Speciale - AGGREGAZIONE

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/1998

marzo/aprile 1998

 

 

pag7.jpg (14871 byte)

FABBRICHE DI SPAZI

di Giovanni Monaco


Fabbriche a Torino: la città sempre più del terziario che si svincola dalla nomea di agglomerato dormitorio e metropoli veteroindustriale, conserva ancora una distesa sterminata di architetture del lavoro. Sì, a Torino i metri quadri occupati dalle industrie (attive e in abbandono) assommano alla considerevole quantità di 16,6 milioni di metri quadri. Come tremilatrecentoventi campi di calcio, all’incirca l’estensione di una media città italiana (Parma? Alessandria?), più o meno il 20% di tutto il territorio della metropoli torinese. E la percentuale salirebbe ancora se si considerasse la cintura e l’intera conurbazione, dove le aree di produzione si sono moltiplicate nel corso degli anni. Guardando sulla cartina la sola estensione della Fiat Mirafiori, ci si accorge che è grande quasi come l’intero centro storico.
Certo le trasformazioni si fanno e si faranno sentire. Molto sta sparendo e moltissimo, tra qualche anno, non ci sarà più. Sostituito da parchi (preferibilmente), residenze, servizi, commercio... Torino è forse la metropoli italiana che ha le più vaste possibilità di trasformaizone all’interno della propria cinta daziaria, proprio grazie alle tantissime aree industriali dismesse. Il nuovo Piano regolatore della città (Prg) non prevede aree di nuovo sviluppo per la produzione e, pur confermando le grandi aree industriali in uso, programma un vastissimo piano di riconversione di zone abbandonate dal lavoro. Gli esempi? Dopo il caso-Lingotto, i mercati generali, le acciaierie sulla Dora, le Officine ferroviarie e tante fabbrichette che a scacchiera costellano molte zone residenziali. Le demolizioni, inevitabilmente, faranno sparire pezzi della storia cittadina e di quella dell’architettura italiana.
La conservazione del Lingotto è un caso forse unico: la norma (spesso una scelta obbligata) sarà quella di radere al suolo e di ricostruire. Non si sa ancora quale sarà il destino delle Officine Grandi riparazioni, costuite nel 1895 su un’area di 190mila metri quadri. Ogni anno sfornavano 165 locomotive e ben 15.500 vagoni. Una delle sale è architettonicamente straordinaria: quella del montaggio veicoli, che misura 130 metri di larghezza e 140 di lunghezza, quindi 18.200 metri quadri. In via Valprato ci sono ancora i Docks Dora, grandissimi magazzini di smistamento della merce costruiti in adiacenza alla stazione Dora. Oggi sono “abitati” da una scuola di musica e da alcuni locali notturni, ma potrebbero diventare una cittadella nascosta del divertimento. Non sparirà certo la Manifattura Tabacchi, la più antica fabbrica che Torino conservi. E’ del 1789 la trasformazione in opificio di una ancor più antica cascina di delizie in riva al Po. Qui lo Stato e la Corona si fecero imprenditori, anche per controllare al meglio la produzione di una merce così pregiata come il fumo: l’imponente edificio dalla facciata settecenttesca ha un’architettura sobria ma monumentale, “a testimoniare ancor oggi la magnificenza sovrana”, come scrive Patrizia Chierici in “Le cattedrali del Lavoro”, edito da Allemandi.
Azioni di recupero sono sempre possibili, peraltro. Come ai Mulini Dora, di via Pisano 6, dove oggi sono ospitati uffici dell’Assessorato regionale al Lavoro e della Procura della Repubblica. Dove si macinavano i cereali, oggi entrano giudici e burocrati, in un ambiente che ha cercato di rispettare e valorizzare le antiche architetture. L’edificio fu progettato da Francesco Valeriano Dellala di Beinasco nel 1774, su incarico della Municipalità; i principi ispiratori dell’architetto? “L’economia piuttosto che la ricchezza, una decorazione semplice, l’uso appropriato dei materiali”.
Ogni luogo una storia. Anche la Michelin di Corso Umbria vide luce tanto tempo fa: precisamente a partire dal 1906, quando la filiale italiana dei gommisti di Francia decise di installare una grande fabbrica proprio dove già esistevano presenze industriali antiche. La stessa zona dove alla fine dell’Ottocento si erano costruite le Officine ferroviarie Savigliano, cui seguirono Superga, Fiat Ferriere e Valle Susa. Sono bellissime le Manifatture Tappeti della Paracchi, in via Pianezza 17. Ristrutturate, potrebbero diventare dei loft piuttosto chic. Spariranno invece i Mercati generali di via Giordano Bruno, sostituiti da un parco e da residenze. Continua ad operare la rimessa Atm di Corso Trapani 154, esempio di Liberty applicato all’architettura produttiva. In corso Vigevano c’è la Fabbrica Carte da Parati Barone, che affidava i disegni delle proprie “collezioni” al grande architetto Pietro Fenoglio, lo stesso che progettò Casa Fenoglio in Corso Francia.

SOMMARIO DI QUESTO NUMERO




ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave