieno di cose bellissime e sempre a prezzi bassissimi o addirittura in offerta". Avrebbero voluto comprare una lampada ma poi non avrebbero saputo come giustificarne l'acquisto. Si dovranno accontentare di una cioccolata calda in uno dei bar presenti all'interno.
I loro ritrovi sono ben diversi da quelli dei ragazzi finora incontrati: nonostante il loro punto di incontro sia il parcheggio sotto le loro case, non si darebbero mai appuntamento in un luogo così affollato come un ipermercato o un centro commerciale, se non per caso. I loro divertimenti consistono poi magari anche ad andar in discoteca, ma solo il giovedì o il venerdì, mai di sabato o nei festivi: "troppo caos e brutta gente". Verso le undici di mattina la media, nel senso dell'età, sale decisamente. Accanto ai ragazzi, che hanno tutti una età compresa tra i quattordici ed i diciotto anni, ne arrivano di altri che hanno già fino a 27/29 anni. Mi è assolutamente impossibile avvicinarmi. Alla vista del mio registratore iniziano a fare battute, a spintonarsi (tra loro per fortuna), a rivolgere velate parole di scherno. Decido di osservarli da lontano e noto che passano quasi l'intera ora a fumare, parlando tra loro e guardandosi intorno. Mi sembrano molto diversi da quel Marco che, comunque viene qui, ma con la prospettiva di trovarsi presto un lavoro. Eppure sono coetanei. La "fauna" nel pomeriggio cambia di poco: mutano solo i volti, non gli atteggiamenti né il modo di passare la giornata. Su di una strada vicina normalmente si organizzano gare di destrezza e di velocità con i ciclomotori ma, mi spiegano, nulla a che vedere con quelle automobilistiche dove le velocità sono a tre cifre. D'estate i ragazzi che si raccolgono qui alle Gru sarebbero molti di più, anche per via dei dehor dei bar sulle terrazze. Il sabato pomeriggio il piazzale antistante al centro commerciale e le sue gallerie si riempiono di ragazzi rumorosi. Gran parte di loro vengono qui perché "dove abitiamo noi non è così bello come qui" afferma Natascia.
Sedici anni, vive con madre, padre e due fratelli, di cui uno disoccupato e presente sul piazzale, in un appartamento poco distante. Veste con jeans sfrangiati, una giacca di pelle nera lunga, ha un trucco vistoso e indossa un paio di scarpe da ginnastica con una zeppa tale da alzarla di almeno mezza spanna. "Mi piacciono un casino, e poi fanno moda" risponde alla mia domanda. Anche per lei il sabato alle Gru è sinonimo di struscio avanti e indietro ed occasione per conoscere un ragazzo. Forse perché più numerosi, mi è difficile oggi riuscire a parlare con i ragazzi, ma le ragazze sono più loquaci. Noto che mentre parlano al registratore, come per le amiche che le accompagnano, si guardano attorno, ridono, credono, in una parola, di essere importanti o "scelte". Probabilmente è questo, una specie di imprinting che spinge le altre a proporsi spontaneamente alle mie domande.
La sera andranno in birreria e poi forse in discoteca, dipende da quanti soldi gli resteranno. "Qui è come stare al luna park, e in più non costa nulla". Il mio viaggio nei centri di nuova aggregazione giovanile volge al termine. Le considerazioni non sono molte, salvo quelle che, probabilmente, questi nuovi spazi ovviano alle carenze delle strutture pubbliche. Non è un caso gli habitué abitino nei cosiddetti quartieri-dormitorio e siano cresciuti per strada o nei minuscoli giardinetti sotto casa. Mi sentirei perciò di promuovere questi luoghi, magari offrendo ai ragazzi che li frequentano delle opportunità di svago più "guidate" (leggasi organizzate dai competenti uffici per le politiche giovanili), in modo da unire dilettevole e utile, passatempo e insegnamento.

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