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marzo/aprile 2005





Entrata museo della Resistenza

Info

In occasione del 60° anniversario della Liberazione la Città di Torino ha predisposto un ricco calendario di eventi che si svolgeranno sul territorio cittadino e non solo. Il programma completo è scaricabile in PDF.


Info

Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà
corso Valdocco 4a, Torino
tel. 011.4361433
fax 011.4362034
e-mail museodiffuso@comune.torino.it
www.comune.torino.it/ (in costruzione)
orario: 10-18, lunedì chiuso
Info sulle attività didattiche: 800.55.31.30

Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti"
via del Carmine 13, 10122 Torino
tel. 011.4380090
fax 011.4360469
www.istoreto.it
e-mail: info@istoreto.it
orario: 9-13/15-18 dal lunedì al venerdì

Archivio nazionale cinematografico della Resistenza
Palazzo dei Quartieri Militari
via del Carmine 13, 10122 Torino
tel. 011.4380111
fax 011.4357853
www.ancr.to.it
e-mail: info@ancr.to.it
orario: 15-19 dal lunedì al venerdì

Ecomuseo della Resistenza
Alta Val Sangone - Coazze

viale Italia 61 n. 1, 10050 Coazze (TO)
info: Erre2 Studio,
tel. 011.9340642
fax 011.9340942
e-mail: erre2studio@libero.it
orario: su prenotazione

Val Pellice-Angrogna-Bricherasio-Luserna S. Giovanni
Località San Michele, 10060 Bricherasio (TO)
info: AGESS S.p.a.,
tel. 0121.934907;
fax 0121.934013
www.valpellice.to.it;
e-mail: agess@libero.it
orario: visite guidate tutto l'anno, prenotazione obbligatoria.

Colle del Lys - Viù
Piazzale del Colle del Lys - 10070 Viù (TO)
Info: Associazione Comitato Resistenza Colle del Lys,
tel. 011.9532286;
fax 011.9513399
orario: ogni giorno festivo, orario: 10-12/15-18

RIVIVERE LA STORIA
La liberazione chiuse un'epoca di guerra e massacri e ne aprì una di pace relativa nel mondo e in Europa. Per l 'Italia 1945 segnò la conquista della libertà dopo vent'anni di regime fascista e tre di occupazione nazista. Sessant'anni dopo, un viaggio nel tempo fra storia e memoria.

di Emanuela Celona


I cancelli che alla fine degli Anni '30 delimitavano il vecchio ghetto ebreo di Torino, sono ancora visibili, oggi, in piazza Carlina. In via San Pio V, via Galliari, via Goito, via Sant'Anselmo, via Berthollet, via Bidone sconfinava, invece, il ghetto "nuovo", quello creato dopo il 1938.
Anche se è difficile immaginarlo, tra l'inizio della Seconda Guerra Mondiale e l'autunno 1942, la fisionomia urbana della città di Torino va pensata in relazione ai pesanti stravolgimenti che la caratterizzarono dopo i 14 bombardamenti subiti. Il Valentino, piazza d'Armi, piazza Castello erano diventati "orti di guerra": il primo coltivato a patate, la seconda a cavoli, la terza sfruttata per trebbiare il grano.
Ma Torino fu anche luogo del dolore: in via Asti, a Palazzo Campana, alle Nuove, al Martinetto numerosi italiani persero la vita, vittime di esecuzioni fasciste.
E' notizia di questi giorni che la Presidenza della Repubblica concederà la medaglia d'oro per i valori della Resistenza alla Provincia di Torino. In attesa di questo riconoscimento, Torino offre da tempo la possibilità di conoscere meglio la storia della città risalente quel periodo, e non solo. Vediamo come.
Nel maggio del 2003, è stato inaugurato il
Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà grazie al quale sono state organizzate mostre, conferenze, attività didattiche.
Centro di interpretazione e documentazione che non limita il proprio interesse al periodo bellico, il Museo fornisce le informazioni per conoscere i luoghi del territorio cittadino e provinciale, quali elementi di un percorso "museale". Il museo, infatti, è il centro di un sistema di luoghi di memoria della città e della sua provincia: dal Sacrario del Martinetto, al Colle del Lys, dal Rifugio antiaereo di piazza Risorgimento ai Sentieri della libertà della Val Pellice.
L'
Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti" è nato come progetto quando ancora sussistevano i Comitati di liberazione nazionale; furono proprio i membri del Cln a dar vita, nel 1947, all'Associazione per la storia della Resistenza in Piemonte e, poco dopo, all'Istituto storico che dal '95 svolge attività archivistica, scientifica e didattica. Compito dell'Istituto è raccogliere e conservare gli archivi del Cln e delle formazioni partigiane che operarono nella regione. Continuamente arricchiti di materiale, gli archivi contengono documentazione appartenente a organismi politici americani, inglesi, tedeschi, francesi e oggi può vantare quasi un milione e trecentomila documenti. Sull'archivio si è sviluppata un'intensa attività di ricerca che ha prodotto monografie sulla lotta partigiana in Piemonte, sull'antifascismo clandestino e sul movimento operaio durante la crisi del regime. Dagli anni Ottanta, la ricerca si è allargata al periodo fra le due guerre e al dopoguerra, e l'Istituto ha assunto anche una funzione di "promotore" culturale.
Nello stesso palazzo juvarriano dei Quartieri Militari trova sede anche l'
Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza costituito a Torino nel 1966. Suo principale compito, reperire e conservare tutte le pellicole cinematografiche girate durante e sulla Resistenza. Altro obiettivo, lo studio del mezzo cinematografico come fonte documentaria e mezzo di comunicazione e divulgazione della storia contemporanea. Dal 1985 a oggi, l´Archivio ha organizzato rassegne cinematografiche sul cinema italiano, europeo, sovietico ed etnografico. E dopo l´esito positivo della prima edizione del concorso Filmare la storia, Concorso per opere multimediali sulla storia del Novecento, l´Archivio e il Museo Diffuso della Resistenza hanno indetto una seconda edizione che quest´anno si apre alle scuole elementari, medie inferiori e superiori del Piemonte.

Torino, ma non solo
Le valli e le montagne alpine piemontesi, oggi meta di soggiorni e vacanze, furono spesso "rifugio" per tutte quelle persone che, all'indomani dell'armistizio del '43, decisero di riparare in montagna e, poco dopo, per tutte quelle che si unirono nella lotta contro i tedeschi e i fascisti, trovando in quei luoghi un naturale nascondiglio.
La storia ricostruisce i fatti attraverso nomi e date: la memoria è viva quando si ricordano battaglie, eccidi e eroiche imprese. Ma cosa ricordare della vita partigiana di ogni giorno?
Solo risalendo i valloni in cui i partigiani si rifugiavano, o raggiungendo le borgate in cui si nascondevano, si inizia a comprendere. La possibilità di osservare questi luoghi è offerta dal percorso ecomuseale "Dalla memoria alla pace" che coinvolge la Val Sangone, le Valli di Lanzo e la Val Pellice e che è stato ideato per testimoniare il contributo delle popolazioni montane al movimento della Resistenza e alla lotta di Liberazione nazionale.
La
Val Sangone, dopo l'armistizio del 1943, è entrata nella storia con il titolo di "Valle della morte". Il rastrellamento da parte dei nazifascisti avvenne a Coazze, nel maggio 1944. L'intera popolazione della Borgata Forno venne trattenuta e interrogata mentre oltre 100 persone, tra partigiani e civili, vennero uccise e una cinquantina deportata nei lager. Forno e Pontetto furono dati alle fiamme. Coazze racconta questa e altre vicende attraverso l'ecomuseo che vede raccolto e classificato, grazie alla collaborazione di ex partigiani e di storici locali, prezioso materiale storico e l'allestimento di una sede espositiva sulla Resistenza nei locali del vecchio Comune. Qui non solo è possibile camminare nei luoghi che furono teatro di lotta e percorrere i sentieri che divennero vie di fuga, ma anche "rivivere" la storia. Quattro gli itinerari individuati in un percorso lungo circa 32 km, che collega la Val Susa (dal Colle Bione) alla Val Germanasca (Colle della Roussa). Il primo, l'anello di Coazze, il secondo riguarda il Vallone del Sangonetto, il terzo la zona del Ciargiur, l'ultimo è il Vallone del Sangone.
Nella
Val Pellice i gruppi di "ribelli" trovarono rifugio fin da subito, ma dal marzo 1944 cominciarono i rastrellamenti. L'unica possibilità di sopravvivenza era "nascondersi" in luoghi impervi e difficilmente accessibili. Per questo si riempirono i pertus, piccole caverne dotate di strette aperture per comunicare con l'esterno; i bars, cenge impervie e situate nel mezzo di alte pareti rocciose; e le barme, luoghi riparati da rocce a strapiombo. E la montagna continuò a essere protagonista quando, nell'estate '44, cambiò il modo di concepire la lotta e la guerra si trasformò in guerriglia. Le squadre partigiane, rapide e veloci, divise in piccoli gruppi, dovevano combattere in pianura per poi disperdersi in montagna e darsi alla macchia. La storia di questi momenti è raccontata nella ricerca, coordinata e realizzata dalla Comunità Montana, sull'attività della Resistenza presente in Valle. In particolare, nella zona tra Angrogna, Prarostino e Bricherasio agirono numerose bande partigiane. Il percorso ecomuseale è stato diviso in quattro sezioni che comprendono i Comuni di Angrogna, Bricherasio e una piccola parte di Luserna San Giovanni.
Le
Valli di Lanzo, vicino a Torino e ben collegate da strade e ferrovia, da abituali mete di scampagnate diventarono uno dei più importanti luoghi di sfollamento. L'afflusso in valle fu notevole, tanto da doverlo disciplinare attraverso l'istituzione di un "distretto partigiano" che trovò la sua sede presso la Cooperativa di Consumo nata dalle precoci idee socialiste sviluppatesi in zona. In questa vallata era facile sentire dialetti e lingue diverse: la gente arrivava da tutta l'Italia e dall'estero. Ai patois differenti di ogni borgata, si sovrapponevano: slavo, cecoslovacco, russo, francese, spagnolo e inglese. La Comunità montana ha coordinato la ricerca storica di questi luoghi e, grazie anche alla collaborazione del Comitato per la Resistenza del Col del Lys, è stato individuato un percorso nell'area del Colle, a cavallo tra la Val di Susa e le Valli di Lanzo. Tre sono i punti di partenza. Il primo è a Toglie, una "zona libera" considerata luogo di sperimentazione della prima forma democratica dopo anni di dittatura. Il secondo è al Col del Lys, celebre per l'eccidio del 2 luglio 1944. Il terzo, e ultimo, è nei pressi della Madonna della Bassa, dove la 17° Brigata che operava nella zona intorno a Rubiana utilizzò i locali del Santuario come quartier generale. Il sentiero si avvicina anche ad altri luoghi della Resistenza: come il Monte Arpone che conserva ancora due nascondigli naturali utilizzati dai partigiani. Conosciuti allora come il "non si vede" e il "non si trova", in questi rifugi i "ribelli" si sentivano al sicuro. Ora cresce il bosco nei luoghi di questa storia, ma non nel ricordo di chi l'ha vissuta e la racconta, e di chi oggi si avvicina, ripercorrendo i sentieri della memoria.
 
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