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RECENSIONI | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2005 | ||
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RECENSIONI |
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Skarabazoo Non riesco a stare fermo Cd 2Toni 2005, euro 15 Ritornano gli Skarabazoo. A poco più di due anni di distanza da "Tutti giù per terra" la formazione torinese propone un nuovo disco consacrato allo ska. La raccolta, il cui titolo è tutto un programma ("Non riesco a stare fermo"), offre un assortito campionario di combinazioni di testi in italiano e ritmi anglo-giamaicani. La ricetta non è così originale, tuttavia gli Skarabazoo la eseguono cucinando una pietanza abbondantemente gustosa e saporita. La band mostra di aver aggiunto alla consapevolezza degli esordi la maturità che deriva dall'esperienza accumulata, sia dal vivo che in studio. Il risultato, dalla frizzante titletrack a "Charleston" e alla rinnovata "Lo ska nel mare", è una gradevole miscela di energia, melodia e divertimento, potenziata da arrangiamenti tanto curati quanto essenziali e soprattutto dalla presenza stabile di quei fiati di cui nel disco precedente si sentiva a tratti la mancanza. Info e contatti:skarab@skarabazoo.it, www.skarabazoo.it. Marco Stolfo |
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Andrea
Bajani Cordiali saluti Einaudi, euro 9,50 Sono tante le lettere che terminano così, ma la frettolosa formalità delle due parole che fanno il titolo di questo libro appare decisamente sconcertante, pensando che si riferiscono a lettere di licenziamento scritte dal protagonista. Sono testi volutamente iperbolici, che dovrebbero attutire "il colpo" di chi li riceve anche se giocano scopertamente a prendere in giro la macchina aziendale che quelle lettere produce. Il ritratto di questo mondo è tragicomico, paradossale, a volte un po' ingenuo, complessivamente amaro. Un po' di malizia più sottile avrebbe forse giovato al racconto dell'esperienza aziendale del protagonista, ma tant'è: lo scrittore è giovane e probabilmente si farà. Trent'anni, vive a Torino e riporta in questo libro atmosfere e vicende che lui probabilmente ha conosciuto da vicino, visto che - come recita il suo profilo biografico - in cinque anni ha cambiato otto lavori, tutti accomunati dallo stesso fattore: la precarietà. Se in ufficio si vive con gli scatoloni sotto la scrivania, per essere pronti a sgombrare in qualsiasi momento, la vita "privata" può riservare invece strane e piacevoli sorprese, come quella di guadagnare improvvisamente due bambini piccoli di cui occuparsi. In questa storia che fa da contrappunto al tema aziendale, la penna dell'autore è più felice, a tratti toccante. E se il telefono suona nella notte per annunciare dolorose perdite, il nero del mare risucchia le paure e sospende - sia pure per un momento - la fredda routine del microcosmo quotidiano che produce i suoi morti e i suoi licenziamenti. Carla Dodi |
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Paolo
Euron Nulla si impara dalle sconfitte troppo lente Le Càriti Editore, euro 8 Paolo Euron è poeta, come nel libricino in recensione, e filosofo - come informa il risvolto di copertina. Quale travaso ci sia tra le due vocazioni è però nascosto: a parte un riferimento ad "Atene e Platone", quella di Euron molto raramente è poesia filosofica (forse solo nell'ultimo più lungo componimento, giustamente scritto "La notte del millennio"). L'anelito che fa vivere i suoi versi non è, così pare, una sete della verità del mondo, quanto l'afflato amoroso tra l'uomo e la donna, cantato tuttavia - e dichiaratamente fin dalla nota premessa al volume - meno negli slanci, negli abbandoni, nell'ebbrezza della passione, quanto nella sconfitta che è a loro tutti intrinseca. Ecco dunque il titolo bello e adulto della raccolta. E se non ci sentiamo di aderire alla tesi dell'autore, gli siamo invece grati perché è riuscito a sottrarre la poesia d'amore a toni nostalgici, alle volte melensi e sempre enfatici che l'hanno variamente segnata. Le parole di Euron sono piane, le sue avventure men che epiche, i ricordi quelli di "rossetto, sorrisi, baci" piuttosto che, con Eliot, di un "crudele Aprile", mentre le conquiste cedono all'incertezza e i desideri sono già rimpianti di una rivoluzione che non fu. Proprio il tono dimesso scelto dal poeta, alla distanza lascia però sospesi e pensierosi: tutto qua l'amore? vien da chiedersi. Tutta qua la sconfitta dell'amore? Come se un difetto di vita (di amore, appunto) imbolsisse le pagine, che non sempre rispondono al comando pur scritto: "Ama disperato / anche se troppo, anche se male". Vorremmo sbagliarci. E probabilmente, anzi, ci sbagliamo se possiamo leggere: "Ama te stesso, non farti mancare niente, / neppure la sconfitta / né le lusinghe della gente". Luigi Urru |
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