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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2005 | ||
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SU SOTTO LA SVIZZERA L'ALPE VEGLIA E L'ALPE DEVERO La dolcezza degli ampi prati, dei grandi bacini montani di origine glaciale, dei pascoli e delle piane incorniciate tra i rododendri e i mirtilli rossi, dei laghi, e allo stesso tempo l'imponenza delle montagne e la maestosità delle vette innevate delle Alpi Lepontine. È il paesaggio incontaminato, quasi da Grande Nord, che caratterizza le conche dell'Alpe Veglia e dell'Alpe Devero, il parco naturale più settentrionale del Piemonte, in val d'Ossola ai confini con la Svizzera. Gli itinerari praticabili per scoprire la natura di queste valli e la bellezza di queste montagne sono più di sessanta: noi scegliamo quello che collega il Veglia al Devero. Il sentiero, che fa parte della GTA - la Grande Traversata delle Alpi - è segnalato in modo preciso e sempre ben visibile grazie agli inconfondibili tratti di vernice rosso - bianco, dipinti sulle rocce o sulla corteccia delle conifere. Non presenta tratti pericolosi, ma anzi regala una piacevole scarpinata di circa sei ore, durante la quale il silenzio della natura potrà essere rotto solamente dal piacevole suono dei campanacci delle mucche al pascolo. Il termine Alpe infatti significa proprio luogo di pascolo, di pastura d'alta montagna: sia al Veglia, sia al Devero i pastori salivano con le loro mandrie nel periodo della transumanza compreso tra la festa di San Giovanni, il 24 giugno e quella di San Bartolomeo, il 24 agosto, che corrisponde anche alla stagione migliore per intraprendere il nostro itinerario escursionistico. È preferibile raggiungere l'Alpe Veglia nel tardo pomeriggio: arrivando da San Domenico di Varzo ci vogliono circa due ore a piedi. Così il giorno successivo di buon ora, dopo aver mangiato e dormito in una pittoresca locanda della zona (meglio prenotare), si è freschi e riposati per mettersi in marcia. Vicino al rifugio CAI Città di Arona (1750 metri di altezza), dalla piana di Veglia il sentiero sale in mezzo a un bosco di larici. Poi dal piccolo pianoro, dove con un briciolo di fortuna è possibile scorgere i camosci, si prosegue costeggiando il rio Frua, fino al Pian di Scricc: qui una pausa è d'obbligo, per consentire che lo sguardo spazi a 360 gradi e si lasci catturare da una macchia cromatica mozzafiato creata dagli splendidi fiori e dagli alberi fieri: rododendri, mirtilli, ma anche abeti, salici nani e alcuni tipi di sorbo. Alle maggiori altitudini è possibile scorgere anche veri pezzi da novanta della flora alpina: l'Armeria Alpina, la Linaria, la Stella Alpina, le Potentille, l'Astragalina della Lapponia e lo splendido Ranuncolo dei Ghiacciai. La camminata prosegue quindi verso il pizzo Moro, 2928 metri di altezza lo fanno sembrare un potente patriarca che vigila sui viandanti. Aggirato il versante meridionale del monte Moro, si arriva al passo di Valtrenda e a Scatta d'Orogna, una vasta pietraia divenuta roccaforte per eccellenza di simpatiche e fischiettanti marmotte. A questo punto il percorso comincia a scendere, verso il vallone di Buscagna, una conca verde da cui trae origine l'omonimo rio. Una manciata di minuti, ancora qualche passo e si è davanti all'incantevole lago Nero, nelle cui acque dolci vive il raro tritone alpestre, insieme ad alcuni esemplari di rane particolarmente grandi. Dalle suggestive baite realizzate in pietra dell'Alpe Buscagna inferiore, inoltrandosi in un fitto bosco di latifoglie, la traversata scende in maniera piuttosto ripida e tortuosa, per poi approdare alla mèta finale, l'ampio pianoro di Devero, protetto come a formare un grande abbraccio, da monti e alte vette. Nella piana è possibile trovare ristori, rifugi e baite ospitali, ma niente a che vedere con i grandi alberghi, tipici delle stazioni sciistiche più battute: sia l'Alpe Veglia sia il Devero offrono infatti un'ospitalità semplice, all'insegna dell'autenticità, "per intenditori", per amanti della montagna schietta e naturale. Per gli sportivi Per i buongustai Per gli appassionati di archeologia |
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