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FABBRICHE
DI SPAZI
di Giovanni
Monaco Fabbriche a Torino: la città
sempre più del terziario che si svincola dalla nomea di
agglomerato dormitorio e metropoli veteroindustriale, conserva
ancora una distesa sterminata di architetture del lavoro. Sì,
a Torino i metri quadri occupati dalle industrie (attive e in
abbandono) assommano alla considerevole quantità di 16,6
milioni di metri quadri. Come tremilatrecentoventi campi di calcio,
allincirca lestensione di una media città
italiana (Parma? Alessandria?), più o meno il 20% di tutto
il territorio della metropoli torinese. E la percentuale salirebbe
ancora se si considerasse la cintura e lintera conurbazione,
dove le aree di produzione si sono moltiplicate nel corso degli
anni. Guardando sulla cartina la sola estensione della Fiat Mirafiori,
ci si accorge che è grande quasi come lintero centro
storico.
Certo le trasformazioni si fanno e si faranno sentire. Molto
sta sparendo e moltissimo, tra qualche anno, non ci sarà
più. Sostituito da parchi (preferibilmente), residenze,
servizi, commercio... Torino è forse la metropoli italiana
che ha le più vaste possibilità di trasformaizone
allinterno della propria cinta daziaria, proprio grazie
alle tantissime aree industriali dismesse. Il nuovo Piano regolatore
della città (Prg) non prevede aree di nuovo sviluppo per
la produzione e, pur confermando le grandi aree industriali in
uso, programma un vastissimo piano di riconversione di zone abbandonate
dal lavoro. Gli esempi? Dopo il caso-Lingotto, i mercati generali,
le acciaierie sulla Dora, le Officine ferroviarie e tante fabbrichette
che a scacchiera costellano molte zone residenziali. Le demolizioni,
inevitabilmente, faranno sparire pezzi della storia cittadina
e di quella dellarchitettura italiana.
La conservazione del Lingotto è un caso forse unico: la
norma (spesso una scelta obbligata) sarà quella di radere
al suolo e di ricostruire. Non si sa ancora quale sarà
il destino delle Officine Grandi riparazioni, costuite nel 1895
su unarea di 190mila metri quadri. Ogni anno sfornavano
165 locomotive e ben 15.500 vagoni. Una delle sale è architettonicamente
straordinaria: quella del montaggio veicoli, che misura 130 metri
di larghezza e 140 di lunghezza, quindi 18.200 metri quadri.
In via Valprato ci sono ancora i Docks Dora, grandissimi magazzini
di smistamento della merce costruiti in adiacenza alla stazione
Dora. Oggi sono abitati da una scuola di musica e
da alcuni locali notturni, ma potrebbero diventare una cittadella
nascosta del divertimento. Non sparirà certo la Manifattura
Tabacchi, la più antica fabbrica che Torino conservi.
E del 1789 la trasformazione in opificio di una ancor più
antica cascina di delizie in riva al Po. Qui lo Stato e la Corona
si fecero imprenditori, anche per controllare al meglio la produzione
di una merce così pregiata come il fumo: limponente
edificio dalla facciata settecenttesca ha unarchitettura
sobria ma monumentale, a testimoniare ancor oggi la magnificenza
sovrana, come scrive Patrizia Chierici in Le cattedrali
del Lavoro, edito da Allemandi.
Azioni di recupero sono sempre possibili, peraltro. Come ai Mulini
Dora, di via Pisano 6, dove oggi sono ospitati uffici dellAssessorato
regionale al Lavoro e della Procura della Repubblica. Dove si
macinavano i cereali, oggi entrano giudici e burocrati, in un
ambiente che ha cercato di rispettare e valorizzare le antiche
architetture. Ledificio fu progettato da Francesco Valeriano
Dellala di Beinasco nel 1774, su incarico della Municipalità;
i principi ispiratori dellarchitetto? Leconomia
piuttosto che la ricchezza, una decorazione semplice, luso
appropriato dei materiali.
Ogni luogo una storia. Anche la Michelin di Corso Umbria vide
luce tanto tempo fa: precisamente a partire dal 1906, quando
la filiale italiana dei gommisti di Francia decise di installare
una grande fabbrica proprio dove già esistevano presenze
industriali antiche. La stessa zona dove alla fine dellOttocento
si erano costruite le Officine ferroviarie Savigliano, cui seguirono
Superga, Fiat Ferriere e Valle Susa. Sono bellissime le Manifatture
Tappeti della Paracchi, in via Pianezza 17. Ristrutturate, potrebbero
diventare dei loft piuttosto chic. Spariranno invece i Mercati
generali di via Giordano Bruno, sostituiti da un parco e da residenze.
Continua ad operare la rimessa Atm di Corso Trapani 154, esempio
di Liberty applicato allarchitettura produttiva. In corso
Vigevano cè la Fabbrica Carte da Parati Barone,
che affidava i disegni delle proprie collezioni al
grande architetto Pietro Fenoglio, lo stesso che progettò
Casa Fenoglio in Corso Francia. |