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marzo/aprile 2005






Paesaggio svizzero


Info

Sulle escursioni all'Alpe Devero
e Veglia:

Associazione Trek 2000
escursionismo/trekking/alpinismo
tel. 0323.60600 - 0323.87313 -
335.6546658
www.Trek2000.it
info@trek2000.it

Ente di gestione del parco
naturale Alpe Veglia Devero

villa Gentinetta, viale Peri 27, Varzo (Verbania)
tel. 0324/72572
info@parcovegliadevero.it
www.parcovegliadevero.it
dove si trovano anche gli indirizzi
in cui pernottare




SU SU SOTTO LA SVIZZERA
L'ALPE VEGLIA E L'ALPE DEVERO

La dolcezza degli ampi prati, dei grandi bacini montani di origine glaciale, dei pascoli e delle piane incorniciate tra i rododendri e i mirtilli rossi, dei laghi, e allo stesso tempo l'imponenza delle montagne e la maestosità delle vette innevate delle Alpi Lepontine.

di Miriam Massone


È il paesaggio incontaminato, quasi da Grande Nord, che caratterizza le conche dell'Alpe Veglia e dell'Alpe Devero, il parco naturale più settentrionale del Piemonte, in val d'Ossola ai confini con la Svizzera. Gli itinerari praticabili per scoprire la natura di queste valli e la bellezza di queste montagne sono più di sessanta: noi scegliamo quello che collega il Veglia al Devero.
Il sentiero, che fa parte della GTA - la Grande Traversata delle Alpi - è segnalato in modo preciso e sempre ben visibile grazie agli inconfondibili tratti di vernice rosso - bianco, dipinti sulle rocce o sulla corteccia delle conifere. Non presenta tratti pericolosi, ma anzi regala una piacevole scarpinata di circa sei ore, durante la quale il silenzio della natura potrà essere rotto solamente dal piacevole suono dei campanacci delle mucche al pascolo. Il termine Alpe infatti significa proprio luogo di pascolo, di pastura d'alta montagna: sia al Veglia, sia al Devero i pastori salivano con le loro mandrie nel periodo della transumanza compreso tra la festa di San Giovanni, il 24 giugno e quella di San Bartolomeo, il 24 agosto, che corrisponde anche alla stagione migliore per intraprendere il nostro itinerario escursionistico.
È preferibile raggiungere l'Alpe Veglia nel tardo pomeriggio: arrivando da
San Domenico di Varzo ci vogliono circa due ore a piedi. Così il giorno successivo di buon ora, dopo aver mangiato e dormito in una pittoresca locanda della zona (meglio prenotare), si è freschi e riposati per mettersi in marcia. Vicino al rifugio CAI Città di Arona (1750 metri di altezza), dalla piana di Veglia il sentiero sale in mezzo a un bosco di larici. Poi dal piccolo pianoro, dove con un briciolo di fortuna è possibile scorgere i camosci, si prosegue costeggiando il rio Frua, fino al Pian di Scricc: qui una pausa è d'obbligo, per consentire che lo sguardo spazi a 360 gradi e si lasci catturare da una macchia cromatica mozzafiato creata dagli splendidi fiori e dagli alberi fieri: rododendri, mirtilli, ma anche abeti, salici nani e alcuni tipi di sorbo. Alle maggiori altitudini è possibile scorgere anche veri pezzi da novanta della flora alpina: l'Armeria Alpina, la Linaria, la Stella Alpina, le Potentille, l'Astragalina della Lapponia e lo splendido Ranuncolo dei Ghiacciai.
La camminata prosegue quindi verso il pizzo Moro, 2928 metri di altezza lo fanno sembrare un potente patriarca che vigila sui viandanti. Aggirato il versante meridionale del monte Moro, si arriva al
passo di Valtrenda e a Scatta d'Orogna, una vasta pietraia divenuta roccaforte per eccellenza di simpatiche e fischiettanti marmotte.
A questo punto il percorso comincia a scendere, verso il
vallone di Buscagna, una conca verde da cui trae origine l'omonimo rio. Una manciata di minuti, ancora qualche passo e si è davanti all'incantevole lago Nero, nelle cui acque dolci vive il raro tritone alpestre, insieme ad alcuni esemplari di rane particolarmente grandi. Dalle suggestive baite realizzate in pietra dell'Alpe Buscagna inferiore, inoltrandosi in un fitto bosco di latifoglie, la traversata scende in maniera piuttosto ripida e tortuosa, per poi approdare alla mèta finale, l'ampio pianoro di Devero, protetto come a formare un grande abbraccio, da monti e alte vette. Nella piana è possibile trovare ristori, rifugi e baite ospitali, ma niente a che vedere con i grandi alberghi, tipici delle stazioni sciistiche più battute: sia l'Alpe Veglia sia il Devero offrono infatti un'ospitalità semplice, all'insegna dell'autenticità, "per intenditori", per amanti della montagna schietta e naturale.

Per gli sportivi
Oltre alla possibilità di praticare lo sci alpino e da fondo, gli amanti dello sport possono cimentarsi anche nell'arrampicata.
All'Alpe Veglia sono state attrezzate due pareti rocciose: una è in località La Balma con 11 vie (monotiri), adatta ai principianti, l'altra in località i Larecc, lungo il sentiero per il Lago Bianco, con otto monotiri e leggermente più difficile.
All'Alpe Devero troviamo una parete nella zona di salvaguardia, nei pressi del parcheggio (raggiungibile in 10 minuti a piedi, direzione sud). La palestra è calcarea, perfettamente attrezzata con fittoni resinati e offre 10 monotiri, con arrampicata prevalentemente a strapiombo. Altre possibilità di arrampicata si trovano sui blocchi della piana di Devero, presso il rifugio CAI "Capanna Castiglioni" (5 monotiri e varie possibilità di "bouldering" - arrampicata sui massi - in molti casi assicurabili dall'alto).
Camminando per circa un ora si può inoltre raggiungere la zona dei Piani della Rossa dove si trova il settore "Galapagos" (rocce bianche con sorgente alla base) che offre altri 5 monotiri.
Proseguendo in direzione Passo della Rossa sulla destra c'è la "Bastionata della Rossa" (mono e bi-tiri recentemente attrezzati e alcuni itinerari alpinistici moderni di più tiri). Infine presso la "scaletta" (quasi due ore da Devero) 4 monotiri in placca.

Per i buongustai
L'Alpe Veglia e Devero regalano piacevoli sorprese anche ai palati più esigenti: secondo le migliori tradizioni, dagli alpeggi non possono che arrivare squisiti formaggi. Acquistarli o assaggiarli è semplicissimo: oltre a trovarli nelle piccole latterie di valle infatti, non è raro avvistare margari e pastori che vendono tome vicino ai pascoli o ai sentieri di montagna. Scoprirli sarà una piacevole caccia al tesoro.
Il più famoso dei formaggi è il caprino ossolano, altrimenti detto "furmagit ad crava" (segnalato anche nell'Atlante dei prodotti tipici dei parchi italiani), che deriva dal latte caprino intero e si può consumare sia fresco sia stagionato.
Dal latte bovino deriva invece l'ossolano, prodotto esclusivamente nel territorio delle cinque Comunità Montane dell'Ossola (Valle Ossola, Valle Antigorio, Divedro, Formazza, Valle Antrona, Valle Anzasca e Valle Vigezzo). Per farlo, i pastori utilizzano il latte di una o due mungiture e dopo una stagionatura minima di 60 giorni, modellano il formaggio in forme cilindriche su cui appongono i marchi d'origine e di qualità. Il sapore è delicato, dolce, reso caratteristico dai profumi e dagli aromi delle pregiate erbe dei pascoli e prati dell'Ossola. Le forme pesano dai cinque ai sette chili. Il latte della zona, prodotto quasi esclusivamente da vacche di razza Bruna, presenta le migliori caratteristiche qualitative per la trasformazione casearia in formaggio pregiato.
Tra gli altri formaggi vaccini che può vantare l'Ossola, ricordiamo il Grasso d'Alpe, a latte intero, il Mezzapasta o Spress, a latte parzialmente scremato per affioramento, la ricotta, di capra in salamoia, magra o leggermente piccante e i tomini.

Per gli appassionati di archeologia
Un itinerario insolito è quello che ripercorre gli importanti siti archeologici situati nel Parco e "affiorati" solo di recente.
Nel 1986, sotto un larice nel mezzo della conca dell'Alpe Veglia, (il sito interessato dagli scavi corrisponde a un fazzoletto di terra di circa cento metri quadrati) sono stati rinvenuti i resti di un accampamento temporaneo di cacciatori nomadi risalenti al periodo della preistoria, Mesolitico antico: si tratta in particolare di schegge di selce, frammenti di strumenti e di cristalli di quarzo.
Gli archeologi hanno trovato altre tracce anche a Pian D'Erbioi, a 2347 metri e a Balm d'la Vardaiola (che significa guardiola, per via della posizione strategica: si affaccia sulla conca del Veglia), a 1950 metri di quota, sopra i pascoli di Pian dul Scricc: in questo sito, durante gli scavi del 1992, è affiorata anche una pittura rupestre neolitica, che raffigura un cervo.

 
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